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9 febbraio 2010
Innaturale è la vita eterna
Ad un anno dalla morte di Eluana Englaro, ancora dobbiamo sopportare questo stillicidio di rigurgito clerico-fascista che pretenderebbe di imporre all’uomo di privarsi della propria libertà individuale a favore di un governo (sia esso italiano o vaticano) buono solo a far propaganda.
Dopo la pessima figura di fronte all’Italia intera dell’anno scorso, speravo che lor signori, non contenti di picconare ogni santissimo giorno la Costituzione e i suoi valori, si astenessero dallo sputare sentenze e di distribuire patenti di moralità a destra e a manca. Purtroppo non è così.
C’era un tempo in cui pensavo che di fronte a questi attentati alla libertà bisognasse rispondere con indifferenza, con una risata di scherno, in quanto tanto folli ed esasperanti erano le motivazioni di tale propaganda anti-moderna e neo-medievalista, che mai avrei pensato potessero insidiare la società moderna e l’individualismo che la sorregge. Ora mi sono stancato.
Sono stanco di questi campioni dell’Italia clericale, dei vari Berlusconi, Bossi, Casini, strenui crociati con le loro truppe a difendere la sacra famiglia cristiana contro i rossi peccatori nemici della morale e legati al materialismo marxista.
Che modelli di virtù cristiane sono questi signori, che si fanno i propri comodi civili, ma sono sempre in prima fila a baciare l’anello dei cardinali?
Berlusconi ha due matrimoni alle spalle, Casini, Bossi e Fini uno (quest’ultimo l’unico che ha avuto la decenza di tacere), mentre l’attuale premier fu d’accordo con l’allora moglie Veronica ad abortire, quando questa era incinta di un bambino down. E questo campione della morale cattolica, dove l’aveva nascosta, quando aviotrasportava veline ai suoi festini privati a Villa Certosa o organizzava notti di fuoco nel lettone di Putin con la D’Addario?
Certa gente dovrebbe comprendere che innaturale non è la morte, ma la vita eterna, soprattutto se è ottenuta grazie ad una macchina: ma come, le gerarchie ecclesiastiche, tanto celeri ad affidarsi all’inizio del secolo scorso ad improbabili uomini della provvidenza in funzione anti-moderna e anti-socialista, ora pretenderebbero di imporre la vita vegetativa perenne a spese dello Stato con uno strumento frutto del progresso?
Innaturale è la giovinezza eterna, ottenuta a fini elettoral-propagandistici, con lifting, trapianti di capelli, trucco a volontà e chirurgia estetica (chissà in quale soffitta delle sue ville Berlusconi ha nascosto il suo Ritratto di Dorian Gray).
Innaturale è, per esempio, non sposarsi e non avere figli non perché geneticamente impossibilitati, bensì farlo per ragioni dettate dalla religione: i preti sono contro natura, se volessimo usare le loro categorie di pensiero, quanto gli omosessuali a cui vorrebbero negare la comunione; è negare la fecondazione assistita a chi vuole un figlio, così come usare le cellule staminali embrionali per evitare di mandare a morire migliaia di persone di tumore all’anno.
Innaturale è usare la religione ai fini della lotta politica: certa gente dovrebbe solo vergognarsi.
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8 febbraio 2010
La magistratura sotto ricatto
Buongiorno a tutti, se leggete i giornali domani, dubito che i telegiornali ne diano gran conto, parleranno dei commenti alla notizia, ma non parleranno della notizia, avete la possibilità oggi di mettere insieme un po’ di tessere del mosaico degli ultimi giorni, del mosaico politico-mediatico degli ultimi giorni, perché magari qualcuno si domandava, ma perché certi giornali, Il Corriere della Sera, che in certe pagine, grazie a certe firme sembra la succursale di Libero o del giornale, si è dedicato con tanta passione e con tanto spazio a una foto di 16, 18 anni fa che ritrae Di Pietro a tavola con dei Carabinieri, un investigatore americano e Bruno Contrada?
(continua a leggere qui)
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7 febbraio 2010
EXPO: il fallimento della Destra di Governo
Che l'Expo2015 fosse per Milano più una iattura che una conquista, era facile presagirlo. Infatti, nemmeno cinque minuti dopo la vittoria (merito del lavoro bipartisan Moratti-D'Alema-Prodi), c'era già chi cercava di mettere le mani sulla valanga di miliardi che sarebbero arrivati a Milano. Primi fra tutti camorristi e mafiosi, poi a ruota i 16 "salvatori" dell'Alitalia, infine Comunione&Liberazione con Formigoni e la Lega.
Notizia dell'ultima ora è che l'Expo è senza fondi, nonostante il preventivo per lo Stato sia calato da 3,2 a 2 miliardi di euro. Il vero problema è che dopo due anni passati a litigare su chi dovesse gestire i soldi, alla fine non si sa ancora nulla quanto ci dovranno mettere di loro i privati e gli enti locali. Che ovviamente pretendono la botte piena (i soldi) e la moglie ubriaca (nemmeno un costo aggiuntivo).
La situazione è talmente grave che Berlusconi, che rischia di rimetterci veramente la faccia, ha affidato a Bruno Ermolli il compito di salvare in extremis l'Expo e, in caso di insuccesso, firmarne il certificato di morte prematura. L'Esposizione Universale non sarà registrata infatti fino al 30 aprile al Bie di Parigi, il Bureau internazionale che assegna ogni cinque anni le fiere mondiali, quindi Tremonti e Berlusconi hanno poco più di un paio di mesi per salvare l'Expo o rinunciarvi, con relativa perdita di prestigio internazionale.
In Parlamento sono stati infatti bloccati gli emendamenti inseriti nel Milleproroghe per anticipare qualche soluzione ai guai della società Expo gestita dal parlamentare Lucio Stanca (fiero del doppio incarico che gli frutta un bel doppio stipendio, alla faccia della crisi che avanza). La società ha infatti chiuso il 2009 con un rosso di 8,5 milioni e per il 2010 si stima un disavanzo di 15 milioni. Lucio Stanca ripete che «è chiaro che questa società avrà un disavanzo fino al 2014 e solo allora potrà avere dei ricavi». Verissimo. Il problema è che i creditori non possono aspettare se i soci non ci mettono capitali. A questo punto ci vorrà un decreto del governo: si vedrà se e quando arriverà.
Nel frattempo la presidenza del consiglio non ha fatto altro che condere al sindaco Moratti poteri speciali per velocizzare i cantieri in città, in modo da dribblare la burocrazia. Spunta però l'ipotesi del super-commissario che possa fare e disfare senza rendere conto a nessuno (se non al grande capo) e voci di corridoio dicono che sarà proprio Guido Bertolaso (una garanzia di insuccesso).
La candidata ideale sarebbe Letizia Moratti. Ma il doppio ruolo, sindaco e supercommissario, le consentirebbe di giocare la partita per il secondo mandato a Palazzo Marino? E poi ci sono le incognite Lega e Formigoni, che non staranno con le mani in mano, soprattutto se le Regionali dovessero riservar loro piacevoli sorprese.
Vedremo se l'opposizione che vuole costruire l'alternativa riuscirà a sfruttare questo ennesimo parziale fallimento a suo favore o, troppo intenta a dialogare sulle riforme, si farà scappare anche questo treno. Che a ben vedere potrebbe essere l'ultimo per la democrazia in Italia.
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6 febbraio 2010
Silvio raccontato da un suo ex-avvocato (e parlamentare)
« Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».
Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.
Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».
Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».
E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoi».
E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».
Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».
Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».
Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».
Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».
Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».
Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.
A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».
Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».
Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».
E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».
Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».
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5 febbraio 2010
Resistere Con Coraggio & Onestà
L’intervista di ieri di Alessandro Dalai, presidente della Baldini Castoldi Dalai, l’editore che nel 2001 ha riaperto l’Unità, ha dato voce a tutti quelli che si sono stancati, qui al Nord, di stare in mano sempre ai soliti cacicchi, che inseguono la Destra pur di accaparrarsi qualche poltrona.
Per dirla con le parole dell’editore: “Ci sono dei vecchi “giovani politici” che si fanno la guerra da anni, occupandosi solo dei propri interessi e non dell´interesse più ampio della sinistra.”
La Sinistra. Ha ancora senso questa parola? Forse per la base, ma per quei vecchi “giovani politici”, sempre pronti a riciclarsi e a rinnegare se stessi, forse è addirittura un ingombro. Rinnegando la loro storia, però, hanno finito per legittimare quella altrui: e allora poi non c’è da stupirsi se l’applicazione IMussolini è la seconda più scaricata nell’Iphone Store, visto che si passa il tempo a dimenticare e a far dimenticare, piuttosto che a ricordare e a far ricordare.
Nel suo appello ai giovani, Pertini spiegò cosa fosse la nuova Resistenza anti-fascista e come dovesse essere portata avanti da giovani: altro non è che la difesa delle conquiste dei nostri padri e dei nostri nonni, ma per farlo, avvertiva il Presidente della Repubblica, bisogna avere due caratteristiche, coraggio e onestà.
Perché bisogna avere il coraggio di lottare, disse, senza paura, ma a volte anche senza speranza; soprattutto, bisogna ricordarsi che la politica va fatta con le mani pulite.
Ebbene, dove sono i giovani trentenni del PD, quelli capaci almeno? Che cosa aspettano i vari Civati e Maiorino a scendere in campo (parlo della Lombardia, almeno)? Perché non si sono opposti con forza alla candidatura di Penati, che è invisa ai più ed è stata catapultata dall’alto?
Come ha detto Dalai, è troppo comodo farsi invitare, le primarie bisogna pretenderle: o uno ha il coraggio di esporsi, anche correndo il rischio di perdere, oppure è inutile far sapere di essere disponibili. Obama era un signor nessuno e ha sconfitto la famiglia politica più potente degli USA, dopo quella dei Kennedy, ancora prima di ricevere l’endorsement del leone del senato, morto lo scorso agosto.
Oramai si vive di piccoli funzionari, non c’è più formazione politica delle giovani generazioni nei partiti, si vive solo di rappresentanza e di slogan populisti o “riformisti” (il che è lo stesso in questo caso), c’è la convinzione che più si va a destra e si è antagonisti alla sinistra, più si prendono voti e si vince: ma l’incoerenza non paga, e infatti si perde e si continuerà a farlo.
Oramai comandano i capobastone come nella Dc: vai avanti se sei bravo a servire, non se sei bravo a capire i problemi e a trovare risposte adeguate. Oramai si campa di realpolitik, non di passione ideale: e come si fa a pretendere che un giovane si avvicini anche solo per sbaglio ad un partito nazionale?
Penati ha detto di aver messo in campo l’alternativa lombarda: ma a ben vedere, se dovesse vincere, si passerebbe da una politica degli affari ad un’altra. Ma se si vuole vincere in Lombardia non basta rincorrere gli industriali, ma portare avanti quell’idea alta della politica che dovrebbe contraddistinguere il politico di sinistra.
Perché se si riduce tutto ai soliti tatticismi, ai bilancini elettorali e si svuota la propria proposta politica di ogni perché, se quindi non sappiamo nemmeno noi perché mai la nostra politica è diversa dalla loro, allora non si riuscirà mai a vincere. Agli Italiani non interessa come farete a vincere le elezioni: agli italiani interessa sapere il perché dovrebbe essere la Sinistra a vincerle.
I democrats ci hanno ammorbato con interminabili dibattiti su partito all’americana o alla tedesca, su partito liquido o solido, insomma, su questioni che più lontane non si può dai cittadini.
Compagni, non importa se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto: il bicchiere è di vetro, e finchè non ci si concentra su questo, se si discute sul nulla, allora non c’è vittoria. O meglio, c’è, ma non è quella della nuova Resistenza.
Sarebbe stato meglio perdere cercando di conservare le conquiste dei nostri padri e dei nostri nonni, per esempio affrontando il problema del conflitto di interessi e dell’accentramento del potere mediatico nelle mani di uno solo, che perdere per sembrare meno rivoluzionari e più riformisti.
Berlusconi sta facendo passare tutta una serie di leggi incostituzionali che, nel silenzio del Colle, stanno svuotando di ogni potere di controllo la magistratura e il Parlamento: sono le nuove leggi fascistissime del 21° secolo. Anche a quei tempi l’opposizione era divisa e litigava se fosse meglio essere socialisti, riformisti o comunisti: bastava essere di sinistra e difendere la democrazia.
Questo clima lo respiravano, infatti, i nostri nonni all’alba della loro vita e hanno cercato in ogni modo di impedire che i loro figli lo respirassero a metà della loro. Alcuni dei loro coetanei sono morti per dare la possibilità a me che scrivo e a voi che leggete di avere la libertà e la democrazia come dati acquisiti e non negoziabili. Ebbene, facciamo che quel sangue versato non sia stato vano.
Con coraggio e onestà.
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4 febbraio 2010
Una via a Giorgio Ambrosoli, Eroe Borghese
L'11 Luglio 1979 veniva ammazzato un Eroe Borghese, che come tutti gli eroi di questo paese, in pochi ricordano. Era Giorgio Ambrosoli, la cui unica colpa fu quella di servire lo Stato italiano in difesa dei diritti dei molti contro gli interessi di pochi: per questo è stato ammazzato da un sicario della mafia americana, su ordine del banchiere Michele Sindona.
Giorgio Ambrosoli era un avvocato cattolico e conservatore, addirittura monarchico. Non era un comunista, quindi, come lo definì spregiativamente il mandante del suo omicidio.
Nominato liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, nel 1975 si scontra con gli amici piduisti, mafiosi e andreottiani del bancarottiere. Intuito il pericolo, Ambrosoli scrive alla moglie Anna una lettera che sarà ritrovata nel cassetto anni dopo:
“Anna carissima, è il 25 febbraio 1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della Banca Privata Italiana, atto che ovviamente non soddisferà molti. È indubbio che pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto, perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese… a 40 anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo e ho sempre operato (ne ho la piena coscienza) solo nell’interesse del Paese, creandomi ovviamente solo nemici… qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare… Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori… e dei loro doveri verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.”
Quattro anni e mezzo dopo Ambrosoli veniva ammazzato e al suo funerale non si presentò nessun esponente dello Stato. Fu lasciato solo ed è morto per aver fatto la cosa giusta.
Michele Sindona, mandante dell’omicidio, non ha ricavato nulla dalla sua morte, se non la propria morte, archiviata d’ufficio come suicidio. Ed è curioso che Michele Sindona abbia denunciato, a quei tempi, complotti da parte dei comunisti, bollando le inchieste a suo carico come “persecuzioni politiche”. Ricorda qualcun altro, anche lui iscritto alla P2, che ogni giorno ci bombarda mediaticamente sempre con le stesse parole e con gli stessi slogan, vecchi di 30 anni e anche molto passati di moda.
È questa la fine che fanno i giusti a questo mondo? O muoiono per fatalità come Enrico Berlinguer o vengono ammazzati come Ambrosoli, Borsellino, Falcone, Dalla Chiesa, Aldo Moro, Peppino Impastato, Pio La Torre?
Facciamo che la loro morte non sia stata vana, rendiamo viva la loro memoria, non solo a parole, ma portando avanti le loro battaglie, che erano tutte battaglie di libertà e verità. Nessuno di loro sarà veramente morto, finchè le loro idee cammineranno sulle nostre gambe.
Per questo oggi aderisco come fondatore di questo blog e come fondatore di EB.IT (http://www.enricoberlinguer.it il primo sito web su Enrico Berlinguer) alla campagna del mio amico Piero Filotico per dedicare una via a Giorgio Ambrosoli in tutte le città italiane. Qui potete trovare il link al gruppo facebook: http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#!/group.php?gid=295878164668&ref=ts più siamo, più potere abbiamo, anche e soprattutto a livello locale.
Perchè in questi tempi bui di scandalose riabilitazioni e di facili generalizzazioni, abbiamo bisogno di tenere viva la memoria di persone come Giorgio Ambrosoli. A noi non costa nulla, a lui è costato la vita.
Ricordiamolo a chi lo ha dimenticato.
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2 febbraio 2010
Telecom, Cronache di Fine Impero
La Telecom finirà alla spagnola Telefonica. Nonostante le smentite governative, questa è la dura realtà per un’azienda che era sana e leader internazionale nel suo settore e dopo dieci anni rischia il fallimento da un giorno all’altro.
Mentre Telecom Italia patteggia per le intercettazioni illegali eseguite su migliaia di italiani sotto la gestione Tronchetti (7 milioni di euro di multa), lo stesso Tronchetti ora è diventato Presidente di Mediobanca, la più importante banca d’affari del Paese, che controlla, tra le altre cose, pure il Corriere della Sera. Il posto ideale per uno che ha ridotto in cenere la Telecom.
Geronzi, l’ex-presidente di Mediobanca, coimputato nel caso Telecom e indagato per concorso in bancarotta fraudolenta e usura aggravata nel Crac Parmalat, diventa, grazie all’appoggio essenziale del Presidente del Consiglio, presidente delle Assicurazioni Generali, la prima assicurazione italiana, con partecipazioni nazionali e internazionali in ogni dove.
Questo è il dietro le quinte. Il background è fatto dalla svendita del Governo D’Alema ai cosiddetti capitani coraggiosi Colaninno e Gnutti (che comprarono la Telecom a debito), che poi rivendettero a Tronchetti Provera piena di debiti, il quale ha venduto a sua volta le parti strategiche e gli asset dell’azienda, talvolta anche a se stesso (gli immobili venduti a Pirelli Re Estate, i dividendi dei quali non furono usati per risanare l’azienda, ma per aumentare il conto in banca dei vari soci).
Sul palcoscenico abbiamo questo: Telecom ha oggi una capitalizzazione di 14,5 miliardi di euro contro gli 83 di Telefonica; negli ultimi 8 anni il suo titolo in borsa è precipitato ai minimi storici e ha debiti per 35 miliardi di euro, quasi pari al fatturato; se dieci anni fa Telecom si sarebbe potuta comprare Telefonica, sono bastati 10 anni di capitalismo italiano, di capitani coraggiosi e di pirati per invertire i rapporti di forza.
Ora il governo vuole scorporare la rete, per rigirarla, guarda un po’, a Cesare Geronzi, il neo-presidente di Generali, che ha partecipazioni anche in Mediobanca. Qualche settimana fa l’ex-ministro delle Comunicazioni Gentiloni auspicava che Mediaset investisse in internet, attraverso la rete telecom. Quando si dice le coincidenze.
E poi c’è anche chi ha il coraggio di dire che non c’è una Questione Morale in questo paese. Che gran coraggio.
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1 febbraio 2010
Ventennale di Pertini? Non pervenuto
Quando si dice gli scherzi del destino. Per un mese si è parlato del decennale del presunto e defunto grande “statista” Bettino Craxi, tributato dei più alti onori dalle più alte cariche dello Stato, ma purtroppo per loro e per fortuna nostra fra una ventina di giorni ci sarà un altro anniversario, che come quello su Berlinguer, verrà praticamente oscurato dalle tv e dalla stampa di regime: il ventennale della morte di Sandro Pertini.
Chissà, magari mercoledì 24 febbraio Napolitano invierà una lettera di cordoglio ai parenti più stretti, per ricordare la durezza che gli ha riservato la classe politica italiana della Seconda Repubblica, che lo ha relegato nell’oblio assieme a Berlinguer; forse il PD si accorgerà che ci è stato uno scambio di persona e si ricorderà dell’unico vero leader socialista, magari organizzando qualche commemorazione ufficiale; forse addirittura Minoli gli dedicherà uno speciale in prima serata su RaiDue come ha fatto per Craxi (ricordiamo che per Berlinguer andò in seconda serata); può darsi che i grandi giornali ne ricordino la modernità del pensiero, magari dedicandogli fiumi di inchiostro prima e dopo l’anniversario, come è successo per il “grande statista”; finanche sul Corriere i cosiddetti liberali alle vongole della premiata ditta Battista-Ostellino-Romano pontificheranno sulla sua coerenza ideale e la sua pulizia morale da assumere come esempi.
Forse succederà tutto questo. O forse no. Anzi, è molto probabile che ad un mese dalle elezioni regionali l’unica cosa che interessi veramente ai partiti nazionali non sia ricordare Sandro Pertini, Settimo Presidente della Repubblica, leader socialista ed eroe della Resistenza Anti-Fascista, bensì magari oscurarlo, perché basterebbe riportarne qualche frase per rompere la corrispondenza di amorosi sensi tra maggioranza e opposizione.
Sulla nuova Resistenza, Pertini diceva infatti: “Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. L'onestà... l'onestà... l'onestà. E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo; se c'è qualcuno che dà scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato.”
E scandì bene l’ultima parola, ricevendo una marea di applausi. Oggi un discorso del genere sarebbe tacciato di giustizialismo, grillismo, estremismo e chi ne ha più ne metta. Eppure non penso proprio che sia dannoso ricordare l’esponente della parte migliore del socialismo italiano, quella autentica, quella legata ancora agli ideali che portarono alla lotta per il socialismo, che divenne sotto la gestione Craxi nient’altro che squallido pragmatismo affaristico: Pertini era un punto di riferimento per tutti quegli italiani che si erano stancati della corruzione, delle clientele, dei giochi di potere, dei ricatti e delle bugie. Era quello che voleva veramente portare i comunisti al governo assieme ai socialisti, ma Craxi preferì fare da ago della bilancia in un sistema di potere vecchio e corrotto, piuttosto che guidare assieme a Berlinguer l’Alternativa di Sinistra.
Con che faccia le più alte cariche dello Stato verranno in televisione a parlarci di fiducia nelle istituzioni, nella democrazia e nel parlamentarismo, se essi stessi innalzano di fronte alla collettività esempi di corruzione e illegalità, relegando nell’oblio mediatico le più grandi personalità della nostra storia?
Ho controllato su internet: di convegni per il ventennale di Pertini non c’è nemmeno traccia. Ho deciso quindi di creare un evento su facebook per commemorare quel grande uomo che è stato Sandro Pertini: http://www.facebook.com/reqs.php#/event.php?eid=455774650071&ref=mf
Chi non ricorda Pertini il 24 febbraio, è il degno compare dei piduisti che ci governano.
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31 gennaio 2010
Meno Tasse = Più Balle
Domani Silvio sarà in Israele a cercare di emulare l’epica impresa di Guido Bertolaso ad Haiti, che per l’ottimo disastro diplomatico compiuto ora otterrà anche la poltrona di ministro, ma, come si dice, ogni occasione è buona per fare propaganda elettorale: guarda caso, dopo giorni di balletti e smentite, Berlusconi ricomincia a dire che abbasserà le tasse. Quando? Ovviamente non ha specificato l’anno, ma siamo sicuri che l’abbassamento delle tasse, promesso fin dal 1994, ci sarà. Alle calende greche, ovviamente, ma non è il caso di fare le pulci ad un uomo che, come ha ribadito recentemente il suo ex-avvocato Taormina, è troppo impegnato a farsi le leggi che servono a lui.
Nel quinquennio 2001-2006 il Governo Berlusconi tagliò le tasse di mezzo punto, ma, limitando i finanziamenti a regioni e comuni, le ha aumentate complessivamente di due punti e mezzo. Non male per uno che va promettendo da sedici anni che porterà a solo due le aliquote fiscali (23 e 33%). Evita di dire che è impossibile, a meno di non provocare la bancarotta dello Stato, ma ci sono ancora schiere di devoti che credono ancora alle panzane che dice. E dire che basterebbe ascoltare il sommo Giulio (Tremonti ovviamente, non Andreotti), che nel 1994, interpellato sul caso, disse:
Le promesse di Berlusconi? Miracolismo finanziario (…). La promessa di un’aliquota fiscale al 33%? Panzane. (…) Quell’idea fa pagare meno ai poverissimi e ai superricchi, ma penalizza proprio la classe media, l’uomo della strada.” (Corriere della Sera, 21 marzo 1994)
E se lo dice Giulio, noi gli crediamo, visto che è il grande esperto di politica economica mai comparso sulla faccia di questa terra e che noi abbiamo la fortuna di avere come ministro. Lo stesso che in questi giorni ha cercato di far mettere il cuore in pace ai devoti di San Silvio sul fatto che le tasse fino al 2013 non caleranno nemmeno di uno zero virgola. E come potrebbero? Tremonti si indebita di 20 miliardi per far crescere artificiosamente il Pil dell’1%. (addirittura il programma elettorale del PDL è stato modificato in questi giorni).
All’abbassamento delle tasse, del resto, non ci credono più neppure quelli che l’hanno inventato, altrimenti non si spiegherebbero le seguenti dichiarazioni nel quinquennio 2001-2006:
Con buon senso e attenzione, nell'arco di 3/4 anni ridurremo la pressione fiscale dal 47 al 35%. E taglieremo del 20%, pari a 50mila miliardi, il prelievo legato all'Irpef. Le pensioni minime verrano aumentate considerevolmente: dalle attuali 750mila lire a oltre un milione (a Porta a Porta, 9 aprile 2001)
Tagli alle tasse, ma solo dal 2002 (Antonio Marzano, candidato al ministero delle Attività Produttive, 8 giugno 2001)
Meno Tasse dal 2003 (Silvio Berlusconi, il Messaggero, 5 maggio 2002)
Tasse più leggere nel 2004 (forum degli executive del Tesoro con Milano Finanza, 25 luglio 2002)
Appenderò Tremonti con un cappio alla quercia più grossa del mio giardino, se non tagliamo le tasse. Ma so che Tremonti ce la farà. (La Repubblica, 6 ottobre 2003)
(da quel che ci risulta, Tremonti le tasse non le ha abbassate, ma alla Quercia non è stato ancora impiccato)
Confermo, meno tasse entro il 2005 (La Stampa, 3 aprile 2004)
Rispettermo i patti: meno tasse entro il 2006 (Fini, 3 marzo 2004)
Nel 2004 ridurremo Irpef e Irap di 6 miliardi, e nel 2005 di un secondo modulo di 6 miliardi. Ma ci saranno riduzioni anche nei 2 anni successivi. (4 settembre 2004)
N.B. Infatti la nuova finanziaria prevede: stangata sulla seconda casa con un aumento di 8 volte (dallo 0,25 al 2%) dell'imposta sui mutui e il raddoppio (dal 10 al 20%) dei moltiplicatori per l'imposta di registro. E nei 2 anni successivi potrebbe non governare più Berlusconi.
Nel 2006 cancelleremo l'Irap (agli industriali, 19 marzo 2005).
N.B. Non se ne saprà più nulla. Ma, in fatto di tasse, il premier non è proprio un intenditore.
Ricordatevi anche che a Matrix era stata promessa la cancellazione del bollo auto a metà legislatura (ci siamo quasi, ma nessuno ne parla), l’abolizione delle province (che sono invece aumentate), la riduzione del debito pubblico (che nei prossimi 12 mesi supererà il valore di tutto il patrimonio immobiliare e non dello Stato).
Rialzati, Italia. Che tanto c’è Silvio che ti rimette in ginocchio.
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30 gennaio 2010
Ambrogio Mauri, una vittima vera
Concordo, sottoscrivo, condivido. E dovreste farlo anche voi.
Ambrogio Mauri, una vittima vera (di Marco Travaglio, L'Espresso)
La prossima volta che i presidenti della Repubblica, del Senato e del Consiglio vorranno ricordare una vittima di Tangentopoli, si spera che ne ricordino una vera. Non un politico corrotto e latitante, ma un imprenditore onesto che veniva escluso dagli appalti pubblici perché non pagava mazzette nella Milano da bere e da mangiare. Si chiamava Ambrogio Mauri, abitava a Desio, in Brianza. Nell'aprile del 1997 si uccise con un colpo di pistola al cuore per protestare contro il sistema delle tangenti, a cui si era sempre ribellato. Aveva 66 anni. Lasciò la moglie, tre figli e un'azienda che da mezzo secolo costruiva autobus e tram esportandoli in tutto il mondo, ma a Milano era regolarmente esclusa dalle gare dell'Atm. Aveva il brutto vizio di non ungere i partiti.
Quando partì l'inchiesta Mani Pulite, che falcidiò anche i vertici dell'Atm, Mauri andò a testimoniare davanti al pm Antonio Di Pietro. Il quale poi, quando lesse della sua morte, si ricordò di lui e partecipò al suo funerale, disertato da tutte le autorità. "I dirigenti corrotti dell'Atm", ricorderà Di Pietro, "gli avevano fatto una serie di soprusi. Era una vittima del sistema e fu uno dei primi e dei pochissimi a collaborare spontaneamente. La testimonianza andò benissimo. Col tempo si creò un rapporto di stima e amicizia. Ci veniva a trovare in Procura, ci incoraggiava ad andare avanti. Ci diceva: meno male che c'è Mani Pulite, grazie al vostro pool sono tornato a credere nella giustizia. Si era illuso che potessimo ripulire l'Italia. Invece, dopo Tangentopoli, è scattata la vendetta".
Nel 1996 Mauri fu escluso anche dalla gara bandita dall'Atm per la fornitura di cento autobus. Pochi mesi dopo scrisse poche parole su un biglietto: "Dopo Tangentopoli tutto è tornato come prima". E una lettera alla moglie Costanza: "Tu sei il mio primo e ultimo bene. Forse, se fossi stato più malleabile, le cose sarebbero andate diversamente e non ti avrei dato tutti questi problemi. Il mio suicidio è l'atto finale del mio amore". E si sparò. Anziché inviare un messaggio di cordoglio alla famiglia o partecipare ai funerali, durante le esequie i vertici dell'Atm convocarono una conferenza stampa per rivendicare l'"assoluta trasparenza" dell'ultima gara. I figli, che non avevano mai collegato il gesto paterno a quell'appalto, parlarono di "excusatio non petita". Ecco, la prossima volta che le verrà il trip di cambiare nome a un parco di Milano, la sindaca Letizia Moratti potrebbe dedicarlo ad Ambrogio Mauri. La prossima volta che Renato Schifani cercherà una "vittima sacrificale di Tangentopoli" da beatificare in Senato, potrebbe raccontare la storia di Ambrogio Mauri. La prossima volta che a Giorgio Napolitano scapperà la voglia scrivere alla vedova di un uomo trattato con "una durezza senza eguali", Giorgio Napolitano potrebbe rivolgerla a Costanza Mauri. Risparmierebbe pure sull'affrancatura: la signora non abita ad Hammamet, ma a Desio (Brianza, Italia).
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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)
"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)
"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)
"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)
"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)
"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)
"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
“O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?”
(Norberto Bobbio)
"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)
"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)
"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)
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