.
Annunci online

  OrgoglioDemocratico [ ]
         

Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

Profilo Facebook di Pierpaolo Farina


"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

BASTA Lotte per le Poltrone, ci vuole PASSIONE!

visita il sito di Barack Obama
Partito del Socialismo Europeo


Internazionale Socialista

Le Battaglie a cui aderisce il Blog:

Stop the whales massacre!

Nucleare? No, grazie

passaparola





Iscriviti al Vaffanculo Day

Per De Magistris

Parlamento Pulito: un Parlamento senza condannati

Scarica il volantino "Onorevoli Wanted"


20 novembre 2012

La democrazia dell'applauso, da Craxi a Grillo

Articolo pubblicato su http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/2012/11/20/la-democrazia-dellapplauso-da-craxi-a-grillo/


È così che muore la libertà… sotto scroscianti applausi
(Padme Amidala, Star Wars – La Vendetta dei Sith)

Il 16 maggio 1984 su “La Stampa” apparve un articolo di Norberto Bobbio che stigmatizzava l’elezione congressuale di Bettino Craxi a Segretario generale del PSI per “acclamazione”, denunciandone il significato personalistico e autoritario, che sembrava reintrodurre sulla scena italiana il culto del “capo carismatico” e nel partito la pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole. Metteva in guardia dai rischi di una politica personalistica e spettacolare, che avrebbe finito per svuotare di significato la vita democratica dei partiti.

Scriveva Bobbio: “L’elezione per acclamazione non è democratica, è la più radicale antitesi dell’elezione democratica. È la maniera, che dopo Max Weber non dovrebbe avere più segreti, con cui i seguaci legittimano il capo carismatico; un capo che proprio per essere eletto per acclamazione non è responsabile davanti ai suoi elettori. L’acclamazione, in altre parole, non è un’elezione, è un’investitura. Il capo che ha ricevuto un’investitura, nel momento stesso che la riceve, è svincolato da ogni mandato e risponde soltanto di fronte a se stesso e alla sua emissione. Possibile che il congresso che ha compiuto un tale atto, e l’onorevole Craxi che l’ha accettato, non si siano resi conto dell’errore madornale che stavano compiendo, soprattutto nel momento in cui il partito socialista e il presidente del Consiglio che lo rappresenta sono accusati, a torto o a ragione, di tendenze autoritarie?

È questo uno dei motivi per cui Bobbio, insieme al meglio della tradizione socialista (Lombardi, Giolitti, Codignola, Enriquez, giusto per fare dei nomi), abbandonò il PSI di Craxi, che nella sua rovina finì per sacrificare l’intera tradizione socialista. Si è visto poi che molto dell’elettorato del leader socialista e numerosi dirigenti che a lui devono la carriera, si sono rifugiati in massa sotto le bandiere di Berlusconi, contribuendo alla nascita di una nuova destra che dal craxismo ha avuto molto da imparare.

Non è un caso, infatti, che Forza Italia sia nata con la benedizione di Craxi, prima che fuggisse in Tunisia e che Berlusconi sia stato per 16 anni l’unico leader politico ad aver riproposto la pratica autoritaria del “padrone del partito” e che sia stato sistematicamente eletto Presidente del partito per acclamazione (due volte, la prima nel 1994, la seconda nel 2009); e che in 15 anni di vita Forza Italia abbia avuto solo due congressi, quello di fondazione e quello di scioglimento.

La pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole è stata, però, efficientemente esportata anche a Sinistra, a cominciare dal partito di Antonio Di Pietro, caduto in disgrazia oggi proprio per questo.

Con una crescente personalizzazione e spettacolarizzazione della politica, intrisa dei valori tipicamente berlusconiani che a Sinistra si è ben guardati dall’allontanare negli ultimi 20 anni, anzi, si sono gradualmente fatti propri (ce li ricordiamo ancora i kit in stile Forza Italia della campagna elettorale di Veltroni nel 2008), il Partito, quello che Gramsci definiva lo strumento principale per la trasformazione della società, diventa una mera propaggine del capo, le cui sorti dipendono da lui e da lui soltanto.

Si pensi, in maniera meno estrema rispetto ai due casi precedenti, a Sinistra Ecologia e Libertà, costruito completamente attorno alla figura di Nichi Vendola: il governatore della Puglia ha dato una lezione di stile al berlusconismo militante aspettando con serenità il giudizio della magistratura, ma se questo non fosse stato positivo, il partito sarebbe letteralmente esploso, perché in quel partito non c’è alcuna figura della statura di Vendola che ne possa prendere il posto.

Il PD stesso ha rischiato l’estinzione dopo le dimissioni di Veltroni, con il quale tutto il partito si era identificato, a causa anche dei fallimenti della classe dirigente precedente. Solo dopo un congresso lacerante e una transizione deludente è riuscito difficilmente a riprendersi dalla sbornia vetero-berlusconiana con l’elezione di Bersani (tant’è che, in un periodo in cui tutti gli altri partiti crollano, quello di Bersani guadagna consensi, il che è un mezzo miracolo se contiamo il sostegno a Monti e le autentiche vaccate commesse, tra cui la recente la battaglia per i 223 milioni alle scuole private cattoliche).

Oggi siamo di fronte ad una nuova forma di democrazia dell’applauso: quella 2.0 rappresentata dal Movimento 5 Stelle e da Beppe Grillo. Mentre nei casi tipo di Berlusconi e Di Pietro questi hanno comunque dovuto garantire un minimo di democrazia interna (le cosiddette correnti) e prevedere dei dispositivi di garanzia (lo stesso Fini è stato espulso a seguito di un voto della direzione nazionale), nel caso del M5S abbiamo il capo carismatico, Grillo, che ottiene gli applausi sulla platea digitale attraverso una schiera imponente di fans, anzitutto suoi più che del movimento, i quali obbediscono al volere del capo in maniera acritica e, anche di fronte alle contraddizioni più evidenti, soffocano qualsiasi forma di dissenso e di critica attraverso la delegittimazione dell’eretico o dell’avversario.

Si mette in moto quindi una particolare macchina del fango digitale per cui se si osa mettere in discussione le parole del Capo, automaticamente sei servo e schiavo del sistema, sei pagato da qualcuno, non sei democratico, sei tutta una serie di appellativi che non è il caso qui di riprodurre e, infine, vieni esposto ad un fuoco di fila digitale senza precedenti. Che si amplifica quando il Capo usa il suo strumento, il blog, per fomentare ancora di più l’attacco contro la tua persona (si vedano i casi Favia e Salsi o Tavolazzi).

Questa politica personalistica spettacolare (o di spettacolo) provoca parecchi danni alle istituzioni democratiche e, in ultima analisi, amplifica i fenomeni degenerativi che pure si dice di voler contrastare.

Non è il caso di fermarsi un attimo e ricominciare a pensare a forme di democrazia diretta e rappresentativa che non implichino l’adesione totale e senza tentennamenti ad un Messia o, peggio, al solito “Uomo della Provvidenza”?

La butto lì, benché comprenda come il buon senso, di questi tempi, sia merce rara, soprattutto a Sinistra.




2 aprile 2010

L'Iva sui Rifiuti? Illegittima.

A navigare per la Rete si scoprono sempre cose interessanti. Che ovviamente sui giornali non trovi mai. Così magari scopri che l'IVA sullo smaltimento dei rifiuti è illegittima e tutti coloro che l'hanno versata possono richiederne il risarcimento. (vedi sito Codacons)

La Cassazione ha infatti stabilito che la tassa dei rifiuti è di fatto una tassa e non una tariffa; di conseguenza hanno applicato l'iva su un importo dove non doveva essere applicata in quanto appunto "tassa". Pertanto tutti gli utenti hanno diritto al rimborso del 10% dei 10 anni retroattivi, inoltre controllando sul sito "federconsumatori" si evince che chi richiede il rimborso bloccherà di fatto l'IVA sulle prossime fatture.

Chi non lo fa si troverà a continuare a pagare tutto come prima perché, come capita solo in Italia, i diritti vanno reclamati e non sono "in automatico", bisogna fare richiesta.

Sul Blog di Beppe Grillo, trovate anche il Modulo per richiedere il rimborso (senza quindi dovervi iscrivere al Codacons per due anni). Passate Parola

"Modulo richiesta di rimborso dell’IVA per la Tariffa di Igiene Ambientale/ Tassa di Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani"




20 ottobre 2009

Salvate la Liguria da Burlando

Pubblico di seguito la lettera di Marco Preve e Ferruccio Sansa, giornalisti e autori del libro “Il partito del cemento”, pubblicata sul blog di Beppe Grillo. Commento dello scrivente: riusciremo mai a cambiare, se persino in casa nostra abbiamo dei folli che si piegano agli interessi non certo dei cittadini? Imperativo: condividere.

"Caro Grillo,
nessuno sembra essersene accorto, ma il 28 ottobre sarà deciso il destino di una delle più belle regioni d’Italia: la Liguria. Pochi giorni fa è toccato alla Sardegna, dove è stato votato il piano casa del governatore Ugo Cappellacci (Pdl) che ha cancellato i vincoli con cui Renato Soru sperava di salvare la costa. Ma il centrosinistra non è migliore: la Regione governata da Claudio Burlando si prepara a varare un piano casa altrettanto generoso con gli amanti del cemento.

Un disastro senza rimedio, che, però, si può ancora fermare. Tace la sinistra, tace la destra, forse perché da queste parti entrambe sono amiche del mattone. Tacciono i cittadini che purtroppo non sanno: la Regione Liguria voterà un documento che va ben oltre le aspettative del governo Berlusconi. Nessuno ne aveva parlato fino a pochi giorni fa, quando Bruno Lugaro ne ha scritto sul Secolo XIX. Eppure basta studiare il piano presentato dalla Commissione e soprattutto gli emendamenti proposti da sinistra e destra (leggete qui). Le case sotto i 100 metri cubi potranno aumentare il volume fino al 60%, le altre potranno crescere fino al 30%. Ma non basta: potrà essere aumentata la cubatura di capannoni industriali, artigianali e agricoli. Ed è soltanto l’inizio. Leggendo il documento approvato dalla commissione e gli emendamenti voluti dal centrosinistra e dal centrodestra (il firmatario è un imprenditore immobiliare) si scopre che c’è ben di peggio: i benefici saranno concessi anche agli immobili condonati. Insomma, un danno civile e sociale, oltre che urbanistico. Chi ha costruito senza rispettare le leggi potrà adesso usufruire anche dei benefici concessi dalla Regione. Invece di punire chi non rispetta l’ambiente, si è deciso di premiarlo.

E gli edifici abusivi? Si è pensato anche a loro. Il testo base li escludeva, ma ecco che il consigliere Luigi Cola (ex sindaco di Cogoleto, Pd) chiede di correggere: saranno esclusi soltanto quelli costruiti “in totale difformità o con variazioni essenziali”, insomma quelli davvero molto abusivi. Basta? Neanche per sogno: non sono risparmiati nemmeno i parchi dell’Entroterra. “Basterà un permesso degli enti parco per aumentare la cubatura delle case”, come spiega il Verde Carlo Vasconi.

Ma il colpo di grazia, spiega Vasconi, è quello che colpirà le zone che gli urbanisti chiamano aree-anima. Anima, un nome non casuale, perché questi sono luoghi preziosi, che però non sono sottoposti a una tutela totale. Anche qui potranno agire indisturbate le ruspe basta che siano a più di 300 metri dalla costa.

E per la Liguria sarà davvero la fine, perché da troppo tempo alcuni di quelli che governano questa terra hanno deciso di spremerla, di concederla ai signori del cemento come una baldracca. Una escort, si direbbe oggi. Sinistra o destra non importa: negli ultimi anni è stato dato il via libera alla costruzione di tre milioni di metri cubi di nuovi edifici lungo le coste.

Provate a immaginare concretamente che cosa succederebbe se tutte le case sotto i 100 metri cubi crescessero del 60%. Le alture liguri che dominano il mare si ricoprirebbero di cemento. Le case, migliaia di quelle costruzioni che rendono unica la Liguria, sarebbero deformate con aggiunte posticce. Provate a immaginare: dove oggi la vista si affaccia sul mare, domani potrebbe sbattere contro un nuovo muro.

Ma che cosa si può fare? Niente, sembrerebbe. Il centrosinistra ligure ha sempre avuto tanti amici nel mondo del mattone e questo piano ne è la dimostrazione definitiva. Il centrodestra è entusiasta… ma in fondo non sorprende. Insomma, chiunque vinca le elezioni regionali del 2010 non cambierà nulla. Claudio Burlando o Sandro Biasotti non fa differenza, la Liguria, verrebbe da dire, è comunque spacciata.

O forse no. Perché questo piano casa giova a pochi, ai soliti amici degli amici imprenditori del mattone. Ai furbetti che sognano di arricchirsi aggiungendo un piano alla propria casa, alla faccia dell’interesse generale. Ma gli altri? Il cemento non porta soldi. Arrivano denari per pochi e posti di lavoro che svaniscono alla fine dei cantieri. Intanto la Liguria si mangia la sua più grande ricchezza: l’ambiente, che sostiene la principale industria della regione, il turismo. Non solo: calerà il valore degli immobili con un danno per i proprietari liguri, ma anche lombardi e piemontesi. Già, anche per una questione di soldi questo piano andrebbe bocciato.

Ma poi c’è l’ambiente, una parola che in fondo significa il luogo dove noi tutti viviamo insieme. Che vuol dire qualità della vita nostra e dei nostri figli. Che ci ricorda il dovere di conservare il passato, ma anche di pensare al futuro.

Per questo la decisione che verrà presa in Liguria riguarda tutta l’Italia. Se lasciamo sola questa terra, poi a chi toccherà?

Ma qualcosa si può, si deve ancora fare. Adesso, sennò sarà troppo tardi. Questi sono gli indirizzi mail di Claudio Burlando (presidente.giunta@regione.liguria.it), di Sandro Biasotti, il suo avversario alle prossime elezioni (biasotti_s@camera.it), di Luigi Cola, il deputato del Pd recordman degli emendamenti (luigi.cola@regione.liguria.it), di Nicola Abbundo, l’imprenditore immobiliare del Pdl che si batte per il piano (nicola.abbundo@regione.liguria.it). Gente di sinistra e di destra, perché qui non è questione di colori politici.

Se tutti gli amici del blog, non soltanto i liguri, scrivessero a chi dovrà compiere questa scelta, potremmo ancora sperare di cambiare qualcosa. Di salvare la Liguria e un po’ anche noi stessi".




13 luglio 2009

Grilli Democratici & Democratici Grulli



Non appena la notizia è apparsa sul suo blog, molti pensavano ad una provocazione, ma pare che così non debba essere: Beppe Grillo si candida alla Segreteria del Pd. Io, sinceramente, mi sono messo a ridere: Grillo mi piace, è uno dei miei comici preferiti.

Come al solito, però, anziché concentrarsi sui contenuti di quella che il comico assicura essere una cosa seria, i leader taglia small del Pd si sono rincorsi l’un l’altro per dare alle agenzie di stampa le motivazioni per le quali Beppe Grillo non potrebbe correre per la segreteria del Pd: hanno evocato articoli, comma, regolamenti, insomma, hanno cominciato a dare i numeri come loro solito.

Senza nemmeno porre un’obiezione nel merito, i più bravi si sono lasciati andare alla solita pratica del turpiloquio, altri sono stati più gentili nel manifestare la propria contrarietà, altri invece si sono detti addirittura a favore, come ad esempio Ignazio Marino.

La motivazione principale sarebbe che un partito è una cosa seria e non un autobus o un taxi con il quale farsi pubblicità: che strano, negli ultimi 20 anni non ce n’eravamo mai accorti.

Per esempio, non abbiamo capito perché gli ex-comunisti sono stati, se va bene, 30 anni nel PCI, scoprendo poi all’improvviso, da dirigenti affermati, che in realtà non lo erano mai stati e si trovavano lì per caso: nel frattempo erano diventati famosi, parlando di Berlinguer e di rivoluzione, ma in realtà loro erano lì perché la causa comunista era una cosa seria, ma forse anche no.

Sono state delle cose talmente serie i partitelli costruiti in fretta e furia con cambi di simboli e sigle, che infatti non sono durati più di quei 7-8 anni necessari per compiere la trasformazione successiva: da grandi alchimisti della politica, però, hanno sbagliato dosaggi e tempi dell’ultimo, infatti dopo due anni si sono accorti che è venuto fuori una schifezza e, nella secolare tradizione italiana dello scaricabarile, i responsabili della schifezza fanno a gara per darsi la colpa.

Se nel Pd c’è una Questione Morale, dall’altro ieri è colpa di Marino, reo di averne denunciato la gravità; se nel Pd ci sono i Colaninno, i Calearo, le Marianne Madie e tutto quel sottobosco culturale di superficialità e nuovismo che avanza, è colpa della Serracchiani, rea di aver fatto una battuta sulla simpatia di Franceschini.

Adesso vedrete che la colpa dei quattro milioni e mezzo di voti persi sarà di Beppe Grillo, che con la sua candidatura ha fatto scappare quell’elettorato tanto caro ai Letta e ai Rutelli, per non dire Binetti.

Perché mentre tutti si stanno arrovellando sulla scelta di Grillo che “scende in campo”, Bersani e Franceschini in testa, nessuno di loro due mi ha ancora detto che cosa vuole fare: non c’è un documento sintetico sul quale ragionare, uno straccio di manifesto, nulla, solo slogan, tipo “farò del Pd il più grande partito ambientalista d’Europa.”

Dello stesso genere, per intenderci, della pace nel mondo delle concorrenti di Miss Italia.

Come dice Travaglio nel suo intervento di oggi,  "invece di occuparsi di Grillo, del suo linguaggio, della sua barba, della sua figura e fisionomia, forse farebbero bene a domandarsi perché una parte degli elettori del Partito Democratico, nonostante che Grillo abbia sempre bastonato il Partito Democratico, magari condividono quello che dice lui, non sarà che per sentir parlare di ambiente, di lotta al nucleare e di rifiuti zero bisogna andare sul blog di Grillo? Non sarà che per sentir parlare di acqua pubblica bisogna andare sul blog di Grillo? Che per sentir parlare del caso Aldrovandi, possibilmente prima della sentenza che ha condannato i poliziotti bisogna andare sul blog di Grillo o a partecipare al V day e che per sentir parlare dei condannati in Parlamento bisogna andare da quelle parti lì e che per sentir parlare di tante altre cose importantissime, pensiamo soltanto a tutto il tema dello sviluppo, della decrescita, dell’auto verde, tutti temi che sono sulla punta delle dita di Obama e che Grillo tratta da anni e che il centro-sinistra non tratta, allora forse se vogliono sconfiggere Grillo alle primarie dovrebbero provare a cominciare a rubargli il mestiere, a cominciare a parlare di alcune di queste cose che sono tutt’altro che robe qualunquiste o comiche, sono cose normali per una politica normale."

Grillo un programma ce l’ha e, finora, è l’unico programma articolato e FATTIBILE: piuttosto che preoccuparsi di cosa farà Grillo, i vari Fassino, D’Alema, Franceschini etc. pensino a cosa vogliono fare loro per portare il Cambiamento.

Grillo, discutibile o meno, la sua idea ce l’ha: gli altri mi pare che chiedano un voto non per navigare, ma per continuare a galleggiare, magari tappando qualche buco della bagnarola che affonda.

“Il mio programma sarà quello dei Comuni a Cinque Stelle a livello nazionale, la restituzione della dignità alla Repubblica con l'applicazione delle leggi popolari di Parlamento Pulito e un'informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi.”

A mio avviso, che sostengo Marino (da non iscritto, da comune cittadino), questo è un programma che voterei: poiché non penso che Beppe Grillo lo facciano iscrivere al Pd (non accettarono Pannella e Di Pietro che volevano sciogliersi nel Pd due anni fa), almeno chiedo a qualcuno di copiarlo. Sarebbe già qualcosa.

Del resto, diceva Montanelli a proposito di Grillo, in risposta ad una signora che invitava il comico genovese di scegliere se fare il comico o l’opinion leader:

Cara Signora, non siamo d’accordo. Mi rendo conto che Beppe Grillo le stia piuttosto antipatico, e provare questo è nel suo diritto. A me, invece, Grillo piace. Lo considero il più efficace comico in circolazione. Anzi: “comico” non è la parola giusta. Grillo non è un comico, non è un moralista, non è un predicatore: è tutte queste cose insieme. Nel panorama dello spettacolo italiano – dove abbonda il bollito misto – è un’eccezione ambulante (e urlante). Lei ha ragione quando dice che Grillo esagera. Non soltanto esagera: provoca anche, e insulta, e offende. Ma tutte le categorie di giudizio, con un tipo così, risultano inadeguate. Grillo appartiene ad una specie animale particolare, formata da un solo esemplare: lui. O lo strozziamo o lo applaudiamo. Io, appena posso, lo applaudo. Perché i suoi eccessi, a differenza di quelli di Sgarbi, odorano di bucato. Detto questo, resta aperta una questione: le parodie violente, i sarcasmi sanguigni, la caricatura grottesca fatti da Beppe Grillo sono alla portata di tutti? Non rischiamo che qualcuno lo prenda alla lettera? (So, ad esempio, che è stato criticato dall’Unità per aver paragonato i gas delle automobili a quelli dei campi di sterminio nazisti). In altre parole: è opportuno che a un personaggio del genere venga concessa la platea della prima serata Rai? Ebbene, su questo punto mi astengo. Non sono certo che il grande pubblico sia in grado di capire che Beppe Grillo costituisce la versione genovese del folletto dispettoso delle fiabe, un incubo esilarante, il rigurgito della nostra cattiva coscienza. Chissà, forse è meglio che rimanga “off limits”, per il suo stesso bene. Anche se mi mancherà.”

Ebbene, parafrasando Montanelli, ci vuole molto per certi democratici capire che Grillo costituisce il rigurgito della nostra cattiva coscienza, il folletto dispettoso?

Forse di Grilli Democratici non ne avremo, ma di una cosa sono certo: i Democratici Grulli, quelli, li sopportiamo da un pezzo.




20 ottobre 2008

Informazione Nord-Coreana - Marco Travaglio




23 giugno 2008

La Mantide Berluscosa

L'intervento di Marco Travaglio sul blog di Beppe Grillo

Buongiorno a tutti, c’è una parola molto usurata, molto abusata, che ormai semina noi attorno a sé quando qualcuno ne parla. È l’espressione “conflitto di interessi”. Dico subito che bisognerebbe cambiarne il nome. Bisognerebbe chiamarla Pippo, Giuseppe o Giovanni, come ci viene in mente. L’importante è riaccendere l’attenzione delle persone su questo concetto che è diventato noiosissimo e impronunciabile. Chi è di sinistra non ne può più sentir parlare, perché i suoi rappresentanti tradendo il mandato popolare, non lo hanno mai risolto per legge, anzi, lo hanno moltiplicato creando i propri conflitti di interessi. Vedi caso Unipol. Nel centro-destra, appena uno sente parlare del conflitto di interessi dice: “ecco, è arrivato un comunista che ce l’ha con Berlusconi”. Come se il confitto di interessi fosse solo quello delle televisioni di Silvio Berlusconi. Che è il più grosso, ma non è l’unico. E quindi anche il conflitto di interessi che riguarda le dimensioni del campo dove poi destra e sinistra devono giocare la partita, cioè riguarda le regole, è diventato una sorta di guerra politica. Una guerra tra bande per cui è un po’ come quando uno parla di giustizia. Si dice: “ecco, questo è uno di sinistra!”. In realtà parlare di giustizia non è né di destra, né di sinistra. Sono questioni pre-politiche che attengono alle regole. Quindi cambiarne il nome per ridargli sostanza, per ridargli senso. Se ci fosse opposizione politica in Italia, purtroppo non ce la abbiamo, salvo Di Pietro e pochissimi altri, avrebbe un’autostrada di fronte a sé. Perché tutto quello che ha iniziato a fare il governo Berlusconi rientra sotto il capitolo del conflitto di interessi e la gente lo capirebbe benissimo, spiegandole alcune cose. Perché tutti i provvedimenti che vengono presi in materia di sicurezza, legalità e giustizia sono frenati dal fatto che Berlusconi non può far funzionare la giustizia. Quindi non può dare sicurezza ai cittadini, perché, come è noto, se la giustizia funzionasse lui sarebbe rovinato. Quindi continua a far finta di far funzionare la giustizia. In realtà non lo può fare, quindi continua a sfasciarla. Se l’opposizione esistesse e fosse capace di parlare ai cittadini, soprattutto ai cittadini che hanno votato per Berlusconi, potrebbe far loro capire. “Ecco vedete, volevate sicurezza? Avete scelto le persone sbagliate.” Poi magari erano sbagliate anche le altre. Comunque, più sbagliate di queste, era difficile.
Si potrebbe fare un piccolo riassunto per incominciare a raccontare questo conflitto di interessi, o meglio, chiamiamolo Pippo.
C’era una volta un signore che nel 1994 aveva le sue aziende sotto inchiesta, come tutte le grandi aziende italiane. Soltanto che le altre aziende italiane, rassegnate al fatto che avendo pagato tangenti dovevano comunque renderne conto, andavano dal magistrato, confessavano, patteggiavano, restituivano. Cercavano di sistemare le loro cose, senza strappi. Una di queste aziende aveva un proprietario il quale non ci voleva stare a fare una confessione. Perché non ci voleva stare? Perché avrebbe dovuto confessare troppo, più delle altre. Non solo le tangenti ai partiti. Avrebbe dovuto confessare anche rapporti con la mafia e corruzione di giudici.

Corruzione di giudici per comprare sentenze che dessero ragione a lui che aveva torto e torto alle controparti che avevano ragione. Stiamo parlando di reati talmente gravi che era impossibile confessare e rimanere nel mercato. Persino in un mercato bacato come quello del capitalismo italiano. Quindi optò per la seconda soluzione. Salvarsi dai processi entrando in politica. Infatti disse a Montanelli, a Biagi, entro in politica per non finire in galera e non fallire per debiti. Devo dire che ha mantenuto entrambe le promesse. Questo è il vero contratto con gli italiani. Questo è stato rigorosamente mantenuto. Infatti, 15 anni dopo non è ancora andato in galera e non è ancora fallito per debiti. Anzi, i debiti li ha scaricati sul mercato, cosiddetto, quotando in borsa le sue aziende e nel frattempo ha fatto un sacco di soldi grazie a una serie di leggi innumerevoli. Ma il conflitto di interessi era appunto quello che all’inizio era chiaro. Può una persona che ha le aziende sotto inchiesta andare in politica e sfasciare la giustizia per evitare che le sue aziende, oltre che sotto inchiesta, finiscano anche condannate? Nel ’94 sembrava impossibile, oggi è cronaca quotidiana. Oggi si da per scontato: “certo, sta lì! Di che cosa dovrebbe occuparsi se non delle sue aziende e degli affari suoi. Mica dei nostri, no?”. Ci sono molte persone che lo danno per scontato, senza rendersi conto che loro non fanno parte di quelle aziende quindi apparterrebbero a quelli che hanno interessi opposti. È appunto il conflitto di interessi. O Pippo.
Nel ’94 capitò subito un incidente. C’erano un paio di indagini su suo fratello. Glielo arrestarono, il fratello Paolo, quello che va sempre in carcere al posto suo. E il fratello confessò dicendo che aveva fatto tutto lui per certe tangenti della Cariplo. Poi Berlusconi vinse le elezioni e venne fuori un maggiore della Guardia di Finanza che raccontò che il suo capo pattuglia gli aveva offerto un pezzo di una tangente che aveva appena incassato da una società del Gruppo Fininvest. E lui, giovane integerrimo, o forse solo inesperto, rifiutò quel pezzo di tangente e andò a denunciare il suo capo ai suoi superiori e a Di Pietro. Nacque l’indagine sulla corruzione della GdF e si scoprì che molte verifiche fiscali erano addomesticate da tangenti. Furono arrestati un centinaio di ufficiali e sottoufficiali della GdF e coinvolti 500 piccole e grandi aziende soltanto nella zona di Milano. Una di queste 500, anzi tre di queste 500 erano tre società della Fininvest. Le altre confessarono e patteggiarono, le tre della Fininvest non poterono perché il loro proprietario era presidente del Consiglio. E allora il presidente del Consiglio cominciò a lavorare, dato che gli stavano per arrestare il solito fratello e il pagatore, dirigente pagatore della Fininvest Salvatore Sciascia, lui decise di fare un decreto, il decreto Biondi, per impedire ai giudici di arrestare le persone per reati di corruzione e di tangentopoli. Il pool di Milano si dimise pubblicamente dalle indagini su tangentopoli perché disse: “potremo arrestare ancora i ladri di polli, ma non più i ladri di stato. È ingiusto. È una cosa che ripugna alla nostra coscienza e al nostro senso di equità”. Fortunatamente la Lega e AN, non ridotte ancora a protesi, a badanti del Cavaliere, lo costrinsero a tornare indietro rispetto a quel decreto, che fu ritirato. Infatti, suo fratello finì in galera, finì in galera anche Sciascia. Confessarono anche colpe che non erano loro, tanto poi che il fratello fu prosciolto perché si disse che l’autorizzazione non l’aveva data lui a pagare la GdF, ma l’aveva data il fratello maggiore.
Cadde il primo governo. Arrivò il centro-sinistra, che per cinque anni fece tutto ciò che Berlusconi chiedeva in materia di giustizia. Prodi aveva un ottimo programma elettorale scritto dal ministro Flick. Giustizia più efficiente. Leggi anti corruzione, anti mafia, ecc. Non gliene fecero passare una. In Parlamento i PDS e popolari, D’Alema e Marini, si misero d’accordo con Berlusconi e approvarono tutte le leggi che erano previste nel programma di Previti, che aveva perso le elezioni. Pazienza. Leggi che mandavano in prescrizione i processi, che buttavano via le prove, che costringevano i giudici a rifare i processi daccapo cambiando le regole nel corso della partita. Leggi contro i pentiti, leggi contro i testimoni, leggi contro i poteri dei magistrati. Leggi che hanno sfasciato per cinque anni la giustizia rallentandola ulteriormente e producendo migliaia di nuove prescrizioni. Erano le famose “leggi ad personas” nel senso che all’epoca ce n’erano a centinaia di “personas” da salvare. Erano tutti gli indagati di tangentopoli che stavano per essere condannati.
Nel frattempo si fece la Bicamerale, idea geniale di Massimo D’Alema, per mettere proprio nella Costituzione che i giudici devono essere meno indipendenti e meno autonomi dalla politica. E aggiunse tutta una serie, grazie alle bozze Boato, di interferenze del potere politico dentro la magistratura. Poi alla fine della legislatura Berlusconi gli fece pure saltare la bicamerale, perché dargli pure la soddisfazione di firmare una legge costituzionale quando ormai aveva ottenuto in Parlamento tutto quello che voleva, non gli avevano nemmeno fatto la legge contro il conflitto di interessi, nemmeno la legge antitrust sulle televisioni. Quindi all’ultimo momento fece saltare il banco e lasciò D’Alema con il cerino.
Perché lui è così. I capi dell’opposizione li attira. Come la mantide religiosa. Li attira, ci fa un scopatine e poi se li mangia. Ha fatto così con D’Alema negli anni ’90, adesso sta facendo la stessa cosa con Veltroni, che praticamente è già stato mangiato e digerito.
Dopo quei cinque anni di disastro del centro-sinistra sui temi della giustizia, perché poi Prodi sull’economia aveva fatto bene, aveva anche portato l’Italia in Europa, infatti l’hanno subito mandato via per sostituirlo con D’Alema, poi con Amato. Berlusconi aveva già la vittoria in pugno e fu la legislatura dei cinque anni famosi durante i quali non ha avuto tempo di fare altro, se non leggi in materia di suoi processi. È il trionfo del conflitto di interessi esattamente come la legislatura precedente. Solo che nella legislatura precedente era il centro-sinistra che gli faceva i favori, stavolta era lui che se li faceva da solo.
Fu una legislatura che, a parte la legge antifumo e la legge sulla patente a punti, credo che il grosso delle leggi riguardassero i processi e le televisioni del Cavaliere. Ma era difficile far capire alla gente che quelle leggi erano un danno per tutti i cittadini. Perché erano talmente ritagliate sul suo caso, che soltanto alcune andavano a danno di altri. Quindi, in quel periodo era più difficile far capire il conflitto di interessi. Passò la legge sul falso in bilancio, di fatto depenalizzato, la legge sulle rogatorie – che dovevano essere cestinate tutte quante, perché mancava il timbro, il numero, la cosa – poi, per fortuna, era scritta coi piedi quella legge, contravveniva tutte le prassi e i trattati internazionali quindi fu di fatto disapplicata dai tribunali. Nessun tribunale l’ha mai applicata. Quindi non funzionò. Passò la legge che doveva facilitare lo spostamento dei processi, la legge Cirami. Ma anche quella non bastò, perché bisognava dimostrare che tutto il tribunale di Milano, 300 giudici, era infestato di toghe rosse. Dato che lì Berlusconi l’hanno sempre prescritto o in qualche piccolo caso assolto per insufficienza di prove, proprio tutto si poteva dire tranne che i giudici milanesi fossero prevenuti. Anzi, forse sono prevenuti al contrario, a suo favore. E quindi il processo rimase a Milano e non andò a Brescia. E quindi lui si inventò il Lodo Meccanico Schifani, che ovviamente essendo opera materiale di Schifani era anche quello scritto coi piedi – era di Schifani – e quindi fu immediatamente fulminato dalla Corte Costituzionale. Quindi il processo restò sospeso sei mesi, poi riprese. Fu lì che venne varata una legge devastante, non solo per i processi a Berlusconi, che uno potrebbe dire: “non me ne importa perché tanto sono amico suo!”. No, anche per i processi a carico degli altri delinquenti. Furono di fatto dimezzati i tempi della prescrizione. Quindi, mentre il Parlamento continuava ad allungare i tempi dei processi, la prescrizione – che di solito deve essere commisurata ai tempi dei processi, perché sennò scatta prima che arrivi la sentenza – bene, la prescrizione fu immediatamente dimezzata. Processi lunghi, prescrizione dimezzata. Risultato: tutte le sentenze di condanna si convertono in sentenze di prescrizione. E abbiamo pure gente impunita che se ne va in giro a dire: “mi hanno assolto perché sono innocente, sono una vittima di errori giudiziari, voglio il risarcimento!”. In realtà erano dei prescritti sfottuti, cioè degli impuniti, della gente che l’ha fatta franca. È la legge ex-Cirielli, talmente indecente, che Cirielli, che era un senatore di AN, quando ha visto come gliela avevano snaturata con gli emendamenti salva Berlusconi e salva Previti, rifiutò di prestarle il nome. Per cui ritirò la firma e non si trovò più nessuno che volesse chiamarla col suo nome e la dovettero chiamare ex-Cirielli. Alla memoria. Quella, disse il ministro Castelli, avrebbe prodotto decine di migliaia di prescrizioni in più rispetto all’anno prima. E infatti, da allora si prescrive quasi tutto. I tribunali sono ormai uffici dove entrano vagonate di carta ed escono vagonate di carta senza che succeda niente, un po’ come la macchina per tritare l’acqua.
Quella legge passò. Berlusconi e Previti ottennero ovviamente dei benefici, anche perché in quella legge era scritto che chi ha più di settant’anni non finisce più in carcere. A parte Provenzano e i mafiosi. E infatti Previti fu di lì a poco condannato e avendo compiuto settant’anni beneficiò di questa specie di regalo di compleanno che gli avevano fatto e non entrò più in galera, andò agli arresti domiciliari. E poi gli fecero un altro regalo, che arriva fra un minuto. Ma intanto la legislatura si concluse con la legge Pecorella. Perché a Berlusconi era rimasto soltanto il processo in appello dello SME-Ariosto. E allora, dato che era preoccupato, aveva lì l’avvocato in parlamento, Pecorella, che non faceva niente, gli ha fatto una legge, che proponeva da tempo, per abolire i processi d’appello. Non tutti però. Soltanto quando uno viene assolto o prescritto in primo grado, il pubblico ministero non può più fare appello. Se invece uno viene condannato in primo grado, l’appello lo può fare. Ad libitum. “Non hai vinto. Ritenta. Sarai più fortunato la prossima volta”. Perché la giustizia serve ovviamente per garantire assoluzione e prescrizioni, non per garantire la condanna dei colpevoli. Nella loro ottica: conflitto di interessi. Pippo.
Anche quella legge faceva schifo. Loro la rifecero uguale. Non ebbero il tempo materiale, perché stava finendo la legislatura. Prorogarono di un mese la legislatura per fare la legge che aboliva il processo d’appello a Berlusconi dopodichè la Corte Costituzionale ha fatto giustizia e ha cestinato anche la legge Pecorella.
Finita la legislatura Berlusconi ha naturalmente perso le elezioni perché si era fatto i cazzi suoi per cinque anni. E qualcuno che non aveva proprio gli occhi foderati lo si è trovato alle urne. E quindi ha perso le elezioni, seppure di poco.
Dopodichè è arrivato il centro-sinistra e ha continuato a fare esattamente ciò che faceva nel passato. A dargliele tutte vinte e ad occuparsi degli affari suoi, del capo dell’opposizione, invece di occuparsi degli affari dei cittadini. E quindi c’era subito un problema: Previti condannato a sette anni e mezzo, ne aveva già scontato uno e qualcosa. Con la legge ex-Cirielli lo presero dal carcere, lo mandarono ai domiciliari. Doveva rimanere lì almeno tre anni su sei rimasti. Che cosa hanno fatto? I tre anni di domiciliari glieli hanno abbonati con l’indulto. Potevano fare un indulto di un anno? Sarebbe stato giusto. Alleviava un po’ il sovraffollamento delle carceri, liberava dieci, quindicimila detenuti, teneva dentro i criminali grossi. E soprattutto era un piccolo sconto di pena. Un anno. Bene, l’hanno fatto di tre anni mandando fuori quaranta, forse cinquantamila criminali in pochi mesi, compresi quelli che erano in custodia cautelare, perché ne dovevano salvare uno: Previti.
Naturalmente in quel momento il centro-sinistra ha cominciato a colare a picco e non si è più rialzato. E io ricordo quando io sull’Unità, Beppe Grillo sul blog, Flores D’Arcais, l’Unità di Furio Colombo e di Padellaro che continuavano a dire “non fatelo, non fatelo. Questo indulto è un disastro. Fatelo più leggero. Non salvato Previti. Guardate che gli effetti saranno devastanti”. Ci siamo presi insulti: forcaioli, giustizialisti, mascalzoni. Risultato finale: chi ha fatto quell’indulto seguito poi dalla legge Mastella liberticida per la libertà di informazione, per fortuna passata solo alla Camera, è stato punito alle urne. Ed è ritornato Berlusconi. Che, naturalmente, cosa doveva fare? Le riforme istituzionali? Il dialogo per un nuovo stato, per una nuova repubblica? Questo se lo può raccontare la sera andando a dormire Veltroni, da solo o assieme alla Finocchiaro e a quei pochi gonzi che avevano creduto al dialogo col Cavaliere ormai trasformato in uno statista.
Naturalmente il Cavaliere che problemi aveva? Aveva i soliti problemi. L’Europa e la Corte Costituzionale italiana e forse anche i Consiglio di Stato che gli dicono di cedere le frequenze a chi ne ha diritto e mandare Rete4 sul satellite o venderla. E quindi, primo provvedimento: salva Rete4. secondo problema. Un processo che sta arrivando a sentenza entro l’estate: il processo Mills. Guardate, non è un processo che nasce dalla perfidia delle toghe rosse. Quello è un processo che nasce dal fatto che un giorno l’avvocato Mills, già consulente della Fininvest per la finanza estera, inglese, scrive una lettera al suo commercialista, Bob Drennan. Gli dice: “guarda che mister B. – che sarebbe il nostro presidente del Consiglio – mi ha fatto avere in Svizzera, tramite un suo dirigente, Bernasconi che poi è morto – seicentomila dollari. Me li ha fatti avere in nero, perché quelli sono un regalo in cambio delle mie testimonianze reticenti davanti al tribunale di Milano. Quando sono stato chiamato a testimoniare contro di lui, su di lui, nel processo delle mazzette alla GdF e nel processo dei fondi neri di All Iberian, io non è che proprio ho mentito. Ho fatto lo slalom, ho fatto lo zig zag. Non ho detto tutto quello che sapevo, e l’ho tenuto fuori – dice testualmente Milss al suo commercialista – da un mare di guai”. Questo, in Italia, ma anche in Italia e anche in Inghilterra, si chiama falsa testimonianza perché ha giurato di dire tutta la verità. E se uno in cambio di una falsa testimonianza poi prende dei soldi questa si chiama corruzione giudiziaria del testimone. Perché se corrompi un testimone che deve parlare di te, o lo ricompensi dopo che non ha parlato di te, vuol dire che tu ti sei comprato il processo. Cioè hai fatto in modo che un colpevole venisse assolto mentre era colpevole e meritava un condanna. Quindi, perché noi sappiamo di questa lettera? In fondo è una lettera privata di un cliente a un suo commercialista, direbbe un italiano nella sua mentalità italiana. Attenzione. Qui siamo a Londra. A Londra, il commercialista Drennan, tenuto a regole di comportamento etico strettissime, con un codice deontologico severissimo, letta quella lettera dice: “qui c’è puzza di mazzette. Qui c’è puzza di evasione fiscale”. Che cosa fa? Copre il suo cliente? Ma manco per sogno. Lo denuncia al fisco inglese. Pensate, il commercialista di Mills, pagato da Mills, denuncia Mills al fisco inglese. Parte l’indagine e le carte vengono trasmesse al tribunale di Milano per i reati commessi da quello che gli ha dato i soldi. Secondo Mills, e cioè mister B. Abbiamo quindi la confessione di un ex-consulente della Fininvest. È questo che innesca il processo. Non le toghe rosse… Naturalmente poi Mills, quando scopre che gli hanno trovato la lettera si precipita a Milano, prima dice che è vera, poi smentisce, poi ritratta, poi ritratta la ritrattazione. Ma insomma, fa fede quello che hai scritto quando pensavi che nessuno ti leggesse. A parte il tuo commercialista. Su questo si basa il processo Mills. E alla vigilia della sentenza, Berlusconi teme, sapendo ovviamente di avere fatto quello che ha fatto, una condanna non perché il giudice è rosso, ma perché c’è la lettera di Mills che lo incastra. Oltre al versamento. E quindi cosa fa? Ancora una volta è costretto a difendersi per legge. Anziché nel processo, cioè in aula, lui si difende dal processo stando in un’altra aula, quella del Parlamento, dove ha scritto una lettera al suo riportino Schifani, per farsi benedire e soprattutto per ottenere corsie di emergenza per una legge che è spettacolare. È una legge blocca-processi. Pensate che cosa si sono inventati. Dice: “noi blocchiamo tutti quei processi per fatti commessi fino a giugno del 2002 che si trovino nella fase o dell’udienza preliminare o del dibattimento di primo grado. Naturalmente il processo Mills riguarda fatti commessi entro e non oltre giugno 2002 e nella fase del dibattimento di primo grado. E li blocchiamo per un anno. Pensate che generosità. Ellekappa ha fatto vignetta bellissima, dice: “Berlusconi è altruista. Rinuncia volentieri ai suoi processi, a vantaggio di quelli altrui”. È un samaritano, praticamente. Quelli altrui andranno avanti, i suoi resteranno bloccati. Ma assieme ai suoi, resteranno bloccati tutti quelli come i suoi. E adesso qualcuno dirà: “va beh, saranno le solite quattro o cinque questioni finanziarie di cui siete fissati voi giustizialisti”. No. Vengono sospesi obbligatoriamente i processi per: sequestro di persona, estorsione, rapina, furto in appartamento, furto con strappo, associazione per delinquere, stupro e violenza sessuale, aborto clandestino, bancarotta fraudolenta, sfruttamento della prostituzione, frodi fiscali, usura, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, detenzione di documenti falsi per l’espatrio, corruzione, corruzione giudiziaria – è quella di Mills – abuso d’ufficio, peculato, rivelazioni di segreti d’ufficio, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti, detenzione di materiale pedo-pornografico, porto e detenzione di armi anche clandestine, immigrazione clandestina – pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storia dell’immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi – calunnia, omicidio colposo per colpa medica – tutti gli errori dei medici – omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata – tutti quelli che stendono la gente per la strada ubriachi, bene quelli non li si processa – truffa alla Comunità Europea, maltrattamenti in famiglia, incendio e incendio boschivo, molestie, traffico di rifiuti, adulterazione di sostanze alimentari, somministrazione di reati pericolosi, circonvenzione di incapace. Tutti questi, essendo puniti con pene inferiori ai dieci anni, vengono sospesi. Per sospenderne uno, l’Associazione Magistrati ha calcolato che ne sospende circa centomila.
Esempio, perché poi c’è anche un aspetto psichiatrico in questa legge. Uno straniero violenta una studentessa alla fermata del tram. Secondo esempio, uno studente cede una canna di hashish a un coetaneo. Quale processo viene sospeso e quale invece si fa subito? Si fa subito quello allo studente che ha ceduto la canna. Mentre quello dello straniero irregolare che ha violentato la studentessa viene rinviato a data da destinarsi.
Due zingarelle rapiscono un bambino. Oppure, due zingarelle rubano un pezzo di formaggio in un supermercato e uscendo la guardia giurata. Quale processo si fa per primo? Naturalmente quello alle due zingarelle che rubano il formaggio. Non a quelle che rapiscono il bambino.
Risposta numero tre. Un chirurgo in un intervento fa un grave errore e provoca la morte di un bimbo. Un giovane ruba il telefono cellulare a un coetaneo e lo minaccia con un coltellino. Quale processo si fa prima? Si fa prima quello del furto del cellulare, non quello dell’errore medico.
Esempio numero quattro. Un assessore becca una tangente per truccare appalti. Suo figlio compra un motorino rubato e poi ci cambia la targa. Indovinate quale processo viene sospeso? Naturalmente quello per la tangente. Invece quello per il motorino si fa subito.
Infine, uno straniero ubriaco a bordo di un’auto rubata investe tre pedoni sulle strisce. Oppure due parcheggiatori abusivi chiedono un euro a un automobilista e minacciano di rigargli la macchina se non glielo da. Quale processo si fa per prima? Quello al posteggiatore abusivo. Quello allo straniero ubriaco che ha steso le tre persone sulle strisce, no.
Questi sono tutti esempi che ha fatto l’Associazione Magistrati in uno studio sugli effetti di questa legge. Una legge che oltretutto non sospende i processi solo per un anno. Dice di sospenderli per un anno, poi in realtà bisognerà rimetterli a ruolo. La prescrizione si blocca per un anno. Dopodichè tutti i tempi morti, anni e anni, che richiederanno ai tribunali per rimetterli nel ruolo, farà sì che tutti quei processi sospesi per un anno riposeranno in pace e finiranno tutti in prescrizione. Compreso quello a Berlusconi.
È quello che vi dicevo prima. È facilissimo con questi esempi far vedere come, per bloccare il processo Mills, si bloccano un terzo dei processi che poi realmente si fanno – un quarto, un quinto, stiamo parlando comunque di una quota enorme – che tutte le vittime che aspettavano di avere giustizia da quei processi si dirà loro: “chi si è visto, si è visto. Perché Berlusconi esce, e quindi escono anche tutti quelli come lui”. Il conflitto di interessi è immediatamente chiaro. Lo si capisce benissimo. Il nostro interesse è che quei processi si facciano. Il suo è, ovviamente, che quei processi non si facciano perché così non si fa nemmeno il suo, che non arriva a sentenza. E lui lo sa, come sarà la sentenza. Prossima settimana vedremo, tanto la stanno scrivendo, quali conseguenze comporterà e quali balle ci stanno raccontando a proposito del Lodo Schifani Bis. Il Lodo Schifani bis stanno preparandolo, stanno decidendo quali alte cariche inserire. Perché cinque sembravano poche, quindi pare che adesso ne vogliano mettere diciannove, forse anche il presidente dell’ArciCaccia, chi lo sa, l’Esercito della Salvezza… ci sono varie istituzioni da immunizzare. E probabilmente, da quando si è messo il panama in testa, come Al Capone, e ha chiesto a un vescovo di fargli fare la comunione anche se è divorziato, è molto probabile che nel Lodo Schifani bis ci sia anche il diritto di fare la comunione almeno per i divorziati che hanno il nome che comincia per “S”, il cognome che inizia per “B” e la testa bitumata.
Grazie e passate parola."




28 aprile 2008

V-Day2: l'intervento di Marco Travaglio (parte terza)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. travaglio v-day2 beppe grillo

permalink | inviato da Pierpaolo Farina il 28/4/2008 alle 23:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



27 aprile 2008

V-Day2: L'intervento di Marco Travaglio (parte seconda)




7 marzo 2008

Inceneritore? No, Grazie.

                    

Oggi Veltroni ha detto: “No a discariche, Sì a termovalorizzatori che producano energia per i cittadini.”

Mi dispiace, ma evidentemente Veltroni, come il suo avversario Silvio Berlusconi, nulla sa o nulla vuole sapere sugli effetti devastanti che l’Inceneritore (perché così si chiama, i termini coniati per far digerire la pillola come termovalorizzatore a biomassa o rigassificatore in Europa, e nemmeno nel dizionario, non si sa cosa siano) provocano sulla salute del cittadino.

Per ogni Kg bruciato con un inceneritore viene immessa nell’aria 1,2 Kg di nano-particelle di polveri killer da Pm 2.5 a Pm 0.1 che nessun filtro può fermare, più 3 etti di polvere nocive che vanno depositate in discariche apposta per subire un trattamento specifico prima dello smaltimento definitivo. Per inciso, le nano-polveri si sedimentano nel nostro corpo e provocano tumori di vario genere.

Il rapporto energia di cui vanno tanto fieri gli ideatori del termo-distruttore di Brescia non è attivo, ma passivo: infatti l’energia che serve per tenere in piedi l’impianto è superiore a quella che si ottiene bruciando i rifiuti.

Noi Italiani potremmo benissimo fare a meno degli inceneritori, come hanno deciso di fare anche la Città di Buenos Aires, che ha intenzione di chiudere tutti gli inceneritori e riciclare tutti i rifiuti entro il 2020, o la Contea del Lancashire (1.2 milioni di abitanti) , in Inghilterra, che nel settembre 2005 ha rinunciato a costruire un mega-inceneritore puntando sul Trattamento meccanico biologico "a freddo" ritenuto anche da Greenpeace un metodo più rispettoso per ambiente e salute umana.

Ma la cosa ancora più grave è che, analizzando alcuni prodotti alimentari ad altissima diffusione, alcuni ricercatori di fama internazionale hanno scoperto che questi contengono nano-particelle prodotte da inceneritori: infatti, gli stabilimenti di lavorazione di queste aziende sono nei pressi di uno di quegli eco-mostri che ci vorrebbero far passare come la soluzione a tutti i nostri problemi energetici. Per inciso, nessuna azienda ha risposto alle lettere inviate da questi scienziati.

Ecco la lista dei prodotti con a fianco le nano-particelle provocatrici di tumori trovate al loro interno(diffondetela!!!):

1) Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto

2) Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo, Nichel (acciaio)

3) Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro

4) Omogeneizzato di Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio

5) Omogeneizzato di prosciutto e vitello Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio

6) Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel

7) Tortellini Fini: Ferro, Cromo

8) Hamburger McDonald’s: Argento

9) Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel

10) Chewing Gum Daygum Microtech Protex: Silicio (cioè vetro)

11) Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) HerbaLife: Ferro, Titanio

12) Integratore Formula 2 (pasto sostitutivo) HerbaLife: Ferro, Cromo

13) Pandoro Motta: Alluminio, Argento

14) Salatini Tiny Rold Gold (USA): Ferro, Cromo, Nichel, Alluminio

15) Biscotti Offelle Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio

16) Biscotti Galletti Mulino Bianco (Barilla): Titanio, Ferro, Tungsteno

17) Biscotti Macine Mulino Bianco (Barilla): Titanio

18) Granetti (Barilla): Ferro, Cromo

19) Bauletto Coop: Ferro, Cromo

20) Plum Cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro, Cromo

21) Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio

22) Pane Carasau (I Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo

23) Pane Ciabatta Esselunga: Piombo, Bismuto, Alluminio

24) Pane morbido a fette Barilla: Piombo, Bismuto, Alluminio

25) Paneangeli cameo: Alluminio, Silicio

Come potrete constatare di persona le sostanze presenti in questi prodotti, molti dei quali destinati a bambini, non sono sostanze che fanno bene alla salute!!!

Vi invito a leggervi i vari rapporti sulla connessione Inceneritore-Tumore portati avanti da parecchi scienziati italiani, europei e internazionali che hanno una validità più accertata di quello che dicono i vari leader di partito, e mi rammarica dirlo, anche del mio.

- Articoli del dott.Stefano Montanari e della dott.sa Antonietta Gatti sui danni da nanoparticelle prodotti dagli inceneritori

- Documento ISDE- Medici per l'Ambiente Italia

- Rapporto dell'Associazione Britannica di Medicina Ecologica

-Articolo della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale

- Ricerca del dr. Micheal Ryan sui difetti alla nascita in Inghilterra dovuti agli inceneritori (1995-2002), dove si spiega che i danni alla salute emessi dalle polveri Pm 2.5 vengono registrati in un area di 20 miglia (32 chilometri) di distanza dai camini


- Ricerca del prof. Annibale Biggeri dell'Università di Firenze sulla mortalità per linfomi non Hodgkin nei comuni della regione Toscana con inceneritori


- Articolo del professor Massimo Gulisano, ordinario dell' Università di Firenze sui danni biologici causati degli inceneritori


- Articolo sul tema nanoparticelle e inceneritori del prof. Ugo Bardi, del Dipartimento di Chimica dell'Università di Firenze


- Articolo sulle alternative reali agli inceneritori: il Trattamento meccanico biologico- a cura del prof. Federico Valerio, direttore del dipartimento di Chimica Ambientale dell' Istituto per la Ricerca sul Cancro di Genova


- Parere scientifico del prof. Lorenzo Tomatis, Ex Direttore Esecutivo dello IARC International Agency for Research on Cancer, del dr.Valerio Gennaro, Medico Epidemiologo presso l' Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova e del professor Paul Connet, della St. Lawrence University- New York, che è il massimo esperto americano delle strategie alternative agli inceneritori ed ideatore della politica "Rifiuti Zero"

Diffondi anche tu queste informazioni!!!




15 novembre 2007

Salvatore Borsellino a Beppe Grillo: Mi ammastello pure io!

 Caro Beppe,
ricevo da Benny Calasanzio
una lettera piena di dignità e di disgusto per l'ultima, inaccettabile esternazione del signor Clemente Mastella, mi ripugna adoperare per questo personaggio il titolo di Ministro della Repubblica, che ha annunciato di avere intenzione di querelare Beppe Grillo per le sue dichiarazioni al Parlamento Europeo e di volere devolvere gli eventuali proventi di questa querela ai familiari delle vittime della mafia.
La minaccia di querela e' uno spauracchio che viene ormai correntemente usato come surrogato degli “avvertimenti mafiosi” da politici che hanno dimestichezza con questo tipo di procedure, per cercare di tacitare le accuse che loro rivolte da giornalisti, scrittori, presentatori e anche persone comuni che scrivono in rete e sui blog.
Lo stesso signor Mastella, non molto tempo fa non trovò di meglio per replicare alle accuse che gli avevo rivolte con lettere aperte pubblicate in rete e nel corso della trasmissione di Anno Zero che ricordarmi di "avere fatto concedere la pensione alla famiglia Borsellino".
In quella occasione replicai in primo luogo al signor Mastella che non si tratta della “concessione” di un Ministro, ma di un “riconoscimento” da parte dello Stato, ma probabilmente lo stesso signor Mastella e' troppo abituato alle consuetudini clientelari per afferrare la differenza.
In secondo luogo che, per quanto mi riguarda, oltre a non essere ovviamente beneficiario di alcuna pensione, ho persino rinunciato a richiedere la “provisionale” che avrei potuto richiedere come parte civile nel processo per l'assassinio di mio fratello perché quello che mi aspetto dallo Stato è solo Giustizia e non provvedimenti economici.
Ma probabilmente il signor Mastella non e' competente neanche in fatto di Giustizia e quindi non ha ritenuto di darmi una risposta.
Per finire poi ricordo allo stesso signor Mastella che nelle sue affermazioni fatte al Parlamento Europeo Beppe Grillo non fa altro che riportare quanto da me già affermato in una lettera aperta del 20 settembre:
"
Ieri era stato necessario uccidere uno dopo l'altro due giudici che da soli combattevano una lotta che lo Stato Italiano non solo si è sempre rifiutato di combattere ma che ha spesso combattuto dalla parte di quello che avrebbe dovuto essere il nemico da estirpare e spesso ne ha armato direttamente la mano.
Oggi non serve più neanche il tritolo, oggi basta,alla luce del sole, avocare un'indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava ad arrivare al livello degli “intoccabili”, perché tutto continui a procedere come stabilito.
Perché questa casta ormai avulsa dal paese reale e dalla gente onesta che ancora esiste, anche se colpevole di un silenzio che ormai si confonde con l'indifferenza se non con la connivenza, possa continuare a governare indegnamente il nostro paese e a coltivare i propri esclusivi interessi in uno Stato che ormai considera di propria esclusiva proprietà.
Oggi basta che un ministro indegno come il signor Mastella ricatti un imbelle capo del Governo, forse anche egli coinvolto nelle stesse vicende, minacciando una crisi di governo, perchè tutta una classe politica faccia quadrato intorno al suo degno rappresentante e il messaggio arrivi forte e chiaro ai vertici molli della magistratura"
.
Ecco quanto ho scritto e riaffermo.
Se il signor Mastella ritiene di dover querelare per le sue frasi Beppe Grillo, lo prego di fare la stessa cosa anche nei miei confronti, mi potrà così poi devolvere, come familiare di una vittima della mafia, una parte dei proventi che gli deriveranno dalla messa in pratica del suo “avvertimento”.
Alla lettera di Benny Calasanzio non ritengo di poter aggiungere altro se non che mi associo alla sua richiesta fatta per conto della propria famiglia.
E' così piena di dignità offesa e di disgusto per le squallide dichiarazioni dei politici cui fa riferimento che ogni altra parola sarebbe superflua.” Salvatore Borsellino



sfoglia     dicembre        gennaio
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)