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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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30 maggio 2013

Casa per Casa, Strada per Strada, il libro di Pierpaolo Farina su Enrico Berlinguer

"Casa per Casa, Strada per Strada - la passione, il coraggio, le idee", E. Berlinguer - P. Farina (a cura di), Melampo Editore, 400 pp, 17,50 euro. Prefazione di Eugenio Scalfari.

Non l'abbiamo fatto apposta, ma il caso ha voluto che uscisse proprio nel 29° anniversario dell'ultimo comizio di Enrico, quello in cui pronunciava quel "Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando..." che ha ispirato questo libro. Sono 400 pagine, non è un normali libro "a cura di", con una mia introduzione e una carrellata di scritti di Berlinguer messi là a casaccio. E' diviso in due parti: nel primo c'è il Berlinguer privato, di cui così poco si sa, nel secondo c'è il Berlinguer pubblico. Ogni scritto è introdotto con una breve contestualizzazione del periodo e l'occasione in cui quelle parole sono state dette.

Ma di come sarà fatto il libro, nei dettagli, ne parlerà qualcun altro. Dico solo che l'ho pensato e costruito per quelli che, come noi di enricoberlinguer.it, Enrico Berlinguer non l'abbiamo mai conosciuto, perché siamo nati dopo la caduta del Muro di Berlino. E' un libro per una generazione in particolare, la mia. Ma chiaramente va bene anche per tutte le altre.

La prima presentazione sarà a Milano, venerdì 14 giugno, alle 19:00, alla Libreria del Mondo Offeso (via Cesariano 7, una traversa di Via Canonica, dietro l'arco della Pace). Con me, per ora, ci saranno Bianca Berlinguer, che è stata la prima sponsor del libro, Marina Rubini, giovane giornalista di gran talento, mentre chiuderà la serata Federico Cimini, cantautore bolognese e blogger di QdS, che è uscito da qualche giorno con il suo album (l'anteprima qui su l'Unità).

La copertina del libro "Casa per Casa, Strada per Strada" 




2 maggio 2013

Pierpaolo Farina

Pierpaolo Farina su wordpress

Pierpaolo Farina su Qualcosa di Sinistra

Pierpaolo Farina su Twitter




1 maggio 2013

Il Rompiballe - la rubrica di Pierpaolo Farina

La trovate a questo indirizzo

http://www.qualcosadisinistra.it/category/editoriali/pierpaolofarina/




3 aprile 2013

Benvenuti in Italia, Repubblica di Bananas (senza Woody Allen)

di Pierpaolo Farina

In principio c'era la politica: si scontravano visioni ideali del mondo e della società completamente opposti, ci si scontrava duramente, ma c'era il rispetto, un certo galateo istituzionale, il riconoscimento dei meriti e dei pregi dell'avversario. Certo, in campagna elettorale si andava alla conquista dei voti, con programmi che spesso enfatizzavano le manchevolezze dell'altro, ma era già pur qualcosa.

Benché la democrazia italiana fosse bloccata, un terzo dell'elettorato irrimediabilmente relegato all'opposizione (anche qualora avesse raggiunto il maggior numero di voti, per ragioni di politica internazionale) e problemi di governabilità dovuti all'eterogeneità delle coalizioni governative anti-comuniste, però c'era ancora della passione... poi andò tutto lentamente a marcire, arrivarono i colpi di stato falliti, le bombe, il terrorismo, il clima da guerra civile, le stragi mafiose, la corruzione della vita pubblica.

Ci sono voluti trent'anni di nani e ballerine, inaugurati da San Bottino di Hammamet, ma finalmente, con il discorso di oggi del Capo dello Stato, possiamo finalmente dire di aver raggiunto un risultato: dalla Prima Repubblica dei padri costituenti siamo passati alla Repubblica di Bananas.

Siccome siamo italiani, abbiamo anche la sfiga di non avere Woody Allen.

Dal governo tecnico siamo passati al "ristretto gruppo di tecnici": evidentemente hanno sbagliato lavaggio in lavatrice. E sono facili lacrime di coccodrillo, quelle del Partito Democratico e di Bersani, che ha fatto una campagna elettorale disastrosa, e si è impiccato proprio appoggiando il governo Monti: gli 8 punti dovevano saltare fuori prima delle elezioni, non dopo. Verrebbe da dire, ben gli sta, se non ci fosse Renzi che si scalda ai motori, e intanto passa da Mediaset, stavolta non alla ruota della fortuna, ma ad Amici di Maria de Filippi.

La democrazia italiana è stata lentamente espropriata di ogni rappresentatività e, soprattutto, di ogni possibilità di cambiamento: il M5S ha deciso di comportarsi come tutti gli altri, con la scusa di non compromettersi. Facendo i suoi interessi di bottega, il M5S non solo ha rimesso in campo Berlusconi per la golden share del governo, ma ora gli impresentabili del PD si accorderanno con il centrodestra per un capo dello Stato che "tuteli il Cavaliere sulla giustizia"; non solo, hanno prolungato il governo Monti, quello delle banche per intenderci, contro cui cannoneggiavano fino ad un mese fa; non otterranno più nulla di concreto. E quindi, alla fine, il loro consenso sarà totalmente non rappresentato e inutile, ai fini del cambiamento.

Sì, perché bastava accordarsi per un governo a tempo che cambiasse le cose fondamentali da cambiare (a guida di chi gli pare), sostenuto da PD e M5S, e almeno si sarebbe potuti tornare al voto con schieramenti rinnovati, una legge elettorale decente e, finalmente, una legge sul conflitto di interessi.

Niente di tutto ciò. Ora, il fantoccio Monti sarà ancora più fantoccio, a lavorare saranno i "tenici ristretti" e, nel marasma generale, si conferma la massima del Gattopardo: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi."

Complimenti ai registi dell'operazione.

P.S. Abbiamo appena scoperto che un governo senza la fiducia delle Camere può operare. Soprattutto se è dimissionario. Fantastico. Ma se a tutelare la Costituzione non ci pensa nemmeno il Capo dello Stato, a chi dobbiamo rivolgerci? A Woody Allen?

Pubblicato su: http://www.qualcosadisinistra.it/?p=13322




24 gennaio 2013

Pierpaolo Farina: Cercando Enrico, strada per strada

di Nando dalla Chiesa, Storie Italiane, Il Fatto Quotidiano, 13/01/2013

A sinistra il web, a destra la discoteca. Un po' con l'accetta, ma sono queste le armi della gioventù che si butta nelle campagne elettorali. Il resto è muffa. Potete mai immaginare una campagna senza facebook, senza twitter, senza blog, senza la immensa forza di rimbalzo della rete? O, passando dall'altra parte, potete concepirne una senza la frenesia inebriante della discoteca, tubini neri e tacco 12, e le esplosioni vitalistiche alla faccia del grigiore della sinistra?

ECCO, PIERPAOLO Farina di anni ne ha 24 appena fatti, frequenta giovani e giovanissimi, ma nel suo Olimpo elettorale non troverete né l'effervescenza del web né l'adrenalina della disco-music. C'è soprattutto una cosa che gli mette i brividi. Un incitamento che arriva dai microfono di una piazza piena di gente, da un palco imbandierato, e che suona così: "Casa per casa, strada per strada". Lo usava Enrico Berlinguer, che forse l'aveva imparato da ragazzo nel suo Pci. E che lo usò senz'altro a Padova, tenendosi a fatica in piedi in quel drammatico 7 giugno del 1984. Altro che il web, altro che gli aperitivi, altro che lo sballo. Lì c'era davvero la bellezza della politica. Non bisogna stupirsi. Il padre di Pierpaolo, perito elettrotecnico morto quando lui aveva quattordici anni, aveva seguito la contestazione di Mario Capanna. La mamma, napoletana, è stata l'unica figlia comunista in una famiglia democristiana.

Sopracciglioni alla Ciampi, ma color carbone, Pierpaolo è un tipo particolare (o forse molto normale) di giovane di Sinistra. Polemico verso i partiti, ne trova ed elenca impietosamente i vizi e le magagne senza risparmiare nessuno. Aspro verso il Pd "senza ideali e troppo frequentato da chi si fa un baffo della questione morale", ma anche verso la demagogia di Grillo benché buon amico di qualche grillino. Deluso da Sel e diffidente verso la sinistra rifondarola e anche verso gli odierni arancioni. "Mi toccherà votare il meno peggio", dice sconsolato. Solo il mito dell'ultimo grande segretario comunista gli scalda politicamente il cuore. Per questo ha dato via a un sito dedicato a lui, www.enricoberlinguer.it, da cui si è poi staccato, come una costola, anche un blog di gruppo, www.qualcosadisinistra.it, in cui campeggia sempre la foto del leader amato.

Un sito che cura con amore certosino, animandolo di mille polemiche: una media mensile di diecimila visitatori al giorno, una certa abilità telematica, perché senza il web nemmeno questa sua passione per la vecchia e grande politica troverebbe cittadinanza nel villaggio globale. Nessuno però pensi ad uno sfaccendato.

Pierpaolo è un brillante studente universitario (corso magistrale in Scienze sociali), ammesso e tornato a razzo dalla London School, dopo averne scoperto l'allergia verso i portafogli leggeri. Curriculum pieno di lodi e passioni genuine fuori dai libri. Lo scorso 25 maggio, in occasione del novantesimo della nascita di Berlinguer, ha organizzato una serata in sua memoria nell'aula magna del "Parini", il liceo dove ha studiato. "Ho combattuto contro i dinieghi e i più classici bidoni di intellettuali e politici di rango, chissà mai chi si crede di essere questo ragazzino".

ALLA FINE PERO' obiettivo raggiunto: filmati e audio originali e aula gremita di giovani e adulti. Non solo, perché il pomeriggio si era goduto soddisfatto quello che è stato un po' il frutto della sua testardaggine: l'intitolazione al Segretario di una piazza di Milano. Aveva promosso lui la prima raccolta di firme. "Eravamo partiti nel giugno 2011, il giorno dell'insediamento della giunta Pisapia. Cinquemila firme in città e diecimila in provincia. Ci siamo imbattuti nella classica querelle perchè-berlinguer-sì-e-craxi-no, ma abbiamo mobilitato consensi e sostegni senza arretrare."

Fino a quel grande giorno. Quel pomeriggio centinaia e centinaia di persone si erano ritrovate intorno a Bianca, Maria e Laura Berlinguer e a Giuliano Pisapia per l'inaugurazione di una bella piazza nella zona 6 della città, accanto a un grande centro culturale. Era arrivato da Genova, fresco di elezione, anche il sindaco Marco Doria. E lui si era mescolato in mezzo a una folla festante e ignara che fosse lui l'ideatore di tutto.

Oggi sta raccogliendo anche gli scritti del segretario. Vuole leggere, vuole capire. Vuole far conoscere. Se la sorella Laura è dottore di ricerca in biotecnologie mediche alla bicocca, lui vuole studiare la storia politica. Ha fatto amicizia con l'autista del segretario, si sente anche con Bianca, lo chiamano e se lo contendono vecchi compagni orgogliosi che la loro epopea non sia affatto roba da solaio del socialismo. Che la loro nostalgia sia la stessa di un giovane dal futuro promettente.

Per loro, Pierpaolo, anni 24 ed energie rivoluzionarie, rappresenta quasi un elisir. In fondo restituisce un po' di giovinezza anche a chi, quando arrivavano le elezioni, si sentiva incitare "casa per casa, strada per strada". Sventolio di bandiere, il suono di "Bandiera Rossa" e poi si incominciava.




10 gennaio 2013

Qualcosa di Sinistra

Qualcosa di Sinistra dal 12/12/2012 si è trasferito all'indirizzo

http://www.qualcosadisinistra.it 

Per leggere la mia rubrica "Il Rompiballe" il link è:

http://www.qualcosadisinistra.it/category/rubriche-2/pierpaolofarina/





20 novembre 2012

La democrazia dell'applauso, da Craxi a Grillo

Articolo pubblicato su http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/2012/11/20/la-democrazia-dellapplauso-da-craxi-a-grillo/


È così che muore la libertà… sotto scroscianti applausi
(Padme Amidala, Star Wars – La Vendetta dei Sith)

Il 16 maggio 1984 su “La Stampa” apparve un articolo di Norberto Bobbio che stigmatizzava l’elezione congressuale di Bettino Craxi a Segretario generale del PSI per “acclamazione”, denunciandone il significato personalistico e autoritario, che sembrava reintrodurre sulla scena italiana il culto del “capo carismatico” e nel partito la pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole. Metteva in guardia dai rischi di una politica personalistica e spettacolare, che avrebbe finito per svuotare di significato la vita democratica dei partiti.

Scriveva Bobbio: “L’elezione per acclamazione non è democratica, è la più radicale antitesi dell’elezione democratica. È la maniera, che dopo Max Weber non dovrebbe avere più segreti, con cui i seguaci legittimano il capo carismatico; un capo che proprio per essere eletto per acclamazione non è responsabile davanti ai suoi elettori. L’acclamazione, in altre parole, non è un’elezione, è un’investitura. Il capo che ha ricevuto un’investitura, nel momento stesso che la riceve, è svincolato da ogni mandato e risponde soltanto di fronte a se stesso e alla sua emissione. Possibile che il congresso che ha compiuto un tale atto, e l’onorevole Craxi che l’ha accettato, non si siano resi conto dell’errore madornale che stavano compiendo, soprattutto nel momento in cui il partito socialista e il presidente del Consiglio che lo rappresenta sono accusati, a torto o a ragione, di tendenze autoritarie?

È questo uno dei motivi per cui Bobbio, insieme al meglio della tradizione socialista (Lombardi, Giolitti, Codignola, Enriquez, giusto per fare dei nomi), abbandonò il PSI di Craxi, che nella sua rovina finì per sacrificare l’intera tradizione socialista. Si è visto poi che molto dell’elettorato del leader socialista e numerosi dirigenti che a lui devono la carriera, si sono rifugiati in massa sotto le bandiere di Berlusconi, contribuendo alla nascita di una nuova destra che dal craxismo ha avuto molto da imparare.

Non è un caso, infatti, che Forza Italia sia nata con la benedizione di Craxi, prima che fuggisse in Tunisia e che Berlusconi sia stato per 16 anni l’unico leader politico ad aver riproposto la pratica autoritaria del “padrone del partito” e che sia stato sistematicamente eletto Presidente del partito per acclamazione (due volte, la prima nel 1994, la seconda nel 2009); e che in 15 anni di vita Forza Italia abbia avuto solo due congressi, quello di fondazione e quello di scioglimento.

La pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole è stata, però, efficientemente esportata anche a Sinistra, a cominciare dal partito di Antonio Di Pietro, caduto in disgrazia oggi proprio per questo.

Con una crescente personalizzazione e spettacolarizzazione della politica, intrisa dei valori tipicamente berlusconiani che a Sinistra si è ben guardati dall’allontanare negli ultimi 20 anni, anzi, si sono gradualmente fatti propri (ce li ricordiamo ancora i kit in stile Forza Italia della campagna elettorale di Veltroni nel 2008), il Partito, quello che Gramsci definiva lo strumento principale per la trasformazione della società, diventa una mera propaggine del capo, le cui sorti dipendono da lui e da lui soltanto.

Si pensi, in maniera meno estrema rispetto ai due casi precedenti, a Sinistra Ecologia e Libertà, costruito completamente attorno alla figura di Nichi Vendola: il governatore della Puglia ha dato una lezione di stile al berlusconismo militante aspettando con serenità il giudizio della magistratura, ma se questo non fosse stato positivo, il partito sarebbe letteralmente esploso, perché in quel partito non c’è alcuna figura della statura di Vendola che ne possa prendere il posto.

Il PD stesso ha rischiato l’estinzione dopo le dimissioni di Veltroni, con il quale tutto il partito si era identificato, a causa anche dei fallimenti della classe dirigente precedente. Solo dopo un congresso lacerante e una transizione deludente è riuscito difficilmente a riprendersi dalla sbornia vetero-berlusconiana con l’elezione di Bersani (tant’è che, in un periodo in cui tutti gli altri partiti crollano, quello di Bersani guadagna consensi, il che è un mezzo miracolo se contiamo il sostegno a Monti e le autentiche vaccate commesse, tra cui la recente la battaglia per i 223 milioni alle scuole private cattoliche).

Oggi siamo di fronte ad una nuova forma di democrazia dell’applauso: quella 2.0 rappresentata dal Movimento 5 Stelle e da Beppe Grillo. Mentre nei casi tipo di Berlusconi e Di Pietro questi hanno comunque dovuto garantire un minimo di democrazia interna (le cosiddette correnti) e prevedere dei dispositivi di garanzia (lo stesso Fini è stato espulso a seguito di un voto della direzione nazionale), nel caso del M5S abbiamo il capo carismatico, Grillo, che ottiene gli applausi sulla platea digitale attraverso una schiera imponente di fans, anzitutto suoi più che del movimento, i quali obbediscono al volere del capo in maniera acritica e, anche di fronte alle contraddizioni più evidenti, soffocano qualsiasi forma di dissenso e di critica attraverso la delegittimazione dell’eretico o dell’avversario.

Si mette in moto quindi una particolare macchina del fango digitale per cui se si osa mettere in discussione le parole del Capo, automaticamente sei servo e schiavo del sistema, sei pagato da qualcuno, non sei democratico, sei tutta una serie di appellativi che non è il caso qui di riprodurre e, infine, vieni esposto ad un fuoco di fila digitale senza precedenti. Che si amplifica quando il Capo usa il suo strumento, il blog, per fomentare ancora di più l’attacco contro la tua persona (si vedano i casi Favia e Salsi o Tavolazzi).

Questa politica personalistica spettacolare (o di spettacolo) provoca parecchi danni alle istituzioni democratiche e, in ultima analisi, amplifica i fenomeni degenerativi che pure si dice di voler contrastare.

Non è il caso di fermarsi un attimo e ricominciare a pensare a forme di democrazia diretta e rappresentativa che non implichino l’adesione totale e senza tentennamenti ad un Messia o, peggio, al solito “Uomo della Provvidenza”?

La butto lì, benché comprenda come il buon senso, di questi tempi, sia merce rara, soprattutto a Sinistra.




17 novembre 2012

Noi, gli elettori che vi hanno eletti

Articolo pubblicato su Qualcosa di Sinistra: http://wp.me/p1mWAa-2X7

Questo articolo è stato pubblicato su l'Unità il 2 ottobre 1990, all'indomani dei primi scandali che si affacciavano a Milano, ex-capitale morale d'Italia. E' stato scritto da un grande milanese, comunista, cantautore, poeta, scrittore quale fu Ivan Della Mea, scomparso il 14 giugno 2009. E' un vero e proprio manifesto di tutti i cittadini di sinistra e comunisti sempre valido che esprime bene la nostra posizione rispetto a tutti i potenti, gli arroganti e i prepotenti di qualsiasi colore e bandiera. Vale per la città di Milano di ieri, oggi e domani, per tutte le città d'Italia. E se vale dopo 22 anni, significa che qualcuno non ha fatto il suo dovere fino in fondo. PF

Noi, gli elettori che vi hanno eletti
di Ivan Della Mea, 2 ottobre 1990

Voi, gli eletti da noi. Vi abbiamo eletti per governare la nostra città, questa: Milano.
Vi abbiamo detto: facciamo insieme una città pulita, una città sana, una città generosa e buona e dolce.
Vi abbiamo detto: costruiamo insieme una città onesta perché pensata da onesti e amministrata da onesti.
Non vi abbiamo detto, mai, voi fate poi noi si vedrà: no. Non vi abbiamo consegnato una delega: no.

Abbiamo investito un capitale di attese, ragionate e pesate sulle vostre intelligenze, sulle vostre capacità, sulla vostra correttezza: un capitale bello, ricco delle nostre umane ricchezze per fare insieme una Milano con umanità, per costruire insieme il comune presente che avesse il segno grande e bello d'un futuro in corso.

Ci siamo dati un'etica, una morale mos moris perché fosse sempre costume usanza abitudine condotta comportamento contegno qualità legge precetto regola moralis: etica appunto e concernente il costume.

Troppe volte abbiamo ascoltato frasi del tipo: la politica è una cosa sporca, i politicanti son tutti ladri, inn tucc istess, chi fa da se fa per tre, mi faccio i cazzi miei; c'è una "cultura" dentro queste frasi che è vincente e che si propaga e si allarga e allontana il cittadino dalle istituzioni e lo fa nemico delle istituzioni e  lo convince nel negarsi il diritto e nel cercare l'amico dell'amico dell'amico e nel pagare - con la bustarella o con il voto - l'ultimo amico dell'amico dell'amico.

No, noi gli elettori che vi hanno eletti ci siamo opposti a questa cultura che è cultura di mafia; noi ci siamo detti e vi abbiamo detto "Chi fa politica per la gente è onesto, chi usa la gente per fare politica è disonesto".

Noi oggi come ieri rivendichiamo i nostri diritti e questo facciamo perché è nostro dovere farlo.

Rivendichiamo il diritto-dovere alla verità e diciamo che non si deve, mai e per nessuna ragione, rimuovere la memoria, ogni memoria. Rivendichiamo il diritto-dovere di vigilare sulla cosa pubblica e di pretendere la trasparenza: tutta.

Rivendichiamo il diritto-dovere di difendere il territorio, di progettare per il bene comune con l'occhio giusto per i più deboli, per tutti gli emarginati di qualsiasi colore essi siano e di qualsiasi fede e di qualsiasi cultura e di qualsiasi sventura siano portatori e vittime; e con l'occhio giusto per tutte le periferie perché davvero divengano "il centro dei nostri progetti" e contro tutti i ghetti.

Rivendichiamo il diritto-dovere di tutelare le giovani generazioni per garantire loro una città futura, una città possibile.

L'importanza delle parole 1: vi abbiamo eletti per la convivenza.
L'importanza delle parole 2: vi abbiamo eletti contro ogni connivenza.

Ps: Per tutte le ragioni suesposte mi tengo la mia tessera del PCI e chiedo l'iscrizione alla Società Civile.




16 novembre 2012

A Gaza è guerra. I premi Nobel stanno a guardare?

A Gaza è guerra. Israele ha fatto esplodere 85 missili in 45 minuti. Nella notte le forze israeliane hanno colpito 130 obiettivi a Gaza, facendo salire il bilancio a 22 morti e 235 feriti palestinesi. Di risposta, sono stati lanciati 11 razzi verso Israele, che richiama 16mila riservisti e si prepara a un'imminente invasione terrestre.

E i premi Nobel per la Pace che fine hanno fatto? Dov'è Barack Obama, premio nobel nel 2009, e dov'è l'Unione Europea, premio nobel 2012? Non pervenuti.

Il presidente americano, alle prese con il sexy-scandalo di Petraeus, ha giusto fatto una telefonata al premier egiziano che per tutta risposta ha ritirato il proprio ambasciatore in Israele e ha mandato la seconda armata al confine con Israele. Per il resto, non si è stracciato le vesti più di tanto, alle prese con i problemi di casa sua.

L'Unione Europea, che fino a qualche mese fa se la cantava e se la suonava sul fatto che si era data da sola il premio Nobel per la pace (è proprio vero: chi si loda, si imbroda)? Non pervenuta, o meglio, se perverrà, sarà sicuramente a favore di Israele (l'aggressore) e non dello Stato palestinese (l'aggredito).

E in Italia, tutti quelli che due giorni fa hanno tuonato contro i violenti che ce l'avevano contro lo sciopero generale e hanno espresso piena solidarietà ai poveri poliziotti sbertucciati, mentre hanno demonizzato anche quegli studenti pacifici manganellati alle spalle, contro cui sono stati lanciati fumogeni dai tetti del Ministero degli Interni, contro cui è stata perpetuata una vera e propria caccia all'uomo in stile fascista?

Sono tutti con Israele, of course. Non violenti sì, ma nei giorni dispari.

Primo Levi nel 1982 scrisse in "Se non ora, quando?" che "Ognuno è l’ebreo di qualcuno". Non esagerò il Manifesto quando commentò dopo l'invasione in Libano: "Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele". Anche perché, è bene ricordarlo, questo attacco ai palestinesi ha una pura e semplice matrice politica: le elezioni in Israele. E la destra al potere in Israele non ha nulla da invidiare ad Hitler (il capo del governo ha detto: degli 11 razzi pagheranno tutti i palestinesi, della serie: "colpirne uno per educarne 100").




15 novembre 2012

Quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere

Articolo pubblicato su Qualcosa di Sinistra http://wp.me/p1mWAa-2Vg

 Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.
Italo Calvino

 Oggi se fosse qui con noi direbbe che quelli che manganellano anche i bambini di 10 anni hanno una fottutissima paura che il popolo prenda coscienza dei propri diritti e della propria forza e si ribelli a quest'ordine fondato sul privilegio e l'ingiustizia.

Tutto è già scritto. Sarà forse che tocca anche un po' a noi svegliarci.

P.S. Grazie a Samuela per avermi ricordato queste parole.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)