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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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6 aprile 2011

Il Manifesto dei Responsabili? Tutta farina del sacco fascista di Gentile

Dopo la presentazione del ddl costituzionale per abolire la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione (il divieto della ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista), a firma dei deputati Cristano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin e Achille Totaro, ci mancava anche la notizia che il "Manifesto" politico dei Responsabili, di cui è diventato il segretario nazionale niente popò di meno che Domenico Scilipoti, è copiato pari pari da alcuni passi del Manifesto dei Giovani Intellettuali Fascisti redatto da Giovanni Gentile nel 1925.

A denunciarlo su facebook, tramite una nota che sta girando in questi giorni, è Antonio Scalari, che ha messo a confronto le frasi scelte dall'ex-Idv per il Manifesto del Movimento di Responsabilità Nazionale con quelle scritte quasi 90 anni fa dall'ideologo del PNF, sottoscritte da 250 intellettuali al Convegno per la Cultura fascista di Bologna.

Se Gentile scrive che “il Fascismo è un movimento recente ed antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana, ma non privo di significato e interesse per tutte le altre”, a Scilipoti basta sostituire il nome del partito e riscrivere la frase così: “Responsabilità Nazionale è il movimento recente ed antico dello spirito italiano, internamente connesso alla storia della Nazione Italiana”.

E il copia e incolla prosegue in tutto il manifesto. Scrive Scilipoti: “Responsabilità è politica morale. Una politica che sappia coinvolgere l’individuo a un’idea in cui esso possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà, il suo futuro e ogni suo diritto” mentre nel documento originale leggiamo "un’idea in cui l’individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto”.

Al Manifesto di Gentile, seguì quello di Benedetto Croce. Il "Manifesto degli Intellettuali antifascisti" fu il documento con cui il filosofo liberale rimproverava ai firmatari del manifesto di Gentile di aver posto la firma ad un documento "per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa”. Che è un po' la ragione sociale dei Responsabili (del magna magna e della compravendita parlamentare).

La domanda è d'obbligo: caro Tonino (Di Pietro), Scilipoti chi te l'ha presentato? Per De Gregorio hai detto pubblicamente che un militante te l'ha presentato come una brava persona e tu l'hai candidato, ma forse non hanno tutti i torti De Magistris, Giulio Cavalli e Sonia Alfano a denunciare una fin troppa leggerezza (e verticalizzazione) nelle scelte delle candidature dell'Idv.

Perché passino gli ex-democristiani, ma i fascisti, caro Tonino, proprio NO.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2665




4 aprile 2011

It Begins With Us

It Begins With Us: E' iniziato con noi. Il Cambiamento, si intende. Questo lo slogan che Barack Obama ha scelto per le presidenziali USA 2012, con un comunicato diramato dalla Casa Bianca e che dà ufficialmente il via alla campagna elettorale del primo presidente nero d'America.

Era ora che finalmente, dopo due anni con importanti successi alle spalle (nonostante il crollo di popolarità dovuto ai contraccolpi della crisi economica), Obama rispondesse colpo su colpo ad una destra sempre più clericale, conservatrice e razzista. In questi 2 anni ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori: che era musulmano, che non era americano, che era servo dei talebani, che era socialista, che era un incapace.

Nonostante non sia sempre d'accordo con quello che fa (sebbene lo sia sempre con quello che dice: Obama quando parla incanta, il problema è che deve fare i conti nei fatti con un esercito di conservatori anche trai i democratici, che guardano alle prossime elezioni e alla propria poltrona e non al bene della collettività, cfr la riforma sanitaria dimezzata), questo colpo di reni mi ridà la speranza e l'entusiasmo delle origini... quando quel 4 novembre 2008, fino a notte fonda, sono rimasto sveglio a guardare i risultati in diretta della sua elezione. E commentavo: "Il Sogno americano è appena iniziato, l'incubo italiano purtroppo continua."

Ora pare che il nostro incubo sia alle fase finali, da loro il sogno si è schiantato sulla dura prova della realpolitik e soprattutto con l'ottusità e l'individualismo dell'elettore americano medio, che guarda solo al proprio portafogli. Da questo punto di vista, forse la ripresa dell'economia neutralizzerà l'effetto portafogli... speriamo. Per il bene nostro, anche: se qualcuno a Sinistra si lamenta di Obama che ha in ballo 3 guerre, figuriamoci cosa potrà fare una Sarah Palin alla Presidenza... una stipendiata di Murdoch. Che è come dire, mandare Alfano a fare il presidente del consiglio.




28 marzo 2011

L'UE dà ragione a De Magistris: 57 milioni di multa all'Italia

Della serie, i guai non vengono mai da soli, ecco altri soldi che noi cittadini dovremo sborsare per colpa della cricca che sta al potere. Profetico Giuliano Ferrara, che nemmeno qualche giorno fa, dal suo spazio senza contraddittorio da 430 euro al minuto (per un totale di sette), aveva attaccato Luigi De Magistris dicendo che si era inventato tutto. Non la pensa così però l’Olaf, l’Ufficio antifrode europea, che ha appena trasmesso agli uffici giudiziari italiani un rapporto che Il Fatto Quotidiano ci svela in anteprima in questo articolo a firma di Marco Lillo.

Il danno reale alle casse comunitarie ammonta a 114 milioni di euro, la più grande frode mai accertata dall'Olaf (abbiamo sempre un primato nei record negativi), il quale in 35 pagine riassume 4 anni di inchiesta comunitaria volta ad accertare non i reati, bensì a verificare se i fondi strutturali europei fossero stati spesi correttamente dal Commissariato all’emergenza ambientale guidato dal presidente della Regione di centrodestra, Giuseppe Chiaravalloti (oggi all’Autorità Garante della Privacy), e gestito dall’uomo di Alleanza nazionale Giovambattista Papello, divenuto poi tesoriere della Fondazione del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli.

La risposta? Ovviamente no. A quanto si legge: "la mancata osservanza delle norme relative agli appalti pubblici dovuta all’utilizzo di deroghe non applicabili a progetti inerenti la programmazione comunitaria; l’assenza di una contabilità analitica; la mancata osservanza delle norme sulla pubblicità; gli enormi ritardi nell’ultimazione dei lavori e nei collaudi; il mancato trasferimento nei tempi previsti delle competenze relative al settore della depurazione agli enti ordinariamente competenti e inoltre l’esiguo numero dei controlli effettuati."

Ne deriva che l'Unione Europea chiede "il recupero in toto dei sussidi elargiti per i 48 interventi oggetto della presente indagine, per un ammontare complessivo, alla data del 28/04/2009, di 57 milioni di euro", precisando che grazie alle inchieste dell'ex-pm sono stati risparmiati in totale 48,8 milioni di euro.

Ora sono curioso di vedere le facce e sentire le opinioni di quanti, soprattutto a sinistra, sparavano a palle incatenate contro De Magistris, che dal 2009 è stato eletto presidente della Commissione di controllo sul Bilancio europeo. C'era chi diceva che aveva fatto cadere Prodi (i sedicenti riformisti veltroniani pronti a scaricare su altri le responsabilità del loro capo), chi verso i magistrati ha un odio particolare date le telefonate bollenti (i dalemiani) e chi semplicemente ne teme l'affermazione personale a livello nazionale (Vendola), tanto che tutte e tre le componenti si sono trovate d'accordo a sbarrargli la strada per tentare il rinnovamento di cui Napoli ha bisogno dopo 20 anni di bassolinismo.

Sia chiaro: De Magistris non è la Madonna (non lo era Berlinguer, quindi figuriamoci lui o altri). Mi sento di dirgli però grazie da parte dell'Italia pulita e onesta per averci fatto risparmiare 48,8 milioni di euro. Che in tempi di crisi non sono certo bruscolini.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2460




25 marzo 2011

Se vuoi la pace, prepara la pace

Se vuoi la pace, prepara la guerra”, dicevano certi antenati. E invece io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: “Se vuoi la pace, prepara la pace.
(Enrico Berlinguer)

Le ultime notizie dalla Libia sono che, dall’inizio della rivolta, ovvero in quattro settimane, sono morte 8.000 persone. Ottomila vite spezzate dalla furia omicida del solito dittatore a cui è stato lasciato fare il bello e il cattivo tempo, finché esigenze tutt’altro che umanitarie (il petrolio) hanno imposto ai grandi esportatori di civiltà, libertà e democrazia occidentali il solito intervento militare per ristabilire la giustizia.

E dov’erano questi signori negli ultimi 42 anni, mentre Gheddafi soffocava nel sangue rivolte, legittime richieste di maggior democrazia e il libero arbitrio? Probabilmente erano impegnati a far fuori, sempre per i soliti motivi tutt’altro che umanitari, altri dittatori, che magari essi stessi avevano messo là e rifornito di armi proprio per favorire i loro interessi, che però da quel momento in poi non venivano più garantiti e quindi la ragion di Stato imponeva alle loro coscienze (o ai loro portafogli) di intentare sante alleanze democratiche contro i crudeli dittatori.

O magari, sempre in funzione anti-comunista, armavano i talebani, uccidevano Salvador Alliende, tentavano con esiti incerti vari golpe neo-fascisti in Italia, per non parlare delle stabili dittature in Grecia e Argentina e potremmo andare avanti sul percorso delle dittature per salvaguardare la democrazia (un paradosso che nel mondo dura tutt’ora).

E come mai i volonterosi, come hanno chiamato l’allegra armata brancaleone che litiga pure sul numero di missili da lanciare, non sono andati a bombardare anche nel Myanmar (ex-Birmania), dove al potere c’è una dittatura militare? E in quanti paesi africani efferate dittature costringono milioni di persone all’esilio e all’emigrazione? La democrazia e la libertà non sono uguali in tutto il mondo?

Probabilmente sono più uguali nei Paesi ricchi di materie prime e soprattutto di petrolio, perché altrimenti non si spiegherebbero queste strane eccezioni al principio di uguaglianza che imporrebbe di trattare tutti gli stati dittatoriali allo stesso modo. Cina e Russia comprese.

Per tre settimane la comunità internazionale indugiava sull’intervento militare in Libia, diventando complice di un massacro inenarrabile. Invece di intervenire con le bombe, si poteva fare qualcosa di più, meglio e prima di questo grande pasticcio che qualcuno ha anche il coraggio di chiamare missione di pace (ed è invece una guerra): armare i ribelli, isolare Gheddafi, bloccarne aiuti, togliergli la terra sotto i piedi. E assicurarlo alla giustizia internazionale. Questo però non andava fatto 3 settimane fa. Andava fatto almeno 30 anni fa.

Del resto, la pratica Gheddafi ha cercato di risolverla già Reagan con le bombe nel 1986 (ma il grande statista da tutti compianto Bettino Craxi telefonò a Gheddafi per avvertirlo della cosa, quindi violando il patto di segretezza della Nato), ma fallì miseramente. E noi Italiani negli ultimi 42 anni abbiamo mantenuto comodamente il piede in due scarpe, giusto per non compromettere l’inaffidabilità e l’incoerenza che tanto ci hanno distinto in politica estera in 150 anni di storia unita.

Quindi che fare? Vale il “si vis pacem, para bellum” di latina memoria, oppure il “si vis pacem, para pacem” di Enrico Berlinguer? Il nodo è certamente difficile da sciogliere e non c’è una risposta univoca (c’è chi, ad esempio, come D’Arcais che è a favore dell’intervento e chi non lo è come Gino Strada).

Posto che io la penso come Hemingway, ovvero che le guerre sono combattute dalla più bella gente che c’è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che se ne avvantaggiano. Sono persuaso che tutta la gente che sorge a profittare della guerra e aiuta a provocarla dovrebbe essere fucilata il giorno stesso che incominciano a farlo da rappresentanti accreditati dei leali cittadini che la combatteranno.”

se la guerra si può evitare (ed è sempre possibile farlo), bisogna però che in ogni sistema vengano introdotti i giusti anticorpi sociali e culturali per impedire l’avvento di uomini della provvidenza che sono le cause uniche ed esclusive delle sofferenze quotidiane di milioni di persone.

Perché la pace, nel caso se lo fossero dimenticati i fan del libero mercato senza regole, è il più grande fattore di sviluppo. Nella pace i popoli possono usare la ricchezza per soddisfare le proprie necessità di vita e di crescita, per produrre altre ricchezze utili, per migliorare ed elevare la propria cultura, i propri modi di vivere e di consumare, e non per produrre strumenti di distruzione e formare soldati.

Se i miliardi di dollari al giorno che gli uomini spendono per gli armamenti fossero usati a fini pacifici, questi potrebbero contribuire a mutare il destino dell’umanità intera.

Sono certo, però, che come al solito, gli illuminati che ci governano ci arriveranno troppo tardi. O forse mai.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2407




22 marzo 2011

Parmalat… o meglio, Francialat

Lieti di sapere che, mentre in Parlamento si fanno sempre e solo gli interessi del Presidente del Consiglio (con l’approvazione dell’ennesima norma ad personam che eviterebbe la galera al Cavaliere) e i Media si occupano solo di crisi libica (tenendoci ben informati ogni volta che decolla un elicottero italiano, fornendo dettagliate informazioni sul colore, il numero di passeggeri e il codice fiscale dell’addetto alla benzina), i Francesi, tra un raid aereo contro la Libia e l’altro, hanno colto l’occasione per fare un po’ di shopping pre-pasquale sul suolo italico.

E’ notizia di oggi, infatti, che Lactalis, il colosso francese dei formaggi, si è aggiudicato il 15,3% delle azioni della Parmalat detenuto dai tre fondi esteri (Zenit, Skagen e Mackenzie), offrendo 2,8 euro per azioni (circa il 13% in più dei 2,46 euro a cui aveva chiuso il titolo ieri in borsa). Notizia di cui non dovrebbe fregarcene un tubo, direte voi, se non fosse che Lactalis aveva già una partecipazione potenziale in Parmalat, anche attraverso contratti di equity swap, del 14,28%, che sommato alla nuova quota dovrebbe dare un totale del 29,6%, appena sotto al 30% oltre il quale scatterebbe l’obbligo di Opa.

Intesa San Paolo, che è presente nel CdA con il 2,332%, è stata bruciata sul tempo dai francesi, anche per la mancanza di un partner industriale (circolavano i nomi di Ferrero e Granarolo) che tardava a farsi avanti.

 Se però Granarolo, per bocca del suo presidente, Gianpiero Calzolari, ammette di non avere le risorse finanziarie per l’operazione di salvataggio dell’italianità della filiera del latte italiano (appellandosi, da buon capitalista nostrano, al governo e alle banche), il gruppo Ferrero rimane in disparte, pur risultando il candidato ideale per difendere l’italianità della Parmalat. Rimane da vedere cosa farà il governo di fronte all’ennesima incursione dei capitali francesi negli asset fondamentali del Paese (Tremonti la settimana scorsa aveva annunciato un decreto sulla falsariga della legge francese, che vieta incursioni estere in terra francese per quanto riguarda le aziende strategiche, ma per ora nulla è sul piatto).

Insomma, come al solito, a rimetterci è sempre l’Italia e gli Italiani. E la classe dirigente politica ed economica del Paese che fa? Gli affari propri, ovvio. Mica quelli del Belpaese.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2371




17 marzo 2011

Piero Calamandrei: Discorso sulla Costituzione

Il discorso qui riprodotto fu pronunciato da Piero Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana organizzato da un gruppo di studenti universitari e medi per illustrare in modo accessibile a tutti i principi morali e giuridici che stanno a fondamento della nostra vita associativa. Ci pare il modo migliore per festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia.

[…] Però vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.

Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è -non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani- una malattia dei giovani. ”La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina,, che qualcheduno di voi conoscerà, d quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava: E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva svegliare il compagno e dice: “Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda!”. Quello dice: “Che me ne importa, non è mica mio!”.

Questo è l’indifferentisno alla politica. È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. E’ la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità di uomo.

Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946, questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori- il caos, la guerra civile, le lotte le guerre, gli incendi. Ricordo - io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui - queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.

Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto- questa è una delle gioie della vita- rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo. Ora vedete- io ho poco altro da dirvi-, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato.

Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo nell’art. 2, ”l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle alte patrie, dico: ma questo è Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour; quando io leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate,”l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria.

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.

 

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2133




27 febbraio 2011

Caro Berlusconi, la scuola pubblica educa, eccome.

Il mio articolo su Qualcosa di Sinistra a proposito di Berlusconi e del suo giudizio sulla scuola pubblica:

http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=1643




21 febbraio 2011

Ma io Pisapia lo difendo

 Dell’uomo non ho mai avuto tanta simpatia. E dire che ero partito con le migliori intenzioni, a settembre dello scorso anno: stavolta scelgo un candidato e lo sostengo fino in fondo, mi ero detto.

 

Entra sempre in gioco l’eterogenesi di fini di hegeliana memoria, quindi sarà che nei suoi comitati circolava il peggio dei due partiti che oggi giocano a cannibalizzarsi l’un l’altro (PD e SEL), sarà anche che poi ho scoperto certe sue posizioni sulla giustizia più alla D’Alema che al buon senso, mettici pure che non abbia proprio questo carismatic appeal, ma alla fine tutto il mio entusiasmo iniziale si è ridotto ad un piccolo lumicino. Nonostante tutto, però, Pisapia alle primarie l’ho votato.

 

Il lumicino poi si è spento definitivamente quando il 14 dicembre ha cominciato a raccontare frottole sulla partecipazione alle primarie (che ha segnato un meno 15.000 partecipanti rispetto a 5 anni prima, mentre lui affermava esserci stato un più 3%). Contestato (e ho anche il video), ha reagito in maniera scomposta e feroce, dicendomi di tornare a studiare. A me, che ho la media del 30elode all’università. E lì mi ero ripromesso di non votarlo nemmeno sotto tortura.

 

Gli scimmiottamenti di Vendola al Palasharp e la pallida imitazione di Mitterrand, con quella foto orripilante apparsa sui maxi-manifesti sparsi per la città, mi avevano definitivamente convinto a votare per il mio compagno di università candidato alla Lista civica di Grillo. Anche perché, alla mia famosa lettera aperta che gli ho inviato e ho pubblicato (condivisa da più di 2000 persone su facebook), non ha mai risposto, ma ha fatto rispondere alcuni suoi galoppini con problemi di prostata che tra un “Basta giovani” e “lavori per la Moratti” si sono beccati un bel trattamento in dolce stil novo dal sottoscritto (sono sempre molto fine e irritante nel mandare a quel paese la gente, me ne do atto).

 

Ciononostante, nella vicenda di Affittopoli lo difendo. E non per spirito di coalizione (avevo già intenzione di votare un altro), quanto perché non si può mettere sullo stesso piano un contratto di affitto stipulato nel 1989 dalla sua compagna con i contratti di affitto a prezzi stracciati degli uomini organici alla Destra.

 

E per un semplice motivo: Milano è governata da 20 anni dal centrodestra. E si vede, aggiungo io. Quindi non regge l’accusa che Cinzia Sasso, la compagna di Pisapia, abbia avuto la casa in affitto perché godeva dell’appoggio del candidato sindaco. Anche perchè il contratto di affitto era scaduto nel 2008, Pisapia vive in un’altra casa e la Sasso doveva trasferirsi a novembre nella nuova casa (se non fosse che l’edilizia in Italia ha i tempi biblici che sappiamo), dove sarebbe andato a vivere anche Pisapia.

 

Dunque, qual è lo scandalo? Che milionari, star e assessori e consiglieri di centrodestra abbiano avuto case con affitti risibili proprio in virtù della loro appartenenza ai partiti della maggioranza che guida il comune da 20 anni oppure che la compagna di Pisapia, nel 1988, abbia avuto in affitto la casa dal Pio Albergo Trivulzio, quando Milano era ancora governata dal cognato di Craxi, Pillitteri (passato al centrodestra, il cui figlio è per altro in affitto anche lui in una casa del Pat)?

 

Pisapia lo si può attaccare su molti fronti, ma questo no. L’unica cosa che posso dire è che mai ho visto in vita mia una difesa così goffa e intempestiva da parte di un avvocato, che di certo ha una gran carriera anche da politico alle spalle. Ingenuità? Forse, ma se prima il centrosinistra era nella prima volta avanti nei sondaggi a Milano, ora dubito che lo sarà ancora.

 

A meno che, per la gioia del Pd, Pisapia non faccia un passo indietro. Ma questo sarebbe l’ennesimo colpo mortale all’immagine del centrosinistra milanese ed equivarrebbe a sconfitta certa.

E in un periodo come questo, non possiamo permettercelo. Quindi l’unica cosa che rimane da fare al candidato sindaco, se non vuole affogare nella palude in cui la sua goffa difesa lo ha infilato, deve abbandonare per strada un po’ di venefici compagni di viaggio. Deleteri per lui e, qualora vincesse, deleteri per Milano. I nomi si sanno già, inutile farli anche qui.

 

Speriamo solo che ora Pisapia si dia una mossa. Perché prediche moraliste da parte della Lega e del PDL (che sugli affari immobiliari hanno ben altri e ben più gravi scandali da fronteggiare) è veramente una vergogna.




20 febbraio 2011

Chiamiami ancora amore

Fiero di aver televotato per questa canzone...




19 febbraio 2011

L'eterna attualità della Questione Morale

Diciotto anni fa, quando Mani Pulite cominciava a muovere i primi passi, la corruzione aveva un giro di affari di 10.000 miliardi di lire (5 miliardi di euro) e produceva un indebitamento pubblico tra i 150.000 e i 250.000 miliardi di lire, più 15/25.000 miliardi di interessi passivi.

La fotografia di quel 1992 mostra un Paese sull’orlo della bancarotta, completamente fuori dai parametri di Maastricht: debito al 118% del PIL (anziché al 60); tasso di inflazione al 6,9% (invece del 3); deficit di bilancio all’11% (anziché al 3). Il 16 settembre passa alla storia come “il mercoledì nero” della lira, il cui valore negli scambi con le altre monete crolla a tal punto da costringerla ad uscire dal Sistema Monetario Europeo.

La conseguenza di tutto ciò, in termini economici, portò il Governo Amato a varare una Finanziaria lacrime e sangue da 30.000 miliardi di lire, che avviò le famose privatizzazioni e introdusse una valanga di tasse e balzelli vari che tutt’oggi gravano sulle tasche dei cittadini onesti che le tasse le pagano. Diciotto anni fa la crisi economica scardinò la Prima Repubblica e distrusse i grandi partiti di massa, portando sulla scena politica italiana homines novi che poi tanto novi non erano: ma ieri come oggi la crisi economica è figlia della Crisi Morale.

Continua a leggere su:

http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=1431



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)