.
Annunci online

  OrgoglioDemocratico [ ]
         

Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

Profilo Facebook di Pierpaolo Farina


"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

BASTA Lotte per le Poltrone, ci vuole PASSIONE!

visita il sito di Barack Obama
Partito del Socialismo Europeo


Internazionale Socialista

Le Battaglie a cui aderisce il Blog:

Stop the whales massacre!

Nucleare? No, grazie

passaparola





Iscriviti al Vaffanculo Day

Per De Magistris

Parlamento Pulito: un Parlamento senza condannati

Scarica il volantino "Onorevoli Wanted"


15 novembre 2012

Cosa Diceva Davvero Pasolini

Articolo pubblicato su http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/2012/11/15/cosa-diceva-davvero-pasolini/

Nella mia poesia (Vi odio, cari studenti) dicevo, in due versi, di simpatizzare per i poliziotti, figli di poveri, piuttosto che per i signorini della facoltà di architettura di Roma; nessuno dei consumatori si è accorto che questa non era che una boutade, una piccola furberia oratoria paradossale, per richiamare l’attenzione del lettore, e dirigerla su ciò che veniva dopo, in una dozzina di versi, dove i poliziotti erano visti come oggetti di un odio razziale a rovescia, in quanto il potere oltre che additare all’odio razziale i poveri – gli spossessati del mondo – ha la possibilità di fare anche di questi poveri degli strumenti, creando verso di loro un’altra specie di odio razziale; le caserme dei poliziotti vi erano dunque viste come ghetti particolari, in cui la qualità di vita è ingiusta, più gravemente ingiusta ancora che nelle università.

P.P. Pasolini – l’Espresso
(n. 24, 16.6.68)

Con l’ipocrisia tipica solo di quelli che sanno perché sono tra i colpevoli, ad ogni manifestazione in cui c’è una testa spaccata di uno studente e qualche graffio per un carabiniere, si evocano sempre e solo quelli che reagiscono ai manganelli con i manganelli e i sampietrini. E puntualmente si cita sempre Pasolini, ammazzato da questo Stato come tutti quelli che sapevano “ma non ho (ancora) le prove”.

Questo è Pasolini spiegato da Pasolini. Quelli che citano, quindi, a sproposito questa poesia, se la rileggano bene e chiedano aiuto alla maestra nel caso di incomprensione del testo cronica.

P.S. Non venitemi a dire che oggi i poliziotti sono i poveri e gli studenti sono i ricchi. Fate un po’ ridere i polli.

Vi Odio Cari Studenti

È triste.
La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato.

Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati…
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio delle Università) il culo.
Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!

Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!

I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri.
Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.




21 gennaio 2011

Quando c'era il PCI

È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità.” (Cos'è questo golpe? Io so, di Pier Paolo Pasolini)

A leggere queste parole di Pasolini, dopo tanti anni, c’è da chiedersi cosa avrebbe scritto a proposito della deriva culturale che ha colpito questo Paese. L’Isola, il PCI, non esiste più. Non esistono più nemmeno i suoi eredi, i suoi intellettuali, i suoi ideali, le sue lotte, le sue conquiste.

Tutto è stato reso così tristemente uguale, così scientificamente inevitabile. Gli ideali hanno ceduto il passo agli interessi e se la speranza è sempre l’ultima a morire, abbiamo già perso i sogni e la passione sul campo di battaglia.

Una battaglia culturale, prima ancora che politica, perché tutti i guasti dell’Italia di cui scriveva Pasolini e l’attuale sono tutti di matrice culturale e sono resi ancora più gravi dall’assenza colpevole di una Sinistra che se non è morta, ha certamente scelto l’esilio. O, peggio, ha scelto il peggio del conformismo reazionario e gli ha applicato il peggio della mentalità comunista, con gli effetti devastanti che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Nell’Italia della Prima Repubblica non c’erano meno scandali, meno ombre, meno ingiustizie di oggi, ma c’era il PCI, il Partito Comunista Italiano, che, checché ne dicano i revisionisti ex, post (ma sempre cialtroni), è stato la più grande scuola culturale di massa di questo Paese. Nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte. Nelle luci e nelle ombre che ci sono in ogni cosa.

E quello che oggi manca alla mia generazione, quella generazione di giovani così tanto accusata di menefreghismo e di pigrizia da parte di quei post/ex comunisti sempre pronti a salire in cattedra e mai bravi a fare autocritica, è proprio questo: non il PCI in quanto tale, quanto quella grande scuola culturale che esprimeva.

Quello che manca a noi giovani, insomma, è un nuovo orizzonte culturale a cui attingere per tornare a riappropriarci, con la passione che dovrebbe contraddistinguerci (e che invece viene spenta da secchiate di realpolitik da chi dovrebbe rappresentarci), di quei sogni e di quegli ideali che hanno animato due secoli di lotte e di speranze. Sogni e speranze che hanno portato gente a sacrificare la propria vita e che, grazie a quella che se Gramsci fosse qui oggi chiamerebbe la generazione dei costruttori di soffitte, sono stati sacrificati sull’altare della legittimazione per andare al governo.

Il PCI era una scuola culturale e politica che faceva paura sia ai sovietici che agli americani: non è un caso, infatti, che sia l’URSS che gli USA avessero pronte precise strategie per l’Italia, nell’ordine di eliminare il suo segretario più amato (la prima) e di attuare un golpe reazionario sulla falsa riga di quello cileno (la seconda).

Il Pci è stato inoltre un riferimento importante, ed in alcuni casi insostituibile, nelle storie individuali di milioni di donne e di uomini del nostro Paese. Una immensa comunità, un paese Partito che si estendeva in tutto il paese Italia e in cui “l’essere compagni” ed avere in tasca la tessera del Pci costituiva un inalienabile diritto di cittadinanza.

In qualsiasi città italiana si trovasse, anche la più sperduta, un compagno del Pci poteva recarsi in una sezione del Partito, sapendo di esservi accolto come un padre accoglie il proprio figlio dopo un lungo viaggio. Quanti italiani delle regioni meridionali emigrati al nord hanno ricevuto la prima accoglienza dalla locale sezione del PCI, quanti contadini hanno imparato “a non togliersi il cappello davanti al padrone di lavoro” e a chiedere, con dignità, il rispetto dei propri diritti, diventando finalmente dei “cittadini” a tutti gli effetti. E quanti hanno imparato a leggere e scrivere, quanti sono morti per l’ideale di una società più giusta.

Non voglio dilungarmi troppo, né dipingere un ritratto tutte luci e niente ombre, perché sarebbe irrispettoso nei confronti di chi il PCI l’ha vissuto per davvero (e io che sono nato qualche mese prima della Bolognina non ho il diritto di spiegarlo ad altri, ma sento il dovere di provare a spiegarlo ai miei coetanei).

La fine del comunismo reale avrebbe portato anche il PCI (la Giraffa, come lo chiamava Togliatti, quell’animale così strano, ma che eppure esiste), sul lungo periodo, ad essere distrutto. L’obiettivo della Svolta, infatti, come testimonia anche un’intervista ad un allora trentaquattrenne Walter Veltroni (chissà se oggi si riconoscerebbe) era quella di non disperdere l’immenso patrimonio ideale, politico e culturale del PCI:

Io ho passato 20 dei miei 34 anni lavorando a tempo pieno dentro questo partito. Questo PCI è stato per me qualcosa che ha cambiato la mia vita e ai suoi caratteri io sono indissolubilmente legato. La sua grande forza è stata la capacità di scelte difficili. Questa è una di quelle. Non c’è dubbio, era più comodo stare fermi. Così per ci saremmo assunti la responsabilità, per non avere il coraggio di sbagliare, di vedere deperire un grande patrimonio politico e ideale.

Quel patrimonio politico e ideale, anziché deperire, è stato lentamente distrutto, spazzato via, attraverso la più grande rimozione culturale della Storia italiana recente, il cui ultimo fotogramma si concretizza nella lotta alla parola “compagno”. Non era infatti l’epifania del “Nuovo”, carico di sicuri trionfi e cambiamenti, ma semplicemente il funerale di quello che da una sera alla mattina era diventato “Vecchio”, che avrebbe portato solo ad una stagione di sconfitte e traumi collettivi.

Perché alla fine, come disse Berlinguer nel 1979:

“Secondo qualcuno il nostro partito dovrebbe finire di essere diverso, dovrebbe cioè omologarsi agli altri partiti. Veti e sospetti cadrebbero, riceveremmo consensi e plausi strepitosi, se solo divenissimo uguali agli altri… se decidessimo di recidere le nostre radici, pensando di rifiorire meglio. Ma ciò sarebbe, come ha scritto Mitterrand, il gesto suicida di un idiota.”

E così alla fine è stato. E le migliaia di persone che stanno visitando la mostra del PCI a Roma, organizzata dalla Fondazione Gramsci, che si emozionano al solo rivedere il sorriso di Berlinguer, i quaderni di Gramsci, le immagini di milioni di persone in piazza, è l’ennesima dimostrazione che manca un orizzonte culturale capace di risvegliare le coscienze. E, soprattutto, la passione in noi giovani.

Perché quale passione dovremmo riscoprire, noi giovani, condannati a vivere in una società che l’unica cosa che ci offre è quello di diventare una rotella di un ingranaggio volto solo a favorire la prepotenza, il privilegio, la corruzione

Quindi è per questo che, anche se non sono comunista, anche se non ho mai potuto esserlo, né ho mai potuto militare nel grande Partito Comunista Italiano, scrivo oggi qui, questo articolo, per confessarvi una cosa: che io, nel bene o nel male, fortemente lo rimpiango.




7 novembre 2010

Dare l'Esempio: così si risolve la Questione Morale

''Ho rimpianto del rigore e dello stile di comportamento di personaggi quali Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa, queste personalità non si sarebbero mai permesse di trovare giustificazioni a ciò che non può essere giustificato''
(Gianfranco Fini)

Che queste cose le debba sentire da Gianfranco Fini, che per 16 anni è stato alleato e per 8 ha governato con Berlusconi, mi fa sinceramente cadere dalla sedia. Il solo fatto che qualcuno lo dica, mi fa cadere dalla sedia: perchè sono 3 anni che il sottoscritto è oramai afono nel dire le stesse cose, ma nella migliore delle ipotesi da certa sinistra ben pensante vengo accusato di tutto, finanche di tradimento.

Quando ho fondato questo blog "per la Questione Morale", mi hanno dato del moralista, grillino e anti-politico.

Quando ho fondato http://www.enricoberlinguer.it e l'ho trasformato in uno dei siti più visitati del web, mi hanno dato del nostalgico e del passatista.

Quando a luglio ho fondato l'Associazione Nazionale Enrico Berlinguer (che sfiora i 1000 iscritti e conta quasi 100.000 simpatizzanti su fb), qualche maligno ha affermato che lo avrei fatto per esercitare un presunto diritto di veto (non si capisce nei confronti di chi) e per chiedere poltrone (chissà quali, visto che non sono iscritto a nessun partito).

Per certa gente passione ideale e coscienza civile sono parole sconosciute, nella teoria e nella prassi: buon per noi, male per loro. Anzi, male per quelli che li seguono.

Fini ha detto cose che io aspetto di sentire da 3 anni dai leader del PD (e che non ho sentito nemmeno alla conventio ad excludendum dei rottamatori): e del resto, se a Sinistra promuovono a compagno (di merende), alleato (o magari generale) chiunque si smarchi da Berlusconi, non si lamentino del fatto che non riescono nemmeno a intercettare uno dei voti dei disillusi e degli arrabbiati che seguono Fini, Grillo, Di Pietro, Vendola.

Se lasciamo la memoria di Berlinguer e Pasolini (sì, perchè adesso nel pantheon di FLI c'è anche lui), la Sinistra è morta, non esiste più. E se gli lasciamo anche quella di Moro e La Malfa, allora il PD cali il sipario su se stesso: ha fallito. Ringraziatevi da soli per il fallimento: io posso solo dire "ve l'avevo detto".

Ma come al solito, sono sempre il solito "rompiballe".



sfoglia     dicembre        gennaio
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)