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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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19 ottobre 2010

Puttana tua madre: la Sinistra dell’Insulto

Puttana tua madre”. Quando ho sentito queste parole all’aperitivo in sostegno alla candidatura di Giuliano Pisapia, ieri sera, in Corso Garibaldi, sinceramente pensavo ad uno scherzo. La prima reazione dei presenti è stata: “Ma chi erano quei barboni?

È presto detto: la donna si chiama Maria Luisa Mello, una che due anni fa mi contattò perché voleva la mia firma in calce ad un documento politico, dato il successo che avevo (e che ho) con questo blog. Una che per due anni mi ha riempito di elogi e mi ha sempre reputato molto intelligente, ma, da buona dalemiana, “reputa intelligente solo chi la pensa come me”.

E quindi è bastato che lei non fosse d’accordo con quanto scritto nel mio articolo di sabato “Veronesi e l’inesistente sicurezza nucleare” per scatenare una sequela di insulti e ingiurie gratuite verso la mia persona, essendo lei incapace di smentire anche solo una virgola di quello che ho scritto.

Perché si usa così a Sinistra, ultimamente: se uno ha torto, pensa che insultando l’altro o alzando la voce gli arrivi la ragione. Un comportamento tipicamente berlusconiano, ma oramai la Sinistra si è ampiamente berlusconizzata e nemmeno se n’è accorta.

Poiché sono parecchio documentato sull’argomento nucleare (mi ero iscritto a ingegneria proprio perché volevo specializzarmi in quello), ma non ho la pretesa di essere un esperto, mi sono limitato a porre delle questioni e a citare dati/studi di gente che sicuramente ne sa più di me e di certi miei interlocutori dall’insulto facile. In particolare, consiglio a chiunque incontro la lettura del libro “Energia per l’Astronave Terra”, di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani, che ha vinto il premio Galileo 2009 per la divulgazione scientifica, un libro che non è affatto contro il nucleare (così come io spiegavo nella mia apertura d’articolo), ma che spiega perché sul lungo periodo si rivela una scelta onerosa economicamente e energicamente insoddisfacente.

Ebbene, non potendo smentire i dati che le fornivo in aggiunta a quelli che avevo pubblicato, questa signora, che si vanta di una laurea in fisica 110 e lode presa una trentina d’anni fa a Napoli, ha pensato bene di cominciare prima ad insinuare che mi fossi comprato il diploma (mi sono diplomato con il massimo dei voti nel liceo classico più prestigioso della città con una tesina sulla Questione Morale), poi che sarei un lavativo e uno stupido perché ho cambiato facoltà  (da ingegneria a scienze politiche) e che lei avrebbe ragione a prescindere perché ha 32 anni più di me.

Come se il torto o la ragione dipendessero dal numero di primavere che uno ha alle spalle.

Preciso che se ho cambiato facoltà dopo un anno, non era perché non avevo passato nemmeno un esame (ho passato i più difficili e importanti, analisi 1 e 2), ma perché ho realizzato che non mi sarebbe piaciuto fare l’ingegnere nella vita. Meglio cambiare subito, a mio avviso, anziché fare come questa Mello che si vanta della sua laurea, ma si occupa ora di spettacoli teatrali (e quindi capite bene quali inesistenti competenze in più di Armaroli e di Balzani possa avere).

Ovviamente, per averglielo fatto notare, mi sono preso finanche dell’insolente (reato di lesa maestà, lo ammetto), dell’incivile e del maleducato. E la signora, capendo anche lei quanto fragili fossero le sue accuse, ha pensato bene di cancellare dal mio profilo fb tutti i suoi commenti in cui mi insultava. E quando gliel’ho fatto notare, ha risposto: “tu invece tienili tutti, cosi' si vede quanto sei acidello e maleducato; cosi' acidello a 21 anni, che sarai a 30?

Fortuna che è arrivata la voce della verità, Annamaria Cutrignelli, una signora (in tutti i sensi) di Bari che mi conosce e mi segue da 3 anni e le ha risposto: “di Pierpaolo non si può assolutamente asserire che sia maleducato. non è il numero di primavere che rende maturi, ma la capacità di criticità e rispetto. anche la capacità di cambiare o di riconoscere errori è intelligenza e maturità”

Intelligenza e maturità. Due cose che Maria Luisa Mello ha dimostrato di non avere. Difatti, dopo aver rinnovato ingiurie e insulti, mi sono stancato e l’ho apostrofata in uno status in cui definivo genericamente quelle come lei “macchiette attempate” patetiche e peripatetiche, giocando sul significato ambiguo di quest’ultimo termine che deriva dal greco perì+pateo, che letteralmente significa “girare intorno”, ovvero quello che ha fatto la Mello, insultandomi anziché argomentare (giusto perché mi sono comprato il diploma).

La signora 110 e lode non deve conoscere il greco antico, così sarà andata sul dizionario e ha scoperto che peripatetica, in italiano alto, è un sinonimo di prostituta, e così in privato mi ha diffidato dal contattarla più (ma se era lei ad essere venuta sul mio profilo fb???), mi ha bloccato su fb, in modo che non potessi replicare, e ieri sera ha pensato bene di venirmi ad insultare di persona, non tanto me, quanto mia madre.

Accompagnata dal marito, un altro galantuomo che, dando della puttana a mia madre, pensava forse di dimostrare chissà quale virilità (e forse agli occhi della moglie ci è riuscito; di fronte agli altri ha fatto solo la figura del “barbone”, come ha detto una signora là vicino), ha deciso di venirsi a presentare (infatti mai l’avevo vista dal vivo), ma non si è fermata, è subito scappata, stile terrorista, che lancia la bomba e fugge.

Peccato. Avrei voluto esprimerle la mia compassione nei confronti suoi e del marito, che si credono superiori agli altri perché muniti di laurea e di portafoglio saldamente ancorato a destra, ma che in realtà sono e rimangono dei poveracci, privi di argomenti e buoni solo ad insultare. E
fortuna che questa si deve occupare di cultura, ora capite perché a Milano la cultura non esiste, tanto meno quella di Sinistra: è in mano a personaggi del genere.


Se questa è la Sinistra, povera Italia: meglio il berlusconismo originale, che quello di sinistra. Quest’ultimo lo trovo come una forma di stupro e di offesa alla memoria dei vari Gramsci, Turati, Pertini e Berlinguer, che mai avrebbero pensato che la Sinistra potesse cadere così in basso.

Mai infatti, nel PCI, un dirigente più anziano avrebbe detto ad un giovane “non capisci nulla di politica” solo sulla base della sua età, ma gli avrebbe detto “sbagli per questo e quest’altro motivo”, senza mai insultare e avendo profondo rispetto del suo interlocutore.

È una questione di stile: questi signori certamente non ce l’hanno. E se la Sinistra vuole tornare a vincere, una cosa deve fare: rottamare questa gente. E al più presto.

 

O la Sinistra, in questo Paese, scompare per davvero.




16 ottobre 2010

Veronesi e l'inesistente sicurezza nucleare

Pensi "Veronesi" e ti viene in mente una sola cosa: lotta ai tumori. Ti viene naturale, come quando pensi "Muti" e lo associ alla Scala o Giò Ponti al Pirellone. Eppure la decisione dell'ottantenne senatore democratico e oncologo di fama internazionale di presiedere l'Agenzia per la Sicurezza Nucleare, questo fantomatico organo governativo che dovrebbe evitare rischi per la salute dei cittadini, mette in crisi le nostre certezze.

Principalmente perchè Veronesi non può prestare il suo nome e la sua storia ad uno scempio com'è quello del dannoso, anti-economico e soprattutto anti-energetico ritorno al nucleare in Italia. Che, come dimostrano svariati studi internazionali, può essere tutto, tranne che sicuro per la salute dei cittadini.

Intendiamoci: chi scrive non è nella maniera più assoluta contro il nucleare, MA, vivendo in un sistema capitalista, mi limito semplicemente a fare una semplice analisi costi/benefici, anche valutando i dati economici e scientifici attualmente a disposizione. Che dimostrano una sola cosa: stiamo buttando via una marea di soldi pubblici, sin dal giorno in cui decidemmo di rinunciare a questo benedetto nucleare.

 

Non accetto però lezioni di morale da nessuno: contro il Nucleare, dopo Cernobyl, in Italia c’erano tutti, dalla destra di Giorgio Almirante ai socialisti di Craxi e ai comunisti di Natta. Persino la Dc sui tre quesiti referendari invitò a votare due sì e un no. Ed eravamo davanti alla Francia e subito dopo USA e Germania nella classifica internazionale e potevamo contare su un capitale umano e scientifico di 2500 tra ingegneri e tecnici specializzati.

 

Dati alla mano, abbandonare il nucleare ci è costato 20 miliardi di euro, 340 ad italiano: una cifra enorme che, con un’inesistente politica energetica decente che riducesse il nostro peso dai
combustibili fossili, ci ha portato all’insostenibile situazione attuale.

 

Che non è delle più rosee nemmeno per la rinascita del nucleare in Italia, visto che le uniche due facoltà che sfornano col contagoccie ingegneri nucleari sono il Politecnico di Torino e quello di Milano (e per giunta come laurea specialistica).

 

Eppure, quando sento qualcuno come Veronesi dire che "i nuovi reattori sono bellissimi, potenti e non c'è alcun dubbio sulla loro sicurezza", mi chiedo se sia stupido o sia semplicemente in mala fede. Perchè i reattori che arriveranno in Italia sono gli stessi che l'americana CEG (Constellation Energy Group) ha rispedito alla francese EDF perchè troppo costosi e con poche garanzie sul loro funzionamento e la loro sicurezza. Le quotazioni della CEG, che poteva contare su un fondo statale di 7,5 miliardi di dollari, sono salite alle stelle, mentre quelle dell'EDF sono drammaticamente sotto terra, come tutta l'industria nucleare francese, che noi invece stiamo aiutando a tenere a galla.

 

Il fantomatico nucleare di quarta generazione o G4, quella che molti come Veronesi considerano la panacea di tutti i mali energetici del mondo, attualmente è oggetto di un protocollo di  collaborazione internazione fra 13 Stati e che impianti del genere potranno  essere eventualmente costruiti tra non meno di 25 anni. Oggi si sta lavorando a ben 6 progetti G4, la cui fattibilità  economica e tecnologica è ben lungi dall’essere dimostrata, che si propongono tutti sostanzialmente di:

1)      aumentare la resa di conversione elettrica degli impianti, che attualmente è sotto il 30%;

2)      aumentare la sicurezza degli impianti, evitando che vengano usati per scopi militari;

3)      rendere il ciclo economico competitivo in termini economici con le fonti tradizionali o rinnovabili;

Tre obiettivi ambiziosi, ma assolutamente difficili da coniugare, se non altro perché solo per realizzare il punto 1) gli impianti G4 dovrebbero lavorare a temperature tra i 500 e i 1000 °C (oggi siamo attorno ai 300), cosa che richiederebbe materiali resistentissimi alle alte temperature e alle radiazioni (quindi molto costosi, con impossibilità di soddisfare il punto 3); quattro di questi progetti stanno lavorando al “riprocessamento del combustibile esausto”, il quale è economicamente dispendioso e produce plutonio, che rischia però di compromettere i punti 2) e 3).

 

Uno dei fattori critici fondamentali poi dell’energia nucleare è la disponibilità di uranio, limitata a non più di 50 anni con le attuali tecnologie e livelli di consumo. Tra i primi 15 detentori di uranio non vi è un solo paese europeo e ciò smentisce oggettivamente ogni proclamata auto-sufficienza dall’estero, senza contare che dal 2002 al 2007 il prezzo dell’uranio è cresciuto di 7 volte. In più, la distribuzione nei consumi energetici finali europei è la seguente: 23% elettricità; 77% combustibili. Il che significa che anche a totale nuclearizzazione, riusciremmo a soddisfare solo un quarto del nostro fabbisogno energetico.

 

Sarà un caso, ma l’Australia (che è l’unica economia del mondo non in recessione) è il primo paese detentore di uranio al mondo, ma non ha centrali nucleari: preferisce rivendere all’estero e investire sulle energie alternative.

 

Il perchè è presto detto: il Sole invia sulla terra ogni ora 400 milioni di miliardi di joule, pari all’energia che l’intera umanità consuma in un anno. La posizione centrale dell’Italia, “paese del Sole”, consente inoltre a Roma di avere circa il 60% di energia solare in più rispetto a Londra. Per soddisfare il fabbisogno elettrico europeo con pannelli fotovoltaici sarebbe sufficiente coprire mediamente lo 0,6% della superficie dei vari Stati. Per l’Italia si tratterebbe di un’area estesa quanto la provincia di Piacenza (2400 km², 0,8% del territorio).

 

Immaginate voi se si continuasse su questa strada, quali e quanti scenari ad impatto zero potrebbero aprirsi; basta pensare che fino a 20 anni fa se aveste detto a qualcuno che in una scatolina ci sarebbero stati 1 TB di disco fisso, vi avrebbe riso in faccia. Ma oggi è realtà.

 

Bisogna capire ora perchè Veronesi, che ha combatutto i tumori per tutta la vita, si cimenti a fare da parafulmine al governo su una questione che ci rende di fatto schiavi energeticamente di chi detiene l'uranio e di chi detiene la tecnologia nucleare. E che soprattutto è scientificamente provato che non risolve il nostro problema di approvvigionamento energetico e provoca tumori anche quando funziona normalmente.

 

L'unica sicurezza, qui, è che Veronesi ha perso di vista quello che ha sempre fatto nella vita, ovvero curare tumori. Il perchè, chissà se un giorno vorrà VERAMENTE spiegarcelo.




20 giugno 2010

Posizioni Ideologiche

Chi non è mai stato accusato di averne? A ben vedere però chi accusa gli altri di avere posizioni ideologiche, il più delle volte oltre ad assumerne egli stesso, manca anche di una buona dose di buon senso. Perché come potete spiegare altrimenti certe ostinate prese di posizione che non hanno nulla a che vedere con la politica (economica come energetica), ma che hanno a che fare tutto con l’orgoglio (e la psicanalisi)?

 

C’è il complesso della modernità, che soprattutto a sinistra sta mietendo vittime anche tra le menti più brillanti, che oramai li porta a snaturare se stessi per rendersi più sfavillanti e più belli sui giornali e di fronte all’opinione pubblica. Salvo poi fare retromarcia quando l’opinione pubblica (quella che una volta era volgarmente definita massa e talvolta anche popolo) si inalbera e gli chiede il conto. E così si ritorna al circolo vizioso della smentita, inaugurato dal Cavaliere, ma fatto proprio anche a Sinistra.

 

Facciamo degli esempi.

 

Se sei contro il nucleare, hai una posizione ideologica. Perché? Perché sei contro a priori. E chi lo dice? Il nostro avversario e il comune sentire formato dalle sue televisioni. Benissimo, quindi anziché spiegare perché siamo contro (e il sottoscritto ha ben argomentato al riguardo), diventiamo a favore, perché questo non sarebbe ideologico. Ma è vero il contrario: appoggiando acriticamente il nucleare, ignorando il dato esistente che sconsiglia di farlo, assumiamo inevitabilmente una posizione ideologica. E l’ideologia in questione è quella del capitalismo più becero e inetto, sempre pronto a sperperare denaro pubblico pur di fare profitto privato. E non sono capitali suoi, perché non paga neppure le tasse, nella maggior parte dei casi. Lo Stato è una sorta di prostituta pagata con le tasse dei soliti sfigati, ovvero i tuoi dipendenti.

 

Ecco, ora arriviamo al lavoro dipendente. Poiché duecento anni di lotte e di sangue (operaio come borghese, cattolico come comunista) non hanno portato al governo la Sinistra, allora la cosa migliore da fare sarebbe quella di spazzare via ogni diritto senza opporre la minima resistenza, pena la definitiva perdita del lavoro. Insomma, ti minacciano di spostare la produzione in Polonia o in Cina, con il bene placet del governo (ma anche dell’opposizione), e tu pur di guadagnare una miseria in più, rinunci ai diritti che migliaia di persone hanno conquistato dando la vita. Ebbene, se sei contro il sistematico smantellamento dello Statuto dei Lavoratori e il ritorno de facto al corporativismo, assumi una posizione ideologica. Perché, permettere che tutto ciò avvenga non lo è? Forse pensiamo veramente che i complimenti della signora Marcegaglia portino più voti al nostro schieramento? No. Portano voti nella direzione opposta.

 

Come del resto sulla TAV: la Bresso si illudeva, sposando la causa scellerata della devastazione di una valle e di una montagna piena di amianto per portare formaggi (e far guadagnare i soliti privati, che si fanno pagare l’alta velocità 6-7 volte il prezzo che si paga in Francia per realizzare la stessa linea), che avrebbe conquistato il voto “moderato”, dei ceti produttivi, come se, dopo 15 anni di batoste politiche e culturali, non si fosse ancora capito che tra la fotocopia e l’originale, gli elettori non hanno dubbi: scelgono l’originale.

 

E che dire su Questione Morale e Questione giudiziaria? Lì sei super-ideologico: e dire che non è nemmeno per velleitario moralismo o per ossessione del tintinnio delle manette che uno insiste sugli effetti degenerativi delle due, quanto per un egoistico calcolo costi-benefici che vede il proprio portafoglio sempre più leggero e quello dei soliti prepotenti sempre più pieno.

 

Cari compagni, sì lo ammetto: ho sposato un’ideologia. Il buon senso. Non è una compagna fedele, la dà un po’ a tutti, basta saperla corteggiare. E vi prometto che sarò ben felice di condividerla con voi, qualora decidiate di tornare voi stessi e smetterla di comportarvi come i soliti trinariciuti che seguono il capo-banda, nella speranza di lidi migliori.

 

Perché come diceva del resto Guglielmo d’Orange, prima della battaglia che lo avrebbe incoronato Re, ma che alla vigilia i gufi davano per persa: “Non è necessaria la vittoria, quando si combatte per una giusta causa”.




27 aprile 2010

BALLA ATOMICA

Non si può dire che questo governo non ci tenga agli anniversari. Ieri, esattamente a 24 anni dalla tragedia di Cernobyl, lo spettro del nucleare (più che altro del suo costo economico) ricomincia ad aggirarsi per l’Italia.

 

Ignitor, un nome, un programma: un’idra bifronte che porta il volto di Putin e di Berlusconi, che, dimentico dell’implosione sovietica 20 anni fa, si è pure vantato di aver stretto un patto nucleare con l’Urss di fronte ai giornalisti. Del resto, le amicizie del Cavaliere con i capi di stato sovietici risalgono ai bei tempi in cui la sua Publitalia fatturava miliardi grazie al monopolio sulla raccolta pubblicitaria gentilmente concesso da quel comunista di Gorbaciov.

 

Putin, sbalordendo la comunità scientifica internazionale, ha dichiarato che in Russia sarebbero riusciti a raggiungere la fusione nucleare (avete capito bene, fusione, non fissione) a temperature molto più basse di quelle attuali.

 

Così come per gli accordi stipulati con la Francia (dove ci impegniamo a comprare i reattori nucleari di terza generazione che i francesi non riescono più a piazzare da nessuna parte), anche in questo caso il Governo italiano fa grandi promesse: nel risanare le economie straniere con le nostre tasse ovviamente, perché di questo si tratta.

 

Intendiamoci: chi scrive non è nella maniera più assoluta contro il nucleare, MA, vivendo in un sistema capitalista, mi limito semplicemente a fare una semplice analisi costi/benefici, anche valutando i dati economici e scientifici attualmente a disposizione.

 

Gian Antonio Stella, nel suo libro “La Deriva”, ricorda giustamente che contro il Nucleare, dopo Cernobyl, in Italia c’erano tutti: dalla destra di Giorgio Almirante ai socialisti di Craxi e ai comunisti di Natta. Persino la Dc sui tre quesiti referendari invitò a votare due sì e un no. Ed eravamo davanti alla Francia e subito dopo USA e Germania nella classifica internazionale e potevamo contare su un capitale umano e scientifico di 2500 tra ingegneri e tecnici specializzati.

 

Conti alla mano, abbandonare il nucleare ci è costato 20 miliardi di euro, 340 ad italiano: una cifra enorme che, con un’inesistente politica energetica decente che riducesse il nostro peso dai combustibili fossili, ci ha portato all’insostenibile situazione attuale.

 

Eppure “Ignitor”, che prevede un iniziale investimento italiano di 100 milioni di euro in un reattore che verrà sperimentato a Kaliningrad è l’ennesima presa per i fondelli: non solo perché non si capisce proprio come potremo averlo fra 3 anni in Italia, visto che la sperimentazione in Russia finirà nel 2018 e solo dopo, qualora entrasse a regime senza problemi, potrà essere esportato all’estero; ma soprattutto perché è altamente improbabile che sia un impianto a fusione nucleare veramente competitivo.

 

Mi spiego: la fusione nucleare è il processo che alimenta il Sole e le altre stelle, durante il quale due nuclei atomici leggeri si fondono a formarne uno più pesante, ma con massa minore; si libera così energia sotto forma di radiazione elettromagnetica e di energia cinetica.

 

Sulla Terra, i primi esperimenti di fusione risalgono alla Bomba H e i candidati naturali sono il deuterio e il trizio, due isotopi dell’idrogeno (tanto per capirci, da un grammo di questi isotopi si libererebbe una quantità di energia pari a quella liberata da 11 tonnellate di carbone).

 

La ricerca però è ancora ad una fase preliminare, sebbene la comunità internazionale ritenga che sui tempi lunghi la fusione possa costituire una radicale soluzione al problema energetico per tutta una serie di vantaggi che non sto qui ad elencare per brevità. Basti pensare solo che il progetto internazionale ITER, avviato nel sud della Francia (con USA, Giappone, Corea, Germania e la stessa Russia), giungerà alla costruzione del primo impianto dimostrativo da 500 MW per il 2030, a cui dovrebbe seguire una commercializzazione nel 2050.

 

Decisamente troppo tempo ed è abbastanza improbabile che i Russi, con la partecipazione di noi Italiani, riusciranno in 3 anni ad ottenere quello che il resto del mondo otterrà tra 40 (ma si accettano scommesse).

 

Ma detto questo, va tenuto conto di altri due fattori, nella nostra analisi costi-benefici: la reperibilità dell’uranio e la sopravvivenza del nucleare in regime di libero mercato.

 

Per quanto riguarda il primo problema, la disponibilità di uranio è limitata a non più di 50 anni con le attuali tecnologie e livelli di consumo. Senza contare che tra i primi 15 detentori di uranio non vi è un solo paese europeo e ciò smentisce oggettivamente ogni proclamata auto-sufficienza dall’estero, senza contare che dal 2002 al 2007 il prezzo dell’uranio è cresciuto di 7 volte.

 

Sarà un caso, ma l’Australia (che è l’unica economia del mondo non in recessione) è il primo paese detentore di uranio al mondo, ma non ha centrali nucleari: preferisce rivendere all’estero e investire sulle energie alternative.

 

In più, la distribuzione nei consumi energetici finali italiani è la seguente: 23% elettricità; 77% combustibili fossili. Il che significa che anche a totale nuclearizzazione, riusciremmo a soddisfare meno di un quarto del nostro fabbisogno energetico.

 

Per quanto riguarda il libero mercato, qualcuno si è mai chiesto perché nessun privato, se non c’è lo Stato che garantisce gli enormi costi dell’intero ciclo industriale, investe un euro nel nucleare? Semplice: in un paese efficiente come la Germania il tempo di costruzione di una centrale richiede 10 anni, cioè quanto noi impieghiamo per costruire una scuola elementare, ma soprattutto perché è economicamente provato che il nucleare in un regime di libero mercato non sopravvivrebbe.

 

Chiudo con un dato scientifico difficilmente smentibile: il Sole invia sulla terra ogni ora 400 milioni di miliardi di joule, pari all’energia che l’intera umanità consuma in un anno. La posizione centrale dell’Italia, “paese del Sole”, consente inoltre a Roma di avere circa il 60% di energia solare in più rispetto a Londra. Per soddisfare il fabbisogno elettrico europeo con pannelli fotovoltaici sarebbe sufficiente coprire mediamente lo 0,6% della superficie dei vari Stati. Per l’Italia si tratterebbe di un’area estesa quanto la provincia di Piacenza (2400 km², 0,8% del territorio).

 

Si tratterebbe quindi di fare una scelta seria e coerente, ma soprattutto economicamente sostenibile, per il futuro energetico, ma soprattutto politico dell’Italia: ma come possiamo pretendere che a gente di 70-80 anni gliene freghi qualcosa del futuro? Quello è un lavoro da statisti: in Italia sapreste indicarmene oggi uno?

 

P.S.

Qui trovate una lista di siti dove potete verificare quanto ho scritto qui sopra:

www.eia.doe.gov (agenzia statistica ufficiale del governo USA)

www.energy.eu (portale energia UE)

www.wec-italia.org (rapporti e statistiche del World Energy Council)

www.earthtrends.wri.org (World Resources Institute)

www.undp.org (programma di sviluppo ONU)

www.ren21.net (Forum Internazionale delle energie rinnovabili)

www.gen-4.org (forum internazionale sul c.d. nucleare di quarta generazione)

www.eere.energy.gov (Sito sull’efficienza energetica e le energie rinnovabili a cura del Dipartimento dell’Energia USA)

www.ipcc.ch (Comitato Internazionale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici)

www.terna.it (per consultare dati, statistiche e rapporti sull’elettricità e il gas in Italia)




5 marzo 2009

"La Sardegna è il miglior posto per fare Centrali Nucleari"

 I sardi hanno preferito il maggiordomo di Berlusconi a Soru? Ben gli sta, chi è causa del suo male pianga se stesso. A cosa mi riferisco? Ovviamente al "progettino" sul nucleare che risolleverà le sorti della fallimentare industria nucleare francese e contribuirà a svuotare le casse dello stato per i prossimi decenni.

Secondo la proposta che giace in Senato, la Sardegna sarebbe il posto migliore per le centrali promesse dal Governo Berlusconi: non per una, bensì per tutte e quattro.

Perchè, vi chiederete voi, i sardi si dovrebbero beccare quattro centrali nucleari? Ma Berlusconi non aveva promesso la ripresa del turismo? E infatti: vi immaginate quanto traffico ci sarà dalla Francia alla Sardegna quando si dovranno costruire le centrali? E' un uomo di parola, Silvio, mica come gli altri.

Enzo Boschi, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), durante un'audizione di fronte alla commissione Territorio e Ambiente del Senato, ha chiaramente detto: "La Sardegna è l'area italiana migliore per la costruzione di centrali nucleari, perchè è la più stabile dal punto di vista sismico."

Cappellacci, il figlio del commercialista di Silvio, prima delle sconcertanti dichiarazioni di Boschi, aveva messo le mani avanti, dicendo che sarebbero dovuti passare sul suo cadavere prima di poter costruire anche solo una centrale: non sarà difficile, per Silvio e compagnia, farlo, visto che Cappellacci fino al mese scorso non lo conosceva nessuno, manco il suo vicino di casa, e deve a Berlusconi la sua elezione.

L'audizione in una commissione, per chi non lo sapesse, è un momento nel quale il Parlamento comincia a farsi delle idee precise su un problema, ascoltando i tecnici di settore prima di esaminare disegni di legge del Governo o proposte di deputati e senatori.

Interpellato su quale fosse il sito migliore, Boschi è stato franco: "La regione Sardegna è una zona con una storia geologica completamente diversa dal resto dell’Italia. Si potrebbero fare tutte e quattro le centrali nucleari che il governo intende costruire lì, anche se poi bisognerebbe risolvere il problema del trasferimento dell’energia. Bisogna evitare che il problema venga affrontato con le informazioni sbagliate."

Ah, come al solito, si parla tanto di federalismo, ma alla fine a farla da padrone è sempre Roma: nel disegno di legge sull'energia è scritto chiaramente che il Governo può decidere autonomamente, senza interpellare le regioni.

Chissà perchè, ma ho il sospetto che dietro Villa Certosa non verrà costruita nessuna centrale nucleare, nonostante la revoca dei limiti di costruzione introdotti da Soru per salvaguardare l'ambiente e subito revocati dal maggiordomo di Silvio, che già festeggia con la figlia Marina per appropriarsi delle coste sarde e farci tante ville per i loro cari amici, maggiordomi e lacchè vari.




26 febbraio 2009

Les Italien Cuillons (II Atto)

Ci risiamo. Dopo aver fatto la figura dei fessi di fronte all'Europa intera con la vicenda Alitalia, dove dopo un anno di balletti e di cifre alla fine siamo riusciti veramente a svenderla ai francesi la nostra compagnia di bandiera, solo che i debiti ce li siamo tenuti noi, adesso torniamo a fare la figura dei Cuillons (in francese è l'equivalente di quello che pensa Berlusconi degli elettori della sinistra).

In questi giorni c'era una grande gioia in ambito governativo perchè nel 2020 avremo ben 4 centrali nucleari: wow, direte voi, finalmente l'Italia farà dei passi avanti. Eh, no, perchè sia la tecnologia sia i difettosi reattori EPR (testati con insuccesso in Finlandia) saranno francesi: insomma, la Francia aveva bisogno di qualche gonzo per far ripartire un settore in perdita continua e, guarda un po', si è trovato un portone aperto con Berlusconi e i suoi compari.

Ovviamente c'è stata la valanga di commenti, anche da parte dell'opposizione, che ricalcano la solita logica: non so, quindi parlo. Così magari senti dire che il problema delle scorie è un problema secondario e che il solare non serve ad un tubo.

Premettendo che il Sole ci manda ogni giorno 10 volte quello che l'intero pianeta consuma in un anno, non sarebbe stato forse il caso di incentivare le ricerche di Rubbia, premio nobel per la Fisica, anzichè spedirlo in Spagna come un eremita? Nel 2003 Rubbia stava progettando la più grande centrale solare d'Europa in Sicilia, ma il Governo Berlusconi di allora lo licenziò in tronco: progetto irrilevante.

Gli spagnoli non sono dei Cuillons e così adesso la più grande centrale solare d'Europa ce l'hanno loro. 

Siccome le studio queste cose (non sono andato a fare lettere anche per questo), mi piacerebbe replicare un attimino ai fan dell'atomo che dopo 22 anni dicono che il nucleare è sicuro. Adesso, non serve tirare fuori un libro di fisica nucleare, abbiamo internet, sarebbe ora che tutti imparassimo l'inglese, almeno scritto, e approfittassimo di questo grande strumento di comunicazione di massa per informarci. E se proprio non vi piacciono i siti dell'UE, che descrivono le politiche energetiche dei vari stati membri, andate a leggervi quelli americani, perchè anche lì è da 25 anni che non costruiscono una centrale nucleare.

In Europa quasi tutti i paesi hanno le centrali nucleari da almeno 10 anni, solo l'Italia e l'Austria non le hanno. L'Austria punta da 6 anni alla ricerca delle fonti alternative, investendo mezzi e ricerca, tanto che oggi ha il 15% del suo fabbisogno energetico dal sole e dal vento, malgrado come tutti sanno, abbia una giornata media annuale più corta della nostra.

Altri 3 paesi europei avanzati o in via di avanzamento tecnologico e con un debito pubblico un terzo del nostro, la Svezia, la Germania e la Spagna, hanno intenzione di dismettere il nucleare entro il 2028 le ultime due ed entro il 2050 la Svezia, la quale, udite udite, l'anno scorso (qui nessuno o quasi l'ha detto) è stata costretta a sospendere la produzione di energia in due centrali nucleari per problemi di sicurezza.

Ho detto a sospendere, non le ha spente, dato che per spegnere una centrale, o meglio dismetterla, servono almeno 10 anni al costo di 100.000 euro al giorno, se si dismette senza produrre energia, come stiamo facendo noi a Caorso.

Il reattore di Caorso, noto con il nome di Arturo, impiega 20 anni per essere smantellato completamente, al modico prezzo, pagato da pantalone come al solito, di euro 700 milioni, di euro naturalmente.

La Germania, che intende spegnere completamente il nucleare entro il 2028, non ha preso questa decisione a caso, ma in considerazione di alcune esperienze che loro hanno fatto nel tempo, e che noi ignoriamo completamente.

L'uranio costa sempre di più e se ne trova sempre di meno, come il petrolio, del resto, cosi tra dieci o 15 anni, non ci sarà più abbastanza uranio per tutti.

L'altro grosso problema, a parte quello delle scorie, che non sapremmo dove mettere, è dato dallo scarso rendimento del nucleare.

Tutte le centrali tedesche messe insieme arrivano appena al 6% del fabbisogno energetico tedesco, con un rapporto beneficio/rischio negativo, (altissimo rischio e bassissimo beneficio), mentre l'energia solare ed eolica, in soli 7 anni, ha raggiunto la percentuale del 9% del fabbisogno, con un rapporto rischio/beneficio positivo.

E tenete conto che la lobby del nucleare è molto forte anche in germania, ma dati questi risultati, la scelta è stata obbligata, nell'interesse della GErmania, hanno deciso di cambiare rotta.

Pensate un po quanta energia potremmo fare noi con i pannelli solari se tutte le nostre case fossero adattate a questo nuovo strumento, noi che abbiamo, anche al nord, una posizione geografica invidiabile e invidiata da quasi tutti i paesi europei, sia quelli costretti a tenersi il nucleare, sia quelli che stanno convertendosi al solare.

Le decisioni prese in questi paesi europei hanno ridotto la prospettiva di crescita del mercato del nucleare, e i lobbisti hanno pensato bene di cercare nuovi mercati, tra i paesi europei e non, all'oscuro dei rischi, dei reali benefici, dei costi e dei problemi che la produzione nucleare comporta.

Quale miglior posto per esportare la tecnologia francese e vendere i nuovi reattori EPR (con molti problemi di sicurezza, come hanno dimostrato gli studi in Finlandia)? Ovviamente l'Italia, Les Italien Cuillons, come per l'Alitalia.

Vi do qualche cifra:
- il nuclare dà solo energia, corrente, non serve a nulla per il riscaldamento, salvo l'idea di convertire tutte le attuali caldaie a metano in caldaie elettriche per il riscaldamento.
Sarebbe possibile ad una sola condizione, che l'energia elettrica fornita dal nucleare fosse a bassissimo costo, peccato che non sia cosi, l'energia da nucleare ha un costo molto alto.
- per costruire una centrale e metterla in grado di produrre energia elettrica occorrono dai 7 ai 10 anni
- il costo di una centrale in grado di fornire elettricità, solamente elettricità, ad una città come Pesaro, per esempio, e i costi accessori, per il combustibile, per lo smaltimento delle scorie per almeno 150.000 anni, per i lavori di ammodernamento e di manutenzione si ammortizzano completamente in 60 anni, e abbiamo uranio per altri soli 15 anni al massimo.
- le scorie rimangono radioattive per 150.000 anni, con il loro potenziale di morte e di modifica del DNA.

In Ucraina e in Bielorussia per altri 149.978 anni, i bambini nasceranno spastici e moriranno di cancro prima di arrivare ai 30 anni di età.

E tenete conto che a Chernobyl non si è verificata un'esplosione nucleare ma solo delle esplosioni chimiche che hanno portato alla volatilizzazione di una nube di particelle radioattive.

Saremmo in grado, noi, di gestire la migrazione forzata di un milione di cittadini dalle zone colpite dall'eventuale incidente, zone che rimarrebbero contaminate per altri 150.000 anni?

Pensate cosa succederebbe se si verificasse un incidente simile in una ipotetica centrale nucleare a Pavia: le polveri verrebbero sparse dal vento su tutta la pianura padana, e si infiltrerebbero nel terreno fino alla falda acquifera, contaminandola per le 1000 generazioni future, se ci saranno, per i futuri 150.000 anni.

Vogliamo davvero correre questo rischio per avere tra 7 anni, forse, uno sconto di 100 euro sulla bolletta annuale della luce?

E' ovvio a tutti che è un investimeno fallimentare, prima era l'unica alternativa al petrolio, ora l'europa dimostra che le alternative ci sono e un italiano premio Nobel, Rubia, lavora al servizio della Spagna per sviluppare questo progetto per il futuro.

Voi sinceramente pensate che un paese come l'italia, che non è capace di risolvere il problema dei rifiuti CIVILI in Campania in 15 anni (perchè i rifiuti sono nascosti nelle caserme, ma ci sono ancora), sarà in grado di far fronte ai problemi connessi con le scorie radioattive?

Già li immagino, i convogli carichi di scorie in partenza per la GErmania a spese del povero lavoratore dipendente italiano.

Dobbiamo per forza essere sempre masochisti?




27 maggio 2008

La Grande Bufala del Nucleare

  

Evvai. Finalmente l’Italia avrà il Nucleare entro 5 anni. Centrali Nucleari ovunque, le costruiremo persino sotto terra per far vedere che ne abbiamo tante e che ci piacciono tanto.

Gli industriali applaudono, soprattutto quelli che costruiscono gli inceneritori cancerogeni e il ponte sullo Stretto criminogeno: c’era effettivamente bisogno di un qualche altro modo per aumentare il nostro debito pubblico di 1640 miliardi di euro, il terzo al mondo.

Quando Scajola ha annunciato: “Avremo quattro nuove centrali nucleari”, tutti l’hanno applaudito, gli ignoranti hanno festeggiato con il fatto che finalmente anche l’Italia ha il Nucleare.

Piccolo particolare: così come oggi l’Italia è sotto scacco da parte dei petrolieri che la fanno da padrone perché non abbiamo pozzi petroliferi (se non in Basilicata, dove però l’Eni ci guadagna solo il doppio perché rivende a prezzo di mercato anche se gli costa 10 volte meno), cosa credete che succederà quando qualcuno ragionerà e si accorgerà che in Italia non ci sono né miniere di uranio né miniere di plutonio, elementi essenziali per il funzionamento di una centrale nucleare?

Attualmente i pochissimi giacimenti di uranio sono in mano ad USA, Russia, Giappone, qualche briciola alla Francia e ad altri paesi europei che hanno la fortuna di avere le miniere.

In Italia le miniere non ci sono, quindi dovremo importarlo questo uranio, perché le centrali non vanno a latte di mucca, altrimenti sarebbero centrali del latte, non nucleari.

Un premio nobel per la fisica che ha studiato per anni negli USA il nucleare come Rubbia ha detto che per costruire oggi le centrali ci vogliono 14 anni come minimo.

A questo bisogna aggiungere il fatto che queste centrali di 3° generazione che vogliono costruire non solo non risolvono il problema delle scorie radioattive, ma per quando saranno pronte saranno pure vecchie e stra-vecchie, perché oramai le centrali che si stanno costruendo in via sperimentale in Finlandia, per esempio, sono di 4° generazione. E se anche nascessero queste centrali fra 14 anni (e non 5 come vuole farci credere qualcuno) queste coprirebbero solo il 7% del nostro fabbisogno energetico, ma soprattutto ci farebbero buttare a mare 30 miliardi di euro. Che furbata.

Alcuni dicono che non si può vivere con lo spettro di Cernobyl perché tanto se esplode una centrale sulle Alpi, le radiazioni ce le becchiamo tutte noi e non i francesi: vero, però i francesi hanno l’uranio per farle partire queste centrali, noi no.

Tra le altre cose, l’energia nucleare può essere utilizzata solo per produrre energia elettrica, non calore, perché il processo di trasformazione da energia nucleare a calore è talmente costoso da renderne impossibile un uso economico, come vogliono invece farci credere.

Come se non bastasse, sarebbe il caso di controllare cosa fanno gli USA: da quelle parti dopo l’incidente a Three Mile Island non si sono più costruite centrali nucleari, ma solo centrali solari (la più grande è stata costruita nel 1984 e funziona da dio).

Inoltre, in Europa quasi tutti i paesi hanno le centrali nucleari da almeno 10 anni, solo l'Italia e l'Austria non le hanno, ma l'Austria punta da 6 anni alla ricerca delle fonti alternative, investendo mezzi e ricerca, tanto che oggi ha il 15% del suo fabbisogno energetico dal sole e dal vento, malgrado come tutti sanno, abbia una giornata media annuale più corta della nostra.
Altri 3 paesi europei avanzati o via di avanzamento tecnologico e con un debito pubblico un terzo del nostro (la Svezia, la Germania e la Spagna) hanno intenzione di dismettere il nucleare entro il 2028, la Svezia entro il 2050.

Spegnere una centrale nucleare non è a costo zero: ci vogliono 10 anni per ogni reattore alla modica cifra di 100.000 euro al giorno. Il nostro modernissimo reattore di Caorso che qualcuno vorrebbe riutilizzare è più di 20 anni che brucia 700 milioni di euro perché nessuno lo sta spegnendo.
Pensate un po’ quanta energia potremmo fare noi con i pannelli solari se tutte le nostre case fossero adattate a questo nuovo strumento, noi che abbiamo, anche al nord, una posizione geografica invidiabile e invidiata da quasi tutti i paesi europei, sia quelli costretti a tenersi il nucleare, sia quelli che stanno convertendosi al solare.

Ovviamente di questo non si parla, ovviamente di questo i giornali non hanno fatto riferimento: tutti felici per il nucleare, nessuno che capisce realmente quanti danni farà alla nostra già incasinata economia.

Una cosa è certa: ora non ci sono più dubbi che tutti i cervelli fuggiti all’estero in questi anni non erano degli scienziati, ma degli stessi politici… persino i loro cervelli si sono rifiutati di credere alle bufale che ogni giorno sparavano.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)