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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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1 aprile 2011

Niente Aventino, niente Regime. E Napolitano minaccia le elezioni

Sarà dura accettarla per i duri e puri, ma questa volta aveva ragione Massimo D’Alema. Duole ammetterlo, ma se ieri l’opposizione si fosse abbandonata ad una nuova secessione dell’Aventino come proponeva la Bindi o ad una dimissione in blocco come proponeva Ignazio Marino, il processo breve, che se approvato cancellerà 150.000 processi e introdurrà la figura giuridica dell’innocente a vita (ovvero B.), a quest’ora sarebbe stato già bello che approvato.

Mentre passeggiava soddisfatto col suo solito ghigno polemico, D’Alema ha confidato ai giornalisti: “Se ci fossimo ritirati sull’Aventino, il processo breve l’avrebbero approvato in due ore. Questo dovrebbe capirlo anche il Fatto Quotidiano.

Certo, dopo le tante batoste parlamentari prese dall’opposizione (ci ricordiamo quella sullo Scudo Fiscale che senza le assenze tra le fila dell’opposizione avrebbe fatto cadere il governo nel 2009), non è che D’Alema possa dare troppe lezioni. Però una cosa la Storia gliel’ha insegnata, ovvero che lasciare Montecitorio, soprattutto se è un parlamento di nominati attaccati alla poltrona alle dipendenze di un manipolo di neo-fascisti piduisti, è altamente sconsigliato.

L’eroe della giornata di ieri però ha un nome e un cognome: Roberto Giacchetti. È grazie a lui infatti se la giornata di ieri non si è trasformata nell’ennesima occasione mancata per indebolire parlamentarmente il governo e la maggioranza. Lui si è accorto per primo che erano troppe le assenze tra la maggioranza, lui che ha proposto il voto sul processo verbale che ha mandato in tilt la maggioranza (costringendoli a discutere e, andati sotto, a riscriverlo), lui che ha chiesto il rinvio in Commissione del processo breve (richiesta bocciata per soli due voti), che alla fine ha costretto la maggioranza a richiedere il rinvio del provvedimento a martedì prossimo.

Qualcuno, notando il blocco dell’attività legislativa, ha proposto le dimissioni in blocco di tutta l’opposizione per andare automaticamente a nuove elezioni, ma a ben vedere sarebbe troppo rischioso: non essendoci precedenti, nessuno ci può assicurare che la Camera non funzioni anche solo con la metà dei suoi componenti. O che si assista ad un definitivo colpo di mano come quello del 9 novembre 1926, quando Montecitorio approvava le leggi fascistissime e la decadenza del mandato parlamentare dei deputati aventiniani.

No, i parlamentari presidino il Parlamento (sono pagati per quello) e la società civile si occupi della piazza: ognuno ha la sua sede di lavoro. L’unico modo per sbloccare la deriva neo-fascista di questo parlamento è il suo scioglimento e le nuove elezioni: Napolitano ha il potere di farlo, glielo dà la Costituzione (art.88).

Pare lo abbia capito, perché oggi ha convocato i capigruppo di Montecitorio e ha spiegato che così non si va avanti. Berlusconi non è più maggioranza nel Paese, ma lo è per un soffio in Parlamento grazie alla compravendita di deputati e senatori. Un Parlamento di nominati e di corrotti non si può più accettare.

Basta, si vada ad elezioni.

E fino ad allora, l’opposizione non lasci l’agone parlamentare.




18 dicembre 2010

Ma l'Antiberlusconismo non era morto?

Vi ricordate? Per anni abbiamo dovuto sentire di tutto: estremisti, fascisti, regalate voti al nano, fate vincere Berlusconi, non potete essere sempre contro, tafazzi che non siete altro, feccia, antipolitici, infami. E questi sono i più belli.

Poi adesso si scopre che bisogna fondare un nuovo CLN con Casini e Fini per mandare via Berlusconi? Volete farmi credere che Bersani, D'Alema e Vendola (sì, perché pure lui, salvo giravolte degli ultimi giorni, proponeva allargamenti della coalizione), che fino ad oggi ci martellavano in televisione e sulla stampa sul fatto che l'anti-berlusconismo era morto, faceva male alla Sinistra e faceva vincere Berlusconi, ORA CI CHIEDONO DI CAPIRE L'ALLEANZA CON FINI E CASINI PROPRIO IN NOME DELL'ANTIBERLUSCONSIMO?

Io vi voglio bene, davvero. Ma in questo momento, se fossi un medico, prescriverei tanti TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori) a voi e ai pazzi che vi seguono. Non tanto per voi, ma per preservare la mia sanità mentale.

L'ultimo che esce, spenga la luce.




15 dicembre 2010

La Balena Berlusconiana

Eccoci di nuovo qua. Con lo spettro delle elezioni anticipate che si fa sempre più concreto e che minaccia di rigettare il Paese nell'ennesima campagna elettorale qualunquista e populista, condotta da un premier che, attraverso una legge elettorale definita una porcata dal suo stesso ideatore, porterà per la terza volta in 5 anni alla nomina di un Parlamento, anzichè alla sua elezione, sempre più sotto ricatto da un uomo solo (per quanto riguarda la Destra) e sempre più in mano alle segreterie dei partiti (per quanto riguarda centro e la Sinistra).

La Lega parla tanto di federalismo, ma la legge elettorale che porta il nome del suo esponente più in vista, ha definitivamente spezzato ogni rapporto tra Parlamento e territorio, tra cittadini ed istituzioni.

Gente come Calearo, Razzi, Scilipoti, Cesario, Villari, non sarebbero mai stati eletti, così come l'infinita schiera di trombati e servi zelanti (nella migliore delle ipotesi) che passano da destra a sinistra senza mantenere un minimo di coerenza tra ideali e comportamenti e tra parole e fatti. E poi dicono che c'è l'anti-politica.

Ma se un politico non dà l'esempio, che deve dire di fronte a questo indegno e indecoroso mercato delle vacche un giovane già di per sè disinteressato alla politica? E' ovvio che dica: "La politica fa schifo, sono tutti uguali."

Non è un caso, infatti, che Berlusconi, per far dimenticare quel disastro del predellino di 3 anni fa, oggi cerchi immediatamente di liquidarlo, affidando a Scajola (il ministro della casa a sua insaputa) la creazione di un nuovo soggetto politico: la vecchia DC.

La Balena Berlusconiana dovrebbe depotenziare il Terzo Polo e distruggere quel che resta del PD, ma c'è da interrogarsi sulle reali probabilità di successo di un soggetto neo-centrista e populista, in un sistema bipolare che Grandi Centri o Terzi Poli fa di tutto per scongiurarli.

L'ennesimo cambio di nome e simbolo probabilmente avrà successo, ma il passato recente dimostra che se dietro al partito non c'è l'idea e l'obiettivo (che non sia solo quello della difesa di interessi ad personam), questo partito fallisce, si spacca: il modello aziendale funziona quando c'è un capo e sotto di lui una schiera di servi e imbecilli che vivono politicamente solo grazie a lui, e di regola non è un partito democratico. Il PDL si è spezzato sotto il peso dell'autoritarismo e della poca democrazia interna, quindi è difficile credere che una nuova Balena Bianca, per natura e storia connotata da correntismo e clientelismo, possa nascere e crescere senza la nascita di correnti, cacicchi e satrapi di varia natura.

Il PD, dal canto suo, a parte tornare a dire e a fare Qualcosa Di Sinistra (ne va della sua sopravvivenza e della sopravvivenza stessa del buon senso a Sinistra), dovrebbe anche riuscire a mettere in campo la famosa alternativa, di cui i contorni fatico ancora a vederli chiari e tondi.

E per quel che mi riguarda, Vendola rimanga pure in Puglia: dire che il centrosinistra quando era al governo non ha governato, quando proprio lui è stato tra quelli che nel 1998 fecero cadere il Governo Prodi per un solo voto alla Camera, lo trovo offensivo e volgare. Altro che poeta.




29 novembre 2010

Berlinguer e la Questione Morale

Questo blog nacque l'8 luglio 2007 come piccolo esperimento personale per provare a ritornare a parlare di Berlinguer e di Questione Morale. Un piccolo embrione di quello che ora è l'Associazione Nazionale Enrico Berlinguer e il sito web EB.IT (http://www.enricoberlinguer.it).

In tempi bui come questi, ogni volta che rileggo Berlinguer penso che se anche solo il più sfigato dei leader che abbiamo a Sinistra riprendesse a parlare di Questione Morale e riconoscesse a Berlinguer il merito di averci visto giusto su tante cose, forse il popolo della Sinistra non si rifugerebbe nel non-voto o, peggio, nel voto a Destra.

Perché alla fine, se gli esempi come Sandro Pertini ed Enrico Berlinguer, sono lasciati alla pubblica rivendicazione mediatica e televisiva (che sono le uniche che contano oramai al giorno d'oggi) di Gianfranco Fini, erede di quella tradizione che i Pertini e Berlinguer li ammazzava, bhé, non ci si lamenti che il PD è un morto che cammina e viene cannibalizzato da Vendola e Di Pietro.

Ripropongo qui alcuni estratti da quella famosa intervista del 28 luglio 1981, dove Berlinguer pone in termini più forti e duri la Questione Morale (sempre presente nei suoi discorsi). La domanda è: chi avrebbe oggi l'autorità e la credibilità per parlare così?

(potete leggere tutta l'intervista qui:http://www.enricoberlinguer.it/databerlinguer/index.php?title=I_Partiti_sono_diventati_macchine_di_potere)

Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.

[...]

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

[...]

Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.

[...]

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

[...]

Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche (e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC) non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?

[...]

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche.




27 novembre 2010

Un Paese senza Giustizia

Fa quasi sorridere l’ultim’ora in cui Gianfranco Fini afferma che “Politica e istituzioni hanno il compito di sostenere l'operato della magistratura”. Fa sorridere perché, anche quelli che come lui e il suo partito si sono giovati dei cappi in Parlamento e dei lanci di monetine durante Mani Pulite, nel quindicennio successivo abbiano fatto di tutto per contrastare l’operato della magistratura.

Negli ultimi quindici anni la giustizia è stata riformata più di 150 volte, e mai ovviamente per garantire i cittadini, se è vero che a Napoli un pensionato in bolletta che ruba un pacco di wafer da 1,20 euro si becca 3 anni di galera perché recidivo (ci aveva provato già un'altra volta), senza possibilità di evitarseli, mentre Calisto Tanzi, autore di una delle più grandi truffe finanziarie di tutti i tempi, continua a vivere pacifico nella sua villa, preventivamente intestata alla moglie come il resto dei suoi beni, nonostante sia stato condannato a 10 anni di galera per aggiotaggio (si attende il verdetto della Cassazione).

Perché se Politica e Istituzioni avessero veramente la volontà di assolvere al loro compito di “sostenere l’operato della magistratura”, un governo serio avrebbe eliminato nei primi mesi di legislatura tutto quel groviglio di norme e codicilli creato negli ultimi quindici anni che prende solitamente il nome di “garantismo, che oltre a far lievitare la durata dei processi, il più delle volte garantisce solo i delinquenti e non i cittadini.

Se Politica e Istituzioni stessero dalla parte di chi mette in galera corrotti, delinquenti ed evasori fiscali, allora non cercherebbero di separare le carriere, assoggettando de facto il PM al potere dell’esecutivo come in Francia (condannata dalla Corte Europea di Giustizia martedì proprio per tale dipendenza), ma anzi, si dedicherebbero ad una più attenta disamina dei candidati nelle liste dei vari partiti (liste piene di gente indegna, a sentire Beppe Pisanu, presidente della Commissione Anti-mafia), così come cercherebbero di dare l’esempio, evitando di avvalersi di improbabili e improponibili, nonché incostituzionali, scudi giudiziari.

Così però non è, perché a qualcuno conviene che il processo sia lungo, soprattutto da quando quel qualcuno ha dimezzato i tempi di prescrizione per alcuni reati, puta caso proprio quelli sulla corruzione e sui reati finanziari.

Perché se la politica volesse per davvero “il processo breve”, allora potrebbe cominciare abolendo  l’art. 525 del Codice di Procedura Penale, il quale di per sé dice al suo II comma una cosa ovvia, quasi banale:

Alla deliberazione concorrono, a pena di nullità assoluta, gli  stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento. Se alla  deliberazione devono concorrere i giudici supplenti in sostituzione dei titolari impediti, i provvedimenti già emessi conservano efficacia se non  sono espressamente revocati.

In soldoni, l’articolo palindromo dice che della colpevolezza o dell’innocenza dell’imputato decideranno i giudici che hanno seguito le varie udienze del processo (dibattimento, raccolta prove, audizione testi etc).

Ebbene, questo sarebbe giustissimo in un Paese in cui a ogni udienza si portano un paio di processi e non una trentina come nel nostro, in cui gli avvocati sono sempre presenti e non portano certificati o richieste di legittimo impedimento, dichiarando tutte le malattie o gli impedimenti di questo mondo, in cui i testi si presentano puntuali e il processo si svolge in pochi mesi, come negli USA.

In Italia invece tra la prima e l’ultima udienza passano dai due ai quattro anni. Perché? Perché bisogna sentire dai tre ai quattro testi ad udienza tra quelli del PM e quelli della difesa, devono parlare i periti, si interrogano gli ufficiali (polizia, carabinieri, finanzieri etc.), eventualmente anche le parti lese. Tutto questo va ovviamente trascritto e messo agli atti, sempre che magari il trascrittore non faccia sciopero perché attende di essere pagato per una trascrizione fatta mesi prima. Insomma, in tutta questa bella trafila, passano anni.

Ma la cosa assurda è che proprio in virtù di questo benedetto art.525 se uno dei giudici che si occupa del processo viene trasferito, rimane incinta oppure va in pensione BISOGNA RICOMINCIARE TUTTO IL PROCESSO DA CAPO!

Che senso abbia ricominciare tutto da capo, visto che è tutto registrato, trascritto, già prossimo alla conclusione, ce lo dicono i filosofi del diritto penale che hanno voluto questa norma: il processo è fatto di emozioni e sensazioni, quindi un giudice appena arrivato “perderebbe l’atmosfera”.

Come se, in sede di collegio giudicante, il giudice si possa ricordare dell’espressione del teste quando magari tre anni prima ha rilasciato la sua testimonianza.

E così va a finire che tra raffreddori, bronchiti, influenze, impedimenti legittimi, scioperi e chi ne ha, più ne metta, si arriva alla prescrizione. Soldi e tempo buttati via.

Chi ci guadagna? Non certo il cittadino. E qui parliamo di giustizia penale. Su quella civile, ci tornerò un’altra volta, perché anche lì, ci sono 9 milioni di processi che urlano giustizia, invano, nel menefreghismo del Governo e di chi dovrebbe governare.




7 novembre 2010

Dare l'Esempio: così si risolve la Questione Morale

''Ho rimpianto del rigore e dello stile di comportamento di personaggi quali Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa, queste personalità non si sarebbero mai permesse di trovare giustificazioni a ciò che non può essere giustificato''
(Gianfranco Fini)

Che queste cose le debba sentire da Gianfranco Fini, che per 16 anni è stato alleato e per 8 ha governato con Berlusconi, mi fa sinceramente cadere dalla sedia. Il solo fatto che qualcuno lo dica, mi fa cadere dalla sedia: perchè sono 3 anni che il sottoscritto è oramai afono nel dire le stesse cose, ma nella migliore delle ipotesi da certa sinistra ben pensante vengo accusato di tutto, finanche di tradimento.

Quando ho fondato questo blog "per la Questione Morale", mi hanno dato del moralista, grillino e anti-politico.

Quando ho fondato http://www.enricoberlinguer.it e l'ho trasformato in uno dei siti più visitati del web, mi hanno dato del nostalgico e del passatista.

Quando a luglio ho fondato l'Associazione Nazionale Enrico Berlinguer (che sfiora i 1000 iscritti e conta quasi 100.000 simpatizzanti su fb), qualche maligno ha affermato che lo avrei fatto per esercitare un presunto diritto di veto (non si capisce nei confronti di chi) e per chiedere poltrone (chissà quali, visto che non sono iscritto a nessun partito).

Per certa gente passione ideale e coscienza civile sono parole sconosciute, nella teoria e nella prassi: buon per noi, male per loro. Anzi, male per quelli che li seguono.

Fini ha detto cose che io aspetto di sentire da 3 anni dai leader del PD (e che non ho sentito nemmeno alla conventio ad excludendum dei rottamatori): e del resto, se a Sinistra promuovono a compagno (di merende), alleato (o magari generale) chiunque si smarchi da Berlusconi, non si lamentino del fatto che non riescono nemmeno a intercettare uno dei voti dei disillusi e degli arrabbiati che seguono Fini, Grillo, Di Pietro, Vendola.

Se lasciamo la memoria di Berlinguer e Pasolini (sì, perchè adesso nel pantheon di FLI c'è anche lui), la Sinistra è morta, non esiste più. E se gli lasciamo anche quella di Moro e La Malfa, allora il PD cali il sipario su se stesso: ha fallito. Ringraziatevi da soli per il fallimento: io posso solo dire "ve l'avevo detto".

Ma come al solito, sono sempre il solito "rompiballe".




17 settembre 2010

Il Grande Castello

In questi giorni mi viene in mente una fantastica Sabina Guzzanti - D'Alema, che durante un AnnoZero di fine 2008, dice: "Noi abbiamo ereditato il Partito Comunista, che è come ereditare un grande castello, e ne abbiamo fatto tanti mini-appartamenti. Può piacere o non piacere, ma è quello che fa una politica moderna. E noi questo sforzo lo abbiamo fatto."

Ecco, in questi giorni in cui il Governo traballa, il Berlusconismo vive uno dei momenti più difficili della sua storia e c'è la speranza e l'opportunità di cambiare finalmente pagina e ridare a questo Paese una nuova Primavera, mi guardo intorno e vedo solo le macerie, nemmeno più i mini-appartamenti.

E mentre chi è rimasto senza dimora si dimentica il suo passato, la gente continua a non sapere e continuerà a non sapere, perchè non c'è, attualmente, un'Alternativa che faccia anche solo sapere di esserci e di essere credibile. Perchè il problema è che oggi non solo non c'è l'Alternativa, ma non c'è nemmeno la credibilità.

A sinistra, soprattutto quella sinistra che è confluita nel Pd, per quindici anni si è detto: questa è l’Italia.

Il trasformismo, il clientelismo, l'affarismo e l'immoralità che tutto questo comporta: certo, questa è l'Italia, ma non è solo questo. E in nome di chi combatte tutto questo che la Sinistra oggi dovrebbe anzitutto riappropriarsi della propria ragion d'essere, che ha inevitabilmente smarrito mentre era impegnata a fare i mini-appartamenti, anzichè ristrutturare il castello.

Non hanno avuto coraggio e si sono accontentati di diventare i Custodi delle Rovine, anzichè gli architetti di una nuova casa, che potesse accogliere tutti. Con il risultato che hanno fatto sparire i migliori e soprattutto i disinteressati, vale a dire migliaia di giovani che oggi non sanno cosa votare e sono disgustati dall'attuale sistema. E in tutto questo, ci vanno di mezzo anche i buoni.

La verità è che da Mani Pulite in poi le elezioni le vince chi conquista il fortino dell’antipolitica. Che poi antipolitica non è, bensì trattasi di rivolta antipartitocratica nella quale confluiscono gli umori di chi pretende semplicemente una democrazia più coerente, più etica, ma anche quelli qualunquistici a connotazione autoritaria e razzista.

Il motivo della sconfitta della sinistra continua ad essere il suo demente rifiuto di denomenclaturizzarsi, di aprirsi alla parte migliore della società civile (a quella peggiore ci hanno già pensato Berlusconi e Bossi) e di riportare un equilibrio reale tra morale e potere che spazzi via ogni argomento di critica qualunquistica alla democrazia.

Se si continua però a definire come anti-politica la sacrosanta richiesta di una politica diversa, coerente con i valori che si proclamano, è ovvio che la gente frustrata o si rifiuta nel non-voto, o vota per Di Pietro o si tura il naso e vota per Berlusconi (perché alla fin dei conti, se anche a sinistra si ruba, non si vede perché questa debba essere preferita alla destra).

Tutte le volte che la sinistra si è messa in sintonia con l’antipolitica, cioè con la richiesta di cambiamento che veniva dalla parte più intransigente dell’elettorato, ha conquistato straordinari successi che solo il tradimento delle promesse elettorali e gli accordi sottobanco con Berlusconi ha reso effimeri.

Anche perché se un partito come il Pd invita i cittadini a “costruirlo insieme” e poi porta gli entusiasti dello slogan in eterne riunioni di sezione/segreteria/fondazione in cui tutto è deciso in anticipo, anche la donna delle pulizie, capite che l’elettore medio non solo non va a votare, ma se vede uno che gli chiede il voto, gli sputa in faccia.

La verità che nessuno osa dire (perché sembra offensiva e ad personam) è che ormai, salvo eccezioni da ricercare con il lanternino, il ceto politico di centro-sinistra e della sinistra rappresenta la quintessenza della mediocrità e delle demenza: chi fallisce nella vita professionale diventa ministro, chi perde le elezioni diventa segretario o addirittura presidente del partito, i figli di hanno sempre la precedenza sui figli di nessuno.

Eppure sono ancora convinto che questa Italia del profitto sfrenato, dell’occupazione clientelare, della caccia al diverso e dell’impunità dell’establishment si possa combattere e sconfiggere, ma a patto che le si contrapponga un’Italia della legalità, della solidarietà e dell’efficienza.

Un grande Castello si può ricostruire: basta costruirlo su solide fondamenta. Una volta costruito il mezzo, il fine non potrà che essere più vicino.




5 settembre 2010

Fini.

Il nuovo partito fondato da Berlusconi in piazza San Babila? Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Da queste mie parole, volutamente molto nette, voglio che sia a tutti chiaro che,  almeno per quel che riguarda il presidente di AN, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi… Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione. Se vuole fare il premier, deve fare i conti con me, che ho pure vent’anni di meno. Mica crederà di essere eterno… Lui a Palazzo Chigi non ci tornerà mai. Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avrà mai più. MAI. Si faccia appoggiare da Veltroni.” (Gianfranco Fini, 18 novembre 2007)

 

 

Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al Popolo della Libertà, un’unica voce in Parlamento. È una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo grande soggetto politico ispirato ai valori del Partito popolare europeo e quindi alternativo alle sinistre. Mi auguro che gli amici dell’Udc vogliano scrivere questa importante pagina assieme a noi.” (Gianfranco Fini, 8 febbraio 2008)

 

 

Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui.”, diceva Ezra Pound, citato da Fini oggi alla fine del suo discorso di Mirabello. Appunto.

 

Milioni di elettori di sinistra avrebbero pagato miliardi in questi due anni per sentire quelli che hanno eletto a fare opposizione pronunciare anche solo un quarto delle cose dette da Fini sul governo.

 

Ma dalle parti del PD non è seccato solo l’Ulivo, ma tutto il giardino: e c’è ancora qualcuno che pensa di fare un buon raccolto quest’anno, portando le erbacce dei giardini altrui.

 

L’ultimo che esce, si ricordi di chiudere la porta e spegnere la luce.




6 agosto 2010

I custodi delle rovine

La crisi politica irrimediabile della destra avrebbe dovuto, nelle più ottimistiche previsioni, rivitalizzare il paese antiberlusconiano dietro l’elite dirigente del PD, ma è ormai a tutti chiaro che non è così, visto che dalle parti del PD non sanno far altro che proporre improbabili governi ponte con la Lega a guida Tremonti, nella speranza che serva questo a mettere fuori gioco un Berlusconi politicamente frustrato, ma non certo sconfitto.

 

L’alternativa tanto chiacchierata e sbandierata rimane una parola i cui contenuti sono vaghi e indistinti quanto i protagonisti che dovrebbero portarla avanti: nella costante palude dell’indecisione, il PD fatica ancora a dire una parola chiara su quali potrebbero essere i suoi interlocutori credibili e oscilla sempre tra la tentazione di una riedizione dell’Unione (stavolta con il cosiddetto Terzo Polo) e improbabili vocazioni maggioritarie (rifiutando lo scioglimento nel PD dell’IDV e affibbiando a Tremonti il compito di demolire Vendola).

 

L’orgoglio di essere italiani ce l’ha tolto Berlusconi da un pezzo, ma quello di essere di sinistra, purtroppo, ce l’ha tolto da cinque anni la dirigenza diessina con lo scandalo Unipol-BNL. I DS furono chiusi per fallimento morale e il PD è sulla buona strada per fare la stessa fine (Bersani quando parla di partito radicato sul territorio parla di cose che non conosce: il partito è in mano ai satrapi territoriali che fanno fuggire militanti ed elettori), ma in tutto ciò, anziché darsi un colpo di reni, rompere con gli indugi, offrire al Paese anzitutto una proposta limpida su Questione Morale e legalità, l’opposizione tutta (perché non tutte le colpe sono del PD) rimane alla finestra a guardare.

 

Anzi, fa di più: offre la guida di un governo tecnico a Tremonti per governare con la Lega (in modo da portare in salvo il federalismo moltiplicatore di corruzione e malcostume); e se questa è l’alternativa…

 

Come si è arrivati a questa catastrofe, a questa mancanza di incisività, di cultura, di sapere, di solidarietà, proprio in un Paese come l’Italia che ha avuto il più grande partito comunista d’Occidente?

 

Ovviamente la causa prima è dovuta al crollo del comunismo internazionale, che ha finito per travolgere anche i partiti eterodossi come il PCI, ma la conseguenza devastante per tutti noi è stata sicuramente il panico di una classe dirigente che, nonostante il coraggio dell’ingiustamente dimenticato Achille Occhetto, che aveva lanciato un seme di rinnovamento radicale della Sinistra, si è chiusa a riccio: nella fretta di archiviare ciò che erano, hanno tagliato le proprie radici, ma hanno mantenuto l’unica cosa che dovevano dimenticare, ovvero la mentalità comunista (tradotto: unanimismo di facciata, guerre fratricide, epurazioni), diventando gli araldi di un nuovo conformismo di massa. Una sorta di livella, che ha fatto piazza pulita degli esempi, degli orgogli e anche di quelle virtù civili di cui erano stati portatori gli uomini della vecchia nomenklatura che venivano archiviati da quelli della “nuova”.

 

Anziché chiudersi nel Palazzo, si dovevano e si potevano spalancare le porte ai tanti che bussavano, estasiati dalla Svolta della Bolognina, molti dei quali niente affatto mediocri e soprattutto disinteressati a potere e poltrone.

 

Gli eredi di Berlinguer (o sarebbe meglio dire i successori) non ne ebbero però il coraggio e a ragion veduta nemmeno le capacità e la passione ideale: sono diventati i custodi di rovine che per buona parte essi stessi hanno creato, anziché diventare gli architetti di un edificio nuovo, più grande, che restituisse smalto e vitalità alla lotta per la difesa della democrazia, della libertà, dei più deboli.

Il passaggio da avanguardia a retroguardia tipico dei vari cambi di etichetta che hanno dominato la Sinistra negli ultimi quindici anni è avvenuto anche con il PD, nel momento in cui Veltroni non ebbe il coraggio di fare piazza pulita della gentaglia che ancora fa fuggire militanti ed elettori e vanifica il lavoro delle tante brave persone che al PD credevano e continuano a crederci.

 

Quando, infatti, un’avanguardia accetta di tramutarsi in una retroguardia pur di non mollare un’oncia del proprio potere e della propria ricchezza, finisce con l’essere archiviata dalla Storia prima ancora che dagli elettori.

 

Per dirla alla napoletana, “ricchezza spartuta, fa povertà”




2 dicembre 2009

Fuori Onda

Sono sinceramente molto indispettito. Mai avrei pensato, infatti, di dover dare atto a Gianfranco Fini di aver detto una cosa liberale, almeno una volta, in vita sua. Probabilmente fa tutto parte di una strategia politica di cui ne scopriremo le tracce non appena il velo di ipocrisia sceso sul Presidente della Camera si dissolverà dopo la fine dell’Impero berlusconiano. Forse. O forse no.

 

Il recente passato neo-fascista di Fini, costituito da piccoli e lenti strappi che lo hanno portato ad essere l’unico interlocutore vagamente liberale in Italia per la Sinistra, può non piacere a molti (in primis al sottoscritto), come può sembrare ipocrita svegliarsi solo ora e dire che chi ha il consenso del popolo deve rispettare però anche le altre istituzioni della Repubblica.

 

Eppure è significativo che nello stesso giorno in cui i vertici del PD si fanno protagonisti di un’assurda presa di posizione sulla piazza di sabato (un regalo a Berlusconi) e sui processi del Cavaliere (può difendersi da e non nel), le uniche parole che ricordano i principi fondamentali della Repubblica provengano da uno come Fini. Lo stesso, per intenderci, che 8 anni fa in campagna elettorale annunciava che “non appena vinte le elezioni, alla Rai faremo piazza pulita.” Ed è stato effettivamente di parola, infatti non si oppose per nulla all’editto bulgaro.

 

Il contenuto della registrazione di un mese fa, contenuto per altro ribadito in altre circostanze, ma soprattutto la sua pubblica rivendicazione in diretta a Ballarò porta Gianfranco Fini, leader ventennale dei neo o post-fascisti (come vi pare), ad essere l’unico a parlare da uomo delle istituzioni. Le sue parole dovrebbero essere le parole che, invece, una timida opposizione come quella del PD non è riuscita a farfugliare nemmeno di striscio in questi mesi, per paura magari di perdere l’elettorato moderato.

 

Facciamo una scommessa: quanti elettori del PD voteranno Fini, quando se ne presenterà l’occasione e non voteranno Bersani? Secondo me molti. Non per una ragione in particolare, bensì per il fatto che ragionare con la propria testa, di questi tempi, è una dote assai rara.

 

E nel paese dei senza memoria, come nessuno si ricorda del passato di Berlusconi, figuriamoci se qualcuno si ricorderà del passato di Fini: a meno che le armi di distrazione di massa non aprano il fuoco, come stanno già facendo.

 

Perché a questo punto della storia le cose sono due: o cade Silvio o cade Fini. Per l’Italia intera, io auspico la caduta del primo e la vittoria del secondo. E magari, se non disturba troppo, un’opposizione che realizzi veramente l’alternativa e torni al governo facendo politiche di sinistra, senza inseguire la destra: perché se così non fosse, non vedo proprio perché mai dovrei allora votare una sinistra che rinuncia ai suoi ideali per il nulla.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)