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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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3 aprile 2013

Benvenuti in Italia, Repubblica di Bananas (senza Woody Allen)

di Pierpaolo Farina

In principio c'era la politica: si scontravano visioni ideali del mondo e della società completamente opposti, ci si scontrava duramente, ma c'era il rispetto, un certo galateo istituzionale, il riconoscimento dei meriti e dei pregi dell'avversario. Certo, in campagna elettorale si andava alla conquista dei voti, con programmi che spesso enfatizzavano le manchevolezze dell'altro, ma era già pur qualcosa.

Benché la democrazia italiana fosse bloccata, un terzo dell'elettorato irrimediabilmente relegato all'opposizione (anche qualora avesse raggiunto il maggior numero di voti, per ragioni di politica internazionale) e problemi di governabilità dovuti all'eterogeneità delle coalizioni governative anti-comuniste, però c'era ancora della passione... poi andò tutto lentamente a marcire, arrivarono i colpi di stato falliti, le bombe, il terrorismo, il clima da guerra civile, le stragi mafiose, la corruzione della vita pubblica.

Ci sono voluti trent'anni di nani e ballerine, inaugurati da San Bottino di Hammamet, ma finalmente, con il discorso di oggi del Capo dello Stato, possiamo finalmente dire di aver raggiunto un risultato: dalla Prima Repubblica dei padri costituenti siamo passati alla Repubblica di Bananas.

Siccome siamo italiani, abbiamo anche la sfiga di non avere Woody Allen.

Dal governo tecnico siamo passati al "ristretto gruppo di tecnici": evidentemente hanno sbagliato lavaggio in lavatrice. E sono facili lacrime di coccodrillo, quelle del Partito Democratico e di Bersani, che ha fatto una campagna elettorale disastrosa, e si è impiccato proprio appoggiando il governo Monti: gli 8 punti dovevano saltare fuori prima delle elezioni, non dopo. Verrebbe da dire, ben gli sta, se non ci fosse Renzi che si scalda ai motori, e intanto passa da Mediaset, stavolta non alla ruota della fortuna, ma ad Amici di Maria de Filippi.

La democrazia italiana è stata lentamente espropriata di ogni rappresentatività e, soprattutto, di ogni possibilità di cambiamento: il M5S ha deciso di comportarsi come tutti gli altri, con la scusa di non compromettersi. Facendo i suoi interessi di bottega, il M5S non solo ha rimesso in campo Berlusconi per la golden share del governo, ma ora gli impresentabili del PD si accorderanno con il centrodestra per un capo dello Stato che "tuteli il Cavaliere sulla giustizia"; non solo, hanno prolungato il governo Monti, quello delle banche per intenderci, contro cui cannoneggiavano fino ad un mese fa; non otterranno più nulla di concreto. E quindi, alla fine, il loro consenso sarà totalmente non rappresentato e inutile, ai fini del cambiamento.

Sì, perché bastava accordarsi per un governo a tempo che cambiasse le cose fondamentali da cambiare (a guida di chi gli pare), sostenuto da PD e M5S, e almeno si sarebbe potuti tornare al voto con schieramenti rinnovati, una legge elettorale decente e, finalmente, una legge sul conflitto di interessi.

Niente di tutto ciò. Ora, il fantoccio Monti sarà ancora più fantoccio, a lavorare saranno i "tenici ristretti" e, nel marasma generale, si conferma la massima del Gattopardo: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi."

Complimenti ai registi dell'operazione.

P.S. Abbiamo appena scoperto che un governo senza la fiducia delle Camere può operare. Soprattutto se è dimissionario. Fantastico. Ma se a tutelare la Costituzione non ci pensa nemmeno il Capo dello Stato, a chi dobbiamo rivolgerci? A Woody Allen?

Pubblicato su: http://www.qualcosadisinistra.it/?p=13322




18 dicembre 2010

Ma l'Antiberlusconismo non era morto?

Vi ricordate? Per anni abbiamo dovuto sentire di tutto: estremisti, fascisti, regalate voti al nano, fate vincere Berlusconi, non potete essere sempre contro, tafazzi che non siete altro, feccia, antipolitici, infami. E questi sono i più belli.

Poi adesso si scopre che bisogna fondare un nuovo CLN con Casini e Fini per mandare via Berlusconi? Volete farmi credere che Bersani, D'Alema e Vendola (sì, perché pure lui, salvo giravolte degli ultimi giorni, proponeva allargamenti della coalizione), che fino ad oggi ci martellavano in televisione e sulla stampa sul fatto che l'anti-berlusconismo era morto, faceva male alla Sinistra e faceva vincere Berlusconi, ORA CI CHIEDONO DI CAPIRE L'ALLEANZA CON FINI E CASINI PROPRIO IN NOME DELL'ANTIBERLUSCONSIMO?

Io vi voglio bene, davvero. Ma in questo momento, se fossi un medico, prescriverei tanti TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori) a voi e ai pazzi che vi seguono. Non tanto per voi, ma per preservare la mia sanità mentale.

L'ultimo che esce, spenga la luce.




29 novembre 2010

Berlinguer e la Questione Morale

Questo blog nacque l'8 luglio 2007 come piccolo esperimento personale per provare a ritornare a parlare di Berlinguer e di Questione Morale. Un piccolo embrione di quello che ora è l'Associazione Nazionale Enrico Berlinguer e il sito web EB.IT (http://www.enricoberlinguer.it).

In tempi bui come questi, ogni volta che rileggo Berlinguer penso che se anche solo il più sfigato dei leader che abbiamo a Sinistra riprendesse a parlare di Questione Morale e riconoscesse a Berlinguer il merito di averci visto giusto su tante cose, forse il popolo della Sinistra non si rifugerebbe nel non-voto o, peggio, nel voto a Destra.

Perché alla fine, se gli esempi come Sandro Pertini ed Enrico Berlinguer, sono lasciati alla pubblica rivendicazione mediatica e televisiva (che sono le uniche che contano oramai al giorno d'oggi) di Gianfranco Fini, erede di quella tradizione che i Pertini e Berlinguer li ammazzava, bhé, non ci si lamenti che il PD è un morto che cammina e viene cannibalizzato da Vendola e Di Pietro.

Ripropongo qui alcuni estratti da quella famosa intervista del 28 luglio 1981, dove Berlinguer pone in termini più forti e duri la Questione Morale (sempre presente nei suoi discorsi). La domanda è: chi avrebbe oggi l'autorità e la credibilità per parlare così?

(potete leggere tutta l'intervista qui:http://www.enricoberlinguer.it/databerlinguer/index.php?title=I_Partiti_sono_diventati_macchine_di_potere)

Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.

[...]

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

[...]

Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.

[...]

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

[...]

Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche (e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC) non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?

[...]

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche.




15 novembre 2010

Vince Pisapia e abbiamo vinto tutti

"Vince Pisapia e perde il PD", titolano i giornali. Io la penso in modo diverso e per una volta uscirei dalla logorante logica congressuale post-diessina: Vince Pisapia e abbiamo vinto tutti.

 

La prima volta che ho incontrato Giuliano Pisapia è stato l’8 settembre, alla Libreria del Mondo Offeso: sarà che sono troppo legato ai simboli e alle date storiche, però già questo poteva far presagire qualcosa. In più, una tempesta improvvisa ha de facto benedetto tutti, tanto da farmi esclamare: “candidato bagnato, candidato fortunato.” Che dire, come al solito sono stato profetico.

 

Boeri si era (o era stato) appena candidato, dopo un paio di settimane di indiscrezioni e pubbliche smentite, e faceva avanti e indietro dalla festa del Pd milanese per “salutare” (ipse dixit) i leader nazionali. E dire che avevo anche visto la sua candidatura con un certo interesse, visto che non sembrava il solito imbecille paracadutato dai vertici (e difatti così non è stato, anche se i vertici hanno contribuito non poco alla sua disfatta).

 

Devo dire che ero molto scettico: pensavo di trovarmi di fronte il solito candidato tutto fumo e niente arrosto, eppure, nonostante fosse un avvocato (e già partiva in svantaggio ai miei occhi), mi entusiasmò veramente tanto. L’assicurazione poi che non avesse partiti alle spalle e che di fatto il “suo” partito eravamo noi volontari o simpatizzanti, mi entusiasmò ancora di più.

 

Poi nei fatti non è stato proprio così, ma penso faccia parte delle regole del gioco. E se Boeri ha perso ieri, non è per l’effetto Vendola o per tafazzismo o per il voto d’opinione (che pure è il più nobile dei voti, se qualche dirigente pd avesse letto un manuale base di scienza politica lo saprebbe), bensì per il fatto che per la prima volta a Milano abbiamo avuto un candidato che si è consumato la suola delle scarpe: è andato in giro a convincere uno ad uno tutti quelli che domenica lo hanno votato, senza spocchia e sempre attento all’ascolto, senza mai peccare di superbia o dimostrare arroganze insopportabili. Ma soprattutto, lo ha fatto da luglio, rimanendo tutto agosto a Milano a parlare con i cittadini. Cosa che nessuno degli altri candidati ha fatto.

 

In quello che adesso orde di piddini imbufaliti definiscono “l’antipolitica” emerge l’ennesima miope indifferenza dei militanti e della classe dirigente di un partito in agonia che si rifiuta di prendere atto che la Questione Morale è la prima e principale questione italiana e che finché non deciderà di aggredirla in pieno, andando alle sua antiche radici, non potrà mai dare prova di essere un partito nuovo, ma soprattutto valido per l’alternativa. Ma questo pare nessuno ci sia ancora arrivato.

 

Perché se agli ideali e alle buone intenzioni si evita di dare continuità e sostanza; se la militanza diventa un mero sfogo di ambizioni personali e il tesseramento una vecchia bardatura del potere democristiano; se la passione viene continuamente uccisa da dosi letali di realpolitik, ma soprattutto, se dei legami e dei simboli, oltreché della memoria, ci si ricorda solo al momento di chiedere il voto e le sezioni diventano luoghi di apparato; se le primarie vengono considerate una fastidiosa perdita di tempo e la scelta dei candidati alle elezioni si trasforma in una guerra tra satrapi e capibastone; se l’ideale diventa obsoleto e la coerenza morale si trasforma in dialogo basato sul nulla e con nessuno; se insomma, non esiste più una leadership e un partito che si occupino dei problemi della società, senza dimenticare da dove vengono e ben spiegando dove vogliono andare, spiegatemi perché si dovrebbero biasimare gli elettori di Sinistra che scelgono di non andare a votare, nauseati da ciò che li circonda, oppure non votano per il candidato indicato dal loro partito, ma votano quello a lui contrapposto?

 

È ovvio che non si possono biasimare. Perché a differenza degli sconfitti, Giuliano Pisapia una cosa l’ha fatta, e per me vale di molte più posizioni che di lui non condivido: ha dato continuità e sostanza ad un progetto. E già solo per questo, abbiamo vinto tutti. Checché ne dicano i gufi dell’ultima ora.




25 ottobre 2010

La Sinistra Ipocrita

"E' dall'inizio dell'era Berlusconi che questa sinistra ipocrita fa campagna contro chiunque si opponga al suo doppio gioco. Ma che rispetto si può avere per gente che se ne infischia della libertà di informazione e mira soltanto a stare nella stanza dei comandi e dei buoni stipendi?"

Giorgio Bocca scrisse queste parole nella prefazione a "Inciucio: Come la Sinistra ha salvato Berlusconi", il libro di Gomez e di Travaglio che nel 2005 elencava, dalla discesa in campo in poi, tutti i "favori" che il Pds prima e i Ds poi hanno fatto al tanto odiato nemico Silvio. Prime fra tutte il conflitto di interessi mai risolto e sempre promesso e sbandierato durante le campagne elettorali.

E' cambiato qualcosa? Mica tanto. A parte sigle e nomi di partito, tutto è rimasto esattamente come prima. Con una differenza: adesso sono tutti animati dalla vendola-mania. Nulla da dire e obiettare su quello che ha fatto in Puglia, ma Vendola mi ricorda troppo quel D'Alema del '98 che tanti danni ha provocato alla Sinistra e al Paese, e che lo ha definitivamente affossato nell'infinita serie di trattative e quant'altro per rimanere in sella a Palazzo Chigi (salvo dimettersi, caso più unico che raro, dopo la sconfitta alle Regionali).

Rivaluta Craxi, salvo citare a sproposto Berlinguer per recuperare sul lato sinistrorso offeso; rivendica la sua fede cattolica, strizza l'occhio a Casini (alleanze larghe), ma si proclama paladino dei diritti civili. Di tutto un po'. Non si può certo paragonare Vendola a D'Alema per danni fatti, ma sta di fatto che non lo reputo un leader nazionale, nè tanto meno una valida alternativa a quelli che ci sono adesso nel Pd.

SEL è dominata dal revanscismo nei confronti del Pd e, anche con tutta la ragione del mondo, basta questo a viziarla di un male antico e distruttivo della Sinistra, che non può portare da nessuna parte: la stessa volontà di voler mettere di tutto nel nome, è un forte indicatore di esperienze passate fallimentari che si ripetono.

Il vero problema di questo Paese (questione morale a parte) è questo: chi è contro il trasformismo, viene isolato e tacciato di estremismo. Quando anche l'ultimo ipocrita verrà archiviato non solo dalla storia, ma anche dalle elezioni, sarà sempre troppo tardi. 

 

 




12 ottobre 2010

Qualcosa di Sinistra

PD al 22,5%. Idv al 7,5%. Sel al 5,5%. Grillo al 2%. Chissà che faccia avranno fatto a Sinistra, soprattutto gli ex-dirigenti pidiessini, leggendo questi dati, che più o meno si rincorrono su tutti i sondaggi e confermano solo una cosa: che fondere DS e Margherita nella speranza di arrivare finalmente ai livelli del 34% del PCI o del 38% della DC (dipende ovviamente dai punti di vista) non è servito a nulla. Anzi, ad una cosa è servito: a distruggere la Sinistra in questo Paese. E con essa ogni speranza di alternativa e rinnovamento.

Perchè fa certo impressione notare che le attuali percentuali del PD sono identiche a quelle del Pds del 1996, ovvero quel partito che, una volta arrivato al governo, non ci andò per navigare, ma semplicemente per galleggiare come tutti gli altri (e spostando a destra il proprio asse, nella vana speranza di legittimarsi agli occhi del tanto sognato e desiderato voto centrista).

E dire che sarebbe bastato che, dopo il 2001, si facessero da parte generali e colonnelli sconfitti e si lasciasse finalmente aperta la competizione alle giovani leve, come è accaduto oggi al Labour inglese, che in nemmeno 4 mesi si è completamente rinnovato e ora nei sondaggi è al 40%, ovvero più dei Conservatori e dei Lib-Dem che stanno al governo.

Da noi, però, il mondo funziona al contrario e quindi, anzichè cambiare classe dirigente, cambiamo il partito, non rendendoci conto che ci siamo esattamente berlusconizzati come prevedeva Gaber, perchè oramai la politica è tutta ridotta a sondaggi d'opinione e etichette sostenute da un po' di marketing. Ovvero non è più politica.

Bersani, il tecnico. Vendola, il poeta. Di Pietro, l'ex-magistrato. Grillo, il comico. Scusatemi, ma l'Italia non ha bisogno nè di tecnici (ne abbiamo avuti fin troppi), nè di poeti (anche perchè quello in questione copia D'Alema versione 1996), nè di ex-magistrati, nè di comici. Ha bisognod i politici, che sappiano però almeno qualcosa di politica. E qui di gente che ne capisca qualcosa al riguarda, ne vedo molta poca.

C'è chi dice che bisogna andare oltre: ma per andare dove? Al Riformismo? Parola vuota con cui riempire pamphlet e seminari che non segue nessuno. Al Socialismo? Ha senso questa parola, svuotata di senso, idealità e significato da un affarista come Bettino Craxi? Del comunismo nemmeno parlo, stiamo ancora raccogliendo i cocci del crollo del Muro.

Qualcosa di Sinistra: voi la sentite? Avete presente quanta gente di Sinistra (con la S maiuscola) non va più a votare? E voi continuate ad insistere in quella che Berlinguer chiamava "la folle corsa verso il centro, e quindi verso destra, dei partiti di governo?"

Basterebbe riprendere due o tre idee di Berlinguer, per recuperare delusi e vincere le elezioni: ma Enrico è demodè. E le parole di Pertini suonano troppo giustizialiste per certi democrats: "La politica va fatta con le Mani Pulite." Bobbio che invece diceva che "il politico di sinistra deve essere mosso da ideali" è come fumo negli occhi per certa gente. Sinceramente, mi fanno molta pena. E mi tolgono il gusto di essere incazzato, perchè vedo questo disastro e mi vengono in mente tutti quelli che sono morti per dare la possibilità a me di scrivere quello che sto scrivendo.

Dire qualcosa di sinistra non dovrebbe essere una cosa troppo difficile, se basta che Fini si smarchi da Berlusconi per portare molti elettori che hanno sempre votato Sinistra a votarlo. Se cade Berlusconi, cade la Seconda Repubblica. E se cade la Seconda Repubblica, saltano le teste di tutti i suoi protagonisti, esattamente come per la Prima... delle teste di lor signori poco mi importa, ma il rischio, concreto, che a rimetterci la testa sia la Repubblica, quella senza aggettivi, e la democrazia, quella del popolo che decide, mi interessa un po' di più.

E allora penso che, nonostante tutto, qualcosa ancora in cui credere e lottare, sebbene sia difficile, c'è.




6 agosto 2010

I custodi delle rovine

La crisi politica irrimediabile della destra avrebbe dovuto, nelle più ottimistiche previsioni, rivitalizzare il paese antiberlusconiano dietro l’elite dirigente del PD, ma è ormai a tutti chiaro che non è così, visto che dalle parti del PD non sanno far altro che proporre improbabili governi ponte con la Lega a guida Tremonti, nella speranza che serva questo a mettere fuori gioco un Berlusconi politicamente frustrato, ma non certo sconfitto.

 

L’alternativa tanto chiacchierata e sbandierata rimane una parola i cui contenuti sono vaghi e indistinti quanto i protagonisti che dovrebbero portarla avanti: nella costante palude dell’indecisione, il PD fatica ancora a dire una parola chiara su quali potrebbero essere i suoi interlocutori credibili e oscilla sempre tra la tentazione di una riedizione dell’Unione (stavolta con il cosiddetto Terzo Polo) e improbabili vocazioni maggioritarie (rifiutando lo scioglimento nel PD dell’IDV e affibbiando a Tremonti il compito di demolire Vendola).

 

L’orgoglio di essere italiani ce l’ha tolto Berlusconi da un pezzo, ma quello di essere di sinistra, purtroppo, ce l’ha tolto da cinque anni la dirigenza diessina con lo scandalo Unipol-BNL. I DS furono chiusi per fallimento morale e il PD è sulla buona strada per fare la stessa fine (Bersani quando parla di partito radicato sul territorio parla di cose che non conosce: il partito è in mano ai satrapi territoriali che fanno fuggire militanti ed elettori), ma in tutto ciò, anziché darsi un colpo di reni, rompere con gli indugi, offrire al Paese anzitutto una proposta limpida su Questione Morale e legalità, l’opposizione tutta (perché non tutte le colpe sono del PD) rimane alla finestra a guardare.

 

Anzi, fa di più: offre la guida di un governo tecnico a Tremonti per governare con la Lega (in modo da portare in salvo il federalismo moltiplicatore di corruzione e malcostume); e se questa è l’alternativa…

 

Come si è arrivati a questa catastrofe, a questa mancanza di incisività, di cultura, di sapere, di solidarietà, proprio in un Paese come l’Italia che ha avuto il più grande partito comunista d’Occidente?

 

Ovviamente la causa prima è dovuta al crollo del comunismo internazionale, che ha finito per travolgere anche i partiti eterodossi come il PCI, ma la conseguenza devastante per tutti noi è stata sicuramente il panico di una classe dirigente che, nonostante il coraggio dell’ingiustamente dimenticato Achille Occhetto, che aveva lanciato un seme di rinnovamento radicale della Sinistra, si è chiusa a riccio: nella fretta di archiviare ciò che erano, hanno tagliato le proprie radici, ma hanno mantenuto l’unica cosa che dovevano dimenticare, ovvero la mentalità comunista (tradotto: unanimismo di facciata, guerre fratricide, epurazioni), diventando gli araldi di un nuovo conformismo di massa. Una sorta di livella, che ha fatto piazza pulita degli esempi, degli orgogli e anche di quelle virtù civili di cui erano stati portatori gli uomini della vecchia nomenklatura che venivano archiviati da quelli della “nuova”.

 

Anziché chiudersi nel Palazzo, si dovevano e si potevano spalancare le porte ai tanti che bussavano, estasiati dalla Svolta della Bolognina, molti dei quali niente affatto mediocri e soprattutto disinteressati a potere e poltrone.

 

Gli eredi di Berlinguer (o sarebbe meglio dire i successori) non ne ebbero però il coraggio e a ragion veduta nemmeno le capacità e la passione ideale: sono diventati i custodi di rovine che per buona parte essi stessi hanno creato, anziché diventare gli architetti di un edificio nuovo, più grande, che restituisse smalto e vitalità alla lotta per la difesa della democrazia, della libertà, dei più deboli.

Il passaggio da avanguardia a retroguardia tipico dei vari cambi di etichetta che hanno dominato la Sinistra negli ultimi quindici anni è avvenuto anche con il PD, nel momento in cui Veltroni non ebbe il coraggio di fare piazza pulita della gentaglia che ancora fa fuggire militanti ed elettori e vanifica il lavoro delle tante brave persone che al PD credevano e continuano a crederci.

 

Quando, infatti, un’avanguardia accetta di tramutarsi in una retroguardia pur di non mollare un’oncia del proprio potere e della propria ricchezza, finisce con l’essere archiviata dalla Storia prima ancora che dagli elettori.

 

Per dirla alla napoletana, “ricchezza spartuta, fa povertà”




20 luglio 2010

Vendola, la caricatura di Obama in salsa Berlinguer

Sarà forse perché due volte vi ha preso parte e due volte ha vinto (per abbandono degli avversari), ma Nichi Vendola oramai ci ha preso gusto a candidarsi alle primarie. Peccato che sappia fare solo quello: per il resto, c’è poco da dire di uno che dice di Bertinotti “non posso vivere senza poter ascoltare la sua voce”. O che paragona Carlo Giuliani a Falcone e Borsellino, elevandolo alla statura morale di un eroe. O che dice di Bettino Craxi “merita rispetto” (perché, gli Italiani no?)

 

L’inopportunità della sua candidatura per “sparigliare il centrosinistra” vuole ricalcare le orme del (tanto odiato tra i suoi elettori) Barack Obama, che si candidò nel 2007 per “sfidare le nomination di palazzo”, ma a ben vedere c’è un abisso tra Vendola e Obama: non tanto perché il primo non ha stravinto contro i suoi avversari (come invece ha fatto il secondo), quanto perché Obama, per lo meno, non ha quell’insopportabile difetto di pronuncia che il Vendola nostrano potrebbe facilmente risolvere con un corso di dizione (i soldi, al proletario capo popolo non mancano di certo). In più, Obama in poco più di un anno e mezzo ha portato a casa due successi strabilianti (ovviamente per chi conosce il sistema di welfare e di governo dell’economia americano; per chi non lo conosce sembra poco o niente).

 

Ed è paradossale, inoltre, che un uomo il cui partito (nato intorno alla sua “carismatica” figura esattamente come quello berlusconiano e dipietrista) gode del sostegno di nemmeno 3 italiani su cento, abbia per giunta la presunzione di dire “batterò Berlusconi alle politiche”, come se fossimo in un sistema presidenziale e non parlamentare, dove il voto disgiunto può portare a situazioni di governo diviso come negli USA (Presidente democratico e parlamento repubblicano, come ai tempi di Clinton). Insomma, il solito fumo negli occhi. Farcito di tanto sano populismo bertinottiano, che a questo punto ci fa rimpiangere l’originale.

 

Perché almeno Bertinotti si è sempre astenuto dal cercare (come del resto vogliono fare alcuni leader del PD) di mettere insieme nello stesso pantheon Enrico Berlinguer e Bettino Craxi, che è come dire di voler far attrarre i due poli negativi di una calamita. Perché se da una parte Vendola si richiama alla lezione di Berlinguer sulla Questione Morale, dall’altra si rifà alla presunta indipendenza dagli USA di Craxi (citando sempre a vanvera Sigonella), la cui corte di nani e ballerini era ben farcita della P2 dei tempi (ogni riferimento alla nuova e al leader dello schieramento avverso è puramente voluto).

 

Vendola si candida: ma il programma quale sarebbe? “Sparigliare il centrosinistra”? Come se non fosse già sparigliato abbastanza. La verità è che Vendola è l’ennesimo prodotto del Berlusconismo di sinistra: pura immagine, zero opinioni. Anche perché altrimenti non si capirebbe perché il governatore della Puglia, in tempi non sospetti (cioè non in campagna elettorale) addirittura si sia messo a fare un elogio di Berlusconi, “che è un genio”, che “la Sinistra ha sbagliato in questi 15  anni a demonizzarlo” e che bisogna “imparare da lui”.

 

Cosa si debba imparare non è dato saperlo, ma sicuramente di una cosa sono sicuro: di replicanti di D’Alema (versione 1998), di caricature di Obama e di ibridi alla Berlinguer la Sinistra non ha certamente bisogno. Anche perché, più che fondare “fabbriche”, Vendola a questo punto dovrebbe andare a lavorare un po’ in fabbrica: imparerebbe una dote, l’umiltà, che certamente non ha (e che Obama e Berlinguer invece hanno avuto).

 

Per tutto il resto c’è Bersani che si limita ad auspicare una fase di passaggio. In fondo la situazione non è grave: sta solo crollando la Seconda Repubblica, per gli stessi mali (aggravati) della Prima.

 

L’ultimo che esce, per favore, spenga la luce. Anzi, faccia di più: stacchi proprio la corrente.




31 maggio 2010

Questa è l'alternativa? Ma mi faccia il piacere, signor segretario

Bersani promette l'alternativa. Tutti promettono l'alternativa. Da 20 anni. Ma ad ogni tradimento delle aspettative in questi anni si è pensato o di cambiare il leader o di cambiare il partito. E nell'ultimo caso tutti e due. Mantenendo però sempre la stessa politica e lo stesso apparato, distruggendo quel poco che rimaneva di un'identità che affondava le sue radici nella Rivoluzione Francese e passava per il movimento operaio, le grandi battaglie per i diritti e la democrazia, la Resistenza, l'anti-fascismo.

Ebbene, il 21-22 maggio Bersani ha tratteggiato proprio una bella utopia, ovvero un partito radicato sul territorio, che sia promotore di una proposta alternativa a quella della Destra, che metta fine alle ruberie, che recuperi il meglio della propria tradizione, che torni tra la gente e lavori per la gente. Peccato che nella realtà sia tutto il contrario. Il PD è in mano ai vari satrapi delle identità precedenti che non hanno la minima intenzione di mollare un'oncia dei propri privilegi e del proprio potere, che organizzano clientele, che praticano il trasformismo e svuotano di ogni passione e ideale qualsiasi azione politica.

Il caso lampante lo ritroviamo alle falde dell'Etna, in provincia di Catania, dove il PD è alleato con il centrodestra alle amministrative. A pedara l'ex-ministro di centrosinistra Enzo Bianco organizza comizi con Nello Musumeci, co-fondatore della Destra di Storace, a sostegno di un candidato dell'MPA di Raffaele Lombardo.

A San Giovanni La Punta, grosso comune catanese, il Pd è alleato con UDC, MPA e PDL per sostenere il sindaco uscente Andrea Messina, detto "il sindaco di tutti" (chissà perchè). Alla faccia dell'alternativa.

Quello che rimane del centrosinistra (Idv, Rifondazione, Pdci e S&L) ha candidato invece un giovane di 25 anni, Carmelo Urzì. Il segreto di questa strana e insolita alleanza? Le assuzioni di politici e loro parenti alla Multiservizi e nel business del cemento alimentato da 60 programmi costruttivi per un totale di 2800 villette di lusso da realizzare con le cooperative.

Bersani, è questa la tua Alternativa? Questo è il PD? E vi chiedete ancora perchè i giovani idealisti (ma nemmeno tanto) come me fuggono dal partito e gli elettori fuggono dalle urne?

Come direbbe Totò, "Ma mi faccia il Piacere", signor Segretario.




21 maggio 2010

La Questione Morale - Istruzioni per l'uso

Assemblea Nazionale del PD. Parola più nominata: la Questione Morale. Bene o male tutti a riprendere quello che ha detto Berlinguer 30 anni fa. Addirittura Veltroni chiude la sua intervista a Luca Telese a pagina 7 de "Il Fatto Quotidiano" con queste parole:

"La Questione Morale è la questione di oggi. Deve essere una discriminante. Per tutti."

Se si confrontano i 16 mesi della segreteria di Veltroni con tutta l'intervista, che ha toni e accenti da leader progressista e di sinistra, oltrechè con "Noi" e altre uscite, ci si chiede perchè tutte queste cose non siano state dette e messe per iscritto in ogni sezione (pardon, circolo) del PD veltroniano. Se così fosse stato, sicuramente oggi Veltroni sarebbe ancora al suo posto, perchè il logoramento (a parte i civettamenti con Berlusconi sulle riforme, gli errori di non abbracciare i movimenti e altre tegole che si è tirato da solo in testa) era finito con il Circo Massimo ed è ripreso nemmeno un mese dopo quando scoppiò quella che ovunque sulle reti e le edicole unificate è passata per la "Tangentopoli Rossa" o, per dirla con l'Espresso, "Compagni SPA".

Quando fondavo questo blog credevo fermamente nel Partito Democratico. Avevo votato con convinzione qualche mese prima la mozione Fassino, pensavo veramente che si potesse fondare un partito nuovo, con salde radici anche perchè il mio segretario proclamava che “oggi democratico significa progressista, riformista e di sinistra” (con particolare accento sull’ultima parola) e chiudeva i lavori del IV Congresso in questo modo: “alla fine tutti ci reincontreremo. Attenzione dire semplicemente ci 'reincontreremo' non può essere un alibi consolatorio, abbiamo un dovere in più: crediamo nel Partito democratico e, quindi, abbiamo il dovere di costruirlo in modo tale che anche chi ha deciso di non entrarci oggi possa venire domani e possa venire senza doverci spiegare perchè ha deciso di tornare. Ci basta che venga e venga con noi.

Sono passati due anni e mezzo, eppure non solo non ci siamo re-incontrati, ma i circoli si svuotano, gli elettori fuggono e c'è una rassegnazione generale (soprattutto nel sottoscritto) che non lascia presagire nulla di buono. Io stesso me ne sono andato, disgustato da quel che vedevo, da come venivo trattato per le mie posizioni sulla Questione Morale e Berlinguer e con il senno di poi non avrei mai votato per la fondazione del PD, se non altro per come il PD è stato gestito nella sua fase di fondazione: si è partiti dal tetto (il segretario), pensando che bastasse averne uno bello e nuovo per tenere in piedi la baracca.

Alla prima folata di vento, però, è venuto giù il tetto e la baracca è diventata una catapecchia abitata da fantasmi del passato e dalle solite diatribe interne. Che unite al fatto che dallo scandalo Unipol-BNL si continua a dire che la Questione Morale non è centrale, hanno portato alla disfatta attuale. Di cui sono responsabili TUTTI, chi più e chi meno.

Ora però tutti ripetono bene o male quello che il sottoscritto quell'8 luglio del 2007, quando aveva 18 anni, tante speranze e aspettative, scriveva nel primo post di questo blog: "Penso, tuttavia, che questo progetto, così come può diventare veramente un partito nuovo, può anche rimanere preda di quei comportamenti e di quelle tendenze negative che hanno animato la politica degli ultimi quindici anni: mi riferisco, cioè, alla Questione Morale, che un partito nuovo come il Partito Democratico deve recuperare, se vuole veramente dare prova del cambiamento e del rinnovamento di cui si dice portatore."

Recentemente avevo ripubblicato una nuova versione del Manifesto di Orgoglio Democratico redatto nel febbraio 2008, riproponendo di fatto le tesi originarie che avevo espresso in mesi di post, e da alcuni veltroniani mi sono beccato pure del marxista, del passatista (?) e del nostalgico. Ora seguitano a dire le stesse cose e mi chiedo se non meritino più un'analisi psichiatrica completa, che un'analisi politica della loro ennesima giravolta su se stessi.

Detto ciò, tutto questo riparlare di nuovo della Questione Morale mi sa tanto di opportunismo e di ipocrisia, anche perchè voglio veramente vedere se dalle parole si passerà ai fatti. E a parole sono bravi tutti e ben pochi danno seguito a quello che dicono, o almeno in passato non l'hanno fatto. Per questo faccio fatica a fidarmi: mi sono fidato troppo in passato e di troppa gente, per abbandonarmi a ritrovate sintonie e buon senso.

Per chi però volesse veramente affrontare la Questione Morale, occupandosene il sottoscritto da 3 anni, avendoci fatto una tesina di maturità sopra (voto conseguito: 100), avendo fondato un sito su Berlinguer dove continuo a svolgere un lavoro di ricerca e studio costante sul suo pensiero, voglio farvi leggere qualcosa dell'originale. (altro materiale lo trovate qui:
http://www.enricoberlinguer.it/databerlinguer/index.php?title=Categoria:La_Questione_Morale)

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Io non voglio tornare a insistere sulle cause politiche della crisi morale. Mi preme dire che tale crisi ci riconduce al problema politico di fondo; che la verità è che i malanni e i guasti più rilevanti – quelli del sottogoverno, del clientelismo, delle spartizioni di potere, delle confusioni tra potere politico e potere economico, dell’inceppamento dei meccanismi del controllo democratico, dell’abitudine all’impunità – sono il portato di una organizzazione del potere fondata per lungo tempo sulla discriminazione anticomunista, sul monopolio e il predominio della Democrazia Cristiana, sulla dichiarata impossibilità di una qualche alternativa a quel tipo di regime, sia nel periodo centrista sia in quello del centro-sinistra. Che da questo tipo di direzione politica e dal tipo di sviluppo economico siano derivati i processi degenerativi che hanno finito col coinvolgere la stessa Democrazia Cristiana, non mi par dubbio. Tuttavia, non si tratta di pronunciare sommarie condanne moralistiche. È certo però che siamo di fronte a un decadimento, a una perdita di autorità politica e morale dei gruppi dirigenti; e siamo di fronte al rischio che in qualche misura sia offuscato quel cardine della democrazia costituito dal sistema dei partiti, e quella conquista della Resistenza che fu la costruzione dei grandi partiti democratici di massa.

Per questo, l’esigenza della moralizzazione della nostra vita pubblica e di un recupero di valori, appare oggi così forte e ripropone quella svolta politica, quel ricambio e rinnovamento della classe dirigente per cui è essenziale il Partito Comunista.

Discorso in Parlamento,  febbraio 1976

 

[…] I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". 

 

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana 

È quello che io penso.

 

Per quale motivo?

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

 

Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.

E secondo lei non corrisponde alla situazione?

 

Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo. 

 

La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte.

 

È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel '74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell'81 per l'aborto, gli italiani hanno fornito l'immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane. […]

 

Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ho detto che i partiti hanno degenerato, quale più quale meno, recando danni gravissimi allo Stato e a se stessi. Ebbene, il Partito comunista non li ha seguiti in questa degenerazione. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

 

 

Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?

 

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

 

Dall’Intervista a Eugenio Scalfari, “La Repubblica”, luglio 1981

 

Noi pensiamo che la questione morale – come noi la chiamiamo – non sia una pregiudiziale, nel senso che di tutte le altre questioni non si parli finchè la questione morale non viene risolta, ma certamente essa è una questione fondamentale, perché i partiti diano prova di sapersi rinnovare effettivamente in quello che oggi, secondo me, costituisce il punto centrale del loro rinnovamento: mettere fine alla confusione, alla commistione tra funzioni di partito e funzioni statali. Questo è il male da cui sono sorti tutti i fenomeni degenerativi nella vita pubblica e nella vita stessa dei partiti.

 

Da Tribuna Politica, dicembre 1981

 

 

 



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)