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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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18 gennaio 2011

Gli Uomini Giusti

 

Finirà che, fra qualche anno, Gramsci sarà solo il nome di una fondazione, Falcone e Borsellino il nome di un aeroporto, Pertini il nome di qualche scuola e monumento sparsi per l’Italia. Di Berlinguer si ricorderà solo la pessima riforma dell’università del cugino, o forse nemmeno quello. Quanto ad Ambrosoli, Siani e gli altri, al pronunciare il loro nome, la risposta più frequente forse sarà quella “Ambrosoli e Siani chi?”. E questo sarebbe già un successo.

 

È il prezzo dell’apatia e dell’indifferenza al culto della memoria, volgarmente scambiato per passatismo e nostalgia da certi moderni trasfo-riformisti, che porta un intero sistema politico, culturale ed economico-sociale già sull’orlo del baratro, a celebrare l’arroganza, la prepotenza, l’abuso perpetuo e l’inganno continuo, l’ingiustizia sociale e la furbizia a scapito del più debole. Condannando se stesso a morte certa.

 

Una celebrazione continua da parte di chi dovrebbe impegnarsi invece a dare l’esempio, affinché le istituzioni riacquistino credibilità e i cittadini, soprattutto, fiducia in esse, per salvaguardare la democrazia e la libertà.

 

Perché quello che fa rabbia è il capovolgimento della realtà e dei valori, in un Paese ridotto a Ruby e Noemi, mentre i veri problemi del Paese vengono affrontati con l’arroganza e la prepotenza dei Marchionne e con l’assenza colpevole della Politica (tutta), troppo impegnata ad assicurarsi l’impunità e il privilegio.

 

Ma che parliamo a fare? L’anno scorso un sistema politico corrotto e allo sbando, ridotto a prostitute fuori e dentro a un Parlamento che produce leggi ad personam, ha celebrato in pompa magna la figura di un latitante e di un corrotto, condannato in contumacia e in via definitiva a 10 anni di reclusione e che aveva accumulato circa una ventina d’anni di galera tra primo e secondo grado negli altri processi pendenti.

 

Nel silenzio (o meglio, nel plauso) di quelle opposizioni che dovrebbero garantire l’alternativa ad un sistema fondato sulla corruzione e sul privilegio. Con la complicità di un Capo dello Stato che ha inviato lunghi messaggi alla famiglia.

 

Perché non ricordiamo analoghi lunghi messaggi alla famiglia di Enrico Berlinguer, nei 25 anni dalla morte, da parte della Presidenza della Repubblica? Perché le uniche manifestazioni in giro per l’Italia sono state fatte dai cittadini e non organizzate dai partiti? Perché si permette che una mediocre Stefania Craxi, in preda ad isteria continua, pubblichi sul Corriere della Sera vibranti attacchi contro Enrico Berlinguer, senza che nessuno ne prenda le difese o che, soprattutto, il direttore di quel giornale garantisca il diritto di replica?

 

Forse perché Enrico Berlinguer è morto sul campo davanti al suo popolo, stroncato da un ictus, mentre Bettino Craxi veniva servito e riverito in una bianca villa tuinisina per sfuggire alla galera? O forse perché fu ripetutamente spiato da servizi segreti deviati al soldo di P2 e dello stesso Craxi, affinché si potesse ricoprirlo di fango e farlo fuori politicamente?  O forse perché, in seguito a quelle illegali intromissioni (quelle sì) nella vita privata di un uomo politico onesto e perbene non produssero niente, dimostrando che in Italia c’era veramente qualcuno che era diverso, oltre ad essere comunista?

 

Mai come oggi noi giovani abbiamo bisogno di riferimenti ideali solidi e che abbiano dato l’esempio, come Berlinguer, Pertini, Ambrosoli, Siani. Che per nostra fortuna/sfortuna non hanno bisogno di monumenti o simposi e nemmeno di apologie a mezzo stampa o tv, ma che necessariamente verranno dimenticati, se non siamo noi, NELLA PRATICA QUOTIDIANA, a ricordarli, a rendere vivo il loro esempio. La testimonianza della loro vita, da cittadini onesti e da servitori dello Stato e del popolo, è sufficiente per noi per qualificarli come uomini giusti. Ma per quanto ancora, se si continua su questa strada, la loro memoria sarà preservata?




14 gennaio 2011

Il Grande Sogno dietro la parola compagno

Noi vogliamo dare una speranza ai ragazzi, ai quali questa società non offre sicurezza di vita, di lavoro… non offre ideali che non siano quelli dell’evasione, dell’individualismo… offre solo la prospettiva di essere la rotella di un ingranaggio che funziona soltanto per favorire la prepotenza, il privilegio e la corruzione.
(Enrico Berlinguer, 1972)

Nel giorno del referendum di Mirafiori, del day after della direzione del PD e della bocciatura del legittimo impedimento, ho sentito il bisogno, quasi il dovere, di fare una riflessione su quella parola che sembra oramai essere diventata un tabù, ma che in realtà non lo è: la parola compagno.

Mi ricordo ancora quando un ignaro Fabrizio Gifuni parlò ad una platea di democrats, dicendo a metà del discorso: “cari compagni e care compagne”, scatenando le ire dei popolari e le proteste dei cosiddetti “nativi” del PD (gente cioè riciclata da altri partiti diversi da DS e Margherita).

Dimostrando non solo demenza, ma anche ignoranza.

Perché appellativo (oramai ridotto da certi pseudo-politicanti in salsa dc ad un insulto per il genere umano) è in realtà la cosa meno marxista che ci possa essere a questo mondo: dal latino cum panis, indica quelle persone che sono pronte a condividere tutto con gli altri, persino il pane. Un motivo più da ultima cena che da materialismo storico, eppure per “i nativi” o, peggio, gli ex-comunisti riverniciati a nuovo, è addirittura offensiva, perché saprebbe di vecchio e di antico.

Non capendo (o facendo finta di non capire) quello che Norberto Bobbio, all’indomani del Crollo del Muro di Berlino, aveva capito fin troppo bene (non a caso fino all’ultimo ha donato ogni singolo neurone per la costruzione di una nuova Sinistra): “O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?”

La lotta alla parola “compagni” è qualcosa di più della lotta ad un antico aggeggio lessicale per definire un certo tipo di militanti: è l’ultimo fotogramma di quell’enorme rimozione culturale che ha iniziato a tagliare le radici della Quercia (fondendo in uno 13 partiti) nella vana speranza di guadagnare maggiori consensi, e che alla fine ha rimosso uno ad uno ogni ricordo, ogni simbolo, ogni memoria di quella tradizione, fino a trasformarsi in qualcosa di diverso, in un Partito Democratico che sulla carta era vincente e che invece è nato morto, ammazzato dagli apparati di partito e dal nuovismo senza capo né coda del suo primo segretario, che da salvatore della Sinistra ne è diventato, suo e nostro malgrado, il becchino. E che adesso riscopre un modo di agire e di fare che avrebbe dovuto usare quando era segretario, non ora che è ridotto all’opposizione nel suo partito (e là rimarrà, perché le clientele post-comuniste rimangono saldamente nelle mani di D’Alema).

Mentre negli altri paesi si rinnovano e al tempo stesso si consolidano le proprie identità, l’Italia è l’unico paese nel quale in vent’anni si è cambiato quattro volte simbolo, mantenendo sempre la stessa classe dirigente (salvo i deceduti).

Rinnegare i propri padri, nella speranza di trovare eredi, e inventare nuove identità per non dover fare i conti con quella che effettivamente avevano, ha portato i post-comunisti a produrre solo una cosa: una marea di orfani e figli unici, che con la disintegrazione della dimensione collettiva si sono rifugiati in un arido e desolato egoismo individualista. Anziché diventare padri di una nuova eredità, sono rimasti gli eterni giovani di quella vecchia.

Erano così preoccupati a dimostrare all’Italia intera che non erano più (e non erano mai stati in alcuni casi) comunisti, che non si sono minimamente preoccupati non solo di definire una volta per tutte cosa sono (e cosa vogliono diventare), ma soprattutto cosa pensano e vogliono fare per dare una voce alle speranze della moltitudine di poveri, sfruttati, diseredati e disgraziati che affollano le strade di questo Paese, ma che scompaiono dalla percezione generale perché non appaiono sulle televisioni (dominio incontrastato di Berlusconi).

Ma tutto ciò non si spiega solo con il DNA burocratico-comunista che tutt’ora anima le loro menti (e che era l’unica cosa che dovevano abbandonare 20 anni fa). In alcuni anche in modo inconsapevole (il che è ancora peggio). Bensì per il fatto che sentendosi liberali, cadendo nell’amnesia, hanno espresso il nuovo conformismo, adattando ad esso l’antica forma mentis e i vecchi comportamenti.

Ne deriva che non esiste alternativa, perché tutto viene reso uguale, tutto viene eguagliato e infilato nel tritacarne, tutto viene reso così semplicemente e totalitariamente comunista (nel senso più deteriore del termine), che alla fine vince il padre del conformismo, che è espressione di quelle forze reazionarie che non vogliono il Cambiamento, perché questo scalfisce i loro interessi e privilegi e li costringe a mollare anche solo un’oncia delle loro ricchezze.

Su Obama ognuno può pensarla come vuole, ma c’è un dato di fatto ineludibile: Obama è il sogno socialista fattosi uomo, perché aldilà delle ideologie, delle parole, delle opinioni e delle strategie, un nero, socialmente ai margini, povero, senza mezzi propri, è riuscito a scalare la vetta della società e a sbaragliare privilegi, pregiudizi, provocando un pericoloso precedente per le classi dominanti al potere.

Se la Sinistra in questo schifoso Paese non si riappropria di un grande Sogno, che è quello di una società più giusta, fondata sul diritto alla vita e non sul dovere alla sopravvivenza per accrescere ricchezze, privilegi e ingiustizie altrui, allora questa Sinistra è morta, è condannata all’oblio e alla mortificazione politica, culturale, sociale, ideale.

Diceva Enrico Berlinguer:

Quali furono infatti gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il socialismo? L’obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell’uomo sull’uomo, di una classe sulle altre, di una razza sull’altra, del sesso maschile su quello femminile, di una nazione su altre nazioni. E poi: la pace fra i popoli, il progressivo avvicinamento fra governanti e governati, la fine di ogni discriminazione nell’accesso al sapere e alla cultura. Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d’oggi chi potrebbe dire che questi obiettivi non sono più validi? Tante incrostazioni ideologiche (anche proprie del marxismo) noi le abbiamo superate. Ma i motivi, le ragioni profonde della nostra esistenza quelle no, quelle ci sono sempre e ci inducono ad una sempre più incisiva azione in Italia e nel mondo.

Abolite tutte le parole che volete, privatemi del lessico e dei simboli, ma c’è una cosa che non potrete mai togliermi: il sogno di una società più giusta. Che è poi quel sogno celato dietro la parola compagno.




10 gennaio 2011

Harry Potter, l’antifascismo insegnato ai bambini

Fu esattamente tre anni fa, giorno del mio diciannovesimo compleanno, quando mia sorella entrò in camera mia a dirmi che mi aveva regalato “Harry Potter e i Doni della Morte”. La prima reazione, per la poveretta, fu di indignazione (da cultore del Signore degli Anelli e di Star Wars, consideravo Harry Potter roba di seconda mano), e il libro rimase lì a prendere polvere per un paio di giorni.

 

Poi, con molto scetticismo, cominciai a leggere le prime pagine… ebbene, in un giorno divorai letteralmente le 700 pagine del libro. Non solo perché mi piace il genere fantasy, quanto perché c’era un messaggio chiaro sotto tutto quello svolazzare di bacchette e di giravolte su scope magiche: un messaggio contro il razzismo e, più nello specifico, contro il nazi-fascismo.

 

Rimasi talmente entusiasta del libro, che presi a dire a scuola (Liceo Classico) che si poteva benissimo, per quelli che trovavano la storia noiosa e un po’ ostica, consigliargli di leggere l’ultimo libro di Harry Potter, per capire cos’è stato il nazi-fascismo in Europa. Ovviamente, come ogni cosa che dico, all’inizio mi risero dietro e dissero che vedevo la politica anche nei libri per bambini.

 

Continuai a sostenere la mia tesi, dimostrando i chiari parallelismi che nel libro ci sono, ad esempio, tra Voldemort, sostenitore della purità della razza pur avendo il padre babbano (ovvero un non mago), e Hitler, che oltre a non essere tedesco e ariano, qualcuno dice avesse pure radici ebraiche; o tra i Mangiamorte e le SS; o, tanto per dirne una, i tatuaggi che questi ultimi infliggono alle loro vittime prima di ucciderle (mezzosangue) che ricordano tanto i numeri tatuati alle vittime nei campi di concentramento. Per non parlare di Salazar Serpeverde (fondatore della casa magica di Hogwarts dei “cattivi”, il cui nome è ispirato al Salazar portoghese il cui colore dei militanti era proprio il verde). Vado a memoria, ma il libro è pieno zeppo di riferimenti come questi.

 

Ebbene, non me ne curai più di tanto, finché un mesetto fa, con un amico, non ritornai sull’argomento. E mentre lui concordava con me, un altro disse che non era d’accordo e che sbagliavo tutto.

 

Così ho fatto delle ricerche. E ho scoperto che la Rowling ha detto di essersi chiaramente ispirata a Hitler per la figura di Voldemort e addirittura a quella di Churchill per quanto riguarda Silente; e che conferma le metafore politiche (che ovviamente non fanno riferimento alla sola Germania Nazista) come chiaro messaggio da veicolare ai bambini che la leggono.

 

L’argomento “politica in Harry Potter”, inoltre, è oggetto di numerosi studi e tesi di laurea (17 tesi di dottorato e 7 master, stando all’Inside Higher ED, la biblioteca del Congresso americano) e addirittura in alcune università si è arrivati ad un corso separato in scienze politiche dedicato al tema.

 

Insomma, qualcosa in più di semplici intuizioni. Visto quanto mi era piaciuto l’ultimo, ho deciso di comprare il primo. Che si è rivelato un semplice libro per bambini, qualche accenno, sì, ma nulla di quello che c’è nell’ultimo. E allora penso che la Rowling sia, dopotutto, un genio: perché ha cresciuto una generazione di milioni di bambini all’antifascismo, identificando con il male assoluto tutti i valori negativi che il nazi-fascismo ha portato nel mondo (Voldemort).

 

È partita con un piccolo libro di favole, ha concluso con un libro che io, se avessi un figlio, glielo farei leggere per fargli capire, sin da piccolo, cos’è stato l’antifascismo. Non basta ovviamente solo l’ultimo libro di Harry Potter, serve anche altro, la pratica quotidiana.

 

Ma è certamente un buon inizio, non vi pare?




3 ottobre 2010

Se questo è un premier

Silvio Berlusconi ricomincia da sé. Nel senso che, messo con le spalle al muro, reagisce nella maniera che sa fare meglio: insultando e mentendo. Forte del fatto che chi lo sta ad ascoltare, raramente si va ad informare. Perché informarsi richiede tempo, e il tempo richiede fatica: meglio lasciare ad altri il compito, quindi, di pensare liberamente.

Vecchio copione, stesse battute: oramai il Cavaliere è diventato un replicante di se stesso. Ma il suo punto di forza è proprio questo: dire balle a reti ed edicole unificate a ruota libera, in
continuazione, perché, come direbbe Goebbels, se una bugia viene ripetuta all’infinito, diventa poi una verità.


Formidabile la balla della sovranità passata ai giudici, che oramai viene ripetuta da quando è stato bocciato il Lodo (incostituzionale) Alfano: “Se una legge non piace ad alcuni pm viene impugnata e presentata alla Corte Costituzionale formata, non faccio che fotografare la realtà, da giudici della sinistra che, su pressione dei giudici di sinistra, abrogano le leggi che questi non gradiscono. La sovranità non è del popolo ma è passata ai pm. Questo ci fa dubitare che nel nostro Paese ci sia una vera democrazia.”

Che detto da uno che, come Stalin, non ammette correnti nel suo partito, è veramente l’apoteosi della menzogna. Perché i casi sono due: o il Cavaliere la Costituzione su cui ha giurato non l’ha letta (e allora capirebbe che sono le sue leggi ad personam incostituzionali, e non la Costituzione) oppure è un bugiardo che pensa solo ai fatti suoi. Io propendo per la seconda, visto che si vanta dei suoi 30 presi a giurisprudenza (che ossimoro, Berlusconi e la legge, vero?)

Vogliamo passare alla storia come il governo che ha sconfitto la mafia”, ha anche affermato il Cavaliere, dimenticandosi però di aver avuto come braccio destro quel tale Marcello Dell’Utri,
attualmente condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, lo stesso che per anni gli portava in casa galantuomini come il pluriomicida mafioso Vittorio Mangano, assunto come stalliere in una villa senza cavalli, ma definito un eroe a reti ed edicole unificate per un semplice motivo: è stato omertoso fino alla fine.


E sui rifiuti di Napoli, dove si addossano colpe a Rosa Russo Iervolino (Bassolino è fuori dall’elenco, oramai), quando la gestione dei rifiuti è in mano al suo governo e al super-Bertolaso da due anni (senza parlare dei cinque anni del suo governo, dove non si è fatto niente). Come se
fosse colpa della Iervolino se l’Impregilo (non) ha costruito un inceneritore ad Acerra a norma di legge europea, ma soprattutto funzionante.


La Commissione d’Inchiesta sui magistrati è l’ennesimo colpo di teatro per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese: l’ennesima lepre a cui correranno dietro tutti i giornali e anche gli Italiani, senza preoccuparsi della profonda crisi economica e morale che affligge il Paese.

Anche perché, nel 1994, a far cadere il suo governo non furono i magistrati, ma quell’Umberto Bossi con cui amoreggia politicamente da una decina d’anni (dopo essersi preso del “mafioso di Arcore” e dopo le famose domande della Padania sulle origini delle fortune di Berlusconi).

Come Bersani un mese fa, anche Berlusconi ha annunciato mobilitazioni di massa per informare i cittadini dei complotti, dei presunti e falsi risultati del suo governo, di tante altre cose di cui lui dice di andare fiero (magari il patto con i libici, che ci sparano addosso con le motovedette che gli diamo noi per affondare i barconi di immigrati).

L’unica speranza è che i finiani stacchino la spina presto e si formi un governo di transizione per cambiare la legge elettorale e fare magari anche qualcosa sul conflitto di interessi e sull’informazione. Forse pure utopia, ma di una cosa sono certo: meglio per gli Italiani è che si faccia un bel repulisti generale.

E si ricominci… da Noi.




23 settembre 2010

Giancarlo Siani, martire per la Libertà

Chi era Giancarlo Siani? A 25 anni dalla morte, pochissimi lo sanno, se non chi si occupa di mafia e di giornalismo d'inchiesta. Addirittura, il direttore del Mattino di allora, ignorava pure che avesse lavorato per lui, e ai colleghi che ne ricordavano il coraggio e il sacrificio, rispose: "Siani chi?"

Ecco, in questi mesi, nel tentativo di organizzare qualcosa di decente per commemorarlo, contattando vari partner (tra parlamentari, uomini dell'informazione e scrittori), mi sono sentito rispondere spesso allo stesso modo. "Siani Chi?" Oppure semplicemente non ho avuto risposta.

Non sono riuscito a organizzare nulla, qui a Milano, città inevitabilmente infestata dalle mafie per le grandi possibilità di re-investimento di denaro sporco, per il 25° anniversario della sua morte, ma più in là qualcosa organizzeremo (con Democratica).

Sensazionale "La Padania" che invitava a prendere ad esempio Siani e non Saviano, salvo poi il suo partito salvare Nicola Cosentino, l'ex-sottosegretario su cui pende un mandato d'arresto (negato dal Parlamento) e il cui uso delle intercettazioni è stato negato giusto ieri.

Questo paese è irrimediabilmente marcio. Milano stessa è marcia (e per questo sostengo Giuliano Pisapia alle primarie: non voglio più vivere in una città i cui palazzi sono inondati di denaro sporco del sangue dei vari Siani che sono stati ammazzati per aver denunciato il malaffare e la corruzione).

Giancarlo Siani è uno di quegli eroi che solo oggi cominciano ad essere ricordati, ma non certo per volontà pubblica, ma sempre per iniziativa dei singoli. Io stesso ne sapevo poco o nulla fino ad un anno fa, quando su Sky trasmisero in seconda serata Fort Apasch (il film di Raisi su Siani) e allora ho scoperto la sua storia, mi sono documentato, ho letto. E ho pensato che era una vergogna che cittadini del genere, se non fosse per l'opera dei singoli, rischierebbero l'oblio.

Saviano, per molti versi, ne è l'erede, con una differenza: Siani (come del resto Pasolini) fu ammazzato non tanto perchè lo Stato non l'ha protetto, bensì perchè non aveva ancora pubblicato il suo libro (e le bozze sono sparite, anche se i suoi assassini e i mandanti si trovano in carcere).

Siani avrebbe potuto benissimo continuare ad occuparsi di cronaca nera, ignorando il marcio che lo circondava, ma come ogni grande uomo ed eroe ha deciso di lottare. E non ha perso, sebbene sia morto, drammaticamente, a 26 anni. Ha vinto, perchè ha conservato la faccia e l'onore.

Cosa che purtroppo, di questi tempi, non tutti i giornalisti possono dire di aver fatto.

 




6 settembre 2010

Angelo Vassallo, una brava persona

Angelo Vassallo, il mio caro amico Angelo, è stato ucciso per un no di troppo. Un no pronunciato a gente che non ammette risposte negative. Un no detto in faccia alla camorra. Non ho dubbi."

 

A parlare è Raffaele Marino, magistrato anticamorra, che piange, come tutti, la scomparsa del sindaco di Acciaroli, trucidato questa notte dai killer della camorra. Per uno come me che le sue vacanze le fa nel Cilento da 14 anni, non posso che confermare le parole del magistrato, quando dice che “con lui Acciaroli ha cambiato faccia, diventando di fatto uno dei luoghi di villeggiatura più importanti del Sud.

 

La rinascita di Acciaroli, che era un paesino di quattro anime poco conosciuto (subiva e subisce tutt’ora la concorrenza spietata di Marina di Camerota e Palinuro), non poteva che far gola alla camorra, che chissà come voleva cementificarlo per trarne utili e ingrossare i propri capitali.

 

Come diceva giustamente anche Falcone, è falso che le mafie proliferino laddove c’è la povertà: anzi, più ci sono possibilità di crescita per un paese, più la presenza della criminalità organizzata si fa sentire. Ma gente come Angelo Vassallo, un simbolo della legalità (avrebbe potuto speculare milioni sulla ricostruzione di Acciaroli, se solo avesse voluto), non era certo tipo da farsi intimidire: e per questo l’hanno ammazzato. Ora bisogna capire perché è stato lasciato solo. Dallo Stato e dalla politica.

 

Il vizio della personalizzazione è un vizio tipicamente latino: si tende sempre a personalizzare qualsiasi lotta, con l’unico risultato che si creano dei bersagli che lo Stato non ha la voglia di difendere. O se ne ha voglia, non ci riesce perché non dà alla magistratura e alle forze dell’ordine i mezzi necessari per farlo.

 

Perché la prima linea della lotta alle mafie è sempre tenuta dall’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, che vengono lasciati soli il più delle volte a difendere quel che resta della Legge e della Democrazia nelle aree dove le mafie contendono il monopolio della forza allo Stato.

 

La Questione Meridionale sarà anche scomparsa, come dice qualcuno (ma non lo è affatto), ma la Questione Criminale (che affligge materialmente Campania, Calabria, Sicilia e parte della Puglia ed economicamente anche il centro-nord) domina. Ed è figlia di quella Questione Morale che nessun partito vuole più prendere di petto, perché non può e, se anche volesse, non ne ha la forza.

 

Ma il ceto politico e amministrativo italiano, nonché i ceti sociali economicamente più solidi, preoccupati esclusivamente dei propri interessi, hanno il dovere morale di smetterla di guardare dall’altra parte. Perché ormai le mafie non sono più un fenomeno locale del Sud, ma reinvestono i propri capitali al Nord, soprattutto qui a Milano. Ed è una cosa indecente.

 

Non basta più l’azione della magistratura per combattere le mafie: servono adeguati strumenti politici, sociali e culturali, che purtroppo nessun partito di governo mette a disposizione dei cittadini per liberarsi di quella mentalità mafiosa che domina nella maggior parte del Paese.

 

Disse una volta Falcone, interrogato al riguardo, che il più grande errore che si possa fare quando si combatte la mafia è confonderla con la mentalità mafiosa, che certamente è propria anche di chi non è mafioso: questa fa tutt’uno con quel parassitismo all’italiana per cui i diritti vengono sempre elargiti sotto forma di favore e costringono così chi li ottiene a non ribellarsi, per paura di perderli. (e qui rimando all’intervista dell’81 di Berlinguer).

 

Viviamo una situazione drammatica, ma la storia ci insegna che dalle catastrofi è possibile riemergere, anche se la strada è tutta in salita. Occorre sempre ricordare però che “Si può sempre fare qualcosa”, come ripeteva di continuo Falcone. Sempre.

 

E se oggi piangiamo un’altra vittima delle mafie, significa che non stiamo facendo ancora abbastanza.




22 giugno 2010

"Istruitevi..." - Considerazioni sulla 1° prova di maturità

"Istruitevi perché avremo bisogno della vostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno della vostra forza
(Antonio Gramsci ai giovani)

 

 

Il primo giorno di maturità non si scorda mai. Quando passano quelle due settimane, ti senti la persona più libera del mondo e guardi al passato con un misto di nostalgia, ma anche con tanta voglia di nuove avventure. Non si può dire certo che quella di quest’anno si sia aperta con i migliori auspici: di tutte le tracce, l’unica decente era quella di musica, che ovviamente però si restringe ad un pubblico studentesco meno ampio. Le altre erano quanto meno indecenti. Ma non è una novità.

 

Già due anni fa, quando il maturando ero io, il neoministro Gelmini e il dicastero che guidava si distinsero per una prova di meritocrazia e di competenza assoluti: pretendevano un commento sul ruolo della donna in Montale, commentando una poesia che era invece dedicata ad un uomo (un ballerino russo transessuale, Boris Kniasef se non ricordo male). Nella versione di greco del giorno dopo, si dimenticarono una congiunzione, che al sottoscritto è costata il 15 (mi sono dovuto accontentare di un 14).

 

L’anno dopo sono riusciti a replicare, riempiendo di errori le tracce per l’alberghiero e disseminando inesattezze un po’ ovunque, ma nulla di così grave come l’anno della mia maturità.

 

Quest’anno si sono superati e a leggere le tracce sembra di trovarsi di fronte ad un palinsesto televisivo in tempi di par condicio: un colpo ai lager con Levi e uno alle Foibe con il tema storico.

 

Ma è nel tema “I Giovani e la Politica. Parlano i leader” che gli equilibrismi e il cattivo gusto si sono sublimati in un potente incesto, che chissà quanti piccoli aborti provocherà, data l’inconsistenza delle citazioni da utilizzare e la superficialità delle consegne.

 

Il brano di Mussolini che rivendica l’omicidio Matteotti non si capisce bene cosa c’entri con i giovani: e dire che discorsi del Duce sulla gioventù non mancano (e di certo al Ministero sarebbero capaci di reperirli anche in formato audio originale).

 

Quello di Togliatti è assolutamente noioso e privo di utilità, in quanto parla dell’educazione delle masse dei giovani al socialismo e non certo del ruolo dei giovani in politica (sarebbe stato più opportuno a questo punto Gramsci o Berlinguer).

 

Poi si arriva con Moro, la cui citazione è l’unica (voluta?) che si riferisca ai giovani e al loro ruolo in politica. Si conclude con Giovanni Paolo II che parla di cultura in generale, senza che accenni ai giovani una sola volta (se non sommariamente alle vecchie e nuove generazioni). E dire che anche il fu santo padre di discorsi sui giovani ne ha pronunciati a iosa.

 

Vedete, è il pressapochismo di questi fanfaroni che vengono pagati migliaia di euro al mese che non posso accettare, la superficialità con cui eseguono il proprio lavoro, l’inopportunità del proprio disinteresse ai giovani che mi risulta insopportabile.

 

Ora bisogna solo sperare che la seconda prova di greco al classico non contenga errori o altro: la maturità 2010 è già stata fin troppo rovinata.

 




18 giugno 2010

Arrivederci, compagno Saramago

Harold Bloom una volta lo definì "il romanziere maggiormente dotato di talento ancora in vita... uno degli ultimi titani di un genere letterario in via di estinzione."

Ed effettivamente sfido io qualsiasi uomo di ottantasette anni tornare protagonista della scena politica, ma soprattutto letteraria, fondando un blog e attirandosi scomuniche da tutte le parti, soprattutto da Sinistra, e ciononostante surclassare come solo un Premio Nobel saprebbe fare tutti i suoi avversari, pseudo-intellettuali soprattutto.

Mi fa un certo effetto parlare di Josè Saramago al passato remoto. Lo avevo incontrato qui a Milano, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, assieme a Marco Travaglio, e da subito mi aveva colpito quell'immagine così esile e indifesa, che nascondeva invece uno spirito da vero combattente, un leone d'altri tempi, talmente schietto e asciutto da lasciarti letteralmente senza parole.

Perchè non capita tutti i giorni ascoltare un uomo che, con assoluta nonchalance, ti dice che George W. Bush è di "una ignoranza abissale, espressione verbale confusa perennemente attratta dall'irresistibile tentazione del puro sproposito", un cowboy che ha scambiato il mondo per una mandra di buoi, di cui non sappiamo nemmeno se pensa, e altre amenità che ripeteva sul suo blog quando Bush era ancora in carica ed era l'uomo più potente della terra.

Così come è raro sentire da un militante comunista convinto che "la sinistra non ha la più schifosa idea del mondo in cui vive", lamentandosi che le sue parole non abbiamo suscitato il benchè minimo dibattito all'interno della Sinistra mondiale. Uno che le ha cantate a Ratzinger, ma non ha lesinato di prendersela anche con Israele (tanto da attirarsi accuse di antisemitismo, semplicemente per aver criticato la politica di quel governo). Uno che non era solito fare complimenti, che non la mandava mai a dire, ma anzi, le cantava chiare a tutti, soprattutto agli amici, che erano le prime vittime della propria invettiva (nell'incontro che sopra ho citato ricordo alcuni insuperabili passaggi sulla nostra Sinistra che meriterebbero un approfondimento in separata sede).

Uno che elogiava l'ateismo e ricordava a Ratzinger che atei non erano stati solo Lenin e Stalin e che era pur vero che sui cinturoni nazisti stava scritto Gott Mit Uns (Dio è con Noi), che, per dirla alla Biagi, fortunatamente aveva disertato il fronte hitleriano.

Uno che il 18 febbraio del 2009 si chiedeva sul suo blog "Che Fare con gli Italiani?", proclamando il suo immenso amore per il nostro Paese e la sua cultura e l'enorme dispiacere che questo fosse finito nelle mani di una destra sempre più insolente, e che sperava che l'incubo finisse il prima possibile, non tanto per noi, quanto per lui, che non poteva sopportare la patria di Dante e Manzoni afflitta da un cancro simile.

Uno che, alla notizia delle dimissioni di Walter Veltroni, reagì così: "E' appena giunta la notizia delle dimissioni di Walter Veltroni. Ben vengano, il suo Partito Democratico è cominciato come una caricatura di partito ed è finito, senza parole nè progetti, come un convitato di pietra sulla scena politica. Le speranze che vi avevamo riposto sono state defraudate dalla sua indefinitezza ideologica e dalla fragilità del suo carattere personale. Veltroni è responsabile, certo non l'unico, ma nell'attuale congiuntura il maggiore, dell'indebolimento di una sinistra di cui era arrivato a proporsi come salvatore. Pace all'anima sua."

E potrei andare avanti ore in esempi e aneddoti, ma mi pare superfluo: per apprezzare Saramago bisogna leggerselo da sè, perchè il bello dei suoi libri è che per capire dove voleva andare a parare, ci devi sempre mettere del tuo. Devi usare, insomma, la testa. Cosa rara nei libri di oggi, dove tutto è fin troppo spiegato e nessuno spazio è lasciato all'immaginazione.

Arrivederci, compagno Saramago.




4 maggio 2010

Lei Vada a Farsi Fottere

La cosa migliore uscita dalla bocca di D'Alema ultimamente.

Sublime.

Almeno ogni tanto c'è qualcuno che gliele canta (e può farlo, visto che è totalmente irresponsabile per costituzione dei voti o delle opinioni espresse durante il suo mandato).

Chi mi legge, sa che ho demolito più volte D'Alema, ma trovo sinceramente abbastanza pietosi gli argomenti con cui gli si dà contro (casa in affitto con equo canone... era una legge dello Stato, tutti quelli in affitto in case di Enti pubblici pagavano un prezzo inferiore a quello di mercato).

Magari qualcuno dovrebbe ricordarsi tra i veltroniani che c'era anche Veltroni in affitto con equo canone, ma lui a differenza di D'Alema non se ne è andato: e ha fatto anche bene, essendo quella casa data in affitto al padre, dirigente Rai, dove l'ex-sindaco di Roma ha passato l'infanzia.

Una cosa è stare in affitto con l'equo canone (legge dello Stato), altra cosa è farsi dare 900.000 euro in nero da un affarista senza scrupoli per comprarsi casa al Colosseo ad un prezzo inferiore a quello di mercato (violando la legge).

Se D'Alema ha qualche colpa, non è sicuramente derivante da quella di aver preso una casa in affitto ad equo canone, anche se sarebbe molto bello pensare che sia solo per questo.


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permalink | inviato da Pierpaolo Farina il 4/5/2010 alle 23:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



7 aprile 2010

Io, se fossi Dio

Io se fossi Dio,
non sarei mica stato a risparmiare:
avrei fatto un uomo migliore.
Sì vabbe', lo ammetto
non mi è venuto tanto bene,
ed è per questo, per predicare il giusto,
che io
ogni tanto mando giù qualcuno,
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino
! […]

 

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti e specialmente... tutti.
Che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti, avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete:
avete ancora
la libertà di pensare,
ma quello non lo fate

e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare. […]

 

Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente:
nel regno dei cieli non vorrei ministri
e gente di partito tra le palle,
perché la politica è schifosa e fa male alla pelle!
E tutti quelli che fanno questo gioco,
che poi è
un gioco di forze, ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo
...
E tutti quelli che fanno questo gioco
c'hanno certe facce che a vederle fanno schifo,
che siano untuosi democristiani
o grigi compagni del piccì.
Sono nati proprio brutti o, per lo meno, tutti
finiscono così.
 
Io se fossi Dio,
dall'alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare a Platone,
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione
;  
è un uomo tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo,
che scivola sulle parole
anche quando non sembra... o non lo vuole.
 
Compagno radicale,
la parola "compagno" non so chi te l'ha data,
ma in fondo ti sta bene,
tanto ormai è squalificata.
Compagno radicale,
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po' a casaccio
e dall'altra si riempiono le galere
di gente che non c'entra un cazzo... […]
 
Compagni socialisti,
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,
coi vostri uomini aggiornati,
nuovi di fuori e vecchi di dentro!...
Compagni socialisti fatevi avanti
che questo è l'anno del garofano rosso e dei soli nascenti!
Fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità!

Ringraziate la dilagante imbecillità! […]
 
Io se fossi Dio,
non avrei proprio più pazienza,
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe per il Giudizio universale! […]

 
Ma come uomo, come sono e fui,
ho parlato di noi, comuni mortali:
quegli altri non li capisco, mi spavento,
non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere.
Di loro posso dire solamente
che
mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente
.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento,
cioè solo l'immagine del grande smarrimento. […]

 

Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che
Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di trent'anni di cancrena italiana
. […]

 

Io se fossi Dio,
non mi interesserei di odio o di vendetta e neanche di perdono
perché
la lontananza è l'unica vendetta
è l'unico perdono
!

 

Giorgio Gaber (1980)



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)