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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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Per De Magistris

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23 settembre 2010

Giancarlo Siani, martire per la Libertà

Chi era Giancarlo Siani? A 25 anni dalla morte, pochissimi lo sanno, se non chi si occupa di mafia e di giornalismo d'inchiesta. Addirittura, il direttore del Mattino di allora, ignorava pure che avesse lavorato per lui, e ai colleghi che ne ricordavano il coraggio e il sacrificio, rispose: "Siani chi?"

Ecco, in questi mesi, nel tentativo di organizzare qualcosa di decente per commemorarlo, contattando vari partner (tra parlamentari, uomini dell'informazione e scrittori), mi sono sentito rispondere spesso allo stesso modo. "Siani Chi?" Oppure semplicemente non ho avuto risposta.

Non sono riuscito a organizzare nulla, qui a Milano, città inevitabilmente infestata dalle mafie per le grandi possibilità di re-investimento di denaro sporco, per il 25° anniversario della sua morte, ma più in là qualcosa organizzeremo (con Democratica).

Sensazionale "La Padania" che invitava a prendere ad esempio Siani e non Saviano, salvo poi il suo partito salvare Nicola Cosentino, l'ex-sottosegretario su cui pende un mandato d'arresto (negato dal Parlamento) e il cui uso delle intercettazioni è stato negato giusto ieri.

Questo paese è irrimediabilmente marcio. Milano stessa è marcia (e per questo sostengo Giuliano Pisapia alle primarie: non voglio più vivere in una città i cui palazzi sono inondati di denaro sporco del sangue dei vari Siani che sono stati ammazzati per aver denunciato il malaffare e la corruzione).

Giancarlo Siani è uno di quegli eroi che solo oggi cominciano ad essere ricordati, ma non certo per volontà pubblica, ma sempre per iniziativa dei singoli. Io stesso ne sapevo poco o nulla fino ad un anno fa, quando su Sky trasmisero in seconda serata Fort Apasch (il film di Raisi su Siani) e allora ho scoperto la sua storia, mi sono documentato, ho letto. E ho pensato che era una vergogna che cittadini del genere, se non fosse per l'opera dei singoli, rischierebbero l'oblio.

Saviano, per molti versi, ne è l'erede, con una differenza: Siani (come del resto Pasolini) fu ammazzato non tanto perchè lo Stato non l'ha protetto, bensì perchè non aveva ancora pubblicato il suo libro (e le bozze sono sparite, anche se i suoi assassini e i mandanti si trovano in carcere).

Siani avrebbe potuto benissimo continuare ad occuparsi di cronaca nera, ignorando il marcio che lo circondava, ma come ogni grande uomo ed eroe ha deciso di lottare. E non ha perso, sebbene sia morto, drammaticamente, a 26 anni. Ha vinto, perchè ha conservato la faccia e l'onore.

Cosa che purtroppo, di questi tempi, non tutti i giornalisti possono dire di aver fatto.

 




12 luglio 2010

Se il PD delle Marche si scopre leghista

Sinceramente, quando Pippo Civati ha pubblicato questo post, pensavo ad uno scherzo. Poi purtroppo c'era anche il video, così ho potuto verificare con i miei occhi una cosa. Non tanto la deriva leghista (o berlusconiana) di alcuni settori del PD, bensì il fatto che dopo 16 anni di Seconda Repubblica, quella che passerà alla storia per essere stata la Repubblica fondata sulla televisione, questi ancora non abbiano capito nulla di comunicazione politica. E non sappiano fare i manifesti. Parole scelte a casaccio, cercando di colpire la pancia degli elettori, ma l'unico risultato prevedibile sarà quello di far ridere quelli che non li votano (e che continueranno a non votarli) oppure di provocare intensi e prolungati conati di vomito a chi li votava (come Civati). E dire che io pensavo che la Sinistra più che alla pancia, dovesse puntare alla testa e al cuore della gente: quanto sono sciocco. Penso ancora di poter vivere in un mondo abitato da leader della Sinistra del calibro di Pertini e Berlinguer. Nel frattempo che mi riprendo dalla delusione, godetevi questa "perla" di comunicazione politica del PD delle Marche.




30 giugno 2010

Orgoglioso di essere Italiano

Ci fu un tempo in cui fare l’Italia unita era il sogno di intere generazioni di abitanti del suolo italico, stanchi di essere sfruttati e ammazzati dalle solite tre-quattro potenze che avevano scambiato il nostro Paese per un bancomat ante-litteram, da cui prelevare soldi e risorse per i propri sporchi interessi.

 

C’è gente che ha dato la propria vita combattendo nel nome dell’Italia unita e il mio pensiero non può che non andare a quella moltitudine di poveri, disgraziati, diseredati, contadini e operai, che per difendere l’Unità d’Italia e la sua sovranità sono morti nelle due guerre nella prima metà del secolo scorso, e che ancora oggi continuano a morire per rendere onore alla patria che gli ha dato i natali (siano essi giornalisti, soldati, emigrati o semplicemente poveri cristi).

 

Io la penso come Hemingway, che alle due guerre ci andò volontario, prima che il suo Paese decidesse di entrare nel conflitto, e che nel suo “Addio alle Armi” ha scritto nella prefazione: “Le guerre sono combattute dalla più bella gente che c’è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte, tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che se ne avvantaggiano.

 

O come Pertini, pure lui volontario nella Prima Guerra Mondiale, perchè “da socialista, il mio posto era a fianco dei figli dei contadini e degli operai che venivano mandati al fronte a morire.”

 

Ebbene, la patria che ha dato i natali a Dante e Manzoni, Foscolo e Leopardi, Petrarca e Machiavelli, ma anche a Calvino, Berlinguer e Pertini (sto citando per difetto, lo so, ma sto scrivendo di getto), purtroppo ha dato i natali anche ai leghisti.

 

Che sono, forse, ancora più feccia che risale il pozzo del Berlusconismo, perché quest’ultimo mira alla soddisfazione del proprio capo, i leghisti invece mirano alla sistematica distruzione dello Stato, dell’Italia e della sua cultura, sostituendola con una Padania mai esistita nella storia e nella geografia, il cui sostrato è un surrogato di cultura da montanaro che nemmeno il Fascismo.

 

Durante la celebrazione del primo anniversario della Provincia di Monza e Brianza (una provincia inutile e voluta dalla Lega, visto che Monza non si può dire certo un capoluogo rispetto a Milano), quando la banda ha intonato l’Inno di Mameli i sindaci leghisti si sono tolti la fascia tricolore.

 

Ebbene, questo lo trovo vergognoso, indecente e immorale: perché ai signori della Lega Ladrona (quella che si fa salvare le banche da Fiorani ed è corrotta quanto e come quel pentapartito contro cui sventolava cappi in Parlamento 20 anni fa) lo stipendio lo pagano i cittadini ITALIANI con le loro tasse, e per quello che (non) fanno, dovrebbe lavorare gratis.

 

C’è chi indosserebbe una fascia tricolore per la semplice volontà di servire il proprio Paese, c’è chi lo farebbe con onore per rispetto ai suoi concittadini, c’è chi lo farebbe semplicemente perché è orgoglioso di essere italiano.

 

Al diavolo l’Europa, istituzione burocratica egemonizzata da chi per un millennio ci ha ammazzato e sfruttato (Francia, Germania, Inghilterra), al diavolo la Lega e tutti i caproni e i montanari che ne fanno parte: io sono nato e morirò italiano.




31 marzo 2010

Intervista a Sartori: “Vedo nero, nerissimo Ma il giocattolo del capo si è sfasciato”

Vi pubblico l'intervista rilasciata su "Il Fatto Quotidiano" da Sartori, attualmente uno dei più grandi politologi italiani di fama internazionale, sul voto regionale. Avvertenze per l'uso: Sartori è nato conservatore e morirà tale, quindi nessuno si aspetti grandi sconti o riconoscimenti alla Sinistra. Non ne ha mai fatti, come non ne ha mai fatti nemmeno a Berlusconi. Forse è per questo che mi sono formato anche sui suoi libri, aldilà di alcune cose di principio che non possiamo condividere. Buona lettura.

 

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di Beatrice Borromeo

    

È andata malissimo. Sono depresso. Mi sento una specie di Abatino Galiani: vedo tutto nero, noir, noir”. Parole pesanti per chi conosce il professor Giovanni Sartori, politologo ed editorialista del Corriere della Sera, che di solito si limita a esorcizzare con l’ironia anche le situazioni più gravi.

  

Professore, è nata la Padania.

   Sì, e questo divide il paese: ora al nord faranno il federalismo fiscale e il Pdl diventa un partito meridionale. Si sgretola il giocattolo di Berlusconi.

  

Cioè l’alleanza con Fini e Bossi?

   Certo, perché al nord prevale la Lega e il presidio di Berlusconi si confina al sud. Questo implica un partito molto clientelare e condizionato dalle varie mafie. Il Pdl è un partito di plastica, di cartapesta. Regge perché gli uomini di Berlusconi devono tutti il posto a lui. Soltanto al centro rimane qualche   isola rossa resistente.

  

Quindi secondo lei Berlusconi, personalmente, ha perso nonostante il buon risultato elettorale?

   Sì, e io l’avevo previsto. Il problema di Berlusconi non sono i voti, ma la distribuzione del potere sul territorio. Il Pdl è incentrato solo su Berlusconi che concede tutto a tutti perché a lui interessa soltanto preservare il suo potere.

  

La Lega è l’unico partito radicato che non si affida solo al carisma del leader. Il Pd dovrebbe ispirarsi a questo modello?

   La Lega rappresenta interessi concreti, quelli della piccola borghesia, di un elettorato del nord che vuole tenersi i soldi. Al sud il discorso è diverso: i soldi non si producono, si rubano e si spendono per mantenere le clientele.  

  

Quindi la sinistra non si radica perché non rappresenta più nessuno?

   Al nord il centrosinistra ha commesso un grave errore a parlare di “immigrazione facile”, perché poi succede che l’operaio disoccupato vota Lega. Pensa al suo interesse. C’è una crisi economica globale che mette in pericolo l’occupazione e il lavoro, in particolare in Italia. La sinistra non lo capisce, non usa alcuna lungimiranza proprio su temi e problemi riguardo cui doveva essere ghiotta e propositiva. Invece nulla.

  

Salva almeno Di Pietro o Nichi Vendola, l’unica opposizione che non è stata sconfitta?

   Io non ho nessuna stima per Di Pietro, demagogo di sinistra. E la vittoria di Vendola è un problema per Bersani, perché tira il partito a sinistra. L’idea del Pd riformista era invece di cercare voti al centro.  

  

Perché il Pd perde? Qual è il problema?

   Tra gli altri, c’è che sono stupidi: Bersani chiede il ritorno al Mattarellum per avere un centrino-ino-ino che a malapena passa la soglia di sbarramento. Il segretario del Pd si preoccupa di questo e non di una legge elettorale come il Porcellum che lo stritola. È chiaro che l’unione Bossi-Berlusconi si prepara a vincere le prossime elezioni, e con la vittoria otterrà automaticamente   il 55 per cento dei seggi. Ma di questo Bersani non si preoccupa.

 

La sinistra ha cancellato dall’agenda anche la legge sul conflitto di interessi.

Quello è stato il bacio della morte. Tutto è cominciato dalla rinuncia a quella legge.

 

Secondo lei il segretario Bersani è in bilico dopo questo voto?

Per adesso non vedo di molto meglio in giro. E poi non ha subito una sconfitta indecorosa. È andata male ma, poveraccio, neanche per colpa sua. Questo partito soffre l’eredità dell’ultimo governo Prodi.  

 

E degli ultimi scandali: Delbono a Bologna, Marrazzo nel Lazio.

Gli scandali più che altro hanno generato disincanto. Siamo un Paese marcio nel midollo e chi vota Berlusconi non si è fatto molto influenzare: quell’elettorato segue una tivù sotto controllo quindi – a parte i lettori del Fatto e di qualche altro giornale ancora libero di parlare – il cittadino dice: “E vabbè”. Non ha anticorpi, non è reattivo.

 

Cosa può fare un cittadino onesto che vuole contribuire, sperare ?

E’ abbastanza impotente. Finché ci sono Berlusconi, il suo sistema di potere e il controllo dei media, non vedo nessuna speranza.

 

Però è cresciuta l’astensione: una protesta contro questo sistema?

Era astensione equidistribuita, non ha colpito solo il centrodestra ma anche il Pd. È disaffezione, antipolitica, disgusto e indifferenza della politica tutta.  

 

Anche le nostre elezioni, come quelle americane di mid-term, sono un giudizio sull’operato del governo più che un voto locale?

Berlusconi ha impostato la campagna elettorale su di lui e quindi il risultato si può solo leggere come una conferma del governo.

 

Quanto ha influito l’opposizione della Cei alle candidate abortiste, Bonino e Bresso?

Si potrebbe frenare questo eccesso di invasione ecclesiastica della politica, perché l’elettorato cattolico duro e puro non supera il 4 per cento. Ma sia il governo che il centrosinistra si arrendono subito, senza combattere, a una Chiesa che è tornata alla riscossa.

 

Nessun cambiamento in vista?

Oggi no, lo escludo. Comunque ci siete voi sulle barricate, io sto nelle retrovie.




17 febbraio 2010

Mamma li Gheddafi

Qualcuno ricorda la “Ratifica del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione con la   grande Giamahiria Araba, Libica, Popolare, Socialista” (a.c. 2041 A) votato quasi alla unanimità dalla Camera dei deputati, con l'eccezione, l'accanita opposizione e il voto contrario di cinque deputati Radicali e – nel Pd – di Andrea Sarubbi, di Pierluigi Mantini e di Furio Colombo? Forse è il caso di fare un piccolo riassunto dei punti salienti di quel Trattato, fortemente voluto dalla Lega.

 

Alleanza stretta, integrazione militare fino allo scambio di segreti e di tecnologie, apertura economica indiscriminata agli affari italiani e al coinvolgimento di aziende italiane in Libia (tanto da affidare a enti privati italiani il monitoraggio dei confini libici), forniture militari (soprattutto motovedette veloci d'alto mare donate ai libici). In più, come se non bastasse, venti milioni di dollari per venti anni, in apparenza un risarcimento degli antichi danni coloniali, in realtà la tariffa per fermare, con le costose navi donate dagli italiani, gli immigrati in mare.

 

Insomma, il Governo Italiano ha stretto il più costoso e vincolante trattato militare e strategico fuori dall’Europa con una dittatura sanguinaria, che non rispetta i diritti umani di qualsiasi tipo e fino a qualche anno fa gioiva addirittura per l’omicidio dei Carabinieri a Nassirya. Ci siamo impegnati persino (udite, udite) di negare le nostre basi militari alla NATO, in caso di conflitto armato contro la Libia, addirittura fornendo informazioni top secret dell’alleanza militare che ci lega agli USA da mezzo secolo.

 

Il perché il tanto adorato Gheddafi ritorni alla ribalta della cronaca è presto detto: la Svizzera dichiara indesiderabile il dittatore libico e i suoi figli (uno dei quali è stato condannato per lesioni ai suoi camerieri), quindi questo risponde negando l’accesso al suo paese a tutti i Paesi dell’area Schengen, italiani compresi. I nostri connazionali, febbrilmente al lavoro per concludere vantaggiosi affari come recita il Trattato, sono stati infatti fermati all’aeroporto e rispediti in terra natia, senza nemmeno battere ciglio.

 

Ma è carina la scansione temporale degli eventi: tre giorni fa il ministro leghista dell’Interno Maroni andava personalmente a consegnare le motovedette italiane a Gheddafi; il giorno dopo gli Italiani venivano sbattuti fuori a calci dalla Libia come pezzenti.

 

Se in Italia avessimo un Ministro degli Esteri degno di questo nome, forse saremmo presi meno a pesci in faccia da un misero dittatore tendaiolo, tra il pezzente e il grottesco, che lasciamo che insulti la nostra storia, i nostri simboli, i nostri valori. Ma Frattini, in evidente stato confusionale, deve aver scambiato il tutto per una scaramuccia tra maggioranza e opposizione, e quindi ha dichiarato: “Abbassiamo i toni”. Peccato che da parte dell’opposizione, nemmeno una sillaba si è udita sulla faccenda.

 

Ah, un’ultima cosa: non è andando in giro a sdoganare dittatori di ogni genere e sorta che si fa una politica estera degna di questo nome. Quella si chiama semplicemente vigliaccheria.




29 agosto 2009

‘E Pezzient’ Sagliuti

Il poverismo non mi è mai piaciuto perché puzza di tartufo, ma il ricchismo mi piace ancora meno: assume sempre i tratti caratteristici della cafoneria. A Napoli per gli Arricchiti del denaro, della politica e della cultura c’è una fantastica e sintetica espressione: ‘E Pezzient’ Sagliuti. (i Pezzenti saliti di condizione)

Purtroppo in questa estate caratterizzata da temperature insopportabili abbiamo dovuto assistere ad una triste passerella di questi esemplari assai diffusi nell’arco culturale e istituzionale italiano.

Se qualche mese fa mi avessero detto che “Il Giornale” di proprietà della famiglia del premier si sarebbe fatto promotore del più violento e anticlericale attacco alla Chiesa Cattolica, sparando a zero sul direttore del niente popò di meno dell’Avvenire, organo di informazione della CEI, probabilmente mi sarei messo a ridere, anzi, di più, avrei chiamato direttamente la neuro.

E invece pare proprio che, come atto finale (forse) della più grande tragicommedia all’italiana mai inscenata in un’estate torbida come questa, siamo arrivati anche a questo. E, come da solito copione collaudato in casi simili a questo, non potevano mancare le doverose precisazioni di Palazzo Chigi, nelle quali si legge che il premier non condivide assolutamente i toni del direttore nominato da lui stesso una settimana prima (come ha rivelato con sprezzo dell’Antitrust lo stesso Feltri).

E se al Meeting di CL non c’è nulla di nuovo sotto al sole (gli adepti di Don Giussani hanno fatto sapere che rimangono berlusconiani anche di fronte a comportamenti diametralmente opposti alla morale cristiana), mi piacerebbe sapere cosa ne pensano quei liberal alle vongole che siedono in Parlamento che, tra pulsioni berlusconiane e veti vaticani, non sanno più che pesci pigliare.

Del resto, quest’estate è iniziata con la richiesta da parte della Lega di testare il dialetto padano per i meridionali che volessero lavorare al Nord (e allora io propongo il test di dialetto napoletano per quelli come Calderoli che vanno in vacanza a Capri: “non sei di Napoli paisà? Le vacanze te le fai in muntagn’), passando per l’assurda proposta delle Gabbie Salariali, fino all’ennesimo strappo sull’unità nazionale, calpestando l’Inno e la Bandiera d’Italia.

Forse i Liberal alle vongole, che dalle colonne del Corriere si sono affrettati nell’ultimo anno a tesser le lodi del nuovo padrone, avevano sottovalutato la Mignottocrazia imperante di cui parla un ex-berlusconiano di ferro come Guzzanti e il patto di ferro con la Lega, che continua ad indebolire la leadership berlusconiana, già messa all’angolo da un Fini che si dissocia su tutto, dai sudisti in cerca di denari, una diciottenne viziata, una prostituta arrivista e la più grande crisi economica degli ultimi 80 anni.

Eh, già, perché fossero solo le veline, le prostitute e i leghisti, potremmo chiudere anche un occhio, ma il problema è che oltre al “Gossip”, come lo definisce il direttore del Tg1 Scodinzolini, c’è di mezzo anche l’economia: il 4 agosto scopriamo che, nonostante i tagli imposti ovunque da Tremhood, quello che ruba ai poveri per dare ai ricchi, il fabbisogno statale è più che raddoppiato, i conti sono sfasciati e a settembre migliaia di piccole e medie imprese chiuderanno i battenti, aumentando la tensione sociale. Non solo: la mafia rimane la prima azienda d’Italia nonostante la crisi, Gheddafi continua ad alzare la cresta, prendendoci a pesci in faccia, in Europa oramai siamo una barzelletta.

E se il Premier pensava che sarebbe bastato il ricorso contro la sentenza del Tar (che dichiara illegittima l’attribuzione di un credito scolastico per la scelta di frequentare l’ora di religione) per ritornare in sintonia con le gerarchie ecclesiastiche, sempre più alle prese con una base insofferente e scandalizzata, si sbagliava di grosso: e per questo gran capolavoro di ingegneria politica deve ringraziare se stesso e quelli di cui si è circondato.

Se Feltri ha infiammato il fronte con il Vaticano, l’avvocato del premier, Mavalà Ghedini, facendo causa alle 10 domande di Repubblica, non ha fatto altro che ridare vigore e forza al Sexygate (come lo chiamano in Europa), riaccendendo i riflettori di tutto l'Occidente sulla concezione malata e perversa di libertà di stampa del Cavaliere.

In questa Italia dominata dagli scandali e la cui agenda politica ruota tutta attorno ai problemi personali e alla vita del premier, mi fa specie che venga condannato a tre anni una persona rea di aver rubato un pacco di wafer da 1,29 euro.

Del resto, ha sbagliato reato: se si fosse limitato ad un falso in bilancio oggi la pena minima sarebbe stato un seggio parlamentare e, se proprio gli fosse andata male, si sarebbe dovuto accontentare della poltrona di Presidente del Consiglio, che, visti i tempi che corrono, non consiglierei sinceramente a nessuno.




7 luglio 2009

Squadristi per Caso

 

Colerosi terremotati che non si sono mai lavati. Queste sono le “canzonette da stadio” che l’asse portante del Governo Berlusconi intona alle feste di partito per definire i napoletani.

Se anche dalla stessa maggioranza piovono critiche e Alessandra Mussolini addirittura porta il disinfettante in aula, dalle parti di Pontida tutto tace… anzi no.

Matteo Salvini, infatti, leghista doc passato alle cronache già qualche settimana fa per aver proposto i posti riservati per gli italiani sui tram milanesi, ha aperto bocca solamente per dire che non si scusa e dà le dimissioni da parlamentare italiano solo per diventare euro-deputato: si sa, i pezzi pregiati della nostra collezione di scimmioni da Camera li esportiamo all’estero, per fare bella figura.

Un po’ come Borghezio, leghista della prima ora, che è andato dai fascisti francesi a spiegare come ci si infiltra nelle istituzioni (parteggiando per il Vaticano), e noto per aver mandato a fare in quel posto in pieno euro-parlamento l’ex-presidente della Repubblica Ciampi, che stava cercando di tenere il suo discorso sulla costituzione europea.

E passi quando a parlare di 300.000 fucili, carri armati e rivoluzione padana sia un vecchietto che si regge a malapena in piedi per i postumi di un ictus, ma sinceramente, se oltre al pastore dobbiamo sopportare anche i pecoroni che pascola, non ce la si fa più ad andare avanti.

Anche perché il caro Salvini (definito un uomo privo di intelligenza dal menestrello del premier, Mariano Apicella) mette a dura prova l’intelligenza degli italiani quando afferma che a Pontida si stava solamente facendo una “rassegna di cori da stadio” che nulla c’entrano con il razzismo.

Ci si chiede allora dove fosse questo campione della sicurezza quando il suo governo varava leggi che, in caso di cori come quelli, impongono la sospensione della partita di calcio: peccato che a Pontida non avessero palloni, ma solo palle, quelle raccontate dai loro leader.

Leader che da venticinque anni a questa parte ogni venerdì sera annunciano la rivoluzione per il lunedì mattina, e rimandano in continuazione, ad infinitum: una cosa dal comunismo Bossi e Maroni, entrambi iscritti giovanissimi al PCI, l’hanno mantenuta nel loro bagaglio culturale, quella del mito della rivoluzione che non verrà mai.

L’approvazione del pacchetto sicurezza che istituisce le ronde ha già dato il via alla costituzione di centinaia di corpi “scelti” vicini non solo alle Lega, ma anche a gruppi di estrema destra che si rifanno all’ideologia nazi-fascista: a Milano, solo dopo l’inchiesta di Repubblica, il Comune ha sospeso i contratti con le “agenzie di vigilanza”, sospendendo ovviamente anche i pagamenti.

Questa legge insensata foraggia con i soldi statali organizzazioni criminali, razziste, xenofobe e nazi-fasciste: e c’è anche chi ha il coraggio di chiamarla politica per la sicurezza.

E fa proprio una brutta impressione rivedere su youtube Umberto Bossi far cadere il primo governo Berlusconi per via della “porcilaia fascista” e le “camicie nere”: i leghisti sono diventati squadristi, ma per caso.

Infatti già il 14 gennaio 1923 le camice nere venivano istituzionalizzate sotto il nome di Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, chi la storia la conosce dovrebbe imparare da essa e il compito che ci avevano lasciato i padri costituenti era proprio quello di impedire all’oblio di intaccare le coscienze.

È proprio vero: la Storia è maestra, ma nessuno impara mai niente. E dubito che il figlio di Bossi, rimandato per tre volte all’esame di maturità, ne sappia qualcosa più del padre e dei commilitoni di partito.

I Napoletani, poi, faranno anche molto schifo, ma non si capisce perchè i vari Bossi, Maroni, Calderoli etc. non si ritirino sul lago di Como, invece che andare a Capri o in Sicilia a prendere il sole. Sarebbe quanto meno più coerente.

Ma come ho già detto una volta, la coerenza in politica è come la minchia: si allunga e si ritira a seconda del caso.




5 giugno 2009

Europeo a Chi?

 Non è necessario sperare nella vittoria per combattere con onore, quando la Causa per cui si combatte è quella giusta.
(Guglielmo D’Orange)

Domani e domenica si vota per le Europee, ma anche per le amministrative. Se quest’ultime sono un po’ più sentite, le prime lasciano indifferenti o quasi tutti gli italiani: sarà che negli ultimi due mesi si è parlato di tutto, tranne che di Europa.

Nelle ultime ore, abbiamo capito chiaramente che, oltre al consenso personale per Sua Presidenza, ci sono in gioco gli equilibri futuri del Paese, ma soprattutto del centro-destra: perché se la Sinistra, ancora annichilita dalle varie batoste elettorali veltroniane, spera di recuperare consensi inseguendo un po’ Di Pietro, che di voti ne prenderà tanti, nel centro-destra la battaglia politica è tutta tra Lega e Pdl per le poltrone del Nord.

E se, come previsto, la Lega sfonderà oltre l’inimmaginabile, dubito che sua ciellina onnipotenza Formigoni e sua potenza confindustriale Galan riescano ancora a mantenere le proprie natiche incollate alla sedia di Governatori. Dal canto suo, Berlusconi, dopo aver oscurato Fini, spera di ridurre al silenzio anche il “ribelle” Bossi, magari in vista di elezioni anticipate che portino il PDL, in caso passasse il referendum, al governo del Paese senza aiuti esterni: il totalitarismo perfetto sarebbe raggiunto.

Insomma, come al solito le elezioni europee di europeo hanno poco o nulla: tanto che tra il premier e i suoi ministri fantoccio candidati solo per procurare voti a sconosciuti addetti ai lavori dell’entourage berlusconiano, le liste sono piene zeppe di persone che a Strasburgo non metteranno mai piede. A parte il Partito Democratico (che ha parecchi nomi impresentabili, dal canto suo), tutti i leader di partito sono nelle liste.

In parole povere, e con tanti saluti all’Europa, si tratterà di decidere chi, tra Bossi e Berlusconi, è il più forte, e in entrambi i casi gli ipotetici scenari sono da film di Dario Argento. Insomma, è un regolamento di conti fra i due boss della Destra al potere.

Del resto, il seggio di Strasburgo ha sempre rappresentato per i politici italiani un premio di consolazione riservato dai boss ai vassalli e ai valvassini più zelanti, ma anche più minchioni, una melassa di mediocrità e demenza animata dal motto garibaldino “Obbedisco”, di fronte alle più impensabili richieste del proprio padrino.

Tutto questo rende il voto di domani e domenica una specie di falso in atto pubblico pur senza conseguenze penali. Il che è già un fatto importante è sconosciuto, considerati gli standard di impunità e indecenza nazionali, che in un paese normale e civile avrebbero fatto dimettere senza proferir verbo.

Mai alla vigilia di una scadenza elettorale, un partito di opposizione, specie di sinistra, si era mostrato tanto a corto di iniziative quanto il Pd di Franceschini. Ha giocato di contropiede, limitandosi a contenere le offensive del nemico, indugiando per un po’ sulla “polemica gioiosa” berlusconiana: c’è voluta una sconosciuta giornalista napoletana di Repubblica per trascinare Berlusconi sulla graticola e dare una mazzata fortissima alla sua credibilità a livello internazionale (dove è noto non ci sono i paracadute Mediaset e collaborazionisti).

La verità è che un governo senza opposizione è un governo a rischio, che può diventare regime senza volerlo e senza neanche saperlo: ho i miei dubbi che chi è al potere oggi sia così inconsapevole.

Bismarck diceva che un vero statista, quando gli viene a mancare il nemico, se lo deve inventare.

Ma il Cavaliere, come è noto, non è Bismarck. E a questo punto, dubitiamo che all’età di 72 anni possa improvvisamente cambiare.

Domani e domenica votate per chi vi pare, ma non fate l’errore più grande: non turatevi il naso e votate chi, in base ai valori e alle idee che esprime, vi assomiglia di più, senza cadere nell’errore del PSI del biennio nero che si frantumò proprio nel momento in cui doveva rimanere più unito che mai.




18 novembre 2008

Lega Pigliatutto

 Quando Veltroni in campagna elettorale affermava che la Lega avrebbe avuto con una vittoria di Berlusconi la golden share del governo, forse diceva l’unica cosa vera di tutta la campagna elettorale: infatti, non c’è giorno in cui i masanielli padani non ricordino a Berlusconi quanto siano determinanti per tenere su il suo governo e le relative leggi ad personam.

I ricatti, dalle norme sulla sicurezza fino al federalismo fiscale (di cui non c’è ancora traccia), non si fermano certo al Parlamento, ma si estendono a macchia d’olio in ogni regione, in particolare a quelle del nord.

L’ultimo pallino del Senatur è ottenere la presidenza della Croce Rossa Italiana, in quanto “i volontari sono in gran parte padani, se si va avanti così rischiamo di perderli. E sarebbe un guaio.”, che tradotto in italiano significa che la Lega punta a commissariare la CRI e a metterci una persona di fiducia. Il fatto poi che la poltrona di un’organizzazione che conta più di 5000 dipendenti e un buco di proporzioni simili all’Alitalia sia ambita anche da AN poco importa: la Lega otterrà quella poltrona.

La sicurezza leghista di poter continuamente fare quello che si vuole deriva dai risultati delle provinciali in Trentino, dove il Pdl si è fermato al 12,3% (mentre alle politiche aveva preso il 27,4), mentre la Lega ha triplicato i voti (ma il vincitore della disputa è stato con un’alleanza Pd-Liste Civiche Lorenzo Dellai detto il Principe che da 20 anni non perde un’elezione): i leghisti accusano Berlusconi, che non si è fatto mai vedere una volta, tornando sul dato inequivocabile che “senza il Cavaliere il Pdl non esiste”.

Proprio per questo, consci della propria forza, i leghisti al Senato si inventano un nuovo emendamento ogni giorno, noncuranti delle forti tensioni che generano nella maggioranza e che rischiano di esplodere dal un momento all’altro: prima il permesso di soggiorno a punti, poi il registro dei clochard e la legalizzazione delle ronde padane, per finire con referendum locali su campi nomadi e nuove moschee. Cosa c’entri tutto questo con la sicurezza dei cittadini, veramente è un mistero, tanto che Famiglia Cristiana e le principali associazioni cattoliche condannano i provvedimenti definendoli “Norme inutili e che contribuiscono ad una visione esagerata della realtà. Sono contro lo stato di diritto.”

Sta di fatto che con questi provvedimenti la Lega Ladrona potrà cavalcare l’onda della paura e continuare nella propagazione del suo odio razzista e inqualificabile nei confronti di chi non ha il passaporto italiano.

Il copione è sempre lo stesso, oramai: gli azzurri mugugnano, soprattutto quelli cattolici, ma poi votano per evitare di creare problemi al governo, mentre i leghisti, molte volte, si rifiutano di votare gli emendamenti degli azzurri, facendoli infuriare. Senza contare che gli esponenti dell’MPA di Lombardo continuano a votare da settimane contro la maggioranza proprio per la continua dislocazione di fondi dal Sud al Nord.

Il fronte più preoccupante si apre però con i sondaggi (quelli non detti da Berlusconi) per i quali nel Nord-Est la Lega ha la fiducia di 4 elettori su 10, mentre il Pdl berlusconiano si ferma al 34%: è vero che la Lega toglie voti a Berlusconi, ma poi non riesce ad avere la forza per guidare la vittoria, tant’è che in Trento la destra ha preso la mazzata (ma i telegiornali di regime non si sono soffermati troppo sul dato, prendendo per buoni i sondaggi di Berlusconi per i quali avrebbe il 72% dei consensi).

Ma l’altro snodo fondamentale è il Veneto, dove la Lega vuole incoronare Flavio Tosi, il sindaco razzista di Verona, a Presidente di Provincia, incontrando però la contrarietà di Galan, attuale presidente, che è anche disposto a fondare un partito territoriale alleato con il Pd pur di impedire alla Lega di prendersi la presidenza della Regione… e intanto, anche in Lombardia, per il dopo-Formigoni (sempre più possibile ministro della scuola) la Lega chiede che la poltrona vada a Castelli, ma in lizza ci sono anche Albertini e, più di tutti, la Gelmini.

Abbiate speranza, se va tutto bene, fra un anno la Lega avrà fatto cadere questo Governo dell’Impunità.

 




27 ottobre 2008

Porcellum Made in Italy for Europe

 In Italia abbiamo tanti pregi, moltissimi difetti, soprattutto in ambito istituzionale, ma possiamo affermare con un certo orgoglio che la cucina mediterranea di cui siamo i portabandiera è la cosa che ci invidiano tutti: mozzarelle, prosciutti, vini, sughi, pizze, paste, pesti, dolci, salati, insomma, chi ne ha più ne metta.

Certo, per via della concorrenza scorretta cinese e per la crisi economica internazionale, le esportazioni sono calate di molto, anzi, moltissimo, almeno del 30-40% leggevo da qualche parte in questi giorni.

Le menti sopraffine del governo allora non hanno perso tempo e hanno subito escogitato uno stratagemma per esportare in tutta Europa la buona cucina italiana, incominciando proprio dai prosciutti. Fin qui tutto bene, se non ci fosse stato qualche piccolo problema di comunicazione all’interno del Governo: infatti, anziché passare la pratica a Zaia, ministro dell’agricoltura, chi di dovere ha passato la pratica a Calderoli, ministro della semplificazione.

L’arguto astro galoppante della Lega appena ha letto “esportare il prosciuttum in Europa”, ha interpretato l’errore di scrittura dell’ex-responsabile agli esami di stato della Gelmini (rimossa dall’incarico per la gaffe su Montale e spedita a scrivere lettere ufficiali) come un via libera alla sua più grande riforma istituzionale, quella che ha semplificato anche il linguaggio politico, quella meraviglia legislativa che lui stesso definì una porcata in senso ovviamente elogiativo: il Porcellum.

Immaginate lo stupore quando gli sono arrivate una marea di critiche per l’ennesimo esproprio del libero diritto di voto del cittadino italiano a mandare chi più gli pare al Parlamento Europeo: ma come, mi hanno detto loro di esportare il Porcellum!

Insomma, non solo si è messo di impegno a ricopiare a mano la vecchia legge, cambiandogli solo il nome, ma adesso c’è pure gente che protesta! In fondo, cosa saranno mai l’abolizione delle preferenze, infrangendo l’articolo 48 della Costituzione, uno sbarramento al 5% per tagliare fuori le formazioni minori e un aumento delle circoscrizioni regionali (quindi anche di un costo per lo Stato)? In fondo, c’è anche un tetto alle spese elettorali che andrebbe a svantaggio di Berlusconi!

Non si capisce proprio cosa voglia poi D’Alema, accusando la maggioranza di essere anti-democratica, in fondo il Porcellum è stato usato anche nelle Primarie del Partito Democratico!

Insomma, come al solito la sinistra protesta, ma non sa mai quello che dice: non è mica colpa del povero Calderoli se ci sono amici e portaborse da sistemare, risorse europee da trafugare, commissioni da ribaltare, leggi da approvare, ma soprattutto un popolo da ingannare.

La democrazia è una cosa che se la possono permettere in pochi, l’Italia meno di tutti, se vuole tornare ad essere un paese “civile” con il monopolio del privato sul pubblico, dei signori sugli schiavi, della religione sulla ragione e così via.

Quindi orsù, cosa volete dal povero Calderoli, prendetevela piuttosto con l’ex-responsabile agli esami di stato della Gelmini che non sa scrivere: in fondo, Calderoli, venuto su a maestro unico, non ha ancora imparato a leggere quello che scrive, figuriamoci quello che scrivono gli altri.

Senza contare che Cicchitto è pure riuscito a mentire come sul Lodo Alfano, dicendo che l’abolizione delle preferenze è una prerogativa di moltissimi paesi europei: si è dimenticato di citarli? Fa nulla, in fondo sono come i due milioni di persone a Piazza San Giovanni nel 2006: nessuno li ha contati, ma non potevano certo essere di meno.

Qualcuno vede forse dell’arroganza nel voler imporre l’ennesima legge elettorale a colpi di maggioranza? Bhè, sbaglia: un governo che adesso gode solo del 40% della fiducia degli Italiani ha il dovere di governare contro la maggioranza del Paese, altrimenti che governo sarebbe?



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)