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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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20 novembre 2012

La democrazia dell'applauso, da Craxi a Grillo

Articolo pubblicato su http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/2012/11/20/la-democrazia-dellapplauso-da-craxi-a-grillo/


È così che muore la libertà… sotto scroscianti applausi
(Padme Amidala, Star Wars – La Vendetta dei Sith)

Il 16 maggio 1984 su “La Stampa” apparve un articolo di Norberto Bobbio che stigmatizzava l’elezione congressuale di Bettino Craxi a Segretario generale del PSI per “acclamazione”, denunciandone il significato personalistico e autoritario, che sembrava reintrodurre sulla scena italiana il culto del “capo carismatico” e nel partito la pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole. Metteva in guardia dai rischi di una politica personalistica e spettacolare, che avrebbe finito per svuotare di significato la vita democratica dei partiti.

Scriveva Bobbio: “L’elezione per acclamazione non è democratica, è la più radicale antitesi dell’elezione democratica. È la maniera, che dopo Max Weber non dovrebbe avere più segreti, con cui i seguaci legittimano il capo carismatico; un capo che proprio per essere eletto per acclamazione non è responsabile davanti ai suoi elettori. L’acclamazione, in altre parole, non è un’elezione, è un’investitura. Il capo che ha ricevuto un’investitura, nel momento stesso che la riceve, è svincolato da ogni mandato e risponde soltanto di fronte a se stesso e alla sua emissione. Possibile che il congresso che ha compiuto un tale atto, e l’onorevole Craxi che l’ha accettato, non si siano resi conto dell’errore madornale che stavano compiendo, soprattutto nel momento in cui il partito socialista e il presidente del Consiglio che lo rappresenta sono accusati, a torto o a ragione, di tendenze autoritarie?

È questo uno dei motivi per cui Bobbio, insieme al meglio della tradizione socialista (Lombardi, Giolitti, Codignola, Enriquez, giusto per fare dei nomi), abbandonò il PSI di Craxi, che nella sua rovina finì per sacrificare l’intera tradizione socialista. Si è visto poi che molto dell’elettorato del leader socialista e numerosi dirigenti che a lui devono la carriera, si sono rifugiati in massa sotto le bandiere di Berlusconi, contribuendo alla nascita di una nuova destra che dal craxismo ha avuto molto da imparare.

Non è un caso, infatti, che Forza Italia sia nata con la benedizione di Craxi, prima che fuggisse in Tunisia e che Berlusconi sia stato per 16 anni l’unico leader politico ad aver riproposto la pratica autoritaria del “padrone del partito” e che sia stato sistematicamente eletto Presidente del partito per acclamazione (due volte, la prima nel 1994, la seconda nel 2009); e che in 15 anni di vita Forza Italia abbia avuto solo due congressi, quello di fondazione e quello di scioglimento.

La pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole è stata, però, efficientemente esportata anche a Sinistra, a cominciare dal partito di Antonio Di Pietro, caduto in disgrazia oggi proprio per questo.

Con una crescente personalizzazione e spettacolarizzazione della politica, intrisa dei valori tipicamente berlusconiani che a Sinistra si è ben guardati dall’allontanare negli ultimi 20 anni, anzi, si sono gradualmente fatti propri (ce li ricordiamo ancora i kit in stile Forza Italia della campagna elettorale di Veltroni nel 2008), il Partito, quello che Gramsci definiva lo strumento principale per la trasformazione della società, diventa una mera propaggine del capo, le cui sorti dipendono da lui e da lui soltanto.

Si pensi, in maniera meno estrema rispetto ai due casi precedenti, a Sinistra Ecologia e Libertà, costruito completamente attorno alla figura di Nichi Vendola: il governatore della Puglia ha dato una lezione di stile al berlusconismo militante aspettando con serenità il giudizio della magistratura, ma se questo non fosse stato positivo, il partito sarebbe letteralmente esploso, perché in quel partito non c’è alcuna figura della statura di Vendola che ne possa prendere il posto.

Il PD stesso ha rischiato l’estinzione dopo le dimissioni di Veltroni, con il quale tutto il partito si era identificato, a causa anche dei fallimenti della classe dirigente precedente. Solo dopo un congresso lacerante e una transizione deludente è riuscito difficilmente a riprendersi dalla sbornia vetero-berlusconiana con l’elezione di Bersani (tant’è che, in un periodo in cui tutti gli altri partiti crollano, quello di Bersani guadagna consensi, il che è un mezzo miracolo se contiamo il sostegno a Monti e le autentiche vaccate commesse, tra cui la recente la battaglia per i 223 milioni alle scuole private cattoliche).

Oggi siamo di fronte ad una nuova forma di democrazia dell’applauso: quella 2.0 rappresentata dal Movimento 5 Stelle e da Beppe Grillo. Mentre nei casi tipo di Berlusconi e Di Pietro questi hanno comunque dovuto garantire un minimo di democrazia interna (le cosiddette correnti) e prevedere dei dispositivi di garanzia (lo stesso Fini è stato espulso a seguito di un voto della direzione nazionale), nel caso del M5S abbiamo il capo carismatico, Grillo, che ottiene gli applausi sulla platea digitale attraverso una schiera imponente di fans, anzitutto suoi più che del movimento, i quali obbediscono al volere del capo in maniera acritica e, anche di fronte alle contraddizioni più evidenti, soffocano qualsiasi forma di dissenso e di critica attraverso la delegittimazione dell’eretico o dell’avversario.

Si mette in moto quindi una particolare macchina del fango digitale per cui se si osa mettere in discussione le parole del Capo, automaticamente sei servo e schiavo del sistema, sei pagato da qualcuno, non sei democratico, sei tutta una serie di appellativi che non è il caso qui di riprodurre e, infine, vieni esposto ad un fuoco di fila digitale senza precedenti. Che si amplifica quando il Capo usa il suo strumento, il blog, per fomentare ancora di più l’attacco contro la tua persona (si vedano i casi Favia e Salsi o Tavolazzi).

Questa politica personalistica spettacolare (o di spettacolo) provoca parecchi danni alle istituzioni democratiche e, in ultima analisi, amplifica i fenomeni degenerativi che pure si dice di voler contrastare.

Non è il caso di fermarsi un attimo e ricominciare a pensare a forme di democrazia diretta e rappresentativa che non implichino l’adesione totale e senza tentennamenti ad un Messia o, peggio, al solito “Uomo della Provvidenza”?

La butto lì, benché comprenda come il buon senso, di questi tempi, sia merce rara, soprattutto a Sinistra.




28 gennaio 2011

Piazza Craxi a Milano? NO, grazie!

Sabato scorso a Lissone è stata inaugurata Piazza Bettino Craxi, per la gioia dei cittadini (erano talmente felici che c’era la polizia antisommossa che doveva fermarli tanto l’entusiasmo) e soprattutto di tutti i disonesti d’Italia, che ora già inviano dettagliate lettere al sindaco della propria città per indicare la via che vogliono gli sia intestata non appena passeranno a miglior vita.

 

Sì, perché quel che viene meno quando si intesta una piazza ad un politico corrotto e latitante (condannato in contumacia a 10 anni di galera, senza contare tutti i processi fermi al secondo grado per un totale di una ventina d’anni) non è tanto la Morale (quella è roba per parrucconi, in fin dei conti), quanto lo Stato di Diritto.

 

Diceva Rousseau che la democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi. L’Italia 2011 del Bunga Bunga è dunque una democrazia?

 

Non c’è più lo Stato di Diritto, non c’è più una Morale (pubblica), quindi non c’è più (o forse non c’è mai stata) democrazia. E soprattutto non c’è un partito che riesca ad incarnare una visione della società e dello Stato diametralmente opposta a quella concepita dal Berlusconismo, che altro non è che la versione mediaticamente corretta del Craxismo.

 

Perché se anche dall’opposizione si incensa Bettino Craxi (da Fassino a Veltroni, da Vendola a D’Alema), come lamentarsi poi che milioni di persone smettono di andare a votare e, soprattutto, i giovani si allontanano sempre più dalla politica, considerata (e a ragione) una cosa sporca, inutile, una mera macchina di potere mangiasoldi che non risolve problemi, anzi, li crea?

 

Per fortuna, c’è ancora un’Italia che si indigna e l’inaugurazione della piazza si è trasformata in una riedizione delle proteste del ’92 contro l’allora leader socialista: monetine, pernacchie, fischi, un assordante coro “ladri, ladri” ha accolto Stefania Craxi, impedendole di tagliare il nastro della piazza nella città governata da 15 anni dalla Lega.

 

Molti i militanti dei partiti, ma ancora di più i cittadini comuni, che hanno deciso di sostituire la targa “Piazza Bettino Craxi – Statista” in “Piazza Sandro Pertini – Presidente di tutti gli Italiani”.  

 

Un atto talmente vile da far scatenare Bobo Craxi, che si trovava a Cagliari: “la gazzarra indegna di Lissone è stata organizzata dai giannizzeri di Di Pietro e dal consigliere regionale del Pd Civati, il cosiddetto "rinnovatore”. Essi avranno la risposta che meritano perchè non sono capaci di discutere di politica e di storia, ma di muovere primordiali risentimenti. La sinistra piaccia o no è stata guidata dal socialismo democratico in Italia e in Europa. Altre esperienze sono finite e fallite e questi epigoni superstiti verranno schiacciati anche in Italia."

 

Poveretto: oltre a non conoscere la Storia, se l’è presa pure con la persona sbagliata (Civati), colpevole semplicemente di aver appoggiato l’iniziativa di contro-intitolare la Piazza a Pertini (c’è ancora qualcuno che nel PD si indigna per certe cose).

 

Del resto, sappiamo bene che a Bobo, figlio d’arte, è sempre assai più piaciuto l’altro consigliere regionale del PD, Filippo Penati, ex-migliorista comunista ed ex-presidente della provincia di Milano, il quale si è sempre speso nel definire Craxi “uno statista” (e poi si chiede perché mai abbia perso due elezioni di fila, provinciali e regionali, un record che neanche Veltroni).

 

E visto che Penati, dimissionario a novembre dal ruolo di coordinatore della segreteria di Bersani, è tornato a Milano per “aiutare Pisapia a vincere”, la domanda è come si comporterà il candidato sindaco del centrosinistra di fronte all’annuncio di Stefania Craxi che in primavera ci sarà anche a Milano una nuova Piazza Craxi. (guarda che caso, dallo staff nessuno ha deciso di commentare la faccenda).

 

Della serie: dalla Milano da bere degli anni ’80 alla Milano da vomitare del 2011. Che potrebbe vedere una Piazza intestata al latitante anche grazie a quei settori del PD sempre pronti a indignarsi di fronte a Berlusconi per raccattare voti, ma sempre proni a 90° quando si tratta di incensare Bettino.

 

Lo stesso Pisapia ha un background poco felice: da ex-avvocato di Forlani, ha recentemente dichiarato che l’ex-segretario della Dc non aveva alcuna responsabilità politica, mentre da candidato alle primarie si è espresso contro il concorso esterno in associazione mafiosa, ovvero lo stesso reato per cui è stato condannato in secondo grado Marcello Dell’Utri, che viene eletto da 15 anni a Milano. Mentre sulla questione Piazza Craxi, ha sempre evitato di rilasciare dichiarazioni.

 

Dunque, fiduciosi che sia solo un abbaglio, speriamo veramente che in primavera a Milano si cambi qualcosa. A meno che non si voglia perdere per l’ennesima volta… ma questa è un’altra storia.




19 gennaio 2010

Che Studi a fare? Datti alla Politica!

Ieri ero alla ricerca di un libro per le vie del centro di Milano. Mentre mi muovevo tra gli scaffali della libreria rigonfi di libri e straboccanti (teoricamente) di sapere della sezione di storia e filosofia, mi ha colpito la conversazione di due ragazzi che avranno avuto sì e no un paio d’anni meno di me.

 

Stavano parlando della maturità di giugno e il primo diceva all’altro che avrebbe dovuto studiare molto per arrivare al diploma con una buona votazione, e che più studiava più aveva chances di trovare un lavoro ben remunerato.

 

Il suo interlocutore, di tutta risposta, gli dice: “Ma che studi a fare? Datti alla politica come farò io, per diventare parlamentare non è richiesta nemmeno la terza media e se rubi non vai in galera!

 

Ecco cos’è diventato (anzi, che cosa diventerà) il popolo italiano: a furia di propagandare il messaggio per il quale la tua libertà di fare quello che vuoi va oltre il rispetto per gli altri, per le istituzioni e per la legge, si finisce per diffondere un pericoloso virus di lassismo morale che mina alle fondamenta la nostra democrazia.

 

Mi ricordo che da piccolo, una quindicina d’anni fa, quando ci chiedevano che cosa volevi fare da grande c’era chi ti diceva che voleva fare il calciatore, chi il medico, chi l’ingegnere, chi l’architetto, o anche il meccanico e il benzinaio. C’erano tante motivazioni, tra cui prima fra tutte vi era la passione. Quegli stessi miei amici che avrebbero voluto fare una cosa “per passione”, oggi se gli faceste la stessa domanda, vi risponderebbero che vogliono diventare architetti, medici o altro prevalentemente per soldi e per guadagnarsi prestigio sociale. La passione è uno degli argomenti che più tra tutti è assente.

 

Certo, di sola passione non si vive, ma non si vive nemmeno senza: la verità è che non siamo più socialmente rilevanti per quello che realmente siamo, bensì per quello che facciamo. E se non facciamo più, noi stessi ci sentiamo come dei fantasmi che si aggirano per il mondo.

 

Cos’è successo in questi ultimi quindici anni? Da una parte (a sinistra) abbiamo assistito inconsapevoli ad un’enorme rimozione culturale che ci ha portati all’agonizzante stato odierno, dove le divisioni sono sempre più profonde e l’unità lontana, dall’altra abbiamo avuto (a destra) un rigurgito neo-conservatore sorto dalle ceneri del penta-partito e dei neo-fascisti, tenuto insieme da quel collante universale che è diventato Silvio Berlusconi, l’emblema di come la Seconda Repubblica non abbia che aggravato i guasti e i vizi della Prima.

 

Così, mentre il fuoco della passione veniva spento da secchiate di realpolitik, la generazione come la mia, nata dalle ceneri del Muro di Berlino, cresceva in un clima dove di ideale c’era ben poco e di materiale cominciava ad esserci troppo, fino ad arrivare all’esasperata condizione odierna per la quale il superfluo è diventato così maledettamente necessario.

 

Non crediate che io sia immune da certi forti condizionamenti sociali e televisivi, ma nel mio piccolo cerco di ridurre all’essenziale quel superfluo di cui potevamo fare benissimo a meno una decina di anni fa. Chi sottovaluta il potere dei media (e di chi ne ha il monopolio attualmente) è in realtà già stato lobotomizzato e perfettamente integrato in questa società che sempre più si avvicina (almeno quella italiana) a quello scenario cupo descritto in “1984” di Orwell.

 

Non è colpa nostra se viviamo nella società odierna, improntata ad un sistema di valori completamente rovesciato: l’affievolimento dell’impegno politico, scolastico e lavorativo da parte dei giovani e dei meno giovani trova la sua causa principale nel fatto che la classe dirigente di questo Paese non fa niente per renderli consapevoli delle ragioni sociali che dovrebbero spingerli verso la realizzazione dei propri ideali, ma anche verso l’applicazione delle proprie idee per innovare la società in cui vivono. E non lo fa e non sa infondere in tutta la collettività il senso dello Stato perché essa stessa non ce l’ha, non sa insomma indicare una nuova prospettiva di sviluppo a tutta la nazione (e temo che non riuscirà mai a farlo vista la qualità dei cosiddetti quarantenni che spingono per arrivare al potere).

 

La riabilitazione di Bettino Craxi è solo l’ultimo tassello di quel messaggio devastante che ha portato quel ragazzo a dire “Che studi a fare, Datti alla politica!”: se rubi e sfuggi alle leggi del tuo Paese, ora verrà fuori che prima di scappare puoi anche sceglierti la via che vuoi ti sia intestata.

 

Craxi non era un martire, né una vittima: se c’è una vittima, in tutta questa storia, sono i giovani italiani nati dopo la Guerra Fredda che vivono in un mondo ancor più freddo, vuoto e pieno di ingiustizia.




13 gennaio 2010

I Morti Viventi che riabilitano il Morto Latitante

C’è un fetore che si aggira per l’Italia. Puzza di marcio, da far venire la nausea. Tutti la sentono, ma nessuno ha il coraggio di aprire la porta e vedere da dove viene. Tutti rimangono chiusi in casa di fronte alla televisione, sperando che prima o poi passi. Ma non passerà.

 

Questo Paese sta perdendo ogni dignità. Di fronte al mondo intero, ma soprattutto di fronte a se stesso. C’è in atto una crisi, dove quella economica occupa uno spazio preponderante nella vita dei cittadini, ma ce n’è una ancora più grande:la Crisi Morale.

 

La Sinistra in questo paese non esiste più, travolta da quella gigantesca rimozione culturale messa in atto da essa stessa nella speranza di entrare nel salotto buono e andare al governo del Paese. Il Salotto, come ha dimostrato il fiume di scandali degli ultimi quindici anni, così buono non era e alla fine la Sinistra si è giocata la propria identità per ricevere in cambio il nulla. Ha lentamente estirpato l’ideale dall’agenda politica per difendere l’interesse, ma non ha fatto i conti con chi la memoria, fortunatamente, ce l’ha ancora lunga e ha notato che certi signori sono diventati quello che, in gioventù, avevano giurato di combattere in nome del popolo.

 

Il popolo. Parola caduta in disuso, se non per discorsi di retorica svuotati di ogni significato politico, dove si promette la Luna, quando si sa benissimo che a stento si potrà dare il pane per mangiare. Lo stesso popolo che eserciterebbe la sovranità nei limiti e nei modi previsti dalla Costituzione, ma che ad oggi sta perdendo sempre più lo status di cittadino per diventare un suddito.

 

Perché oltre alla dignità, il popolo italiano sta perdendo anche la libertà: ogni sera viene violentato a mezzo televisivo da persone pagate con i suoi soldi, ma che servono un altro padrone, il quale a sua volta finge di servirli, ma persegue solo i suoi interessi.

 

Questa è la posta in gioco: dignità, libertà, democrazia e legalità. Ognuno di questi elementi è intrinsecamente legato all’altro e tutti insieme sono tenuti insieme da una sola cosa: l’etica.

 

È un peccato che tanti piccoli imbecilli che giocano alla politica se lo dimentichino (e mi riferisco soprattutto a quei giovinastri miei coetanei che preferiscono fare quello che ordina il capo-corrente, piuttosto che pensare con la propria testa). Io li chiamo trinariciuti: dalle due narici esce il cervello e dalla terza entrano le direttive del partito. E il bene del partito quasi mai coincide con il bene del Paese.

 

Bettino Craxi è stato quel leader socialista condannato a 10 anni per corruzione, titolare di tre conti esteri su cui aveva accumulato tangenti per almeno 150 miliardi di lire, distruttore del più antico partito italiano (il PSI), dopo cent’anni di storia, morto latitante in Tunisia dove si era rifugiato per sfuggire alle leggi del suo paese.

 

Passerà alla storia non per aver avuto illuminazioni riformiste (come dice quel folle di Luca Sofri), ma per aver portato il debito pubblico dal 70 al 92% del Pil, disastrando i conti italiani; essersi alleato con il dittatore somalo Siad Barre, con i generali argentini contro l’Inghilterra e parteggiato per Saddam Hussein; per aver spiato e schedato illegalmente i suoi avversari politici, come Enrico Berlinguer; per aver aiutato Silvio Berlusconi ad affermarsi nel campo dei media, regalandogli quel monopolio televisivo incostituzionale con il quale da quindici anni bombarda mediaticamente gli Italiani con menzogne e falsità.

 

Ma quello che è successo oggi è ancora peggio: paragonare Craxi a Papa Giovanni Paolo II è l’ennesima violenza nei confronti non solo del popolo italiano, ma anche di un papa che non è morto latitante, né tanto meno corrotto. Questa è la qualità del servizio pubblico? Augusto Minzolini non ha colpe: lui esegue, da buon trinariciuto. Il problema non è lui, ma chi ha il dovere morale e politico di contrastarlo, e che non lo fa.

 

Quanto è successo oggi, con lo scandaloso editoriale di Augusto Minzolini, dimostra che siamo arrivati ad uno snodo cruciale per il destino della Seconda Repubblica: oggi come 18 anni fa la crisi economica sta lentamente scoperchiando il pentolone della Questione Morale e, quando i cittadini si vedono costretti a stringere la cinghia e vedono che i propri politici non lo fanno, allora la sete di giustizia può risvegliare le coscienze.

 

Le rivelazioni di Ciancimino Jr sulle carte di Totò Riina che avrebbero fatto cadere lo Stato italiano, sono solo la conferma che la Seconda Repubblica altro non è che lo scheletro imputridito della Prima, travestito e tirato a lucido da continue piccole svolte che hanno cambiato solo nomi e sigle, ma mai il modo di fare politica.

 

Enrico Berlinguer 29 anni fa parlava di Questione Morale, denunciando i guasti di un sistema che avrebbe portato i partiti alla distruzione e la democrazia a restringersi: fu inascoltato e deriso, ma aveva ragione. Oggi Enrico è morto, ma è più vivo dei tanti morti viventi che ci governano.

 

Quegli stessi Morti Viventi che stanno riabilitando un Morto Latitante non perché se lo meriti, ma solamente perché vogliono infondere un po’ più di splendore a se stessi per durare ancora un po’: issano sul piedistallo Craxi, solo per poterci salire anche loro in futuro.

 

Craxi è una vittima, ma non di un complotto delle toghe rosse, bensì della strumentalizzazione di quei Morti Viventi che gli stavano intorno finchè era potente, lo hanno abbandonato quando è caduto nel fango e lo stanno riabilitando solo per sfruttarlo.

 

Questo clima revisionista e fascista lo avevano vissuto i nostri nonni all’alba della loro vita, sperando che noi nipoti non dovessimo più assistere a cose del genere.

 

Ma sembra che così debba essere.




9 settembre 2009

Il Vento del Recupero

                           


C'è un fantasma che si aggira per l'Italia e che colpisce profondamente anche la Sinistra: quello del Revisionismo. Il cosiddetto Vento del Recupero ha portato negli ultimi quindici anni di Seconda Repubblica a ribaltare tutto ciò che c'era di vero e consolidato nella prima: sono tornati alla ribalta ideologie e personaggi che sinceramente, in un passato nemmeno tanto remoto avrebbero scandalizzato l'opinione pubblica. Che oggi invece assiste impotente, grazie al bombardamento mediatico a cui è stata sottoposta dalle tv berlusconiane (e dai troppi silenzi del centro-sinistra).

Penso che sulla questione basti lo sketch di Benigni '95 sul cosiddetto Recupero di Bettino Craxi e altri personaggi, come Mussolini, che già allora era molto in voga tra i Ferrara e i Fini, per non parlare dei berluschini.

Parlare di Berlinguer e di Questione Morale è diventato tabù quasi quanto parlare delle manette in casa del ladro: tutti ti danno addosso. Se però vai a dire che "Bettino Craxi ha fatto delle cose buone", allora sei moderno, sei riformista, sei innovatore. Viceversa sei tafazzista, comunista, radicale, estremista, magari anche antico e fuori moda. Eh già, perchè oramai la politica non fa più la moda, la segue: e in un Paese di Intellettuali che si mettono dietro alla massa quando questa segue questa o quella moda (pensiamo solo a quella passata recente di Berlusconi Statista), fa la differenza, perchè finisce per intaccare anche la credibilità e l'affidabilità di certi leader che, per paura di essere attaccati dal salotto buono, o tacciono oppure si adeguano.

Come dice Benigni, "Anche il mostro di Firenze avrà detto Buon Giorno qualche volta, ma non è il caso di recuperarlo." Anche perchè, nel caso di Bettino Craxi, sarebbe più utile alle casse e alla salute dell'economia del Paese ritrovare il famoso Bottino di miliardi spariti nel nulla e di cui si hanno le evidenze processuali e bancarie.

Diceva De Gasperi che un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni: Bettino, effettivamente, avrà pur pensato a che debito pubblico lasciava alle generazioni future, ma non credo si possa definire statista.

Anche perchè, per la giustizia italiana, ufficialmente è un latitante. Ma siamo un Paese strano: il giorno prima una persona è un latitante, il giorno dopo diventa uno statista. Finchè lo dicono quelli del Pdl, la cui classe dirigente è composta perlopiù da dirigenti del PSI craxiano (Brunetta e Sacconi sono un esempio), posso anche capirlo. Che lo si dica anche a Sinistra, ben sapendo che Bettino Craxi è il principale responsabile della fortuna televisiva di Silvio Berlusconi, quindi dell'attuale regime televisivo malato, e ci ha pure lasciato il terzo debito pubblico al mondo, sinceramente non solo non lo capisco, ma non lo accetto.

E come dice Benigni, "Cosa deve fare uno per far sì che si parli male di lui? Stuprare le capre in mezzo alla strada?"

Quindi, cari miei, una cosa dobbiamo fare: munirci di ventilatore per rispedire indietro questo vento malsano e velenoso che rischia di investirci in tutta la sua forza e potenza non appena si celebreranno i 10 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi... ma noi avremo un ventilatore grande come l'Italia a fermarlo.




15 luglio 2009

Walter, Giù le mani da Berlinguer!

Walter Veltroni ci ha fatto sapere che per lui il PSI di Craxi era dinamico e innovatore, mentre il PCI di Berlinguer arrancava ed era sconfitto in partenza: non capiamo allora perchè non sia andato a fare il dirigente nel PSI, 30 anni fa. Ringrazio anche il Corriere per aver dedicato due righe al 25° anniversario dalla morte di Enrico e un articolo intero a Veltroni che rimette Craxi sul piedistallo e sputa sulla tomba di Berlinguer, dopo aver fatto il contrario il mese scorso.

Se Grillo ha detto che si candida alla segreteria del PD perchè dopo Berlinguer c'è stato il Vuoto, la dirigenza democratica ha proprio voluto ribadire questo: loro con Berlinguer non c'entrano nulla. Quindi, noialtri, mettiamoci il cuore in pace.

Ci sono due cose che non smetteranno mai di stupirmi dell’ex-comunismo nostrano, almeno nella sua dirigenza: il ripudio della propria gloriosa storia e il recupero di Bettino Craxi.

Del primo, negli ultimi quindici anni ci avevamo fatto l’abitudine: basti pensare la famosa frase di Veltroni “Si poteva stare nel PCI senza essere comunisti. Era possibile, è stato così.”, abbastanza ridicola riferita a se stesso, a meno che non si voglia far credere che diventavano dirigenti in quel partito persone che non ne condividevano la linea. A tal proposito, ripropongo alcune frasi d’annata del kennediano Veltroni quando stava nel PCI senza essere comunista:

Il nostro ruolo è nella capacità del movimento operaio di esercitare a pieno la propria egemonia su quei settori dei giovani delusi dall'esperienza estremista. Solo così sarà possibile recuperare alla milizia rivoluzionaria i giovani delusi dall'estremismo... Basta con l'acquiescenza all'imperialismo americano... Onore ai compagni del piccolo popolo vietnamita che ha sconfitto il grande colosso americano... No, non ci sono scorciatoie: Lenin diceva che "la via della Rivoluzione non è dritta e selciata come la Prospettiva Newski". I giovani questa via hanno già cominciato a percorrerla... Si esalta nell'originale elaborazione italiana l'affermazione di Lenin secondo la quale la democrazia e il socialismo si saldano fortemente e la rivoluzione democratica apre la strada a quella socialista.”
(Walter Veltroni, 1974)

Comunismo e libertà sono stati incompatibili. Questa è la grande tragedia dopo Auschwitz… Io ero un ragazzo, allora, ma consideravo Breznev un avversario, la sua dittatura un nemico da abbattere.”
(Walter Veltroni, 1999)

Orientare la spesso generica aspirazione al rinnovamento che è presente tra i larghi settori delle nuove generazioni nella direzione dell’adesione all’ideale della società socialista è già un compito dei giorni successivi al 15 giugno… Fare politica significa edificare mattone per mattone una società nuova e partecipare al progetto ambizioso della Rivoluzione proletaria in Occidente, di quella Rivoluzione che noi portiamo avanti e che tutti i giovani devono poter vivere… Il socialismo e il comunismo devono essere il progetto di più alta realizzazione della libertà, di più grande valorizzazione del lavoro come forza motrice della storia.”
(Walter Veltroni, 15 giugno 1975, dopo la grande avanzata comunista in Italia)

Il secondo elemento che mi stupisce e mi atterrisce, è la costante rivalutazione di quello che per la giustizia italiana è e rimane un latitante condannato a 10 anni di corruzione: Bettino Craxi.

Già Fassino, chiamato amorevolmente Fessino da Craxi, ci aveva provato la prima volta nel 2003, ma l’anno dopo dovette fare retromarcia, in occasione del 20° anniversario della morte di Enrico:

[ Il PSI di Craxi] "interpreta le domande di dinamicità di una società che cambia" “La sfida con Craxi colse i comunisti impreparati e mise a nudo il loro ritardo nel misurarsi con la modernità". «Mi è capitato spesso di pensare a Berlinguer come a un campione di scacchi che sta giocando la partita più importante della sua vita: la partita dura ormai molte ore; sta giungendo alle battute finali e guardando la scacchiera il campione si accorge che, con la prossima mossa, l’avversario gli darà scacco matto. Ha un solo modo per evitarlo: morire un minuto prima che l’altro muova».

Oggi, Walter Veltroni, che qualche suo supporter in passato aveva addirittura definito “Il Berlinguer del 21° Secolo”, ha fatto sapere che “Craxi è stato più innovatore di Berlinguer” e ci ha riproposto la teoria mai dimostrata del dinamismo e della modernità del PSI craxiano, mentre ha sottolineato l’incapacità di rinnovamento di Berlinguer.

A parte che non si spiega allora, se Veltroni l’ha sempre pensata così, perché mai abbia scritto un libro sulle Idee di Berlinguer per concorrere alla Segreteria del PDS nel 1994 e non su Bettino Craxi, ma l’archivio storico dell’ANSA lo sbugiarda ancora una volta:

Nella sinistra abbiamo passato 15 anni in uno scontro violento. Ci sono state molte colpe, tutti dovremmo fare autocritica, ma per gran parte quanto è successo è stato per colpa della linea politica del Psi di Craxi. Per 15 anni Craxi ha reso impossibile l’unità e la convergenza a sinistra, ha negato alla sinistra una proposta comune e ha reso il Psi subalterno alla Dc. Ha usato la forza del Psi non per favorire, ma per frenare un’innovazione sociale.” (Ansa, 5 settembre 1992)

Ecco, mi chiedo perché in piena Tangentopoli Craxi abbia frenato l’innovazione sociale, mentre oggi, nel Paese dei senza memoria, è addirittura più innovatore di quel Berlinguer che, per esempio, agli inizi degli anni ’80 chiedeva un maggiore impegno nella ricerca sull’energia solare per aumentare l’indipendenza energetica del nostro Paese.

In un Paese serio, a chiudere la questione Bettino basterebbero le 3 sentenze definitive emesse dalla Cassazione (10 anni per le tangenti Eni-Sai e la Metropolitana Milanese; prescrizione per le mazzette dalla berlusconiana All Iberian). O i 40 miliardi giacenti sui suoi 3 conti svizzeri personali, gestiti non da tesorieri PSI, ma dall’ex compagno di scuola Giorgio Tradati e poi dall’ex-barista Maurizio Raggio, destinati agli “interessi economici anzitutto propri di Craxi” (Sentenza All Iberian).

Qualcuno può obiettare (come fa Berlusconi) che Craxi non si può ridurre ai suoi guai giudiziari: benissimo, il problema è che ci sono anche quelli politici. Anche perché non si capirebbe allora come sia stato possibile che il partito erede del PCI di Berlinguer (i DS), seppur ridimensionato, fosse il primo partito della Sinistra (e del Paese fino al 2005, prima dello scandalo Unipol-BNL).

Dopo 14 anni di direzione craxiana ininterrotta, alle elezioni del 1992, il PSI ottenne il 13,3% dei voti, la metà dell’ex-PCI, senza però che il satrapo garofanato pagasse il fallimento del progetto del Midas: non era riuscito a fare un grande partito socialista, non era diventato il Mitterrand Italiano, le sinistre erano più divise che mai, in quanto il PSI faceva da sgabello ai vari Andreotti, Donat Cattin, Cossiga.

Ma ricapitoliamo le innovazioni di Bettino Craxi:

Partito: al Congresso di Palermo, nel 1981, viene inaugurata la linea della modernità, intesa come spregiudicata gestione del potere, accumulo di denaro, affari, che porterà il PSI alla catastrofe di Tangentopoli. Il partito viene rifondato in chiave presidenzialista. Quando nelle liste della P2 compariranno i nomi di 35 dirigenti del PSI che gli hanno permesso di stravincere il Congresso, Bettino adotterà la linea morbida.

Giustizia: quando il suo amico Calvi dirà di aver dato 21 milioni di dollari al PSI, Craxi si scatenerà contro i magistrati, parlando di giudici che "si muovono in nome e per conto del partito comunista". Durante Tangentopoli attacca il pool e fa preparare dossier contro Di Pietro e Borrelli; dopo, detterà la linea a Forza Italia:

Economia: sotto il Governo Craxi (1983-87) il debito pubblico balza da 400mila a 1 milione di miliardi di lire; il rapporto debito-Pil dal 70 al 92%. Tutto questo mentre annunciava nel 1987 il superamento da parte dell’Italia del Pil anglosassone. Si è visto dove oggi sono gli Inglesi e dove siamo noi.

Lotta al Terrorismo: dopo aver caldeggiato, per fortuna invano, la trattativa tra Stato e Br durante il sequestro Moro, nel 1985 Craxi sottrae al blitz americano di Sigonella i terroristi palestinesi che hanno appena sequestrato la nave Achille Lauro e assassinato un turista ebreo disabile; si impegna a farli processare in Italia, poi fa caricare il loro capo Abu Abbas su un aereo dei servizi e lo spedisce in Iraq, come gradito omaggio a Saddam Hussein: sinceramente in questo episodio non vi vedo né il coraggio né l’onore sempre evocati.

Politica Estera (definita stupenda da Veltroni): ancor più filoarabo dei democristiani, Craxi appoggia acriticamente l’Olp, ben lontana dalla svolta moderata, paragonando Arafat a Mazzini; spalleggia e foraggia il dittatore sanguinario somalo Siad Barre; nel 1982, durante la crisi delle Falkland, si schiera addirittura con i generali argentini contro la Gran Bretagna. Era proprio un'anticonformista.

Politica Istituzionale: è il primo a picconare la Costituzione in vista della “grande riforma” presidenzialista e attacca le procure, che vorrebbe assoggettare al Governo. (anche qui, vi ricorda qualcuno?)

Politica industriale: sponsor delle partecipazioni statali come grande macchina succhiasoldi e nemico di ogni privatizzazione, prima con i decreti Berlusconi e poi con la legge Mammì consacra il monopolio televisivo incostituzionale dell’amico Silvio, che fra l’altro paga bene e in cash, come hanno dimostrato i processi Enimont e All-Iberian.

Frequentazioni: dopo aver insultato il senatore a vita Norberto Bobbio (ha perso il senno) ed aver espulso dal PSI galantuomini della vecchia guardia che si opponevano al suo autoritarismo partitico come Bassanini, Codignola, Enriquez, Agnolotti, Leon e Veltri, il satrapo garofanato si circonda di faccendieri incompetenti come Larini, Troielli, Giallombardo, Mach di Palmstein, Parretti Fiorini, Cardella e Chiesa (da cui poi partirà, suo malgrado, l’inchiesta Mani Pulite), tutti ovviamente o espatriati o dietro le sbarre. Non parliamo poi dei suoi legami con Licio Gelli, nonché del suo consulente giuridico Renato Squillante (lo stesso condannato per aver favorito Berlusconi nel Lodo Mondadori).

Le vicende successive dimostrano che se Berlinguer fosse vissuto fino al 1992, non solo non avrebbe subito scacco matto, ma si sarebbe preso la sua grande rivincita sulla Questione Morale, magari avendo anticipato di qualche anno la svolta di Occhetto, esecutore materiale e non ideologico dell’evoluzione comunista.

Se Craxi fosse stato veramente vincente e moderno, allora non si spiegherebbe come sia stata possibile la cancellazione del PSI, il più antico partito italiano, che aveva resistito a tutte le repressioni per 100 anni, proprio nel momento del crollo del comunismo.

La verità è che come il comunismo italiano è morto con Berlinguer, il PSI era stato ammazzato nel 1981, al congresso di Palermo.

Quindi una preghiera a Veltroni: scopri pure il riformismo, gioca a fare il revisionismo, scrivi pure i tuoi libri al plurale.

Il paragone tra Berlinguer e Craxi, quello però, risparmiacelo.




24 maggio 2009

Enrico, Bettino e il miraggio della modernità

Anche i miracoli ogni tanto accadono. Peccato che accadano sempre in campagna elettorale e mai al di fuori di essa: qualcuno si ricorda il low profile del PD di un anno fa? Ce lo passavano come una strategia, l’ennesima di una lunga serie di fallimenti previsti e annunciati dai soliti “giustizialisti, comunisti, moralisti” di cui sono orgoglioso membro.

Ci hanno abituato troppo bene ai soliti requiem sulla tomba di Enrico, che ebbe la sfortuna di morire proprio durante una campagna elettorale per le Europee e, quindi, i soliti leader alla canna del gas, per recuperare consenso dopo essere ricaduti nella solita trappola di Berlusconi (la solita da quindici anni), ce lo issano sul piedistallo, per poi togliercelo subito dopo.

Ieri ho parlato di Franceschini, oggi parlo di Fassino, che nel 2003 scriveva nel suo libro “Per Passione”:

[ Il PSI di Craxi] "interpreta le domande di dinamicità di una società che cambia" “La sfida con Craxi colse i comunisti impreparati e mise a nudo il loro ritardo nel misurarsi con la modernità". «Mi è capitato spesso di pensare a Berlinguer come a un campione di scacchi che sta giocando la partita più importante della sua vita: la partita dura ormai molte ore; sta giungendo alle battute finali e guardando la scacchiera il campione si accorge che, con la prossima mossa, l’avversario gli darà scacco matto. Ha un solo modo per evitarlo: morire un minuto prima che l’altro muova».

Fessino, come lo chiamava affettuosamente “il moderno” Bettino, ci aveva già provato ad inserire nel Pantheon del PD il latitante di Hammamet, ma gli era andata male, tanto che l’anno dopo, in occasione delle Europee del 2004, si affrettò sul palco di Padova a smentire quelle frasi e a dichiararsi “uno dei suoi figli” (di Enrico).

Ogni tanto, lui e altri sedicenti “riformisti”, tornano a parlarci della “modernità” di Bettino, ma poi vedono la schiuma alla bocca della base e fanno marcia indietro.

Ma come dicevo, le campagne elettorali hanno la fantastica capacità di far accadere i miracoli: Fassino non solo si è lanciato in un accorato elogio di Enrico ai microfoni di Radio Radicale, ma ha anche detto quello che vado ripetendo da tempo. “È facile 30 anni dopo dire di uno statista che fece degli errori, senza valutare il contesto storico nel quale egli agì.”

Felici per il ritorno a casa di Fassino, colgo l’occasione per sfatare una volta per tutte questo fantomatico mito della modernità di Craxi, che mi ha sinceramente stancato.

La tesi di Fassino sopra riportata corrisponde più o meno al pensiero di molti revisionisti de noantri, che vorrebbero dipingere il partito di Craxi culla della modernità e quello di Berlinguer dietro ad inseguire.

È vero però il contrario: mentre il partito erede del PCI di Berlinguer (i DS), seppur ridimensionato, prima dello scioglimento nel PD era il primo partito della Sinistra e del Paese fino al dicembre 2005, il PSI di Craxi non c’è più, nonostante il comunismo abbia perso la sfida internazionale e il socialismo l’abbia vinta.

Dopo 14 anni di direzione craxiana ininterrotta, alle elezioni del 1992, il PSI ottenne il 13,3% dei voti, la metà dell’ex-PCI, senza però che il satrapo garofanato pagasse il fallimento del progetto del Midas: non era riuscito a fare un grande partito socialista, non era diventato il Mitterrand Italiano, le sinistre erano più divise che mai, in quanto il PSI faceva da sgabello ai vari Andreotti, Donat Cattin, Cossiga.

Già di fronte allo scandalo Lockeed, i socialisti assolvono Rumor, provocando la dissociazione di trenta deputati guidati da Riccardo Lombardi e l’occupazione della direzione da parte della base.

Quando il satrapo garofanato (che allora aveva ancora la falce e martello nel simbolo) torna a Via del Corso, trova una folla di militanti che lo contestano e lo spintonano, urlandogli: “Avete fatto così per coprire i nostri che rubano, e questo voi lo chiamate rinnovamento?”

La base del partito è ostile all’alleanza con la DC, così Craxi insiste sull’Alternativa, ma Berlinguer da quell’orecchio non ci sente, insiste sul compromesso storico con Moro.

A segnare la svolta è il congresso del 1981, due anni prima la nascita del primo governo Craxi: la linea della modernità, intesa come spregiudicata gestione del potere, accumulo di denaro, affari, che porterà il PSI alla catastrofe di Tangentopoli, nasce quando Bottino capisce che con la morale e il finanziamento lecito non si va da nessuna parte, soprattutto non si va da nessuna parte con gli operai; la Confindustria è molto meglio e paga anche in cash.

Il congresso di Palermo garantisce a Craxi il controllo totale sul partito, rifondato su base presidenzialista: un modello che poi verrà recuperato dall’amico Silvio tredici anni dopo con Forza Italia.

Il PSI non è più lo stesso: l’autofinanziamento viene sostituito con il finanziamento illecito, l’anagrafe patrimoniale dei dirigenti con i conti cifrati in Svizzera, mentre il Progetto Socialista del Congresso di Torino e il dibattito culturale del Mondo Operaio ispirato da Bobbio, Flores D’Arcais, Sylos Labini sono solo dei pallidi ricordi.

La storia socialista, i suoi valori, i suoi uomini più rappresentativi vengono sacrificati sull’altare della modernità: la prova è data dal fatto che, scoppiato lo scandalo delle liste della P2, nelle quali compaiono i nomi di 35 socialisti, alcuni amici del segretario che gli avevano permesso di stravincere il congresso, Bottino adotta la linea morbida.

Una linea che, quando Calvi dichiarerà di aver dato 21 milioni di dollari al PSI, diventerà aggressiva e indecente contro i magistrati: inizia la leggenda dei giudici che "si muovono in nome e per conto del partito comunista", che poi diventerà il cardine di tutta la politica berlusconiana.

Il 1983 passerà poi negli annali della storia come “la grande abbuffata”: il PSI prende appena l’11,4%, prova che la modernità non paga, così si inaugura la legislatura con un bel condono edilizio e una grande abbuffata di enti da parte dei partiti di governo. Il pentapartito si spartisce BNL, COMIT, Credito Italiano, Casse di Risparmio di Roma e di Torino, ENI, AGIP, IRI, STET, SIP, ENEL, FINSIDER, INA, ENEA, Cassa del Mezzogiorno.

Alla Rai, sempre la solita abbuffata: scoppia addirittura un Caso Biagi, accusato di partigianeria da Craxi e Martelli in quanto aveva avuto la cattiva idea di intervistare Biffi, Gentili e Teardo, protagonisti socialisti degli scandali di Torino e di Savona: Enzo aveva avuto il cattivo gusto di fare delle domande durante l’intervista.

Ma il pezzo forte sono le tv del Cavaliere, che San Bettino che è nei cieli, provvede subito a legalizzare a colpi di fiducia con tre decreti legge, che i processi All Iberian hanno dimostrato essere stati pagati molto bene dall’amico Silvio.

Altro tratto in comune con Silvio: l’occupazione degli organi di informazione. Così come Berlusconi con Ricucci, così Craxi con la storia della P2 cerca di impossessarsi del Corriere, combattendolo quando il piano va male e il direttore diventa Cavallari, che non è manovrabile.

Il debito pubblico intanto esplode, il rapporto deficit/PIL pure, in compenso però l’inflazione rallenta.

Insomma, il latitante di Hammamet ci ha lasciato tre cose: il Berlusconismo, il terzo debito pubblico del mondo e l’assenza di un partito socialista. Dobbiamo ringraziarlo? Non penso proprio.

Insomma, l’analisi di Fassino (ritrattata) e dei vari craxiani superstiti, non trova conferma. Chi invoca oggi l’alternativa di sinistra allora, non valuta il fatto che era impossibile qualsiasi collaborazione, senza il rischio di diventare complici, visto che la degenerazione della politica negli affari, nell’occupazione dello stato e nella corruzione era diventata parte integrante della modernità craxiana.

Le vicende successive dimostrano che se Berlinguer fosse vissuto fino al 1992, non solo non avrebbe subito scacco matto, ma si sarebbe preso la sua grande rivincita sulla Questione Morale, magari avendo anticipato di qualche anno la svolta di Occhetto, esecutore materiale e non ideologico dell’evoluzione comunista.

Se Craxi fosse stato veramente vincente e moderno, allora non si spiegherebbe come sia stata possibile la cancellazione del PSI, il più antico partito italiano, che aveva resistito a tutte le repressioni per 100 anni, proprio nel momento del crollo del comunismo.

La verità è che come il comunismo italiano è morto con Berlinguer, il PSI era stato ammazzato nel 1981, al congresso di Palermo.

A meno che non si voglia sposare la tesi del complotto, tanto cara ai Craxiani DOC, che serve solo a giustificare il fallimento della strategia del satrapo garofanato. E in quel caso, non riuscirei a notare la differenza tra un berlusconiano qualunque.




5 gennaio 2009

Bettino nostro che sei nei cieli




8 dicembre 2008

Giù le mani da Berlinguer

 

Oggi ho avuto la sventura di trovarmi in centro a Milano proprio in concomitanza con la prima della Scala. Il caso ha voluto che dovessi accompagnare mia sorella sulla sedia a rotelle in via Monte Napoleone con la macchina, cosa abbastanza semplice in situazioni normali.

La situazione di oggi non era però una di quelle: dopo mille peripezie e vigili alquanto incapaci di far funzionare il proprio cervello (nonostante avessi un disabile a bordo, mi hanno fatto fare un giro della madonna per poi finire bloccato appena dietro Palazzo Marino in mezzo alla folla), ho lasciato mia sorella in mezzo alla strada e poi ho trovato un parcheggio vicino al Teatro Nuovo. Dopo averla raggiunta con mia madre, mi è capitato di assistere proprio in via Monte Napoleone alla sfilata delle auto blu dei ministri che si recavano al teatro, tra cui ho avuto “l’onore” di intravedere il ministro Rotondi, quello strabico per intenderci. Voci di strada dicevano ci sarebbe stato anche Berlusconi, ma leggo che il Cavaliere non si è fatto proprio vedere: in fondo di veline sul palco non ce n’erano (sebbene vi fosse la Marini in platea).

Sta di fatto che il mio stupore non si è concentrato sul blocco totale del centro, bensì sul ben nutrito manipolo di persone che sostavano alle transenne nella speranza di vedere questo o quel personaggio importante: io ero a piedi, e non riuscivo a passare per raggiungere la galleria per via dello stuolo di popolo che guardava in adorazione la sfilata del Potere sulle auto blu.

Al che una signora, alla domanda del figlio piccolo sul perché della ressa, gli ha risposto: “Caro, è tutta gente che sta in piedi per vedere la gente importante che non fa una mazza nella vita!”

Ecco, questa frase penso sia la più illuminante sullo stato d’animo dei cittadini italiani che, per la maggioranza, sono stanchi e stufi di essere stufi e stanchi di essere governati dalla mediocrità e dalla stupidità di poche persone, che hanno l’unico “pregio” di essere potenti.

La scena di oggi alla Scala mi ricorda una di quelle tristi pagine di storia dove il popolo affamato sostava sulle vie ad alta percorrenza delle carrozze dei signori, nella speranza di suscitare pietà e racimolare qualche soldo per tirare avanti: c’è un muro tra governati e governanti che è dovuto soprattutto al fatto che abbiamo avuto sempre governi che si sono preoccupati di difendere i potenti dai non potenti e non il contrario.

La Sinistra una volta lo sapeva, poi sull’altare della realpolitik ha sacrificato ogni tratto distintivo della sua azione sociale e si è ridotta allo stato infimo di oggi, una condizione che il Gran Maestro della P2 Licio Gelli reputa tale da non essere necessaria nemmeno una rifondazione della sua Loggia anti-comunista e golpista: in fondo, questo “Partito Comunista” non è più quello di una volta.

Gli eventi degli ultimi giorni hanno catapultato in tutta la sua drammaticità e potenza la Questione Morale, confermando quello che da un anno e mezzo continuo a ripetere: a furia di metterla in soffitta e a demonizzare Berlinguer per far posto a Craxi, la Sinistra sta pagando le conseguenze di un lassismo etico che porta a fondo con i corrotti e i cinici (meglio conosciuti come Dorian Gray) tutti quelli che di politica si occupano per passione, che sono la maggioranza (almeno a Sinistra).

Gli esiti di questa rimozione culturale in atto da oltre quindici anni ha prodotto tutta una serie di stravolgimenti di ruoli che porta Berlusconi a parlare di Questione Morale, la Destra a riproporre la riforma della giustizia in senso piduista, ma soprattutto Capezzone ad invocare le scuse per Bettino Craxi.

La colpa della Sinistra, e del suo principale partito, cioè il PD, è quello di essersi imbarcato in un processo di metamorfosi culturale che oggi porta il Berlusconismo ad essere maggioritario nel Paese, cosa dimostrata anche dalla ressa alle transenne della Scala di stasera, ma soprattutto ad aver consegnato la Questione Morale e Berlinguer alla Destra.

Ci sono due cose che non cessano mai di stupirmi dell’ex-comunismo nostrano, della sua classe dirigente almeno: il ripudio della propria gloriosa storia e la vergogna per colpe che non furono del proprio partito, ma dello stalinismo di cui erano stati le prime vittime.

Grazie a questi due elementi, il giornalismo anticomunista filo-berlusconiano pubblica e ripubblica i documenti degli archivi sovietici fuori dal loro contesto storico e descrive Palmiro Togliatti e il suo partito come sicari di Stalin, tralasciando il fatto di essere stato il partito della ricostruzione, delle lotte operarie e contadine, della lotta al terrorismo e alla corruzione.

Il motivo di più profonda amarezza e stupefazione è il recupero di Bettino Craxi come modello di ciò che si sarebbe voluti essere e non si è stati (riformisti moderni, capaci di cogliere i mutamenti della società, la scomparsa dei vecchi idoli) e la solidarietà tardiva contro il complotto dei giudici “giustizialisti”, quasi un rimorso per non aver sostenuto il leader socialista quando in Parlamento recitava il suo famoso discorso “Tutti colpevoli, Nessun Colpevole”.

Non si capisce poi quale fosse il riformismo moderno di Bettino Craxi, perché in ogni caso questo si è concluso con una condanna a 10 anni per corruzione e l’eredità di Berlusconi in politica.

È ovvio però che la riscoperta di Craxi implica una presa di distanza dal “moralista” Berlinguer, con le sbalorditive dichiarazioni degli ex-berlingueriani Fassino, D’Alema e Veltroni sul diretto interessato.

Il revisionismo che corregge gli errori della Storia fa parte della Storia stessa, in quanto la integra: quello che la inventa, la deforma e infine la ridicolizza non è storia, è una deriva indecente che oggi si configura con il Berlusconismo.

Accettare la versione craxiana di un complotto dei magistrati comunisti per abbattere il campione del nuovo socialismo è una deformazione storica, questa sì, di stampo leninista: definire un latitante “esule” nella speranza di recuperare quel 14% di voti scomparsi da un giorno all’altro è il vero elemento distruttore del Partito Socialista (e infatti ha preso l’1% alle politiche).

Forse la Questione Morale di Berlinguer non è un argomento abbastanza edificante per certa sinistra, sta di fatto che il “pragmatismo affaristico” di Craxi rimane una vergogna per tutti i socialisti che lo erano veramente e che da quel partito di “nani e ballerine” (riedificatosi in Forza Italia) sono stati cacciati.

Il pool di Mani Pulite doveva ancora nascere quando il partito di Craxi entrò in metastasi con congressi hollywoodiani e famose personalità di quei ceti emergenti di cui faceva parte anche Berlusconi: gli iscritti se ne andavano, i militanti rimasti diventavano esattori di tangenti e il partito scompariva dall’hinterland per chiudersi nei Palazzi.

Quando scoppiò Mani Pulite, il partito socialista già non esisteva più e la sua direzione si riuniva non per discutere dei problemi degli italiani, ma degli affari privati di ciascuno.

Qualche avventuriero di Sinistra si azzarda a fare imbarazzanti paragoni tra Berlinguer e Craxi, dicendo che il primo è il teorizzatore della Questione Morale e il secondo ne è la vittima.

Una preghiera per questi signori che compongono la classe dirigente di questo Paese (non solo della Sinistra): scrivete le vostre autobiografie, scoprite pure il riformismo moderno, ma l’uso improprio di Berlinguer per addossare agli uni o agli altri le responsabilità collettive della Questione Morale, questo no. Soprattutto se poi serve per difendere Bettino Craxi.




10 marzo 2008

L'Inganno boselliano del Socialismo Italiano




Oggi mi ha colpito profondamente una dichiarazione di Enrico Boselli che affermava, commentando lo straordinario successo di Zapatero in Spagna, che il suo Partito Socialista è l’unico vero partito riformista d’Italia e che il Partito Democratico invece costituisce il centro della politica italiana, avendo al suo interno frange cattoliche estremistiche che impediscono la realizzazione dei diritti civili.

 

Mi ha colpito profondamente perché vorrei sapere da che pulpito Boselli lancia queste accuse: non era lui l’altro ieri che chiedeva a Mastella di candidarsi come capo lista al Senato, senza alcun vincolo di dipendenza dal suo partito, offrendo a quell’equivoco che ha fatto della politica la sua unica fonte di guadagno?

 

Ancora: sui temi della giustizia e della legalità non era per caso Boselli che voleva la commissione parlamentare su Mani Pulite, il cui vero scopo era quello di vendicarsi dell’esclusione politica del suo mentore, Bettino Craxi, dalla scena della politica italiana?

 

E non era forse Boselli che elogiava la Legge Maroni, impropriamente detta Biagi, che ha precarizzato quel mondo del lavoro che lui dice di voler rendere sicuro?

 

Inoltre mi hanno fatto sorridere i festeggiamenti dei militanti di questa macchietta di partito socialista, dopo l’invito del Presidente dell’Internazionale Socialista a votare per il PS di Boselli: vorrei ricordare a lor signori che Massimo D’Alema è ancora il Vice-Presidente dell’Internazionale Socialista e che l’appartenenza europea sarà sancita da consultazioni con gli iscritti, consultazioni vincolanti anche per la teodem Binetti, che se sarà proprio contraria può traslocare nell’UDC, facendoci un grande piacere.

 

Parliamoci chiaro: il Socialismo italiano è morto con Nenni e Pertini. Quello di Bettino Craxi, che si spartiva poltrone e potere con la Democrazia Cristiana, con i cui eredi Boselli dice tanto di non andare d’accordo, non era Socialismo, era una degenerazione malata del Socialismo come il fascismo e il nazionalsocialismo. Il vero partito riformista d’Italia era il PCI di Enrico Berlinguer, che ha difeso la dignità della Sinistra italiana fino all’ultimo secondo della sua vita, condannando la corruzione e la degenerazione morale che attraversava (e purtroppo attraversa) il nostro paese.

 

È molto probabile, se non sicuro, che Boselli abbia rivisto nell’ex-ministro di Casta e Ingiustizia il suo mentore Bettino Craxi, lo stesso uomo che ha prodotto l’anomalia democratica e incostituzionale Berlusconi, consacrandogli a furia di decreti legge e favori istituzionali il suo impero finanziario: si sa, la nostalgia è sempre una brutta bestia e la tentazione di criticare ancora una volta, scadendo nel craxismo vetero berlusconismo, l’alleanza con Di Pietro, il giustizialista DOC del PD, è sempre molto forte: si stancheranno prima o poi di usare la parola giustizialista in modo improprio, visto che essa è sinonimo di reazionario e conservatore? Sono mesi oramai che denuncio l’uso improprio di queste parole, ma evidentemente nessun neo-socialista è passato da queste parti.

 

Peccato, hanno perso una buona lezione di storia: in fondo, era proprio Bettino Craxi a dire “Non ci sono più ideali, facciamo semplicemente i nostri interessi.

 

Ecco, non penso ci sia da commentare oltre: Boselli e il suo ennesimo tentativo di riproporre quell’immagine consunta e fallita del Socialismo Craxiano, che come tutte le storpiature ideologiche ha dato origine al berlusconismo (fu lui a benedire Forza Italia nel 1993 prima di prendere il primo aereo per Hammamet ed evitarsi la galera): Bettino aveva il 14,5% dei consensi ed è stato il padre ideologico di un movimento che nella Seconda Repubblica è arrivato al 33%, non c’è male per un latitante.

 

La verità è che il Socialismo in Italia è morto come ideologia grazie a Bettino Craxi, che per arrivare alla poltrona rifiutò di allearsi con il PCI di Berlinguer e dare il via ad una Alternativa di Sinistra al regime plenipotenziario della Democrazia Cristiana.

 

Il Partito Democratico non è certamente il Partito Socialista di Zapatero e di questo mi dispiace certamente, ma di sicuro, il partito macchietta di Boselli non può dirsi nemmeno di sinistra solo perché cerca lo scontro ipocrita con le gerarchie ecclesiastiche: io auspico che il PD si sposti progressivamente sulle posizioni di Zapatero, ma purtroppo trovare una sintesi con una come la Binetti è difficile e la volontà di attrarre i voti dei cattolici moderati forte.

 

Certamente, se vogliamo essere riformisti non lo possiamo fare se non da socialisti: mi chiedo però se sia meglio il modello social-democratico delineato da Berlinguer e dalla sua politica lungimirante oppure il socialista privo di ideali di Bettino Craxi.

 

Non so voi, ma io preferisco di gran lunga il primo. 



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)