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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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25 marzo 2011

Se vuoi la pace, prepara la pace

Se vuoi la pace, prepara la guerra”, dicevano certi antenati. E invece io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: “Se vuoi la pace, prepara la pace.
(Enrico Berlinguer)

Le ultime notizie dalla Libia sono che, dall’inizio della rivolta, ovvero in quattro settimane, sono morte 8.000 persone. Ottomila vite spezzate dalla furia omicida del solito dittatore a cui è stato lasciato fare il bello e il cattivo tempo, finché esigenze tutt’altro che umanitarie (il petrolio) hanno imposto ai grandi esportatori di civiltà, libertà e democrazia occidentali il solito intervento militare per ristabilire la giustizia.

E dov’erano questi signori negli ultimi 42 anni, mentre Gheddafi soffocava nel sangue rivolte, legittime richieste di maggior democrazia e il libero arbitrio? Probabilmente erano impegnati a far fuori, sempre per i soliti motivi tutt’altro che umanitari, altri dittatori, che magari essi stessi avevano messo là e rifornito di armi proprio per favorire i loro interessi, che però da quel momento in poi non venivano più garantiti e quindi la ragion di Stato imponeva alle loro coscienze (o ai loro portafogli) di intentare sante alleanze democratiche contro i crudeli dittatori.

O magari, sempre in funzione anti-comunista, armavano i talebani, uccidevano Salvador Alliende, tentavano con esiti incerti vari golpe neo-fascisti in Italia, per non parlare delle stabili dittature in Grecia e Argentina e potremmo andare avanti sul percorso delle dittature per salvaguardare la democrazia (un paradosso che nel mondo dura tutt’ora).

E come mai i volonterosi, come hanno chiamato l’allegra armata brancaleone che litiga pure sul numero di missili da lanciare, non sono andati a bombardare anche nel Myanmar (ex-Birmania), dove al potere c’è una dittatura militare? E in quanti paesi africani efferate dittature costringono milioni di persone all’esilio e all’emigrazione? La democrazia e la libertà non sono uguali in tutto il mondo?

Probabilmente sono più uguali nei Paesi ricchi di materie prime e soprattutto di petrolio, perché altrimenti non si spiegherebbero queste strane eccezioni al principio di uguaglianza che imporrebbe di trattare tutti gli stati dittatoriali allo stesso modo. Cina e Russia comprese.

Per tre settimane la comunità internazionale indugiava sull’intervento militare in Libia, diventando complice di un massacro inenarrabile. Invece di intervenire con le bombe, si poteva fare qualcosa di più, meglio e prima di questo grande pasticcio che qualcuno ha anche il coraggio di chiamare missione di pace (ed è invece una guerra): armare i ribelli, isolare Gheddafi, bloccarne aiuti, togliergli la terra sotto i piedi. E assicurarlo alla giustizia internazionale. Questo però non andava fatto 3 settimane fa. Andava fatto almeno 30 anni fa.

Del resto, la pratica Gheddafi ha cercato di risolverla già Reagan con le bombe nel 1986 (ma il grande statista da tutti compianto Bettino Craxi telefonò a Gheddafi per avvertirlo della cosa, quindi violando il patto di segretezza della Nato), ma fallì miseramente. E noi Italiani negli ultimi 42 anni abbiamo mantenuto comodamente il piede in due scarpe, giusto per non compromettere l’inaffidabilità e l’incoerenza che tanto ci hanno distinto in politica estera in 150 anni di storia unita.

Quindi che fare? Vale il “si vis pacem, para bellum” di latina memoria, oppure il “si vis pacem, para pacem” di Enrico Berlinguer? Il nodo è certamente difficile da sciogliere e non c’è una risposta univoca (c’è chi, ad esempio, come D’Arcais che è a favore dell’intervento e chi non lo è come Gino Strada).

Posto che io la penso come Hemingway, ovvero che le guerre sono combattute dalla più bella gente che c’è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che se ne avvantaggiano. Sono persuaso che tutta la gente che sorge a profittare della guerra e aiuta a provocarla dovrebbe essere fucilata il giorno stesso che incominciano a farlo da rappresentanti accreditati dei leali cittadini che la combatteranno.”

se la guerra si può evitare (ed è sempre possibile farlo), bisogna però che in ogni sistema vengano introdotti i giusti anticorpi sociali e culturali per impedire l’avvento di uomini della provvidenza che sono le cause uniche ed esclusive delle sofferenze quotidiane di milioni di persone.

Perché la pace, nel caso se lo fossero dimenticati i fan del libero mercato senza regole, è il più grande fattore di sviluppo. Nella pace i popoli possono usare la ricchezza per soddisfare le proprie necessità di vita e di crescita, per produrre altre ricchezze utili, per migliorare ed elevare la propria cultura, i propri modi di vivere e di consumare, e non per produrre strumenti di distruzione e formare soldati.

Se i miliardi di dollari al giorno che gli uomini spendono per gli armamenti fossero usati a fini pacifici, questi potrebbero contribuire a mutare il destino dell’umanità intera.

Sono certo, però, che come al solito, gli illuminati che ci governano ci arriveranno troppo tardi. O forse mai.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2407




16 marzo 2011

Se Wikio censura Berlinguer

Wikio, per chi non lo sapesse, è un servizio di condivisione delle notizie, che all’inizio di ogni mese (in base ad un loro algoritmo che esula da traffico e visitatori, a quanto pare) redige anche una classifica dei 100 blog più letti di ogni categoria (politica, economia, etc.).

Qualcosa di Sinistra, sin dalla sua nascita, è stato correttamente indicizzato su Wikio, senza essere sottoposto a censure e senza particolari problemi. In poco meno di 3 settimane, a dicembre, ci siamo piazzati tra i 5000 blog più letti d’Italia; a gennaio siamo arrivati alla posizione 2077, per poi arrivare agli inizi di febbraio nella top500, occupando la 414° posizione. Nella classifica di politica in 3 mesi siamo diventati il 42° blog più letto.

Fin qui tutto bene. Il nostro rating cresceva a livelli stratosferici, così come le nostre visite (con picchi di 4500 lettori ogni giorno, stando a wordpress.com e a google analytics). Continuiamo a macinare record del genere, pur essendo semisconosciuti ed essendo relativamente giovani.

Sarà un caso, ma proprio il primo articolo censurato su wikio è stato il mio “Per Enrico, Per Esempio”, in occasione dei 2 anni dalla nascita di EB.IT – Il Primo Sito Web su Enrico Berlinguer, il 16 febbraio. All’inizio ho pensato ad una piccolo errore in wikio e non me ne sono curato più di tanto, anche se l’articolo immediatamente successivo al mio era stato correttamente indicizzato.

Intanto, il nostro rating il 1° marzo, a 4 giorni dall’aggiornamento della classifica, arrivava a quota 19.177, un valore che ci avrebbe fatto entrare nella top30 dei blog più letti di politica e chissà quante posizioni ci avrebbe fatto prendere in quella generale (in fondo, sfido qualunque giovane blog ad avere una media di 2600 lettori al giorno a 4 mesi dalla nascita).

Ebbene, il 2 marzo il nostro rating viene “tagliato” a 5.0 (ovvero ai livelli che avevamo quando 2600 lettori li facevano in 2 settimane); anche in quel caso ho pensato ad un errore, tant’è che il 3 marzo siamo risaliti a quota 8.5, anche se un po’ mi scocciava, essendoci di lì a 3 giorni l’aggiornamento della classifica.

Arriva il 4 marzo, pubblico due articoli, uno in cui riporto il famoso scritto corsaro di Pasolini “Il Potere senza volto”, l’altro è sul vergognoso stipendio di Giuliano Ferrara e… puff, non vengono indicizzati su Wikio. Ohibò, tre articoli non indicizzati. C’è qualcosa che non va. Scrivo a info@wikio.it, chiedendo se sia un nostro problema o un loro. Nessuna risposta.

Arriva il 5 marzo. Altri articoli, altre “censure” su Wikio. Riscrivo sempre al solito indirizzo, senza successo. E continuo per tutta la settimana, scrivendo anche al responsabile italia di Wikio. Nulla.

Risultato: Qualcosa di Sinistra de facto è oscurato su Wikio, senza soluzione di ritorno. Ho provato così a re-inserire il blog come fonte e… magia, anziché darmi errore, dicendomi che la fonte era già presente su Wikio, mi arriva il messaggio automatico: “Grazie per la tua segnalazione! Valuteremo se il tuo blog ha i requisiti necessari etc. etc.”, e noto una piccola dicitura: “Wikio è aperto a tutti i blog, ma questi possono essere non accettati a discrezione assoluta di Wikio.

Morale, anche con la nuova iscrizione (che dimostra come ci abbiano cancellato proprio da Wikio, senza dirci nulla), Qualcosa di Sinistra continua a non essere indicizzato su Wikio. Cosa che alla fine ci può anche fare piacere, visto che, assodato che la classifica è palesemente truccata perché ci sono manine sante che la correggono, espellendo i blog scomodi, significa che facciamo paura.

A chi non lo sappiamo… in ogni caso, passate parola. E scrivete anche voi a info@wikio.it, non tanto per chiedere la nostra reintegrazione (a sto punto poco ci importa, rimaniamo comunque tra i 30 blog più letti di politica in Italia lo stesso), quanto per ESPRIMERE IL VOSTRO SDEGNO.

E chissà che forse, dalle parti di Wikio, le varie mani di forbice si diano una regolata la prossima volta.

Noi non ci arrenderemo mai. Loro nemmeno (ma gli conviene?)

Passate parola.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2098




19 febbraio 2011

L'eterna attualità della Questione Morale

Diciotto anni fa, quando Mani Pulite cominciava a muovere i primi passi, la corruzione aveva un giro di affari di 10.000 miliardi di lire (5 miliardi di euro) e produceva un indebitamento pubblico tra i 150.000 e i 250.000 miliardi di lire, più 15/25.000 miliardi di interessi passivi.

La fotografia di quel 1992 mostra un Paese sull’orlo della bancarotta, completamente fuori dai parametri di Maastricht: debito al 118% del PIL (anziché al 60); tasso di inflazione al 6,9% (invece del 3); deficit di bilancio all’11% (anziché al 3). Il 16 settembre passa alla storia come “il mercoledì nero” della lira, il cui valore negli scambi con le altre monete crolla a tal punto da costringerla ad uscire dal Sistema Monetario Europeo.

La conseguenza di tutto ciò, in termini economici, portò il Governo Amato a varare una Finanziaria lacrime e sangue da 30.000 miliardi di lire, che avviò le famose privatizzazioni e introdusse una valanga di tasse e balzelli vari che tutt’oggi gravano sulle tasche dei cittadini onesti che le tasse le pagano. Diciotto anni fa la crisi economica scardinò la Prima Repubblica e distrusse i grandi partiti di massa, portando sulla scena politica italiana homines novi che poi tanto novi non erano: ma ieri come oggi la crisi economica è figlia della Crisi Morale.

Continua a leggere su:

http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=1431




16 febbraio 2011

Per Enrico, Per Esempio

25 gennaio 2009. Poco meno di sei mesi al 25° anniversario della morte di Enrico Berlinguer.

Avevo preparato con cura il lancio di EB.IT – il primo sito web su Enrico Berlinguer (http://www.enricoberlinguer.it), perché ero oramai stanco che non ci fosse nemmeno un sito dedicato alla figura politica e ideale più importante della Sinistra del Novecento, assieme a quella di Antonio Gramsci. Nessun luogo dove raccogliere discorsi, memorie, foto, interviste. Solo wikipedia e qualche altra pagina amatoriale.

Ero pronto. Almeno per quanto riguardava il materiale, lo ero. Sei mesi prima avevo raccolto abbastanza materiale su Berlinguer, per la mia tesina di maturità sulla Questione Morale. Berlinguer, la sua tensione ideale, la sua capacità di vedere lontano, il suo essere così umanamente diverso dai politici che vedevo ogni giorno in tv, tutto questo mi portò a impegnarmi nella politica attiva, se così si può chiamare l’iscrizione ad un partito e, paradossalmente, oggi è la causa per cui non sono iscritto a nessun partito.

Il mio primo vero incontro con Enrico fu però a 18 anni, quando mi capitò tra le mani il libro di Chiara Valentini “Berlinguer, l’Eredità difficile”. Era luglio, faceva caldo. Forse il fatto che quella biografia fosse a metà prezzo influì positivamente sulla mia scelta di comprarla. Nulla accade per caso. E se mi finì quel libro tra le mani, sono tutt’ora convinto che si sia trattato di un segno del destino.

Dopo 3 giorni chiusi quel libro e avevo voglia di conoscere, di sapere, di leggere direttamente cosa diceva e cosa pensava Enrico Berlinguer, senza i filtri delle interpretazioni altrui. Volevo farmi una mia idea, senza passare delle idee altrui. Volevo leggere Enrico per come era.

Ma la mia sete di conoscenza non fu placata, né da internet, né dalla saggistica, né tanto meno dalle biblioteche: per reperire materiale su Berlinguer dovetti fare i salti mortali tra improbabili librerie e gli archivi storici del corriere della sera, qui a Milano.

Più scoprivo cose su di lui, più mi chiedevo come mai fosse stato abbandonato nella pratica quotidiana da quelli che si definivano i suoi eredi e ai quali mi ero iscritto proprio per quel motivo: i Democratici di Sinistra. Scoprii a mie spese perché Berlinguer era un ricordo troppo scomodo.

E la mia battaglia per la Questione Morale, nel momento di costituzione del Partito Democratico, trovò molta poca eco negli ambienti ufficiali e di partito (anche se sulla rete il mio piccolo blog sulla questione morale si avviava a diventare uno dei 200 blog più letti d’Italia). Come ogni Cassandra che si rispetti, a quei tempi fui sbeffeggiato dai vari satrapi di turno (che oggi si leccano le ferite), quindi decisi di dedicarmi alla costruzione del più grande sito web su Enrico Berlinguer.

È strana la vita: il primo nucleo di quello che oggi è uno dei siti web più visitati in Italia (con un blog, Qualcosa di Sinistra, che in 3 mesi è diventato il 42° blog di politica più letto in Italia) non è stato altro che un mero esercizio per l’esame di informatica che dovevo dare il 16 febbraio 2009.

Giorno in cui vide la luce EB.IT – il primo sito web su Enrico Berlinguer. A quell’esame fui bocciato e a settembre cambiai anche facoltà, per approdare a scienze politiche (sono passato da quello che avrei dovuto fare per trovare lavoro a quello che mi piaceva fare, fregandomene delle aspettative di lavoro). Ma se tornassi indietro, rifarei tutto, anche l’anno di ingegneria, e non solo per le fantastiche persone che ho conosciuto e quello che comunque ho imparato, ma soprattutto perché mi ha dato quel minimo di conoscenze per creare questo sito web.

Senza il quale, oggi non esisterebbe l’Associazione Nazionale Enrico Berlinguer, Qualcosa di Sinistra e quell’enorme network di oltre 123.000 persone che in poco meno di 2 anni siamo riusciti a far incontrare su facebook.

Oggi, 16 febbraio 2011, il popolo della Sinistra ha un sito web su Enrico Berlinguer dove poter leggere direttamente quello che Enrico scriveva e diceva (il nuovo DataBerlinguer), esprimere la propria opinione (EB.IT Forum), fare politica nel nome di Enrico fuori e tra i partiti (l’Associazione), tornare a dire Qualcosa di Sinistra ad una platea di oltre 123.000 compagni.

Il tutto con pochi soldi, tanta passione, molto coraggio, ma soprattutto grazie anche all’esempio di persone come Enrico Berlinguer. Perché tutto quello che ho messo in piedi, tutto quello che io e quelli che hanno deciso di dare una mano stiamo facendo, non è qualcosa per avere successo o reclamare poltrone o rendite di posizione in questo o quel partito.

Tutto quello che abbiamo fatto e facciamo lo facciamo per ringraziare Enrico, che è morto a Padova, come un eroe, e che ha dato tanto: alla Sinistra, all’Italia, ma soprattutto a noi giovani nati dopo il Crollo del Muro di Berlino, a cui mancano riferimenti ideali puri ed esempi sani per ispirare la nostra lotta contro le ingiustizie e i privilegi.

Diceva Sandro Pertini, un’altra stella nel firmamento dei grandi esempi che ci rimangono, nel suo famoso appello ai giovani: “Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo; se c’è qualcuno che dà scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato.”

E questa ci pare una missione più che gratificante, affinché tutto il sangue versato da tanti giovani italiani, morti per darci la possibilità di scrivere oggi su questo blog e di manifestare il nostro pensiero, non sia scorso invano.

Grazie, a chi ha creduto, a chi ci crede e a chi ci crederà. A chi resiste, e non se ne vergogna. Saremo sempre di più, passate parola.




21 gennaio 2011

Quando c'era il PCI

È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità.” (Cos'è questo golpe? Io so, di Pier Paolo Pasolini)

A leggere queste parole di Pasolini, dopo tanti anni, c’è da chiedersi cosa avrebbe scritto a proposito della deriva culturale che ha colpito questo Paese. L’Isola, il PCI, non esiste più. Non esistono più nemmeno i suoi eredi, i suoi intellettuali, i suoi ideali, le sue lotte, le sue conquiste.

Tutto è stato reso così tristemente uguale, così scientificamente inevitabile. Gli ideali hanno ceduto il passo agli interessi e se la speranza è sempre l’ultima a morire, abbiamo già perso i sogni e la passione sul campo di battaglia.

Una battaglia culturale, prima ancora che politica, perché tutti i guasti dell’Italia di cui scriveva Pasolini e l’attuale sono tutti di matrice culturale e sono resi ancora più gravi dall’assenza colpevole di una Sinistra che se non è morta, ha certamente scelto l’esilio. O, peggio, ha scelto il peggio del conformismo reazionario e gli ha applicato il peggio della mentalità comunista, con gli effetti devastanti che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Nell’Italia della Prima Repubblica non c’erano meno scandali, meno ombre, meno ingiustizie di oggi, ma c’era il PCI, il Partito Comunista Italiano, che, checché ne dicano i revisionisti ex, post (ma sempre cialtroni), è stato la più grande scuola culturale di massa di questo Paese. Nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte. Nelle luci e nelle ombre che ci sono in ogni cosa.

E quello che oggi manca alla mia generazione, quella generazione di giovani così tanto accusata di menefreghismo e di pigrizia da parte di quei post/ex comunisti sempre pronti a salire in cattedra e mai bravi a fare autocritica, è proprio questo: non il PCI in quanto tale, quanto quella grande scuola culturale che esprimeva.

Quello che manca a noi giovani, insomma, è un nuovo orizzonte culturale a cui attingere per tornare a riappropriarci, con la passione che dovrebbe contraddistinguerci (e che invece viene spenta da secchiate di realpolitik da chi dovrebbe rappresentarci), di quei sogni e di quegli ideali che hanno animato due secoli di lotte e di speranze. Sogni e speranze che hanno portato gente a sacrificare la propria vita e che, grazie a quella che se Gramsci fosse qui oggi chiamerebbe la generazione dei costruttori di soffitte, sono stati sacrificati sull’altare della legittimazione per andare al governo.

Il PCI era una scuola culturale e politica che faceva paura sia ai sovietici che agli americani: non è un caso, infatti, che sia l’URSS che gli USA avessero pronte precise strategie per l’Italia, nell’ordine di eliminare il suo segretario più amato (la prima) e di attuare un golpe reazionario sulla falsa riga di quello cileno (la seconda).

Il Pci è stato inoltre un riferimento importante, ed in alcuni casi insostituibile, nelle storie individuali di milioni di donne e di uomini del nostro Paese. Una immensa comunità, un paese Partito che si estendeva in tutto il paese Italia e in cui “l’essere compagni” ed avere in tasca la tessera del Pci costituiva un inalienabile diritto di cittadinanza.

In qualsiasi città italiana si trovasse, anche la più sperduta, un compagno del Pci poteva recarsi in una sezione del Partito, sapendo di esservi accolto come un padre accoglie il proprio figlio dopo un lungo viaggio. Quanti italiani delle regioni meridionali emigrati al nord hanno ricevuto la prima accoglienza dalla locale sezione del PCI, quanti contadini hanno imparato “a non togliersi il cappello davanti al padrone di lavoro” e a chiedere, con dignità, il rispetto dei propri diritti, diventando finalmente dei “cittadini” a tutti gli effetti. E quanti hanno imparato a leggere e scrivere, quanti sono morti per l’ideale di una società più giusta.

Non voglio dilungarmi troppo, né dipingere un ritratto tutte luci e niente ombre, perché sarebbe irrispettoso nei confronti di chi il PCI l’ha vissuto per davvero (e io che sono nato qualche mese prima della Bolognina non ho il diritto di spiegarlo ad altri, ma sento il dovere di provare a spiegarlo ai miei coetanei).

La fine del comunismo reale avrebbe portato anche il PCI (la Giraffa, come lo chiamava Togliatti, quell’animale così strano, ma che eppure esiste), sul lungo periodo, ad essere distrutto. L’obiettivo della Svolta, infatti, come testimonia anche un’intervista ad un allora trentaquattrenne Walter Veltroni (chissà se oggi si riconoscerebbe) era quella di non disperdere l’immenso patrimonio ideale, politico e culturale del PCI:

Io ho passato 20 dei miei 34 anni lavorando a tempo pieno dentro questo partito. Questo PCI è stato per me qualcosa che ha cambiato la mia vita e ai suoi caratteri io sono indissolubilmente legato. La sua grande forza è stata la capacità di scelte difficili. Questa è una di quelle. Non c’è dubbio, era più comodo stare fermi. Così per ci saremmo assunti la responsabilità, per non avere il coraggio di sbagliare, di vedere deperire un grande patrimonio politico e ideale.

Quel patrimonio politico e ideale, anziché deperire, è stato lentamente distrutto, spazzato via, attraverso la più grande rimozione culturale della Storia italiana recente, il cui ultimo fotogramma si concretizza nella lotta alla parola “compagno”. Non era infatti l’epifania del “Nuovo”, carico di sicuri trionfi e cambiamenti, ma semplicemente il funerale di quello che da una sera alla mattina era diventato “Vecchio”, che avrebbe portato solo ad una stagione di sconfitte e traumi collettivi.

Perché alla fine, come disse Berlinguer nel 1979:

“Secondo qualcuno il nostro partito dovrebbe finire di essere diverso, dovrebbe cioè omologarsi agli altri partiti. Veti e sospetti cadrebbero, riceveremmo consensi e plausi strepitosi, se solo divenissimo uguali agli altri… se decidessimo di recidere le nostre radici, pensando di rifiorire meglio. Ma ciò sarebbe, come ha scritto Mitterrand, il gesto suicida di un idiota.”

E così alla fine è stato. E le migliaia di persone che stanno visitando la mostra del PCI a Roma, organizzata dalla Fondazione Gramsci, che si emozionano al solo rivedere il sorriso di Berlinguer, i quaderni di Gramsci, le immagini di milioni di persone in piazza, è l’ennesima dimostrazione che manca un orizzonte culturale capace di risvegliare le coscienze. E, soprattutto, la passione in noi giovani.

Perché quale passione dovremmo riscoprire, noi giovani, condannati a vivere in una società che l’unica cosa che ci offre è quello di diventare una rotella di un ingranaggio volto solo a favorire la prepotenza, il privilegio, la corruzione

Quindi è per questo che, anche se non sono comunista, anche se non ho mai potuto esserlo, né ho mai potuto militare nel grande Partito Comunista Italiano, scrivo oggi qui, questo articolo, per confessarvi una cosa: che io, nel bene o nel male, fortemente lo rimpiango.




18 gennaio 2011

Gli Uomini Giusti

 

Finirà che, fra qualche anno, Gramsci sarà solo il nome di una fondazione, Falcone e Borsellino il nome di un aeroporto, Pertini il nome di qualche scuola e monumento sparsi per l’Italia. Di Berlinguer si ricorderà solo la pessima riforma dell’università del cugino, o forse nemmeno quello. Quanto ad Ambrosoli, Siani e gli altri, al pronunciare il loro nome, la risposta più frequente forse sarà quella “Ambrosoli e Siani chi?”. E questo sarebbe già un successo.

 

È il prezzo dell’apatia e dell’indifferenza al culto della memoria, volgarmente scambiato per passatismo e nostalgia da certi moderni trasfo-riformisti, che porta un intero sistema politico, culturale ed economico-sociale già sull’orlo del baratro, a celebrare l’arroganza, la prepotenza, l’abuso perpetuo e l’inganno continuo, l’ingiustizia sociale e la furbizia a scapito del più debole. Condannando se stesso a morte certa.

 

Una celebrazione continua da parte di chi dovrebbe impegnarsi invece a dare l’esempio, affinché le istituzioni riacquistino credibilità e i cittadini, soprattutto, fiducia in esse, per salvaguardare la democrazia e la libertà.

 

Perché quello che fa rabbia è il capovolgimento della realtà e dei valori, in un Paese ridotto a Ruby e Noemi, mentre i veri problemi del Paese vengono affrontati con l’arroganza e la prepotenza dei Marchionne e con l’assenza colpevole della Politica (tutta), troppo impegnata ad assicurarsi l’impunità e il privilegio.

 

Ma che parliamo a fare? L’anno scorso un sistema politico corrotto e allo sbando, ridotto a prostitute fuori e dentro a un Parlamento che produce leggi ad personam, ha celebrato in pompa magna la figura di un latitante e di un corrotto, condannato in contumacia e in via definitiva a 10 anni di reclusione e che aveva accumulato circa una ventina d’anni di galera tra primo e secondo grado negli altri processi pendenti.

 

Nel silenzio (o meglio, nel plauso) di quelle opposizioni che dovrebbero garantire l’alternativa ad un sistema fondato sulla corruzione e sul privilegio. Con la complicità di un Capo dello Stato che ha inviato lunghi messaggi alla famiglia.

 

Perché non ricordiamo analoghi lunghi messaggi alla famiglia di Enrico Berlinguer, nei 25 anni dalla morte, da parte della Presidenza della Repubblica? Perché le uniche manifestazioni in giro per l’Italia sono state fatte dai cittadini e non organizzate dai partiti? Perché si permette che una mediocre Stefania Craxi, in preda ad isteria continua, pubblichi sul Corriere della Sera vibranti attacchi contro Enrico Berlinguer, senza che nessuno ne prenda le difese o che, soprattutto, il direttore di quel giornale garantisca il diritto di replica?

 

Forse perché Enrico Berlinguer è morto sul campo davanti al suo popolo, stroncato da un ictus, mentre Bettino Craxi veniva servito e riverito in una bianca villa tuinisina per sfuggire alla galera? O forse perché fu ripetutamente spiato da servizi segreti deviati al soldo di P2 e dello stesso Craxi, affinché si potesse ricoprirlo di fango e farlo fuori politicamente?  O forse perché, in seguito a quelle illegali intromissioni (quelle sì) nella vita privata di un uomo politico onesto e perbene non produssero niente, dimostrando che in Italia c’era veramente qualcuno che era diverso, oltre ad essere comunista?

 

Mai come oggi noi giovani abbiamo bisogno di riferimenti ideali solidi e che abbiano dato l’esempio, come Berlinguer, Pertini, Ambrosoli, Siani. Che per nostra fortuna/sfortuna non hanno bisogno di monumenti o simposi e nemmeno di apologie a mezzo stampa o tv, ma che necessariamente verranno dimenticati, se non siamo noi, NELLA PRATICA QUOTIDIANA, a ricordarli, a rendere vivo il loro esempio. La testimonianza della loro vita, da cittadini onesti e da servitori dello Stato e del popolo, è sufficiente per noi per qualificarli come uomini giusti. Ma per quanto ancora, se si continua su questa strada, la loro memoria sarà preservata?




31 dicembre 2010

2011: dopo 150 anni l’Italia può cambiare?

Eccoci qui, mancano poche ore alla fine di questo 2010. Per la Sinistra bilancio amaro, lo diceva ieri Giorgio Pittella nel suo articolo, ma per l’Italia? Probabilmente ancora peggio, visto che perdiamo terreno in tutti i campi: politico, culturale, scientifico, tecnologico, energetico. Per non parlare dei diritti e della democrazia quotidianamente violentati, della libertà di informazione e di espressione sempre più ridotte ad un lumicino in quella coltre di nebbia fatta di povertà, miseria e ignoranza che affliggono l’Italia del 2010 e che, molto probabilmente, continueranno a farlo anche nel 2011.

Siamo una nazione da centocinquant’anni, una democrazia da poco più di 60: il dato drammatico è che sin dal 1861, chiunque volesse radicalmente rivoltarla come un calzino questa Italia che ha dato i natali a Dante, Machiavelli, Manzoni e tutti i grandi che ancora ci rendono onore, ha regolarmente perso battaglie, guerre e singolar tenzoni. Non mi riferisco a quelle politiche, ma a quelle culturali.

Perchè nel 1861 abbiamo realizzato l’Unità Politica dell’Italia, non certo quella Culturale: chi ci ha provato, ha miseramente fallito. Del resto, l’arte del Cambiamento, diceva Machiavelli, è la più difficile di tutte, perchè i conservatori sono sempre la maggioranza. E purtroppo questa maggioranza riesce a sfruttare a suo vantaggio povertà, ignoranza e miseria che dovrebbero portare un popolo degno di questo nome a ribellarsi o quanto meno darsi da fare per porre le basi di quel Cambiamento.

Con una disoccupazione all’8,7%, con 4 giovani su 5 che non riescono a trovare lavoro, con 600.000 lavoratori colpiti nei primi 11 mesi del 2010 dalla cassa integrazione, a fronte delle terze tasse più alte del mondo (43,5%) e del terzo debito pubblico del mondo (120% del PIL, 1815 miliardi di euro circa), c’è poco da stare allegri. Soprattutto per la fuga di quei cervelli che poi realizzano brevetti e scoperte scientifiche all’avanguardia all’estero, dove vengono giustamente super-pagati e messi nelle condizioni di lavorare (a dimostrazione del fatto che questo non solo non è un paese per giovani, ma nemmeno per i più meritevoli).

Il tasso di mobilità sociale (ovvero la possibilità, per esempio, che il figlio dell’operaio diventi manager d’impresa o comunque sia economicamente e socialmente avanti rispetto al proprio padre) è bassissimo, la fantomatica società meritocratica (parità di accesso e condizioni di partenza, ha successo chi si dà da fare), unica vera possibilità per evitare la tanto vituperata lotta di classe (che esiste tutt’ora, sono semplicemente scomparsi i rappresentanti tradizionali) un miraggio.

Imperano corruzione, clientelismo, affarismo e commistione tra pubblico e privato. Per non parlare dei legami tra economia e politica e di entrambe con la criminalità organizzata. In una parola Questione Morale, Questione Meridionale, Questione Legale.

Sul fronte della tutela dei beni culturali, i crolli di Pompei sono eloquenti, così come sono eloquenti le demenziali proposte di privatizzare tutto (dimenticandosi che il pubblico ha fini sociali, il privato solo il profitto).

C’è qualche speranza? Diceva Enrico Berlinguer: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.”

Dunque la speranza siamo noi. La speranza risiede nella nostra capacità di immaginare, progettare, praticare una nuova idea di società, di politica e di Italia, che potrà pur non godere di grandi consensi all’inizio, ma che sul lungo periodo sono vincenti. Forse il 2011 non segnerà alcun cambiamento positivo, ma bisogna sempre ricordare che il Cambiamento è un’opera corale, una lotta comune. Che si vive e si va avanti solo se si sta insieme e non da soli. La prima regola per poter cambiare? Dare l’Esempio. A furia di predicar bene e di razzolare ancora meglio, i consensi cresceranno.

Perchè anche la notte più buia ha una fine segnata dall’alba di un nuovo giorno. Buon 2011 a tutti.




17 dicembre 2010

La Sinistra non Vince con le Favole

Lettera aperta al candidato sindaco del centrosinistra a Milano, Giuliano Pisapia.

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Caro Giuliano,

ti scrivo questa missiva pubblica, dandoti del tu, semplicemente perché ho condiviso sin da quella famosa riunione dell’8 settembre alla Libreria del Mondo Offeso, che tu rievochi sul tuo blog, l’avventura delle primarie al tuo fianco.

Ti ho votato alle Primarie, nonostante le molte, forse le troppe, contraddizioni che ti trascinavi dietro di giorno in giorno (dal definire il concorso esterno in associazione mafiosa un’anomalia giuridica sino alla proposta di rimpatrio volontario dei rom alla Sarkozy, per non parlare della ciellina Sec di Tagliabue a curarti la campagna elettorale), eppure ero convinto che, nonostante tutto, la tua proverbiale umiltà e propensione all’ascolto alla fine avrebbero risolto ogni problema ed ogni eventuale incomprensione, per dirigerci tutti verso una riconquista di Milano, da troppo tempo malgovernata dal Berlusconismo.

Ora non ne sono più tanto convinto. E non tanto per il ritardo di un’ora alla serata che avevamo organizzato alla Libreria per parlare di “Qualcosa Di Sinistra”, visto che le guest star erano ben altre l’altra sera e si chiamavano Iole Garuti, Edda Pando, Shady Hamadi, i collettivi studenteschi (quelli sopravvissuti alle manganellate), i ragazzi del comitato antimafia e tutti quelli che sono voluti venire a discutere con noi (nel caso non si fosse capito, tu, Valerio Onida, Giulio Cavalli e Michele Sacerdoti eravate stati invitati per ascoltare ed eventualmente capire), quanto per la tua reazione scomposta ed esagerata alla mia obiezione sul fatto che i dati sulla partecipazione avevano un evidente segno meno e non un decisivo segno più come affermavi tu.

Quando vaneggiavi un presunto incremento del 2,56% nella partecipazione alle primarie, ti contestavo forte del fatto che all’inizio della serata avevo proiettato una piccola presentazione che mostrava chiaramente il forte calo di partecipazione, soprattutto tra i giovani.

E quella presentazione, che tu avresti visto se non ti fossi presentato con un’ora di ritardo, non era volta né a criticare nessuno, né tanto meno ad escogitare “trappoloni” nei tuoi confronti: serviva per stimolare il dibattito, anche con i protagonisti delle primarie, sul perché di quel calo ed evitare che si replicasse alle elezioni.

Calo che tu neghi e continui a negare, ripetendo ad infinitum che hai portato a votare “gente che non votava da 10 anni”.

Il che può anche essere vero, ma non cambia il dato di fondo che alle ultime elezioni primarie, rispetto a quelle del 30 gennaio 2006, vi è stato un calo del  18,26%, pari a 15.065 persone che non sono andate a votare.

Ed eccezion fatta per la Zona 1, dove vi è stato un incremento dell’8,14% (677 votanti), in tutte le altre zone l’affluenza subisce un decremento medio pari al 21,34% rispetto al 2006.

Questi sono i dati, questi sono i fatti. Che tu misteriosamente neghi.

Diceva Bertold Brecht: “Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia è un delinquente.” Non pensando né l’una né l’altra cosa di te, mi chiedo il perché della tua reazione e gradirei, non solo io, una risposta.

Del resto, la tua stessa replica al mio “non è vero, vi è stato un calo del 18,26%”, è di per sé offensiva e mi ha ricordato tanto atteggiamenti tipici di quei politici che vari rottamatori e “poeti” (si fa per dire) nazionali dicono di voler superare, salvo circondarsene ad ogni occasione elettorale: “Ascolta prima di parlare! Non si può stare sempre a criticare!” (a breve il video integrale)

Paradossale, se si pensa che eri stato invitato per farlo e, recitando la tua verità precostituita (indecente la lezioncina sulle “debite proporzioni”), non l’hai minimamente fatto. Mentre lo ha fatto Onida, lo ha fatto Cavalli, lo ha fatto Sacerdoti.

Forse qualche Vermilinguo di tolkeniana memoria ti ha raccontato che a Milano si vince raccontandosi delle favole, perché in fondo la Destra vince da 16 anni raccontandole.

Mi spiace deluderti, ma non è così.

Perché come diceva Enrico Berlinguer: “La Sinistra non vive e non vince senza valori ideali.” E difatti la Sinistra è morta e non vince proprio perché questi ideali vengono continuamente tirati in ballo ad ogni elezione per raccattare voti, ma poi nella pratica quotidiana vengono immolati sul sacro altare della real-politik.

Soprattutto, la Sinistra non vince raccontando favole ai giovani, che se proprio devono ascoltarle, preferiscono andare al cinema (in questo periodo pre-natalizio, tra Harry Potter e le Cronache di Narnia, la scelta è varia).

Perché l’altro dato che tu neghi è il fatto che i giovani, alle primarie, non sono andati a votare. E qui ti smentisce invece la SWG (di cui per sei anni ha fatto l’Amministratore Delegato Davide Corritore, tuo supporter), che il 17 novembre su Repubblica mostrava gli sbalorditivi risultati di un’indagine condotta sull’età dei partecipanti alle primarie: solo il 3% era sotto i 25 anni e solo l’8% era sotto i 34.

Che in soldoni significa che solo 2000 giovani sotto i 25 anni su 78000 aventi diritto sono andati a votare: un po’ poco per chi vuole strappare Milano alla Destra, visto e considerato che nelle primarie americane i giovani sono la linfa vitale di ogni movimento per il Cambiamento.

 Del perché tu continui a negare l’evidenza dei fatti, sinceramente non mi interessa: avrai le tue buone ragioni. Ma il fatto di essere stato accusato di non ascoltare, quando è oramai troppo tempo che lo faccio nei confronti tuoi e dei tuoi sfegatati supporters (capintesta di SEL perlopiù), questo lo trovo inaccettabile.

Pensavo che la serata di martedì potesse far riaccendere in me un po’ di quella passione che anni di delusioni avevano inesorabilmente affievolito, tanto da portarmi a fare politica fuori e tra i partiti, ma non dentro, lottando per le battaglie in cui credo, la più importante quella sulla Questione Morale, insieme a ragazzi di 20 anni come me.

Abbiamo creato un network di persone attraverso l’Associazione Nazionale Enrico Berlinguer che in tutta Italia conta più di 112.000 persone, di cui 17.000 solo a Milano, un sito web che ha migliaia di visite al giorno e che diffonde, attraverso il lavoro di migliaia di compagni della mia età, le idee di Enrico Berlinguer, troppo a lungo bistrattato e dimenticato dalla Sinistra (tutta).

Ero pronto, eravamo pronti, noi giovani tutti, a darti una mano: il ruolo di angeli del ciclostile, però, se permetti, ci va troppo stretto, se non altro perché il ciclostile è superato da una trentina d’anni.

Diceva Eugenio Montale che “a questo mondo si può esser solo farciti o farcitori”.

 Ebbene, non so te, caro Giuliano, ma a me la vocazione del panino non è mai venuta. E come a me, a tanti altri giovani, che alle primarie, a differenza mia, non sono andati a votare.

 E finché continuerai a negare la realtà, dubito che andranno a votare in primavera. La serata di martedì è stata un’occasione sprecata. Da te, ovviamente, visto che noi eravamo armati delle migliori intenzioni, io personalmente lo ero. Ma mi hai deluso.

Con i migliori auguri,
Pierpaolo Farina
Presidente dell’Associazione Nazionale Enrico Berlinguer




8 dicembre 2010

Prossima fermata, Arcore. Ovvero: l’insostenibile ipocrisia di Matteo Renzi

Ma un manifesto politico che abbia come unico slogan l'idea di andare "oltre le ideologie" non è niente. È il vuoto. O forse è solo un altro ideologismo.
(Massimo Giannini, 7 dicembre 2010, Repubblica)

 

Doveva rimanere riservato, poi la notizia è filtrata. Comunque sono pronto a rifarlo, vado oltre le ideologie.” Così si è giustificato da principio Matteo Renzi, di fronte alla rabbia montante dei democrats, suoi supporters e non, di fronte alla notizia di un incontro riservato ad Arcore l’altro giorno con Silvio Berlusconi.

 

La motivazione ufficiale dell’incontro è fragile, quanto ipocrita, e risulta dunque poco credibile anche agli occhi dei più sfegatati fan del leader dei rottamatori, quello che, per intenderci, ce l’ha a morte con D’Alema per il patto della crostata e la Bicamerale, e invoca ogni volta una distruzione del passato in virtù del “nuovo che avanza”.

 

Nella sua nota su facebook, infatti, il sindaco di Firenze ha dichiarato:

 

“Ho incontrato Silvio Berlusconi, che mi ha gentilmente fissato l’appuntamento che gli avevo chiesto qualche settimana fa. Ho chiesto al presidente del Consiglio di mantenere gli impegni per Firenze che il Pdl si era preso in campagna elettorale, a partire dalla legge speciale. Dieci giorni fa ho corso persino una Maratona per dimostrarlo (e ancora mi fanno male le gambe, ma avevo dato la mia parola). Se il Governo vuole mantenere gli impegni, l’occasione più logica è il decreto mille proroghe che va in votazione a stretto giro: non sarà una legge speciale, ma potrebbe esserci un gesto di attenzione per Firenze.”

 

Nulla da obiettare, se non fosse che lo stesso sindaco, beccato con le mani “sulla crostata”, inizialmente ha dichiarato che l’incontro doveva rimanere segreto: e perché mai, vista la nobiltà degli intenti? Soprattutto: perché proprio Arcore e non una sede istituzionale? Di queste cose, da che mondo e mondo, se ne parla in pubblico: a che pro tenere lontani giornalisti ed elettori?

 

Soprattutto: alla vigilia di un voto che probabilmente sancirà la fine di questo governo, la visita del sindaco di Firenze è quanto meno inutile. E dunque persino sospetta. Cosa può garantire infatti a Firenze un presidente del Consiglio che tra meno di una settimana sarà già salito al Quirinale a rassegnare le sue dimissioni? Nulla, con tutta evidenza.

 

E allora si riaffacciano vecchi fantasmi, che oramai rottamazioni e facili populismi degli ultimi mesi avevano spazzato via, ma che ora riemergono con tutta la propria ambiguità, come ad esempio il sospetto di una vittoria di Renzi alle primarie grazie ai voti del Pdl e di CL (avvalorato dalle parole di Verdini).

 

Oppure quelle intercettazioni relative all’inchiesta sulla P3 in relazione a quel volo promesso da Riccardo Fusi, ex presidente dell’azienda edilizia Btp e grande amico di Verdini, per permettere a Renzi (in quel momento presidente della Provincia) di non far tardi alle Invasioni Barbariche. Promessa fatta ad Andrea Bacci, che presiedeva il Cda di Florence Multimedia (società creata da Renzi per la comunicazione della Provincia di Firenze). Circostanza sempre smentita dall’utilizzatore finale dell’elicottero, ma allora ci sarebbe da chiedersi il perché di tanta solerzia da parte di Bacci nell’attivarsi presso Fusi.

 

Del resto, sin dal giorno dopo le primarie che lo incoronarono candidato sindaco, il rutelliano e ciellino Matteo Renzi si distinse da subito per un’ondata di veleni contro Veltroni e, dopo le sue dimissioni, contro Franceschini (il vice-disastro), dichiarò apertamente che “Prodi ha fatto schifo”, sbatté fuori dalla coalizione la Sinistra, fino ad arrivare ai proclami contro Bersani e ad invocare rottamazioni di classi dirigenti e cancellazione di storie, passioni, ideali e figure esemplari (noto il suo rigetto per persone come Berlinguer e Pertini).

 

Che poi il metodo Renzi fu già efficacemente sintetizzato da Gramsci, quando parlava di nuove generazioni “costruttrici di soffitte” che si lamentavano del fatto che quelle precedenti non avessero costruito dei palazzi: “fare il deserto per emergere meglio.

 

Ma come ha efficacemente detto anche Massimo Giannini su Repubblica, confondere il nuovismo con il nuovo significa scavarsi la fossa da soli. Perché per guardare al futuro bisogna conoscere, comprendere, apprezzare il passato.

 

Perché un partito, senza memoria, non esiste: un partito può avere dentro di sé molte memorie, può avere molte radici, ma non può esistere partito che non abbia nemmeno una memoria e nessuna radice.

 

Andare “oltre”, sempre e comunque, non serve a niente e a nessuno. Perché come disse una volta D’Alema, quando diceva ancora qualcosa di sinistra, “Oltre la Sinistra, c’è solo la Destra”.




12 novembre 2010

Qualcosa Di Sinistra

Da oggi, ogni venerdì, terrò una rubrica su "Qualcosa Di Sinistra", un nuovo blog a più mani collegato a EB.IT - Il Primo Sito Web su Enrico Berlinguer.

La Rubrica si chiama "Il Rompiballe" e chi mi segue su questo blog sin da quel lontano luglio 2007 in cui mi misi a parlare di Questione Morale, può anche capire il perché.

Diciamo pure che questo blog "a una voce" non mi bastava più, quindi ho deciso di raccogliere altri giovani ventenni, nella speranza di poter riflettere e far riflettere su temi e argomenti un po' più alti di quelli di cui si discute di solito su un blog.

Quando nel febbraio 2009 fondai EB.IT, mai avrei pensato che sarebbe diventato uno dei siti più visitati, con oltre 100.000 simpatizzanti legati alla pagina fb di Berlinguer, che ho tirato su insieme all'amico Francesco Milione (i miracoli di fb: Milano-Potenza in pochi secondi). E dire che eravamo partiti con una trentina di visitatori e pochi fan su fb.

E quando a luglio abbiamo deciso di fondare l'Associazione Nazionale Enrico Berlinguer, mai ci saremmo aspettati la valanga di iscritti da tutta Italia che ci scrivono e vogliono dare il proprio contributo.

Quindi Qualcosa Di Sinistra è la naturale evoluzione di un progetto, quello di ridare ossigeno ad una Sinistra che oramai ha perso la bussola e non sa più dove andare. A 21 anni dalla Svolta della Bolognina, sarebbe anche ora che noi, che siamo nati poco prima o poco dopo la caduta del comunismo internazionale e la fine delle grandi ideologie del Novecento, ci diamo da fare per non diventare, sul lungo periodo, dei meri "costruttori di soffitte", come i nostri predecessori.

Noi studiamo per costruire palazzi: se ci riusciremo, solo il tempo potrà dirlo...



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)