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26 dicembre 2011
Su Bocca, grande italiano non perfetto
Dispiaceun po' riprendere a scrivere su questo blog in occasione di un così tristeavvenimento, ovvero la scomparsa di Giorgio Bocca, proprio il giorno di Natale. Mimancheranno i suoi articoli sull'Espresso, le sue analisi così spietate e duresull'Italia che gli hanno valso negli anni il soprannome di"anti-italiano", a cui aveva persino dato il nome della sua rubrica. Avendochiuso proprio il 24 dicembre Qualcosa di Sinistra, non abbiamo potutodedicargli un epitaffio adeguato, visto che figurava tra i nostri punti diriferimento. Cerco di farlo qui, anche alla luce del diluvio di critiche chesono giunte da più parti per la decisione sulla fanpage di QdS e di EnricoBerlinguer di ricordarlo. Razzista,antimeridionalista e omofobo, questo sarebbe stato Giorgio Bocca. Quale dunquela sua colpa? Aver odiato quel Sud delle clientele e del malaffare, quello delfamilismo amorale che tanti morti ha lasciato per strada (morti come PeppinoImpastato, Carlo Alberto Dalla Chiesa, i giudici Rocco Chinnici, Falcone,Borsellino e tanti altri che per brevità non sto qui a ricordare)? Omofobo?Sì, si è dichiarato anche un po' tale una volta, parlando in termini nonproprio eleganti di Pier Paolo Pasolini, che non gli piaceva. Degustibus, dico io, a me Pasolini piace tantissimo, lo considero tutt'ora ungenio e in quanto tale non è paragonabile a Bocca, proprio perché Bocca facevail giornalista, tutt'altro mestiere da quello di Pasolini, che era un artista,nel senso più puro e completo della parola. Noncondividevo a volte certe esternazioni di Bocca, come ad esempio quando dissein tv l'anno scorso che in Italia c'erano i comunisti perché qualcunogliel'aveva detto (una cosa che andò a smentire addirittura se stesso di unaventina d'anni prima, ma vabbè).
Questo però non significa dire che è un bene che sia morto, come ha fattoqualcuno sulla bacheca dei commenti della fanpage di Berlinguer. Anzi, commentidel genere mi fanno venire il voltastomaco. Da metà milanese e metà napoletano chesono, appenderei a testa in giù tutti quelli che a varie altitudini affermanoche "va tutto bene, madama la marchesa", salvo poi addossare le colpedei propri mali a chi abita qualche centinaio di chilometri più in su o più ingiù. Horibrezzo (e mi fanno anche un po' pena) quei compagni che smettono la casaccadell'internazionalismo per vestire i panni di improbabili leghisti del Sud,pronti a difendere l'orgoglio napoletano o quel che è. Un po' come dire che io,nato a Milano, debba difendere a tutti i costi le scempiaggini, a partire dallecolate di cemento, in nome di non si sa bene quale appartenenza. Buttareall'aria i miei ideali per un panzerotto di Luini, per dire. Siamo sempre al solito punto, in quelli che chiamiamo"nemici" i più piccoli difetti diventano peccati mortali, mentre inquelli che definiamo "amici" quegli stessi difetti diventanoincredibili virtù. Mi dispiace, io non ho santini (ne ho da dire pure suBerlinguer e ne ho dette), soprattutto non mi piace sparare a zero su personeche hanno lottato per tutta una vita difendendo le proprie idee, anche setalvolta non le condividevo. I detrattori di Bocca, come immersi in una sorta digesuitismo da tardo '600 (molto comune tra gli Italiani), si soffermano suidettagli, senza guardare al personaggio in generale: sono sempre ansiosi dietichettare qualcosa o qualcuno per il semplice gusto di dimostrare all'uomomedio di saperla conoscere meglio di lui. Chiudo, ricordando che nel 2003, quando cominciava aprendere piede con Fassino la triste moda del sostenere che "Craxi è più moderno di Berlinguer",Giorgio Bocca fu l'unico dalle colonne dell'Espresso a difenderel'ex-segretario del PCI. E pure quando fu in vita, lui, Biagi e Montanelliscrissero sul satrapo garofanato le pagine più dure e velenose della storia delgiornalismo italiano. In una recente intervista, al riguardo, Bocca rispondevaalla domanda sul perché Craxi fosse così amato da Destra a Sinistra in questomodo: "Craxi piace tanto aquesta destra e a questa sinistra per due motivi: intanto perché era uncorrotto, e poi perché, con l’idea della Repubblica presidenziale, ha datoun’ideologia alla democrazia autoritaria che questi selvaggi di oggi inseguonoma non riescono nemmeno a teorizzare. Questa democrazia malata la dobbiamo purea questa sinistra alla D’Alema che collabora da 15 anni con Berlusconi. Hannocapito che, se non partecipano in qualche modo alla sua greppia, non campanopiù." Ecco, io non sono per natura un gesuita, quindi preferisco guardare all'uomo in generale. E in generale, Giorgio Bocca è stato un grande italiano, non perfetto per carità, ma grande. Giornalista e partigiano fino in fondo, mai servo di nessuno. Questo mi basta per commemorarlo.
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8 luglio 2011
Quattro anni da blogger
Quattro anni fa, all'età di 18 anni, iniziavo a fare il "blogger". Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma a questo blog sono infinitamente affezionato. E' stato la mia "palestra" e continuerò ad aggiornarlo di tanto in tanto (come sapete oramai pubblico quasi tutto su Qualcosa di Sinistra: www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra).
Qui sono nato e qui, limpido come uno specchio, c'è tutto quello che ho scritto in passato da quell'8 luglio 2007, quando fondai questo blog per riproporre la Questione Morale nel nascente Partito Democratico... della questione abbiamo visto quanto se ne sono sbattuti là dentro e quanto avessimo ragione noi ai tempi... del resto, dei se e dei ma sono piene le fosse. E si è visto.
Qui il mio ultimo articolo su QdS, proprio sulla Questione Morale: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=4669
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22 giugno 2011
L'esame più bello
Sono passati tre anni da quando ho sostenuto la prima prova di maturità. Era il primo esordio da ministro della Gelmini e fu un fiasco totale: la traccia principale, quella del tema letterario, chiedeva di discutere il ruolo della donna in Montale in una poesia che era dedicata ad un uomo.
Forse già da lì si poteva capire di che pasta erano fatti quelli che, tra lodi e applausi, si apprestavano, a loro dire, a rialzare l'Italia (i risultati sono sotto gli occhi di tutti). Gli errori, tra l'altro, sono stati ripetuti di anno in anno (il giorno dopo, alla prova di greco, si dimenticarono di infilarci una congiunzione e proprio per quella congiunzione mancante non presi 15/15, ma 14).
L'esame di maturità è un esame estenuante, perchè psicologicamente sconti la consapevolezza di un'epoca che finisce e l'ansia di rovinarti cinque anni di buoni risultati per errori banali, dovuti magari all'eccessivo stress o alla stanchezza. A me, alla fine, andò anche bene: con una tesina sulla Questione Morale, dove discutevo come l'equilibrio tra Morale e Potere fosse l'elemento fondante di una democrazia, non solo riuscii a commuovere la Presidente della commissione d'esame, ma mi presi anche gli applausi e i complimenti degli esterni di italiano, fisica e scienze. E alla fine, come naturale conseguenza anche del fatto che feci un esame di un'ora e mezza (il più lungo), uscii con 100 (la lode me la giocai proprio per le negligenze della Gelmini).
Se devo essere sincero, rimpiango un po' quell'ansia. Quello stare insieme, quell'aiutarsi, quello studiare collettivo che all'università, seppur in tre anni di esami ne devi dare almeno una ventina, non riesci a ricreare, perché i legami sono meno profondi, rispetto a quelli che puoi aver sviluppato con persone che, nel bene o nel male, sono cresciute con te per cinque anni.
Sì, quando arrivi agli sgoccioli, non vedi l'ora di andartene, di diventare "grande". Poi tutto finisce in una settimana e ti senti più leggero, ma anche più triste. Perché ti rendi conto che vorresti tornare. E quando ci torni, nel tuo allora odiato liceo, non puoi fare a meno di amarlo con tutti i suoi problemi, con tutti i suoi difetti, con tutte le sue snervanti situazioni "da terzo Mondo", come le chiamavo quando ero rappresentante di classe.
Per quello che ho passato in quei giorni prima dell'esame, per quei gruppi di studio a ripassare di tutto e di più, per le emozioni forti che ti scatena non posso che definire la maturità l'esame più bello.
Forse proprio perché, come diceva il grande Eduardo de Filippo, "gli esami non finiscono mai".
P.S. Oramai scrivo tutti i giorni su Qualcosa di Sinistra e mi rimane poco tempo per seguire il mio primo storico blog, come molti di voi avranno capito. Tornerò qui qualche volta ogni tanto per riflessioni più personali, però se volete seguirmi "politicamente", seguite questo link! http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?cat=1
maturità
maturità 2011
| inviato da pierpaolofarina il 22/6/2011 alle 22:38 | |
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6 aprile 2011
Il Manifesto dei Responsabili? Tutta farina del sacco fascista di Gentile
Dopo la presentazione del ddl costituzionale per abolire la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione (il divieto della ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista), a firma dei deputati Cristano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin e Achille Totaro, ci mancava anche la notizia che il "Manifesto" politico dei Responsabili, di cui è diventato il segretario nazionale niente popò di meno che Domenico Scilipoti, è copiato pari pari da alcuni passi del Manifesto dei Giovani Intellettuali Fascisti redatto da Giovanni Gentile nel 1925.
A denunciarlo su facebook, tramite una nota che sta girando in questi giorni, è Antonio Scalari, che ha messo a confronto le frasi scelte dall'ex-Idv per il Manifesto del Movimento di Responsabilità Nazionale con quelle scritte quasi 90 anni fa dall'ideologo del PNF, sottoscritte da 250 intellettuali al Convegno per la Cultura fascista di Bologna.
Se Gentile scrive che “il Fascismo è un movimento recente ed antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana, ma non privo di significato e interesse per tutte le altre”, a Scilipoti basta sostituire il nome del partito e riscrivere la frase così: “Responsabilità Nazionale è il movimento recente ed antico dello spirito italiano, internamente connesso alla storia della Nazione Italiana”.
E il copia e incolla prosegue in tutto il manifesto. Scrive Scilipoti: “Responsabilità è politica morale. Una politica che sappia coinvolgere l’individuo a un’idea in cui esso possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà, il suo futuro e ogni suo diritto” mentre nel documento originale leggiamo "… un’idea in cui l’individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto”.
Al Manifesto di Gentile, seguì quello di Benedetto Croce. Il "Manifesto degli Intellettuali antifascisti" fu il documento con cui il filosofo liberale rimproverava ai firmatari del manifesto di Gentile di aver posto la firma ad un documento "per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa”. Che è un po' la ragione sociale dei Responsabili (del magna magna e della compravendita parlamentare).
La domanda è d'obbligo: caro Tonino (Di Pietro), Scilipoti chi te l'ha presentato? Per De Gregorio hai detto pubblicamente che un militante te l'ha presentato come una brava persona e tu l'hai candidato, ma forse non hanno tutti i torti De Magistris, Giulio Cavalli e Sonia Alfano a denunciare una fin troppa leggerezza (e verticalizzazione) nelle scelte delle candidature dell'Idv.
Perché passino gli ex-democristiani, ma i fascisti, caro Tonino, proprio NO.
da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2665
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4 aprile 2011
It Begins With Us
It Begins With Us: E' iniziato con noi. Il Cambiamento, si intende. Questo lo slogan che Barack Obama ha scelto per le presidenziali USA 2012, con un comunicato diramato dalla Casa Bianca e che dà ufficialmente il via alla campagna elettorale del primo presidente nero d'America.
Era ora che finalmente, dopo due anni con importanti successi alle spalle (nonostante il crollo di popolarità dovuto ai contraccolpi della crisi economica), Obama rispondesse colpo su colpo ad una destra sempre più clericale, conservatrice e razzista. In questi 2 anni ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori: che era musulmano, che non era americano, che era servo dei talebani, che era socialista, che era un incapace.
Nonostante non sia sempre d'accordo con quello che fa (sebbene lo sia sempre con quello che dice: Obama quando parla incanta, il problema è che deve fare i conti nei fatti con un esercito di conservatori anche trai i democratici, che guardano alle prossime elezioni e alla propria poltrona e non al bene della collettività, cfr la riforma sanitaria dimezzata), questo colpo di reni mi ridà la speranza e l'entusiasmo delle origini... quando quel 4 novembre 2008, fino a notte fonda, sono rimasto sveglio a guardare i risultati in diretta della sua elezione. E commentavo: "Il Sogno americano è appena iniziato, l'incubo italiano purtroppo continua."
Ora pare che il nostro incubo sia alle fase finali, da loro il sogno si è schiantato sulla dura prova della realpolitik e soprattutto con l'ottusità e l'individualismo dell'elettore americano medio, che guarda solo al proprio portafogli. Da questo punto di vista, forse la ripresa dell'economia neutralizzerà l'effetto portafogli... speriamo. Per il bene nostro, anche: se qualcuno a Sinistra si lamenta di Obama che ha in ballo 3 guerre, figuriamoci cosa potrà fare una Sarah Palin alla Presidenza... una stipendiata di Murdoch. Che è come dire, mandare Alfano a fare il presidente del consiglio.
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2 aprile 2011
La lezione di Ed Milliband alla Sinistra italiana
Dicevano che era troppo di Sinistra, troppo intellettuale, troppo anticonformista. E che il Labour era destinato a scomparire per lasciare il posto ad una nuova sinistra, quella dei liberal-democratici di Nick Clegg. Cosa che, ovviamente, sei mesi fa ha fatto scatenare la curva destra del Pd e tutti i terzopolisti alla Rutelli e alla Casini, che con la Sinistra non hanno mai avuto a che fare.
“Il Socialismo è morto”, ci hanno ripetuto per mesi. “Non vedete che accade in Europa?”
Verrebbe da dire, visti i risultati delle elezioni in tutta Europa, anche elettorali, “Il Socialismo è vivo, quando lo faremo rinascere in Italia, magari escludendo dal pantheon chi lo ha ucciso con una dose letale di tangenti?”
Ebbene, mentre in Italia la classe dirigente erede del più grande partito comunista d’Occidente, per sopravvivere a se stessa, ha cambiato tra partiti e coalizioni ben 4 volte nome, mantenendo la stessa classe dirigente (esclusi i deceduti), in tutta Europa, guarda un po’, sono talmente strani che cambiano la classe dirigente mantenendo lo stesso partito, rafforzandone e rinnovandone tuttavia l’identità e la tradizione. Consci del fatto che un partito, senza memoria e senza radici, non esiste. E che la Sinistra, senza valori ideali, non vive e non vince.
E difatti, è bastato spazzare via l’impresentabile classe dirigente logorata da 13 anni di esercizio del potere e tutti i disastrosi postumi e mutazioni genetiche del blairismo, che se si andasse a votare oggi, il Labour otterrebbe una schiacciante maggioranza di 100 parlamentari.
Ed Milliband, che qualcosa di sinistra (o anche solo di civiltà) la dice, ha portato il Labour nei sondaggi al 45%, con 10 punti di vantaggio sui conservatori, riducendo al lumicino i lib-dem, che rischiano di sparire dal parlamento con il 9% dei voti. Tutto questo in 6 mesi. Fortuna che il Labour era morto e che senza Blair non avrebbe avuto alcuna speranza di resuscitare (Blair in compenso è stato avvistato l’ultima volta rincorso da schiere di elettori che gli lanciavano uova marce).
Nell’intervista che ha rilasciato ad Enrico Franceschini su Repubblica, il leader labourista, 41 anni, dice: “Basta con la politica elitaria, bisogna aprirsi alla gente, uscire dalla bolla del potere, da Westminster, per capire cosa vuole la società.”
In Italia gli avrebbero già dato del grillino fautore dell’anti-politica, uno che fa il gioco di Berlusconi e tutte le altre amene balle che usano schiere di trinariciuti e presunti riformisti per difendere la classe dirigente esistente (che sistematicamente fa il gioco di Berlusconi).
“La questione chiave è un'altra e a mio parere è finora rimasta senza risposta: l'ineguaglianza. Non più solo la vecchia ineguaglianza tra ricchi e poveri, ma anche quella tra chi sta al vertice della scala sociale e chi sta nel mezzo ma si sente sempre più schiacciato.”
Ecco, un leader della Sinistra che parla di ineguaglianza, cita Gramsci (prima di Sanremo, si intende), partecipa alle manifestazioni pubbliche contro i tagli, se la prende con i “white collars” e la corruzione che ha danneggiato anche il suo partito, chiude i conti con il passato e apre una nuova pagina del progressismo britannico. C’è chi, due anni fa, cercava l’Obama italiano: se è troppo Obama, si faccia avanti il Milliband italiano. Perché noi Italiani ne abbiamo proprio bisogno.
da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2596
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1 aprile 2011
Niente Aventino, niente Regime. E Napolitano minaccia le elezioni
Sarà dura accettarla per i duri e puri, ma questa volta aveva ragione Massimo D’Alema. Duole ammetterlo, ma se ieri l’opposizione si fosse abbandonata ad una nuova secessione dell’Aventino come proponeva la Bindi o ad una dimissione in blocco come proponeva Ignazio Marino, il processo breve, che se approvato cancellerà 150.000 processi e introdurrà la figura giuridica dell’innocente a vita (ovvero B.), a quest’ora sarebbe stato già bello che approvato.
Mentre passeggiava soddisfatto col suo solito ghigno polemico, D’Alema ha confidato ai giornalisti: “Se ci fossimo ritirati sull’Aventino, il processo breve l’avrebbero approvato in due ore. Questo dovrebbe capirlo anche il Fatto Quotidiano.”
Certo, dopo le tante batoste parlamentari prese dall’opposizione (ci ricordiamo quella sullo Scudo Fiscale che senza le assenze tra le fila dell’opposizione avrebbe fatto cadere il governo nel 2009), non è che D’Alema possa dare troppe lezioni. Però una cosa la Storia gliel’ha insegnata, ovvero che lasciare Montecitorio, soprattutto se è un parlamento di nominati attaccati alla poltrona alle dipendenze di un manipolo di neo-fascisti piduisti, è altamente sconsigliato.
L’eroe della giornata di ieri però ha un nome e un cognome: Roberto Giacchetti. È grazie a lui infatti se la giornata di ieri non si è trasformata nell’ennesima occasione mancata per indebolire parlamentarmente il governo e la maggioranza. Lui si è accorto per primo che erano troppe le assenze tra la maggioranza, lui che ha proposto il voto sul processo verbale che ha mandato in tilt la maggioranza (costringendoli a discutere e, andati sotto, a riscriverlo), lui che ha chiesto il rinvio in Commissione del processo breve (richiesta bocciata per soli due voti), che alla fine ha costretto la maggioranza a richiedere il rinvio del provvedimento a martedì prossimo.
Qualcuno, notando il blocco dell’attività legislativa, ha proposto le dimissioni in blocco di tutta l’opposizione per andare automaticamente a nuove elezioni, ma a ben vedere sarebbe troppo rischioso: non essendoci precedenti, nessuno ci può assicurare che la Camera non funzioni anche solo con la metà dei suoi componenti. O che si assista ad un definitivo colpo di mano come quello del 9 novembre 1926, quando Montecitorio approvava le leggi fascistissime e la decadenza del mandato parlamentare dei deputati aventiniani.
No, i parlamentari presidino il Parlamento (sono pagati per quello) e la società civile si occupi della piazza: ognuno ha la sua sede di lavoro. L’unico modo per sbloccare la deriva neo-fascista di questo parlamento è il suo scioglimento e le nuove elezioni: Napolitano ha il potere di farlo, glielo dà la Costituzione (art.88).
Pare lo abbia capito, perché oggi ha convocato i capigruppo di Montecitorio e ha spiegato che così non si va avanti. Berlusconi non è più maggioranza nel Paese, ma lo è per un soffio in Parlamento grazie alla compravendita di deputati e senatori. Un Parlamento di nominati e di corrotti non si può più accettare.
Basta, si vada ad elezioni.
E fino ad allora, l’opposizione non lasci l’agone parlamentare.
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28 marzo 2011
L'UE dà ragione a De Magistris: 57 milioni di multa all'Italia
Della serie, i guai non vengono mai da soli, ecco altri soldi che noi cittadini dovremo sborsare per colpa della cricca che sta al potere. Profetico Giuliano Ferrara, che nemmeno qualche giorno fa, dal suo spazio senza contraddittorio da 430 euro al minuto (per un totale di sette), aveva attaccato Luigi De Magistris dicendo che si era inventato tutto. Non la pensa così però l’Olaf, l’Ufficio antifrode europea, che ha appena trasmesso agli uffici giudiziari italiani un rapporto che Il Fatto Quotidiano ci svela in anteprima in questo articolo a firma di Marco Lillo.
Il danno reale alle casse comunitarie ammonta a 114 milioni di euro, la più grande frode mai accertata dall'Olaf (abbiamo sempre un primato nei record negativi), il quale in 35 pagine riassume 4 anni di inchiesta comunitaria volta ad accertare non i reati, bensì a verificare se i fondi strutturali europei fossero stati spesi correttamente dal Commissariato all’emergenza ambientale guidato dal presidente della Regione di centrodestra, Giuseppe Chiaravalloti (oggi all’Autorità Garante della Privacy), e gestito dall’uomo di Alleanza nazionale Giovambattista Papello, divenuto poi tesoriere della Fondazione del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli.
La risposta? Ovviamente no. A quanto si legge: "la mancata osservanza delle norme relative agli appalti pubblici dovuta all’utilizzo di deroghe non applicabili a progetti inerenti la programmazione comunitaria; l’assenza di una contabilità analitica; la mancata osservanza delle norme sulla pubblicità; gli enormi ritardi nell’ultimazione dei lavori e nei collaudi; il mancato trasferimento nei tempi previsti delle competenze relative al settore della depurazione agli enti ordinariamente competenti e inoltre l’esiguo numero dei controlli effettuati."
Ne deriva che l'Unione Europea chiede "il recupero in toto dei sussidi elargiti per i 48 interventi oggetto della presente indagine, per un ammontare complessivo, alla data del 28/04/2009, di 57 milioni di euro", precisando che grazie alle inchieste dell'ex-pm sono stati risparmiati in totale 48,8 milioni di euro.
Ora sono curioso di vedere le facce e sentire le opinioni di quanti, soprattutto a sinistra, sparavano a palle incatenate contro De Magistris, che dal 2009 è stato eletto presidente della Commissione di controllo sul Bilancio europeo. C'era chi diceva che aveva fatto cadere Prodi (i sedicenti riformisti veltroniani pronti a scaricare su altri le responsabilità del loro capo), chi verso i magistrati ha un odio particolare date le telefonate bollenti (i dalemiani) e chi semplicemente ne teme l'affermazione personale a livello nazionale (Vendola), tanto che tutte e tre le componenti si sono trovate d'accordo a sbarrargli la strada per tentare il rinnovamento di cui Napoli ha bisogno dopo 20 anni di bassolinismo.
Sia chiaro: De Magistris non è la Madonna (non lo era Berlinguer, quindi figuriamoci lui o altri). Mi sento di dirgli però grazie da parte dell'Italia pulita e onesta per averci fatto risparmiare 48,8 milioni di euro. Che in tempi di crisi non sono certo bruscolini.
da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2460
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26 marzo 2011
C’era bisogno di Sanremo per pubblicare Antonio Gramsci a sette euro?
Eccoci qua. Per la serie “non c’è mai limite al peggio”, ecco l’ennesima prova che anche chi si riempie la bocca della parola cultura tutti i giorni, alla fine la produce solo se è sicuro di fare molti utili, indipendentemente dalla qualità.
In questo caso la qualità c’è tutta, perché stiamo parlando di Antonio Gramsci. E devo ammettere che, finalmente, Chiarelettere ha abbandonato, almeno per questa nuova serie di “instant book” (ma se hanno oltre 80 anni i testi di Gramsci?) quell’orrenda grafica che contraddistingue tutti i suoi libri, in favore di una più fresca e certamente più gradevole agli occhi copertina.
Ma il punto rimane un altro: c’era veramente bisogno di Luca e Paolo sul palco dell’Ariston per pubblicare Antonio Gramsci ad un prezzo accessibile (soprattutto per noi giovani, che fino a qualche anno fa potevamo solo ammirare i volumi della Fondazione Gramsci a prezzi da rapina)?
Evidentemente sì. E Chiarelettere, nata nel 2007 come editore dei libri di Travaglio, non si è dimostrata come casa editrice molto diversa dalle altre.
Del resto, non è piaciuto per nulla ai tanti lettori di Voglioscendere il fatto che, a dicembre, il blog dei record di Travaglio, Gomez e Corrias sia stato spazzato via per far posto al blog CadoinPiedi, molto bello e ricco di contenuti, per carità, ma che de facto ha espropriato iscritti, visite e posizioni in classifica allo storico blog per dare più visibilità a tutti gli autori di Chiarelettere (tra cui ci sono anche persone che pubblicamente hanno affermato di essere contenti della chiusura di Voglioscendere in quanto non ne condividevano i contenuti).
Dunque, bella l’idea di diffondere le parole dei Grandi del Passato (ma l’abbiamo avuta prima noi di Qualcosa di Sinistra, che Gli indifferenti di Gramsci lo pubblicavamo il 22 gennaio, così come le parole di Berlinguer, Pertini, Calamandrei e altri). Sinceramente, però, ci sembra un po’ troppo ipocrita lanciarla dopo la performance di Luca e Paolo.
da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2436
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25 marzo 2011
Se vuoi la pace, prepara la pace
Se vuoi la pace, prepara la guerra”, dicevano certi antenati. E invece io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: “Se vuoi la pace, prepara la pace.
(Enrico Berlinguer)
Le ultime notizie dalla Libia sono che, dall’inizio della rivolta, ovvero in quattro settimane, sono morte 8.000 persone. Ottomila vite spezzate dalla furia omicida del solito dittatore a cui è stato lasciato fare il bello e il cattivo tempo, finché esigenze tutt’altro che umanitarie (il petrolio) hanno imposto ai grandi esportatori di civiltà, libertà e democrazia occidentali il solito intervento militare per ristabilire la giustizia.
E dov’erano questi signori negli ultimi 42 anni, mentre Gheddafi soffocava nel sangue rivolte, legittime richieste di maggior democrazia e il libero arbitrio? Probabilmente erano impegnati a far fuori, sempre per i soliti motivi tutt’altro che umanitari, altri dittatori, che magari essi stessi avevano messo là e rifornito di armi proprio per favorire i loro interessi, che però da quel momento in poi non venivano più garantiti e quindi la ragion di Stato imponeva alle loro coscienze (o ai loro portafogli) di intentare sante alleanze democratiche contro i crudeli dittatori.
O magari, sempre in funzione anti-comunista, armavano i talebani, uccidevano Salvador Alliende, tentavano con esiti incerti vari golpe neo-fascisti in Italia, per non parlare delle stabili dittature in Grecia e Argentina e potremmo andare avanti sul percorso delle dittature per salvaguardare la democrazia (un paradosso che nel mondo dura tutt’ora).
E come mai i volonterosi, come hanno chiamato l’allegra armata brancaleone che litiga pure sul numero di missili da lanciare, non sono andati a bombardare anche nel Myanmar (ex-Birmania), dove al potere c’è una dittatura militare? E in quanti paesi africani efferate dittature costringono milioni di persone all’esilio e all’emigrazione? La democrazia e la libertà non sono uguali in tutto il mondo?
Probabilmente sono più uguali nei Paesi ricchi di materie prime e soprattutto di petrolio, perché altrimenti non si spiegherebbero queste strane eccezioni al principio di uguaglianza che imporrebbe di trattare tutti gli stati dittatoriali allo stesso modo. Cina e Russia comprese.
Per tre settimane la comunità internazionale indugiava sull’intervento militare in Libia, diventando complice di un massacro inenarrabile. Invece di intervenire con le bombe, si poteva fare qualcosa di più, meglio e prima di questo grande pasticcio che qualcuno ha anche il coraggio di chiamare missione di pace (ed è invece una guerra): armare i ribelli, isolare Gheddafi, bloccarne aiuti, togliergli la terra sotto i piedi. E assicurarlo alla giustizia internazionale. Questo però non andava fatto 3 settimane fa. Andava fatto almeno 30 anni fa.
Del resto, la pratica Gheddafi ha cercato di risolverla già Reagan con le bombe nel 1986 (ma il grande statista da tutti compianto Bettino Craxi telefonò a Gheddafi per avvertirlo della cosa, quindi violando il patto di segretezza della Nato), ma fallì miseramente. E noi Italiani negli ultimi 42 anni abbiamo mantenuto comodamente il piede in due scarpe, giusto per non compromettere l’inaffidabilità e l’incoerenza che tanto ci hanno distinto in politica estera in 150 anni di storia unita.
Quindi che fare? Vale il “si vis pacem, para bellum” di latina memoria, oppure il “si vis pacem, para pacem” di Enrico Berlinguer? Il nodo è certamente difficile da sciogliere e non c’è una risposta univoca (c’è chi, ad esempio, come D’Arcais che è a favore dell’intervento e chi non lo è come Gino Strada).
Posto che io la penso come Hemingway, ovvero che “le guerre sono combattute dalla più bella gente che c’è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che se ne avvantaggiano. Sono persuaso che tutta la gente che sorge a profittare della guerra e aiuta a provocarla dovrebbe essere fucilata il giorno stesso che incominciano a farlo da rappresentanti accreditati dei leali cittadini che la combatteranno.”
se la guerra si può evitare (ed è sempre possibile farlo), bisogna però che in ogni sistema vengano introdotti i giusti anticorpi sociali e culturali per impedire l’avvento di uomini della provvidenza che sono le cause uniche ed esclusive delle sofferenze quotidiane di milioni di persone.
Perché la pace, nel caso se lo fossero dimenticati i fan del libero mercato senza regole, è il più grande fattore di sviluppo. Nella pace i popoli possono usare la ricchezza per soddisfare le proprie necessità di vita e di crescita, per produrre altre ricchezze utili, per migliorare ed elevare la propria cultura, i propri modi di vivere e di consumare, e non per produrre strumenti di distruzione e formare soldati.
Se i miliardi di dollari al giorno che gli uomini spendono per gli armamenti fossero usati a fini pacifici, questi potrebbero contribuire a mutare il destino dell’umanità intera.
Sono certo, però, che come al solito, gli illuminati che ci governano ci arriveranno troppo tardi. O forse mai.
da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2407
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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)
"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)
"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)
"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)
"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)
"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)
"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
“O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?”
(Norberto Bobbio)
"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)
"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)
"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)
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