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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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6 aprile 2011

Il Manifesto dei Responsabili? Tutta farina del sacco fascista di Gentile

Dopo la presentazione del ddl costituzionale per abolire la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione (il divieto della ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista), a firma dei deputati Cristano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin e Achille Totaro, ci mancava anche la notizia che il "Manifesto" politico dei Responsabili, di cui è diventato il segretario nazionale niente popò di meno che Domenico Scilipoti, è copiato pari pari da alcuni passi del Manifesto dei Giovani Intellettuali Fascisti redatto da Giovanni Gentile nel 1925.

A denunciarlo su facebook, tramite una nota che sta girando in questi giorni, è Antonio Scalari, che ha messo a confronto le frasi scelte dall'ex-Idv per il Manifesto del Movimento di Responsabilità Nazionale con quelle scritte quasi 90 anni fa dall'ideologo del PNF, sottoscritte da 250 intellettuali al Convegno per la Cultura fascista di Bologna.

Se Gentile scrive che “il Fascismo è un movimento recente ed antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana, ma non privo di significato e interesse per tutte le altre”, a Scilipoti basta sostituire il nome del partito e riscrivere la frase così: “Responsabilità Nazionale è il movimento recente ed antico dello spirito italiano, internamente connesso alla storia della Nazione Italiana”.

E il copia e incolla prosegue in tutto il manifesto. Scrive Scilipoti: “Responsabilità è politica morale. Una politica che sappia coinvolgere l’individuo a un’idea in cui esso possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà, il suo futuro e ogni suo diritto” mentre nel documento originale leggiamo "un’idea in cui l’individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto”.

Al Manifesto di Gentile, seguì quello di Benedetto Croce. Il "Manifesto degli Intellettuali antifascisti" fu il documento con cui il filosofo liberale rimproverava ai firmatari del manifesto di Gentile di aver posto la firma ad un documento "per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa”. Che è un po' la ragione sociale dei Responsabili (del magna magna e della compravendita parlamentare).

La domanda è d'obbligo: caro Tonino (Di Pietro), Scilipoti chi te l'ha presentato? Per De Gregorio hai detto pubblicamente che un militante te l'ha presentato come una brava persona e tu l'hai candidato, ma forse non hanno tutti i torti De Magistris, Giulio Cavalli e Sonia Alfano a denunciare una fin troppa leggerezza (e verticalizzazione) nelle scelte delle candidature dell'Idv.

Perché passino gli ex-democristiani, ma i fascisti, caro Tonino, proprio NO.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2665




1 aprile 2011

Niente Aventino, niente Regime. E Napolitano minaccia le elezioni

Sarà dura accettarla per i duri e puri, ma questa volta aveva ragione Massimo D’Alema. Duole ammetterlo, ma se ieri l’opposizione si fosse abbandonata ad una nuova secessione dell’Aventino come proponeva la Bindi o ad una dimissione in blocco come proponeva Ignazio Marino, il processo breve, che se approvato cancellerà 150.000 processi e introdurrà la figura giuridica dell’innocente a vita (ovvero B.), a quest’ora sarebbe stato già bello che approvato.

Mentre passeggiava soddisfatto col suo solito ghigno polemico, D’Alema ha confidato ai giornalisti: “Se ci fossimo ritirati sull’Aventino, il processo breve l’avrebbero approvato in due ore. Questo dovrebbe capirlo anche il Fatto Quotidiano.

Certo, dopo le tante batoste parlamentari prese dall’opposizione (ci ricordiamo quella sullo Scudo Fiscale che senza le assenze tra le fila dell’opposizione avrebbe fatto cadere il governo nel 2009), non è che D’Alema possa dare troppe lezioni. Però una cosa la Storia gliel’ha insegnata, ovvero che lasciare Montecitorio, soprattutto se è un parlamento di nominati attaccati alla poltrona alle dipendenze di un manipolo di neo-fascisti piduisti, è altamente sconsigliato.

L’eroe della giornata di ieri però ha un nome e un cognome: Roberto Giacchetti. È grazie a lui infatti se la giornata di ieri non si è trasformata nell’ennesima occasione mancata per indebolire parlamentarmente il governo e la maggioranza. Lui si è accorto per primo che erano troppe le assenze tra la maggioranza, lui che ha proposto il voto sul processo verbale che ha mandato in tilt la maggioranza (costringendoli a discutere e, andati sotto, a riscriverlo), lui che ha chiesto il rinvio in Commissione del processo breve (richiesta bocciata per soli due voti), che alla fine ha costretto la maggioranza a richiedere il rinvio del provvedimento a martedì prossimo.

Qualcuno, notando il blocco dell’attività legislativa, ha proposto le dimissioni in blocco di tutta l’opposizione per andare automaticamente a nuove elezioni, ma a ben vedere sarebbe troppo rischioso: non essendoci precedenti, nessuno ci può assicurare che la Camera non funzioni anche solo con la metà dei suoi componenti. O che si assista ad un definitivo colpo di mano come quello del 9 novembre 1926, quando Montecitorio approvava le leggi fascistissime e la decadenza del mandato parlamentare dei deputati aventiniani.

No, i parlamentari presidino il Parlamento (sono pagati per quello) e la società civile si occupi della piazza: ognuno ha la sua sede di lavoro. L’unico modo per sbloccare la deriva neo-fascista di questo parlamento è il suo scioglimento e le nuove elezioni: Napolitano ha il potere di farlo, glielo dà la Costituzione (art.88).

Pare lo abbia capito, perché oggi ha convocato i capigruppo di Montecitorio e ha spiegato che così non si va avanti. Berlusconi non è più maggioranza nel Paese, ma lo è per un soffio in Parlamento grazie alla compravendita di deputati e senatori. Un Parlamento di nominati e di corrotti non si può più accettare.

Basta, si vada ad elezioni.

E fino ad allora, l’opposizione non lasci l’agone parlamentare.




28 marzo 2011

L'UE dà ragione a De Magistris: 57 milioni di multa all'Italia

Della serie, i guai non vengono mai da soli, ecco altri soldi che noi cittadini dovremo sborsare per colpa della cricca che sta al potere. Profetico Giuliano Ferrara, che nemmeno qualche giorno fa, dal suo spazio senza contraddittorio da 430 euro al minuto (per un totale di sette), aveva attaccato Luigi De Magistris dicendo che si era inventato tutto. Non la pensa così però l’Olaf, l’Ufficio antifrode europea, che ha appena trasmesso agli uffici giudiziari italiani un rapporto che Il Fatto Quotidiano ci svela in anteprima in questo articolo a firma di Marco Lillo.

Il danno reale alle casse comunitarie ammonta a 114 milioni di euro, la più grande frode mai accertata dall'Olaf (abbiamo sempre un primato nei record negativi), il quale in 35 pagine riassume 4 anni di inchiesta comunitaria volta ad accertare non i reati, bensì a verificare se i fondi strutturali europei fossero stati spesi correttamente dal Commissariato all’emergenza ambientale guidato dal presidente della Regione di centrodestra, Giuseppe Chiaravalloti (oggi all’Autorità Garante della Privacy), e gestito dall’uomo di Alleanza nazionale Giovambattista Papello, divenuto poi tesoriere della Fondazione del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli.

La risposta? Ovviamente no. A quanto si legge: "la mancata osservanza delle norme relative agli appalti pubblici dovuta all’utilizzo di deroghe non applicabili a progetti inerenti la programmazione comunitaria; l’assenza di una contabilità analitica; la mancata osservanza delle norme sulla pubblicità; gli enormi ritardi nell’ultimazione dei lavori e nei collaudi; il mancato trasferimento nei tempi previsti delle competenze relative al settore della depurazione agli enti ordinariamente competenti e inoltre l’esiguo numero dei controlli effettuati."

Ne deriva che l'Unione Europea chiede "il recupero in toto dei sussidi elargiti per i 48 interventi oggetto della presente indagine, per un ammontare complessivo, alla data del 28/04/2009, di 57 milioni di euro", precisando che grazie alle inchieste dell'ex-pm sono stati risparmiati in totale 48,8 milioni di euro.

Ora sono curioso di vedere le facce e sentire le opinioni di quanti, soprattutto a sinistra, sparavano a palle incatenate contro De Magistris, che dal 2009 è stato eletto presidente della Commissione di controllo sul Bilancio europeo. C'era chi diceva che aveva fatto cadere Prodi (i sedicenti riformisti veltroniani pronti a scaricare su altri le responsabilità del loro capo), chi verso i magistrati ha un odio particolare date le telefonate bollenti (i dalemiani) e chi semplicemente ne teme l'affermazione personale a livello nazionale (Vendola), tanto che tutte e tre le componenti si sono trovate d'accordo a sbarrargli la strada per tentare il rinnovamento di cui Napoli ha bisogno dopo 20 anni di bassolinismo.

Sia chiaro: De Magistris non è la Madonna (non lo era Berlinguer, quindi figuriamoci lui o altri). Mi sento di dirgli però grazie da parte dell'Italia pulita e onesta per averci fatto risparmiare 48,8 milioni di euro. Che in tempi di crisi non sono certo bruscolini.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2460




25 marzo 2011

Se vuoi la pace, prepara la pace

Se vuoi la pace, prepara la guerra”, dicevano certi antenati. E invece io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: “Se vuoi la pace, prepara la pace.
(Enrico Berlinguer)

Le ultime notizie dalla Libia sono che, dall’inizio della rivolta, ovvero in quattro settimane, sono morte 8.000 persone. Ottomila vite spezzate dalla furia omicida del solito dittatore a cui è stato lasciato fare il bello e il cattivo tempo, finché esigenze tutt’altro che umanitarie (il petrolio) hanno imposto ai grandi esportatori di civiltà, libertà e democrazia occidentali il solito intervento militare per ristabilire la giustizia.

E dov’erano questi signori negli ultimi 42 anni, mentre Gheddafi soffocava nel sangue rivolte, legittime richieste di maggior democrazia e il libero arbitrio? Probabilmente erano impegnati a far fuori, sempre per i soliti motivi tutt’altro che umanitari, altri dittatori, che magari essi stessi avevano messo là e rifornito di armi proprio per favorire i loro interessi, che però da quel momento in poi non venivano più garantiti e quindi la ragion di Stato imponeva alle loro coscienze (o ai loro portafogli) di intentare sante alleanze democratiche contro i crudeli dittatori.

O magari, sempre in funzione anti-comunista, armavano i talebani, uccidevano Salvador Alliende, tentavano con esiti incerti vari golpe neo-fascisti in Italia, per non parlare delle stabili dittature in Grecia e Argentina e potremmo andare avanti sul percorso delle dittature per salvaguardare la democrazia (un paradosso che nel mondo dura tutt’ora).

E come mai i volonterosi, come hanno chiamato l’allegra armata brancaleone che litiga pure sul numero di missili da lanciare, non sono andati a bombardare anche nel Myanmar (ex-Birmania), dove al potere c’è una dittatura militare? E in quanti paesi africani efferate dittature costringono milioni di persone all’esilio e all’emigrazione? La democrazia e la libertà non sono uguali in tutto il mondo?

Probabilmente sono più uguali nei Paesi ricchi di materie prime e soprattutto di petrolio, perché altrimenti non si spiegherebbero queste strane eccezioni al principio di uguaglianza che imporrebbe di trattare tutti gli stati dittatoriali allo stesso modo. Cina e Russia comprese.

Per tre settimane la comunità internazionale indugiava sull’intervento militare in Libia, diventando complice di un massacro inenarrabile. Invece di intervenire con le bombe, si poteva fare qualcosa di più, meglio e prima di questo grande pasticcio che qualcuno ha anche il coraggio di chiamare missione di pace (ed è invece una guerra): armare i ribelli, isolare Gheddafi, bloccarne aiuti, togliergli la terra sotto i piedi. E assicurarlo alla giustizia internazionale. Questo però non andava fatto 3 settimane fa. Andava fatto almeno 30 anni fa.

Del resto, la pratica Gheddafi ha cercato di risolverla già Reagan con le bombe nel 1986 (ma il grande statista da tutti compianto Bettino Craxi telefonò a Gheddafi per avvertirlo della cosa, quindi violando il patto di segretezza della Nato), ma fallì miseramente. E noi Italiani negli ultimi 42 anni abbiamo mantenuto comodamente il piede in due scarpe, giusto per non compromettere l’inaffidabilità e l’incoerenza che tanto ci hanno distinto in politica estera in 150 anni di storia unita.

Quindi che fare? Vale il “si vis pacem, para bellum” di latina memoria, oppure il “si vis pacem, para pacem” di Enrico Berlinguer? Il nodo è certamente difficile da sciogliere e non c’è una risposta univoca (c’è chi, ad esempio, come D’Arcais che è a favore dell’intervento e chi non lo è come Gino Strada).

Posto che io la penso come Hemingway, ovvero che le guerre sono combattute dalla più bella gente che c’è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che se ne avvantaggiano. Sono persuaso che tutta la gente che sorge a profittare della guerra e aiuta a provocarla dovrebbe essere fucilata il giorno stesso che incominciano a farlo da rappresentanti accreditati dei leali cittadini che la combatteranno.”

se la guerra si può evitare (ed è sempre possibile farlo), bisogna però che in ogni sistema vengano introdotti i giusti anticorpi sociali e culturali per impedire l’avvento di uomini della provvidenza che sono le cause uniche ed esclusive delle sofferenze quotidiane di milioni di persone.

Perché la pace, nel caso se lo fossero dimenticati i fan del libero mercato senza regole, è il più grande fattore di sviluppo. Nella pace i popoli possono usare la ricchezza per soddisfare le proprie necessità di vita e di crescita, per produrre altre ricchezze utili, per migliorare ed elevare la propria cultura, i propri modi di vivere e di consumare, e non per produrre strumenti di distruzione e formare soldati.

Se i miliardi di dollari al giorno che gli uomini spendono per gli armamenti fossero usati a fini pacifici, questi potrebbero contribuire a mutare il destino dell’umanità intera.

Sono certo, però, che come al solito, gli illuminati che ci governano ci arriveranno troppo tardi. O forse mai.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2407




22 marzo 2011

Parmalat… o meglio, Francialat

Lieti di sapere che, mentre in Parlamento si fanno sempre e solo gli interessi del Presidente del Consiglio (con l’approvazione dell’ennesima norma ad personam che eviterebbe la galera al Cavaliere) e i Media si occupano solo di crisi libica (tenendoci ben informati ogni volta che decolla un elicottero italiano, fornendo dettagliate informazioni sul colore, il numero di passeggeri e il codice fiscale dell’addetto alla benzina), i Francesi, tra un raid aereo contro la Libia e l’altro, hanno colto l’occasione per fare un po’ di shopping pre-pasquale sul suolo italico.

E’ notizia di oggi, infatti, che Lactalis, il colosso francese dei formaggi, si è aggiudicato il 15,3% delle azioni della Parmalat detenuto dai tre fondi esteri (Zenit, Skagen e Mackenzie), offrendo 2,8 euro per azioni (circa il 13% in più dei 2,46 euro a cui aveva chiuso il titolo ieri in borsa). Notizia di cui non dovrebbe fregarcene un tubo, direte voi, se non fosse che Lactalis aveva già una partecipazione potenziale in Parmalat, anche attraverso contratti di equity swap, del 14,28%, che sommato alla nuova quota dovrebbe dare un totale del 29,6%, appena sotto al 30% oltre il quale scatterebbe l’obbligo di Opa.

Intesa San Paolo, che è presente nel CdA con il 2,332%, è stata bruciata sul tempo dai francesi, anche per la mancanza di un partner industriale (circolavano i nomi di Ferrero e Granarolo) che tardava a farsi avanti.

 Se però Granarolo, per bocca del suo presidente, Gianpiero Calzolari, ammette di non avere le risorse finanziarie per l’operazione di salvataggio dell’italianità della filiera del latte italiano (appellandosi, da buon capitalista nostrano, al governo e alle banche), il gruppo Ferrero rimane in disparte, pur risultando il candidato ideale per difendere l’italianità della Parmalat. Rimane da vedere cosa farà il governo di fronte all’ennesima incursione dei capitali francesi negli asset fondamentali del Paese (Tremonti la settimana scorsa aveva annunciato un decreto sulla falsariga della legge francese, che vieta incursioni estere in terra francese per quanto riguarda le aziende strategiche, ma per ora nulla è sul piatto).

Insomma, come al solito, a rimetterci è sempre l’Italia e gli Italiani. E la classe dirigente politica ed economica del Paese che fa? Gli affari propri, ovvio. Mica quelli del Belpaese.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2371




27 febbraio 2011

Caro Berlusconi, la scuola pubblica educa, eccome.

Il mio articolo su Qualcosa di Sinistra a proposito di Berlusconi e del suo giudizio sulla scuola pubblica:

http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=1643




19 febbraio 2011

L'eterna attualità della Questione Morale

Diciotto anni fa, quando Mani Pulite cominciava a muovere i primi passi, la corruzione aveva un giro di affari di 10.000 miliardi di lire (5 miliardi di euro) e produceva un indebitamento pubblico tra i 150.000 e i 250.000 miliardi di lire, più 15/25.000 miliardi di interessi passivi.

La fotografia di quel 1992 mostra un Paese sull’orlo della bancarotta, completamente fuori dai parametri di Maastricht: debito al 118% del PIL (anziché al 60); tasso di inflazione al 6,9% (invece del 3); deficit di bilancio all’11% (anziché al 3). Il 16 settembre passa alla storia come “il mercoledì nero” della lira, il cui valore negli scambi con le altre monete crolla a tal punto da costringerla ad uscire dal Sistema Monetario Europeo.

La conseguenza di tutto ciò, in termini economici, portò il Governo Amato a varare una Finanziaria lacrime e sangue da 30.000 miliardi di lire, che avviò le famose privatizzazioni e introdusse una valanga di tasse e balzelli vari che tutt’oggi gravano sulle tasche dei cittadini onesti che le tasse le pagano. Diciotto anni fa la crisi economica scardinò la Prima Repubblica e distrusse i grandi partiti di massa, portando sulla scena politica italiana homines novi che poi tanto novi non erano: ma ieri come oggi la crisi economica è figlia della Crisi Morale.

Continua a leggere su:

http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=1431




7 febbraio 2011

A un bambino bisogna insegnare ad essere un rivoluzionario

A un bambino bisogna insegnare a essere un rivoluzionario, nel senso di cercare sempre il bene maggiore da donare agli altri per migliorarne l'esistenza. Lo scopo della vita non può essere accumulare denaro, ma creare rapporti d'amore.

Queste parole sono del Professor Giovanni Bollea, padre della neuropsichiatria italiana, che è morto ieri all'età di 98 anni. La trovo la miglior risposta alle polemiche sollevate da chi ha visto di cattivo gusto l'intervento del giovane Giovanni, di tredici anni, alla manifestazione di sabato al Palasharp. Perchè in fondo, quando noi da bambini ci chiediamo perchè esistano le ingiustizie, siamo in fondo un po' tutti rivoluzionari, volendo fare qualcosa per cambiarle. Se poi abbandoniamo questa vocazione, non è detto che sia un bene, anzi. Perchè lo scopo della vita di certo non può essere solo accumulare denaro.




1 febbraio 2011

Al PD? Io non ci credo - Massimo D'Alema, 1999

Quando pubblicai questo video, nel dicembre 2008, la prima volta su facebook, caricandolo tra i miei video personali, mi ricordo che fece il boom di visite: fu uno dei più condivisi. Addirittura venni pure contattato da Bobo Craxi che mi faceva i complimenti perché il video era straordinario, ed esprimeva il pensiero attuale di D'Alema. Poi forse deve essere risultato fastidioso a qualcuno e facebook me lo censurò in quanto "lesivo della dignità della persona" (cosa c'entrassi io, ancora mi è ignoto).

Lo ripropongo, quindi, a distanza di tempo... giudicate voi. Qui sotto la trascrizione.

"Ci mettiamo un po' di ambientalismo, perchè va di moda... poi siamo un po' di Sinistra, ma alla Blair... perchè è sufficientemente lontano, diciamo... poi siamo anche un po' eredi del cattolicesimo democratico... infine ci mettiamo un po' di giustizialismo che va di moda, abbiamo fatto un nuovo partito. Lo chiamiamo in un modo che non dispiace a nessuno, perchè verdi è duro, sinistra suona male... democratici siamo tutti! Ed è fatta! Chi potrebbe essere contro un prodotto così straordinariamente perfetto? C'è tutto dentro! Auguri... ma io NON CI CREDO!"




4 gennaio 2011

98 miliardi in cerca di riscossione

Nel Paese del Bunga-Bunga, dei sacrifici per molti e dei privilegi per pochi, non poteva mancare l'ennesima notiziola (ignorata da giornali e media perlopiù) che fa gridare allo scandalo e alla vergogna, ma che difficilmente sarà nota al grande pubblico (quello che una volta si chiamava popolo).

Ed eccola, infatti, puntuale, con una sentenza del Consiglio di Stato che è passata del tutto inosservata, e che riapre l'annoso caso di quei 98 miliardi di euro in cerca di riscossione, di cui avevo parlato già nell'ottobre 2007 in seguito all’inchiesta del Secolo XIX, e che sicuramente farebbero comodo ad uno Stato che ha tagliato dappertutto per far quadrare i conti di bilancio.

98 miliardi di euro valgono infatti quanto tre manovre finanziarie e circa 10 dei famosi tesoretti della buonanima di Padoa-Schioppa: abbastanza per risanare e investire in tutti quei settori strategici, primo fra tutti università e ricerca, in cui il Governo ha tagliato per 3 anni.

Torniamo al principio: nel 2006 finisce sulla scrivania dell’allora vice-ministro Visco un rapporto della Guardia di Finanza, che dimostra come lo Stato stia perdendo svariati miliardi di euro a causa di penali non pagate dai circuiti delle slot machines, che non risultavano collegati alla rete informatica. A questo rapporto si aggiunge un’altra indagine della Corte dei Conti.

La notizia sarebbe rimasta seppellita sulla scrivania di Visco, se non fosse stata rilanciata dal Secolo XIX e, soprattutto, dal blog di Beppe Grillo. Prodi ai tempi, dopo vibranti polemiche, disse: “non ci sarà alcun colpo di spugna”, sebbene inizialmente avesse detto che bisognava essere cauti perché le aziende multate in questione erano quotate in Borsa.

Il problema, come al solito, non è tanto di ordine economico, ma politico-morale: difatti la commistione tra partiti e i circuiti delle slot machines è massima e indecente.

La sola Società Atlantis (oggi BPlus), colosso mondiale nel settore delle slot machines, dovrebbe pagare 31 miliardi di euro, se non fosse che diversi suoi esponenti erano organici ad Alleanza Nazionale (primo fra tutti Amedeo Laboccetta, finiano ora passato con Berlusconi). Così come era la sorella di Gianni Alemanno a gestire i Monopoli, che hanno rinegoziato le concessioni con penali molto più vantaggiose delle precedenti (ovviamente per i privati, non per lo Stato).

Ora si rischia di mettere una pietra tombale definitiva su quei 98 miliardi in cerca di riscossione, depauperando dunque le casse statali per favorire interessi privati. Possibile che a pagare siano sempre i soliti?

 

La Sinistra vuole tornare a vincere le elezioni? Cominci a farlo dando l’esempio e stando dalla parte dei più deboli. In caso contrario, non si lamentino che la gente rimpiange Berlinguer e i giovani si tengono lontani dalla politica: la richiesta di una politica con la P maiuscola non è anti-politica e nemmeno la causa del disastro attuale. È la conseguenza.

 

Prima ne prenderanno atto, prima si vincerà la sfida più importante, quella culturale, contro il Berlusconismo.

 

Perché come disse una volta Gaber: “Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me.”



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)