.
Annunci online

  OrgoglioDemocratico [ ]
         

Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

Profilo Facebook di Pierpaolo Farina


"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

BASTA Lotte per le Poltrone, ci vuole PASSIONE!

visita il sito di Barack Obama
Partito del Socialismo Europeo


Internazionale Socialista

Le Battaglie a cui aderisce il Blog:

Stop the whales massacre!

Nucleare? No, grazie

passaparola





Iscriviti al Vaffanculo Day

Per De Magistris

Parlamento Pulito: un Parlamento senza condannati

Scarica il volantino "Onorevoli Wanted"


21 febbraio 2011

Ma io Pisapia lo difendo

 Dell’uomo non ho mai avuto tanta simpatia. E dire che ero partito con le migliori intenzioni, a settembre dello scorso anno: stavolta scelgo un candidato e lo sostengo fino in fondo, mi ero detto.

 

Entra sempre in gioco l’eterogenesi di fini di hegeliana memoria, quindi sarà che nei suoi comitati circolava il peggio dei due partiti che oggi giocano a cannibalizzarsi l’un l’altro (PD e SEL), sarà anche che poi ho scoperto certe sue posizioni sulla giustizia più alla D’Alema che al buon senso, mettici pure che non abbia proprio questo carismatic appeal, ma alla fine tutto il mio entusiasmo iniziale si è ridotto ad un piccolo lumicino. Nonostante tutto, però, Pisapia alle primarie l’ho votato.

 

Il lumicino poi si è spento definitivamente quando il 14 dicembre ha cominciato a raccontare frottole sulla partecipazione alle primarie (che ha segnato un meno 15.000 partecipanti rispetto a 5 anni prima, mentre lui affermava esserci stato un più 3%). Contestato (e ho anche il video), ha reagito in maniera scomposta e feroce, dicendomi di tornare a studiare. A me, che ho la media del 30elode all’università. E lì mi ero ripromesso di non votarlo nemmeno sotto tortura.

 

Gli scimmiottamenti di Vendola al Palasharp e la pallida imitazione di Mitterrand, con quella foto orripilante apparsa sui maxi-manifesti sparsi per la città, mi avevano definitivamente convinto a votare per il mio compagno di università candidato alla Lista civica di Grillo. Anche perché, alla mia famosa lettera aperta che gli ho inviato e ho pubblicato (condivisa da più di 2000 persone su facebook), non ha mai risposto, ma ha fatto rispondere alcuni suoi galoppini con problemi di prostata che tra un “Basta giovani” e “lavori per la Moratti” si sono beccati un bel trattamento in dolce stil novo dal sottoscritto (sono sempre molto fine e irritante nel mandare a quel paese la gente, me ne do atto).

 

Ciononostante, nella vicenda di Affittopoli lo difendo. E non per spirito di coalizione (avevo già intenzione di votare un altro), quanto perché non si può mettere sullo stesso piano un contratto di affitto stipulato nel 1989 dalla sua compagna con i contratti di affitto a prezzi stracciati degli uomini organici alla Destra.

 

E per un semplice motivo: Milano è governata da 20 anni dal centrodestra. E si vede, aggiungo io. Quindi non regge l’accusa che Cinzia Sasso, la compagna di Pisapia, abbia avuto la casa in affitto perché godeva dell’appoggio del candidato sindaco. Anche perchè il contratto di affitto era scaduto nel 2008, Pisapia vive in un’altra casa e la Sasso doveva trasferirsi a novembre nella nuova casa (se non fosse che l’edilizia in Italia ha i tempi biblici che sappiamo), dove sarebbe andato a vivere anche Pisapia.

 

Dunque, qual è lo scandalo? Che milionari, star e assessori e consiglieri di centrodestra abbiano avuto case con affitti risibili proprio in virtù della loro appartenenza ai partiti della maggioranza che guida il comune da 20 anni oppure che la compagna di Pisapia, nel 1988, abbia avuto in affitto la casa dal Pio Albergo Trivulzio, quando Milano era ancora governata dal cognato di Craxi, Pillitteri (passato al centrodestra, il cui figlio è per altro in affitto anche lui in una casa del Pat)?

 

Pisapia lo si può attaccare su molti fronti, ma questo no. L’unica cosa che posso dire è che mai ho visto in vita mia una difesa così goffa e intempestiva da parte di un avvocato, che di certo ha una gran carriera anche da politico alle spalle. Ingenuità? Forse, ma se prima il centrosinistra era nella prima volta avanti nei sondaggi a Milano, ora dubito che lo sarà ancora.

 

A meno che, per la gioia del Pd, Pisapia non faccia un passo indietro. Ma questo sarebbe l’ennesimo colpo mortale all’immagine del centrosinistra milanese ed equivarrebbe a sconfitta certa.

E in un periodo come questo, non possiamo permettercelo. Quindi l’unica cosa che rimane da fare al candidato sindaco, se non vuole affogare nella palude in cui la sua goffa difesa lo ha infilato, deve abbandonare per strada un po’ di venefici compagni di viaggio. Deleteri per lui e, qualora vincesse, deleteri per Milano. I nomi si sanno già, inutile farli anche qui.

 

Speriamo solo che ora Pisapia si dia una mossa. Perché prediche moraliste da parte della Lega e del PDL (che sugli affari immobiliari hanno ben altri e ben più gravi scandali da fronteggiare) è veramente una vergogna.




8 dicembre 2010

Prossima fermata, Arcore. Ovvero: l’insostenibile ipocrisia di Matteo Renzi

Ma un manifesto politico che abbia come unico slogan l'idea di andare "oltre le ideologie" non è niente. È il vuoto. O forse è solo un altro ideologismo.
(Massimo Giannini, 7 dicembre 2010, Repubblica)

 

Doveva rimanere riservato, poi la notizia è filtrata. Comunque sono pronto a rifarlo, vado oltre le ideologie.” Così si è giustificato da principio Matteo Renzi, di fronte alla rabbia montante dei democrats, suoi supporters e non, di fronte alla notizia di un incontro riservato ad Arcore l’altro giorno con Silvio Berlusconi.

 

La motivazione ufficiale dell’incontro è fragile, quanto ipocrita, e risulta dunque poco credibile anche agli occhi dei più sfegatati fan del leader dei rottamatori, quello che, per intenderci, ce l’ha a morte con D’Alema per il patto della crostata e la Bicamerale, e invoca ogni volta una distruzione del passato in virtù del “nuovo che avanza”.

 

Nella sua nota su facebook, infatti, il sindaco di Firenze ha dichiarato:

 

“Ho incontrato Silvio Berlusconi, che mi ha gentilmente fissato l’appuntamento che gli avevo chiesto qualche settimana fa. Ho chiesto al presidente del Consiglio di mantenere gli impegni per Firenze che il Pdl si era preso in campagna elettorale, a partire dalla legge speciale. Dieci giorni fa ho corso persino una Maratona per dimostrarlo (e ancora mi fanno male le gambe, ma avevo dato la mia parola). Se il Governo vuole mantenere gli impegni, l’occasione più logica è il decreto mille proroghe che va in votazione a stretto giro: non sarà una legge speciale, ma potrebbe esserci un gesto di attenzione per Firenze.”

 

Nulla da obiettare, se non fosse che lo stesso sindaco, beccato con le mani “sulla crostata”, inizialmente ha dichiarato che l’incontro doveva rimanere segreto: e perché mai, vista la nobiltà degli intenti? Soprattutto: perché proprio Arcore e non una sede istituzionale? Di queste cose, da che mondo e mondo, se ne parla in pubblico: a che pro tenere lontani giornalisti ed elettori?

 

Soprattutto: alla vigilia di un voto che probabilmente sancirà la fine di questo governo, la visita del sindaco di Firenze è quanto meno inutile. E dunque persino sospetta. Cosa può garantire infatti a Firenze un presidente del Consiglio che tra meno di una settimana sarà già salito al Quirinale a rassegnare le sue dimissioni? Nulla, con tutta evidenza.

 

E allora si riaffacciano vecchi fantasmi, che oramai rottamazioni e facili populismi degli ultimi mesi avevano spazzato via, ma che ora riemergono con tutta la propria ambiguità, come ad esempio il sospetto di una vittoria di Renzi alle primarie grazie ai voti del Pdl e di CL (avvalorato dalle parole di Verdini).

 

Oppure quelle intercettazioni relative all’inchiesta sulla P3 in relazione a quel volo promesso da Riccardo Fusi, ex presidente dell’azienda edilizia Btp e grande amico di Verdini, per permettere a Renzi (in quel momento presidente della Provincia) di non far tardi alle Invasioni Barbariche. Promessa fatta ad Andrea Bacci, che presiedeva il Cda di Florence Multimedia (società creata da Renzi per la comunicazione della Provincia di Firenze). Circostanza sempre smentita dall’utilizzatore finale dell’elicottero, ma allora ci sarebbe da chiedersi il perché di tanta solerzia da parte di Bacci nell’attivarsi presso Fusi.

 

Del resto, sin dal giorno dopo le primarie che lo incoronarono candidato sindaco, il rutelliano e ciellino Matteo Renzi si distinse da subito per un’ondata di veleni contro Veltroni e, dopo le sue dimissioni, contro Franceschini (il vice-disastro), dichiarò apertamente che “Prodi ha fatto schifo”, sbatté fuori dalla coalizione la Sinistra, fino ad arrivare ai proclami contro Bersani e ad invocare rottamazioni di classi dirigenti e cancellazione di storie, passioni, ideali e figure esemplari (noto il suo rigetto per persone come Berlinguer e Pertini).

 

Che poi il metodo Renzi fu già efficacemente sintetizzato da Gramsci, quando parlava di nuove generazioni “costruttrici di soffitte” che si lamentavano del fatto che quelle precedenti non avessero costruito dei palazzi: “fare il deserto per emergere meglio.

 

Ma come ha efficacemente detto anche Massimo Giannini su Repubblica, confondere il nuovismo con il nuovo significa scavarsi la fossa da soli. Perché per guardare al futuro bisogna conoscere, comprendere, apprezzare il passato.

 

Perché un partito, senza memoria, non esiste: un partito può avere dentro di sé molte memorie, può avere molte radici, ma non può esistere partito che non abbia nemmeno una memoria e nessuna radice.

 

Andare “oltre”, sempre e comunque, non serve a niente e a nessuno. Perché come disse una volta D’Alema, quando diceva ancora qualcosa di sinistra, “Oltre la Sinistra, c’è solo la Destra”.




7 novembre 2010

Dare l'Esempio: così si risolve la Questione Morale

''Ho rimpianto del rigore e dello stile di comportamento di personaggi quali Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa, queste personalità non si sarebbero mai permesse di trovare giustificazioni a ciò che non può essere giustificato''
(Gianfranco Fini)

Che queste cose le debba sentire da Gianfranco Fini, che per 16 anni è stato alleato e per 8 ha governato con Berlusconi, mi fa sinceramente cadere dalla sedia. Il solo fatto che qualcuno lo dica, mi fa cadere dalla sedia: perchè sono 3 anni che il sottoscritto è oramai afono nel dire le stesse cose, ma nella migliore delle ipotesi da certa sinistra ben pensante vengo accusato di tutto, finanche di tradimento.

Quando ho fondato questo blog "per la Questione Morale", mi hanno dato del moralista, grillino e anti-politico.

Quando ho fondato http://www.enricoberlinguer.it e l'ho trasformato in uno dei siti più visitati del web, mi hanno dato del nostalgico e del passatista.

Quando a luglio ho fondato l'Associazione Nazionale Enrico Berlinguer (che sfiora i 1000 iscritti e conta quasi 100.000 simpatizzanti su fb), qualche maligno ha affermato che lo avrei fatto per esercitare un presunto diritto di veto (non si capisce nei confronti di chi) e per chiedere poltrone (chissà quali, visto che non sono iscritto a nessun partito).

Per certa gente passione ideale e coscienza civile sono parole sconosciute, nella teoria e nella prassi: buon per noi, male per loro. Anzi, male per quelli che li seguono.

Fini ha detto cose che io aspetto di sentire da 3 anni dai leader del PD (e che non ho sentito nemmeno alla conventio ad excludendum dei rottamatori): e del resto, se a Sinistra promuovono a compagno (di merende), alleato (o magari generale) chiunque si smarchi da Berlusconi, non si lamentino del fatto che non riescono nemmeno a intercettare uno dei voti dei disillusi e degli arrabbiati che seguono Fini, Grillo, Di Pietro, Vendola.

Se lasciamo la memoria di Berlinguer e Pasolini (sì, perchè adesso nel pantheon di FLI c'è anche lui), la Sinistra è morta, non esiste più. E se gli lasciamo anche quella di Moro e La Malfa, allora il PD cali il sipario su se stesso: ha fallito. Ringraziatevi da soli per il fallimento: io posso solo dire "ve l'avevo detto".

Ma come al solito, sono sempre il solito "rompiballe".




3 novembre 2010

Il Sogno a rischio

Tempi duri per il progressismo nel mondo. Il ritorno della Destra (e che destra) al potere in uno dei due rami del Parlamento (e per fortuna non in tutti e due) negli USA non è tanto un problema per Obama (i precedenti illustri di Presidenti che hanno governato senza maggioranza ce lo dimostrano), quanto per il mondo intero.

 

Del resto, cosa ci si poteva aspettare da quell’americano medio, la cui scarsa intelligenza si era già palesata quando ha regalato al mondo non quattro, ma ben otto anni di George W. Bush?

 

Quello che, tanto per intenderci, tra deregulation e liberismo sfrenato, ha portato gli USA e il mondo nella più grave crisi finanziaria dell’età contemporanea, che si è opposto al protocollo di Kyoto, che ha voluto (a suon di carte false) la guerra in Afghanistan e in Iraq? (c’è ovviamente dell’altro, ma per brevità e pietà lo tralasciamo).

 

È chiaro che l’americano medio sia stupido (finanche più stupido di quello italiano, che però sta colmando il gap grazie al berlusconismo), nonché materialista: a lui non importa se l’indice di borsa è migliorato del 37% rispetto alla presidenza repubblicana, che l’economia si stia lentamente riprendendo, perché se nelle sue tasche ci sono meno soldi, allora è per forza colpa del governo. Se poi aggiungete la propaganda razzista, qualunquista e populista del Tea Party sull’Obama socialista e altre bestialità, comprendete bene cosa abbia determinato la schiacciante vittoria alla Camera dei Repubblicani (per dirla alla Obama, hanno riconsegnato le chiavi della macchina a chi l’ha fatta finire in un burrone).

 

Ma non attribuiamo troppe colpe alla stupidità dell’americano medio: gran parte della sconfitta di oggi è dovuta principalmente al Partito Democratico che, come al solito, essendo semplicemente un’etichetta che viene di volta in volta assegnata al candidato che vince le primarie, non è stato in grado di dare slancio e forza al sogno obamiano: pur di salvare la poltrona (e in molti casi l’hanno persa, e gli sta bene) deputati e senatori democratici hanno ostacolato, rallentato, se non boicottato, il programma governativo (si è visto bene nel difficile iter della riforma sanitaria, portata a casa da Obama solo grazie a Nancy Pelosi, un’altra vittima del killeraggio repubblicano).

 

Questo del resto succede ed è sempre successo nel Paese dove i partiti nazionali contano meno che zero e tutto si gioca sulla tutela degli interessi particolari a natura prettamente localistica, dove le burocrazie nazionali dei partiti sono de facto quelle del Presidente in carica, così come lo è l’organizzazione territoriale.

 

Anche Obama, però, non è esente da colpe: ha fatto tanto (chi conosce il sistema politico americano lo sa bene), ma ha deluso quegli strati sociali che lo hanno portato alla vittoria, vale a dire i giovani, gli ambientalisti e i pacifisti. Per usare un termine improprio, la “Sinistra” che lo ha sostenuto alle primarie e che lo ha fatto vincere alle elezioni del 2008, portandogli in dote milioni di voti.

 

Non perché non abbia fatto, ma perché è risultato troppo accondiscendente con i responsabili della crisi, sempre pronto a dialogare anche laddove il dialogo non era possibile, desideroso fino all’inverosimile di non attirarsi l’odio dei repubblicani. I quali hanno sfruttato questa peculiarità del carattere di Obama per attaccarlo fino all’inverosimile, guadagnandosi i favori di quei lobbisti che li hanno riforniti a suon di miliardi.

 

È chiaro che ora Obama dovrà fare i conti con i repubblicani più di prima (se prima voleva, ora è costretto… le ironie della sorte), ma la possibilità di riconquistare i consensi dipende tutto dall’incisività della sua azione di rinnovamento nei prossimi due anni. E non deve farlo tanto per lui, quanto per il mondo intero.

 

La prima cosa da fare, tanto per intenderci, sarebbe quella di assumere Micheal Moore come consulente: se lo avesse fatto prima, forse i danni sarebbero meno evidenti.




16 ottobre 2010

Veronesi e l'inesistente sicurezza nucleare

Pensi "Veronesi" e ti viene in mente una sola cosa: lotta ai tumori. Ti viene naturale, come quando pensi "Muti" e lo associ alla Scala o Giò Ponti al Pirellone. Eppure la decisione dell'ottantenne senatore democratico e oncologo di fama internazionale di presiedere l'Agenzia per la Sicurezza Nucleare, questo fantomatico organo governativo che dovrebbe evitare rischi per la salute dei cittadini, mette in crisi le nostre certezze.

Principalmente perchè Veronesi non può prestare il suo nome e la sua storia ad uno scempio com'è quello del dannoso, anti-economico e soprattutto anti-energetico ritorno al nucleare in Italia. Che, come dimostrano svariati studi internazionali, può essere tutto, tranne che sicuro per la salute dei cittadini.

Intendiamoci: chi scrive non è nella maniera più assoluta contro il nucleare, MA, vivendo in un sistema capitalista, mi limito semplicemente a fare una semplice analisi costi/benefici, anche valutando i dati economici e scientifici attualmente a disposizione. Che dimostrano una sola cosa: stiamo buttando via una marea di soldi pubblici, sin dal giorno in cui decidemmo di rinunciare a questo benedetto nucleare.

 

Non accetto però lezioni di morale da nessuno: contro il Nucleare, dopo Cernobyl, in Italia c’erano tutti, dalla destra di Giorgio Almirante ai socialisti di Craxi e ai comunisti di Natta. Persino la Dc sui tre quesiti referendari invitò a votare due sì e un no. Ed eravamo davanti alla Francia e subito dopo USA e Germania nella classifica internazionale e potevamo contare su un capitale umano e scientifico di 2500 tra ingegneri e tecnici specializzati.

 

Dati alla mano, abbandonare il nucleare ci è costato 20 miliardi di euro, 340 ad italiano: una cifra enorme che, con un’inesistente politica energetica decente che riducesse il nostro peso dai
combustibili fossili, ci ha portato all’insostenibile situazione attuale.

 

Che non è delle più rosee nemmeno per la rinascita del nucleare in Italia, visto che le uniche due facoltà che sfornano col contagoccie ingegneri nucleari sono il Politecnico di Torino e quello di Milano (e per giunta come laurea specialistica).

 

Eppure, quando sento qualcuno come Veronesi dire che "i nuovi reattori sono bellissimi, potenti e non c'è alcun dubbio sulla loro sicurezza", mi chiedo se sia stupido o sia semplicemente in mala fede. Perchè i reattori che arriveranno in Italia sono gli stessi che l'americana CEG (Constellation Energy Group) ha rispedito alla francese EDF perchè troppo costosi e con poche garanzie sul loro funzionamento e la loro sicurezza. Le quotazioni della CEG, che poteva contare su un fondo statale di 7,5 miliardi di dollari, sono salite alle stelle, mentre quelle dell'EDF sono drammaticamente sotto terra, come tutta l'industria nucleare francese, che noi invece stiamo aiutando a tenere a galla.

 

Il fantomatico nucleare di quarta generazione o G4, quella che molti come Veronesi considerano la panacea di tutti i mali energetici del mondo, attualmente è oggetto di un protocollo di  collaborazione internazione fra 13 Stati e che impianti del genere potranno  essere eventualmente costruiti tra non meno di 25 anni. Oggi si sta lavorando a ben 6 progetti G4, la cui fattibilità  economica e tecnologica è ben lungi dall’essere dimostrata, che si propongono tutti sostanzialmente di:

1)      aumentare la resa di conversione elettrica degli impianti, che attualmente è sotto il 30%;

2)      aumentare la sicurezza degli impianti, evitando che vengano usati per scopi militari;

3)      rendere il ciclo economico competitivo in termini economici con le fonti tradizionali o rinnovabili;

Tre obiettivi ambiziosi, ma assolutamente difficili da coniugare, se non altro perché solo per realizzare il punto 1) gli impianti G4 dovrebbero lavorare a temperature tra i 500 e i 1000 °C (oggi siamo attorno ai 300), cosa che richiederebbe materiali resistentissimi alle alte temperature e alle radiazioni (quindi molto costosi, con impossibilità di soddisfare il punto 3); quattro di questi progetti stanno lavorando al “riprocessamento del combustibile esausto”, il quale è economicamente dispendioso e produce plutonio, che rischia però di compromettere i punti 2) e 3).

 

Uno dei fattori critici fondamentali poi dell’energia nucleare è la disponibilità di uranio, limitata a non più di 50 anni con le attuali tecnologie e livelli di consumo. Tra i primi 15 detentori di uranio non vi è un solo paese europeo e ciò smentisce oggettivamente ogni proclamata auto-sufficienza dall’estero, senza contare che dal 2002 al 2007 il prezzo dell’uranio è cresciuto di 7 volte. In più, la distribuzione nei consumi energetici finali europei è la seguente: 23% elettricità; 77% combustibili. Il che significa che anche a totale nuclearizzazione, riusciremmo a soddisfare solo un quarto del nostro fabbisogno energetico.

 

Sarà un caso, ma l’Australia (che è l’unica economia del mondo non in recessione) è il primo paese detentore di uranio al mondo, ma non ha centrali nucleari: preferisce rivendere all’estero e investire sulle energie alternative.

 

Il perchè è presto detto: il Sole invia sulla terra ogni ora 400 milioni di miliardi di joule, pari all’energia che l’intera umanità consuma in un anno. La posizione centrale dell’Italia, “paese del Sole”, consente inoltre a Roma di avere circa il 60% di energia solare in più rispetto a Londra. Per soddisfare il fabbisogno elettrico europeo con pannelli fotovoltaici sarebbe sufficiente coprire mediamente lo 0,6% della superficie dei vari Stati. Per l’Italia si tratterebbe di un’area estesa quanto la provincia di Piacenza (2400 km², 0,8% del territorio).

 

Immaginate voi se si continuasse su questa strada, quali e quanti scenari ad impatto zero potrebbero aprirsi; basta pensare che fino a 20 anni fa se aveste detto a qualcuno che in una scatolina ci sarebbero stati 1 TB di disco fisso, vi avrebbe riso in faccia. Ma oggi è realtà.

 

Bisogna capire ora perchè Veronesi, che ha combatutto i tumori per tutta la vita, si cimenti a fare da parafulmine al governo su una questione che ci rende di fatto schiavi energeticamente di chi detiene l'uranio e di chi detiene la tecnologia nucleare. E che soprattutto è scientificamente provato che non risolve il nostro problema di approvvigionamento energetico e provoca tumori anche quando funziona normalmente.

 

L'unica sicurezza, qui, è che Veronesi ha perso di vista quello che ha sempre fatto nella vita, ovvero curare tumori. Il perchè, chissà se un giorno vorrà VERAMENTE spiegarcelo.




10 ottobre 2010

Goebbels è vivo e lotta in mezzo a noi

Joseph Paul Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) fu uno dei più importanti gerarchi nazisti, Gauleiter di Berlino dal 1926 al 1945, Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945.

Della serie, la storia si ripete. Riguardo agli ultimi quindici anni non posso che notare analogie e sorprendenti verosimiglianze con gli anni più bui della storia dell'umanità. Non sono l'unico a quanto pare. Eppure, se rileggo oggi i famosi 11 principi della Propaganda di Goebbels, il dubbio mi viene: come abbiamo fatto ad essere così sciocchi e così ciechi?

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità




3 ottobre 2010

Se questo è un premier

Silvio Berlusconi ricomincia da sé. Nel senso che, messo con le spalle al muro, reagisce nella maniera che sa fare meglio: insultando e mentendo. Forte del fatto che chi lo sta ad ascoltare, raramente si va ad informare. Perché informarsi richiede tempo, e il tempo richiede fatica: meglio lasciare ad altri il compito, quindi, di pensare liberamente.

Vecchio copione, stesse battute: oramai il Cavaliere è diventato un replicante di se stesso. Ma il suo punto di forza è proprio questo: dire balle a reti ed edicole unificate a ruota libera, in
continuazione, perché, come direbbe Goebbels, se una bugia viene ripetuta all’infinito, diventa poi una verità.


Formidabile la balla della sovranità passata ai giudici, che oramai viene ripetuta da quando è stato bocciato il Lodo (incostituzionale) Alfano: “Se una legge non piace ad alcuni pm viene impugnata e presentata alla Corte Costituzionale formata, non faccio che fotografare la realtà, da giudici della sinistra che, su pressione dei giudici di sinistra, abrogano le leggi che questi non gradiscono. La sovranità non è del popolo ma è passata ai pm. Questo ci fa dubitare che nel nostro Paese ci sia una vera democrazia.”

Che detto da uno che, come Stalin, non ammette correnti nel suo partito, è veramente l’apoteosi della menzogna. Perché i casi sono due: o il Cavaliere la Costituzione su cui ha giurato non l’ha letta (e allora capirebbe che sono le sue leggi ad personam incostituzionali, e non la Costituzione) oppure è un bugiardo che pensa solo ai fatti suoi. Io propendo per la seconda, visto che si vanta dei suoi 30 presi a giurisprudenza (che ossimoro, Berlusconi e la legge, vero?)

Vogliamo passare alla storia come il governo che ha sconfitto la mafia”, ha anche affermato il Cavaliere, dimenticandosi però di aver avuto come braccio destro quel tale Marcello Dell’Utri,
attualmente condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, lo stesso che per anni gli portava in casa galantuomini come il pluriomicida mafioso Vittorio Mangano, assunto come stalliere in una villa senza cavalli, ma definito un eroe a reti ed edicole unificate per un semplice motivo: è stato omertoso fino alla fine.


E sui rifiuti di Napoli, dove si addossano colpe a Rosa Russo Iervolino (Bassolino è fuori dall’elenco, oramai), quando la gestione dei rifiuti è in mano al suo governo e al super-Bertolaso da due anni (senza parlare dei cinque anni del suo governo, dove non si è fatto niente). Come se
fosse colpa della Iervolino se l’Impregilo (non) ha costruito un inceneritore ad Acerra a norma di legge europea, ma soprattutto funzionante.


La Commissione d’Inchiesta sui magistrati è l’ennesimo colpo di teatro per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese: l’ennesima lepre a cui correranno dietro tutti i giornali e anche gli Italiani, senza preoccuparsi della profonda crisi economica e morale che affligge il Paese.

Anche perché, nel 1994, a far cadere il suo governo non furono i magistrati, ma quell’Umberto Bossi con cui amoreggia politicamente da una decina d’anni (dopo essersi preso del “mafioso di Arcore” e dopo le famose domande della Padania sulle origini delle fortune di Berlusconi).

Come Bersani un mese fa, anche Berlusconi ha annunciato mobilitazioni di massa per informare i cittadini dei complotti, dei presunti e falsi risultati del suo governo, di tante altre cose di cui lui dice di andare fiero (magari il patto con i libici, che ci sparano addosso con le motovedette che gli diamo noi per affondare i barconi di immigrati).

L’unica speranza è che i finiani stacchino la spina presto e si formi un governo di transizione per cambiare la legge elettorale e fare magari anche qualcosa sul conflitto di interessi e sull’informazione. Forse pure utopia, ma di una cosa sono certo: meglio per gli Italiani è che si faccia un bel repulisti generale.

E si ricominci… da Noi.




29 settembre 2010

Caro Pellegrino, per il bene dell’Italia tolga il disturbo

Gentile Giuseppe Pellegrino,

 lei nei giorni scorsi ha affermato (e successivamente confermato): “Basta disabili a scuola. Non imparano e disturbano. Meglio per tutti una comunità, dove mandarli seguiti da personale specializzato.

 

Un’opinione come un’altra, se non fosse che lei ricopre un incarico pubblico, pagato anche con le tasse dei genitori di quei disabili che lei vorrebbe ghettizzare in “comunità” specializzate (li chiami pure lager, se vuole)

 

Un’opinione che trasuda di antichi e indecenti proclami nazional-socialisti e fascisti, che affermavano la superiorità di chi cammina con le proprie gambe e magari è anche biondo e senza barba.

 

Ebbene, posto che lo Stato non ha i soldi per pagare gli insegnanti di sostegno ai bambini disabili, figuriamoci se troverà mai i soldi per aprire strutture specializzate per evitare che i disabili disturbino l’apprendimento dei suoi figli o nipoti “abili”: significherebbe accollare altre spese alle famiglie, oltrechè violare il costituzionale diritto di pari accesso all’istruzione.

 

Ma si sa, voi del PDL sulla Costituzione ci giurate, salvo poi pulirvici le terga nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore non l’avete nemmeno letta.

 

Ora voglio raccontarle una storia, che mi riguarda in prima persona, ma che può illuminare la sua mente, evidentemente ottenebrata da luoghi comuni e facili semplificazioni che non fanno onore non tanto a lei (che a quanto pare l’onore non sa nemmeno cosa sia), quanto alla carica che lei ricopre (purtroppo per i suoi concittadini.

 

Io ho una sorella di sei anni più grande che è sulla sedia a rotelle: questo perché quando aveva sei mesi un macellaio con la laurea da chirurgo, in quell’occasione anche primario del Besta (nominato dalla politica), l’ha inchiodata su una sedia a rotelle, perché per toglierle un neo sulla schiena, le ha anche reciso le terminazioni nervose che dal cervello arrivavano alle gambe.

 

Ebbene, mia sorella ha fatto le elementari, le medie e il liceo, nonché l’università, senza problema alcuno, se non quello della mobilità: voti sempre molto alti, espansiva e generosa con gli altri, fin troppo estroversa, molto intraprendente e a ambiziosa. Una ragazza fin troppo normale, se non fosse che a 6 mesi dalla nascita l’hanno condannata a vivere su una sedia a rotelle.

 

Si è laureata (3+2) a 23 anni in Biotecnologie Mediche con 110 e lode e, si figuri, le avevano anche offerto un posto da ricercatrice super-pagata a Boston, ma vi ha dovuto rinunciare proprio a causa del suo problema, e ora lavora in un centro di ricerca all’Università Bicocca. Studia il cancro, le cellule staminali, ma è frustrata perché non può lavorare, perché il governo della sua maggioranza ha tagliato i fondi per la ricerca.

 

Ha preso la patente, ha la sua macchina, che guida incompleta autonomia, senza dare fastidio a nessuno: pur vivendo in una città come Milano, i problemi ci sono, perché l’inciviltà della gente e l’incuria dell’amministrazione creano ostacoli quotidiani ai disabili come lei.

 

Ebbene, signor Pellegrino, lei, con le sue parole, non ha tanto offeso mia sorella e tutti quelli come lei, ma ha offeso il genere umano, di cui ha dimostrato di non esserne un degno esponente.

 

Lei e tutti quelli come lei sono la spazzatura che andrebbe smaltita al più presto in questo Paese: per il bene dell’Italia, caro Pellegrino, tolga il disturbo. Prima che la Provvidenza Divina la metta tra quelli che disturbano in classe.

 

Del resto, lei, a scuola, ha dimostrato di non aver imparato nulla, sebbene si muovesse con le sue gambe. Chissà che, il giorno che non potrà farlo più, riuscirà ad imparare qualcosa. Ne dubito.


 

Distinti saluti,

Pierpaolo Farina




1 luglio 2010

La Mafia a Milano

Che la mafia fosse un fenomeno territorialmente limitato alle regionimeridionali, forse lo credono oramai solamente i bambini, ma nemmeno più loroforse. Si è sempre saputo che se gli uomini d'onore hanno residenza al Sud, iloro capitali sono ampiamente reinvestiti al Nord. Ora ne abbiamo larigorosa dimostrazione dagli arresti, dai sequestri e dalle indagini sempre piùfrequenti che vengono portati a termine dalle forze dell’ordine.

In particolare, da quando Milano, la mia città, èdiventata la città dell’Expo2015, la Piovra ha allungato i suoi tentacoli sull’affare,per riversare una colata di cemento sugli ultimi spazi verdi rimasti, uccidendocosì definitivamente la città.

Sebbene il nostro attuale sindaco (si spera solo finoal 2011), Letizia Moratti, si sbracci per affermare che mafioso è solo quellacon la coppola e il fucile a canne mozze, con accento siciliano e un repertoriolessicale da Padrino, la cronaca degli ultimi giorni ci descrive una realtà bendiversa, fatta di conflitti di interessi e di illegalità diffuse che rischianodi trasformare a 20 anni di distanza, per la seconda volta, Milano capitalemorale del Paese (con relativo crollo della Prima Repubblica).

Se guardo alla storia di questi ultimi 20 anni, miviene in mente una sola metafora: il criceto che corre sulla ruota. Fachilometri, invecchia, muore, ma non esce mai dalla gabbia. Tutto è cambiato,ma non per restare così com’era, bensì per peggiorare progressivamente.

Che la ‘ndrangheta a Milano si sia infiltrata anchenell’Expo loraccontano le quasi 400 di pagine di ordinanza che oggi hanno portato incarcere 15 persone legate alla cosca Valle, federata con il potente clan DeStefano di Reggio Calabria. (qui l’articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/expo-politica-e-ndrangheta-un-progetto-svelato-intercettazione-dopo-intercettazione/35103/)

Forse sarebbe il caso che l’opposizione, non solo aMilano, ma in generale, andasse in televisione a denunciare tutto questo, checi facesse una campagna sopra: stanno svendendo la nostra città per profitto dibreve periodo. Nella città in cui ogni giorno 77 persone vengono ricoverate inospedale per problemi respiratori legati all’inquinamento, di problemi su cuicostruire una campagna elettorale ce ne sono a bizzeffe. Basta cavalcarli,lasciando una volta per tutte da parte il politically correct che i nostriavversari tanto non si sprecano nemmeno a capire cosa sia, e valorizzare nontanto l’essere contro questo sistema schifoso e marcio, bensì l’esserediversamente da esso.

Ma non bisogna aspettare la campagna elettorale peraffiggere manifesti: la cittadinanza va sensibilizzata subito a questiproblemi. Soprattutto, è ora di fare le primarie per il candidato, subito, asettembre. Non abbiamo più tempo. E se nel 2011 rinvince la Destra, Milanofinirà di morire.




20 marzo 2010

La società “usa e getta” del superfluo necessario

Il filosofo Umberto Galimberti ha scritto che il consumismo è “il primo dei vizi capitale della nostra epoca”. È un modello di sviluppo “che offre un finto benessere basato sulla distruzione delle risorse e lo sfruttamento delle persone”.

 

Si potrebbe ben dire che oramai la nostra è diventata una società “usa e getta”: quante volte vi è capitato di avere un elettrodomestico o un telefonino che si guasta e, invece di farlo riparare, ne comprate uno nuovo? Troppe volte.

 

Del resto, questa è la logica del consumismo: si producono merci per soddisfare bisogni, ma si producono allo stesso tempo bisogni per garantire la continuità della produzione delle merci. Che ovviamente devono essere tutte consumate rapidamente per essere sostituite da altre e, nel caso dell’elettronica, non possono essere troppo fragili (in quanto nessuno li comprerebbe), ma è sufficiente che ad essere fragile sia una loro parte. Così il pezzo di ricambio o non esiste o costa talmente tanto da non rendere conveniente la riparazione.

 

Nel caso in cui l’ingegnere che ha progettato il nostro telefonino sia stato un cattivo ingegnere (cioè l’abbia progettato talmente bene che questo dura ben oltre la scadenza della garanzia), entra in gioco la pubblicità, che altro non è, se ci pensate bene, ad un appello alla distruzione delle cose che abbiamo per far posto alle nuove.

 

Nel caso in cui uno sia così forte psicologicamente ed economicamente da resistere alla pubblicità e ai costi delle riparazioni, entra in gioco la moda, l’asso nella manica dell’intellighenzia consumistica: una piccola elite finisce per dettare alla massa cosa è socialmente inaccettabile, anche se magari è ancora materialmente utilizzabile: avere l’I-Phone è uno status symbol, così come agli inizi degli anni ’90 avere uno dei citofoni portatili giganti antenati del nuovo super-fonino della Apple era simbolo della propria potenza economica.

 

Ogni volta che si usano risorse per produrre il nuovo modello di I-Phone o anche solo per riscaldare l’acqua della piscina (quando magari abbiamo il mare a due passi) si producono rifiuti a tonnellate, che occupano un volume infinitamente superiore a quello delle risorse che vengono consumate.

 

A tutto ciò si aggiunge il relativo impoverimento del suolo e l’inquinamento di acquee e atmosfera, rendendoli sempre meno idonei a sopperire alle vere funzioni vitali, oltreché a sostenere la stessa economia, la quale, senza risorse naturali, nemmeno esisterebbe.

 

Il problema però è ancora più complesso, perché non viviamo solo in una società “usa e getta”, bensì anche in una società dove il superfluo è diventato necessario e il necessario superfluo: avere tanti amici su facebook conta molto di più che avere saldi e duraturi rapporti sociali con persone in carne e ossa. E in questo modo si smarrisce anche il senso della vita, che è anche facebook, ma non può essere solo quello.

 

Del resto, ogni appello a ridurre i consumi, anzitutto quelli energetici, è in netto contrasto con l’idea dominante secondo cui è necessario che il PIL cresca del 2-3% annuo, che è economicamente coerente secondo l’attuale disciplina, ma viene smentito platealmente dal secondo principio della termodinamica, che insegna come sia impossibile creare uno sviluppo infinito sulla base di risorse finite.

 

Si parla da quarant’anni di austerità, di sviluppo sostenibile, recentemente di green economy (ricordate il cachemire di lusso di Biella di cui vi parlavo?), ma ogni sforzo per preservare il pianeta in cui viviamo viene sempre stoppato da questa logica perversa di sfruttamento e di profitto, che dominano ogni cosa e che distrugge ogni anima.

 

Questo stile di vita al di sopra delle nostre possibilità può accelerare il degrado del pianete e compromettere seriamente la qualità della vita dei nostri nipoti (ma perché? La qualità della nostra vita è soddisfacente?).

 

Diceva una persona, un attimo prima di perdere conoscenza e morire: “Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda.” Freghiamocene di meno e lavoriamo di più, quindi, anche nel nostro piccolo.

 

Sono i piccoli sassi che cadono a provocare le più grandi valanghe, è bene non dimenticarlo mai.



sfoglia     gennaio        marzo
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)