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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

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1 aprile 2011

Niente Aventino, niente Regime. E Napolitano minaccia le elezioni

Sarà dura accettarla per i duri e puri, ma questa volta aveva ragione Massimo D’Alema. Duole ammetterlo, ma se ieri l’opposizione si fosse abbandonata ad una nuova secessione dell’Aventino come proponeva la Bindi o ad una dimissione in blocco come proponeva Ignazio Marino, il processo breve, che se approvato cancellerà 150.000 processi e introdurrà la figura giuridica dell’innocente a vita (ovvero B.), a quest’ora sarebbe stato già bello che approvato.

Mentre passeggiava soddisfatto col suo solito ghigno polemico, D’Alema ha confidato ai giornalisti: “Se ci fossimo ritirati sull’Aventino, il processo breve l’avrebbero approvato in due ore. Questo dovrebbe capirlo anche il Fatto Quotidiano.

Certo, dopo le tante batoste parlamentari prese dall’opposizione (ci ricordiamo quella sullo Scudo Fiscale che senza le assenze tra le fila dell’opposizione avrebbe fatto cadere il governo nel 2009), non è che D’Alema possa dare troppe lezioni. Però una cosa la Storia gliel’ha insegnata, ovvero che lasciare Montecitorio, soprattutto se è un parlamento di nominati attaccati alla poltrona alle dipendenze di un manipolo di neo-fascisti piduisti, è altamente sconsigliato.

L’eroe della giornata di ieri però ha un nome e un cognome: Roberto Giacchetti. È grazie a lui infatti se la giornata di ieri non si è trasformata nell’ennesima occasione mancata per indebolire parlamentarmente il governo e la maggioranza. Lui si è accorto per primo che erano troppe le assenze tra la maggioranza, lui che ha proposto il voto sul processo verbale che ha mandato in tilt la maggioranza (costringendoli a discutere e, andati sotto, a riscriverlo), lui che ha chiesto il rinvio in Commissione del processo breve (richiesta bocciata per soli due voti), che alla fine ha costretto la maggioranza a richiedere il rinvio del provvedimento a martedì prossimo.

Qualcuno, notando il blocco dell’attività legislativa, ha proposto le dimissioni in blocco di tutta l’opposizione per andare automaticamente a nuove elezioni, ma a ben vedere sarebbe troppo rischioso: non essendoci precedenti, nessuno ci può assicurare che la Camera non funzioni anche solo con la metà dei suoi componenti. O che si assista ad un definitivo colpo di mano come quello del 9 novembre 1926, quando Montecitorio approvava le leggi fascistissime e la decadenza del mandato parlamentare dei deputati aventiniani.

No, i parlamentari presidino il Parlamento (sono pagati per quello) e la società civile si occupi della piazza: ognuno ha la sua sede di lavoro. L’unico modo per sbloccare la deriva neo-fascista di questo parlamento è il suo scioglimento e le nuove elezioni: Napolitano ha il potere di farlo, glielo dà la Costituzione (art.88).

Pare lo abbia capito, perché oggi ha convocato i capigruppo di Montecitorio e ha spiegato che così non si va avanti. Berlusconi non è più maggioranza nel Paese, ma lo è per un soffio in Parlamento grazie alla compravendita di deputati e senatori. Un Parlamento di nominati e di corrotti non si può più accettare.

Basta, si vada ad elezioni.

E fino ad allora, l’opposizione non lasci l’agone parlamentare.




25 marzo 2011

Se vuoi la pace, prepara la pace

Se vuoi la pace, prepara la guerra”, dicevano certi antenati. E invece io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: “Se vuoi la pace, prepara la pace.
(Enrico Berlinguer)

Le ultime notizie dalla Libia sono che, dall’inizio della rivolta, ovvero in quattro settimane, sono morte 8.000 persone. Ottomila vite spezzate dalla furia omicida del solito dittatore a cui è stato lasciato fare il bello e il cattivo tempo, finché esigenze tutt’altro che umanitarie (il petrolio) hanno imposto ai grandi esportatori di civiltà, libertà e democrazia occidentali il solito intervento militare per ristabilire la giustizia.

E dov’erano questi signori negli ultimi 42 anni, mentre Gheddafi soffocava nel sangue rivolte, legittime richieste di maggior democrazia e il libero arbitrio? Probabilmente erano impegnati a far fuori, sempre per i soliti motivi tutt’altro che umanitari, altri dittatori, che magari essi stessi avevano messo là e rifornito di armi proprio per favorire i loro interessi, che però da quel momento in poi non venivano più garantiti e quindi la ragion di Stato imponeva alle loro coscienze (o ai loro portafogli) di intentare sante alleanze democratiche contro i crudeli dittatori.

O magari, sempre in funzione anti-comunista, armavano i talebani, uccidevano Salvador Alliende, tentavano con esiti incerti vari golpe neo-fascisti in Italia, per non parlare delle stabili dittature in Grecia e Argentina e potremmo andare avanti sul percorso delle dittature per salvaguardare la democrazia (un paradosso che nel mondo dura tutt’ora).

E come mai i volonterosi, come hanno chiamato l’allegra armata brancaleone che litiga pure sul numero di missili da lanciare, non sono andati a bombardare anche nel Myanmar (ex-Birmania), dove al potere c’è una dittatura militare? E in quanti paesi africani efferate dittature costringono milioni di persone all’esilio e all’emigrazione? La democrazia e la libertà non sono uguali in tutto il mondo?

Probabilmente sono più uguali nei Paesi ricchi di materie prime e soprattutto di petrolio, perché altrimenti non si spiegherebbero queste strane eccezioni al principio di uguaglianza che imporrebbe di trattare tutti gli stati dittatoriali allo stesso modo. Cina e Russia comprese.

Per tre settimane la comunità internazionale indugiava sull’intervento militare in Libia, diventando complice di un massacro inenarrabile. Invece di intervenire con le bombe, si poteva fare qualcosa di più, meglio e prima di questo grande pasticcio che qualcuno ha anche il coraggio di chiamare missione di pace (ed è invece una guerra): armare i ribelli, isolare Gheddafi, bloccarne aiuti, togliergli la terra sotto i piedi. E assicurarlo alla giustizia internazionale. Questo però non andava fatto 3 settimane fa. Andava fatto almeno 30 anni fa.

Del resto, la pratica Gheddafi ha cercato di risolverla già Reagan con le bombe nel 1986 (ma il grande statista da tutti compianto Bettino Craxi telefonò a Gheddafi per avvertirlo della cosa, quindi violando il patto di segretezza della Nato), ma fallì miseramente. E noi Italiani negli ultimi 42 anni abbiamo mantenuto comodamente il piede in due scarpe, giusto per non compromettere l’inaffidabilità e l’incoerenza che tanto ci hanno distinto in politica estera in 150 anni di storia unita.

Quindi che fare? Vale il “si vis pacem, para bellum” di latina memoria, oppure il “si vis pacem, para pacem” di Enrico Berlinguer? Il nodo è certamente difficile da sciogliere e non c’è una risposta univoca (c’è chi, ad esempio, come D’Arcais che è a favore dell’intervento e chi non lo è come Gino Strada).

Posto che io la penso come Hemingway, ovvero che le guerre sono combattute dalla più bella gente che c’è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che se ne avvantaggiano. Sono persuaso che tutta la gente che sorge a profittare della guerra e aiuta a provocarla dovrebbe essere fucilata il giorno stesso che incominciano a farlo da rappresentanti accreditati dei leali cittadini che la combatteranno.”

se la guerra si può evitare (ed è sempre possibile farlo), bisogna però che in ogni sistema vengano introdotti i giusti anticorpi sociali e culturali per impedire l’avvento di uomini della provvidenza che sono le cause uniche ed esclusive delle sofferenze quotidiane di milioni di persone.

Perché la pace, nel caso se lo fossero dimenticati i fan del libero mercato senza regole, è il più grande fattore di sviluppo. Nella pace i popoli possono usare la ricchezza per soddisfare le proprie necessità di vita e di crescita, per produrre altre ricchezze utili, per migliorare ed elevare la propria cultura, i propri modi di vivere e di consumare, e non per produrre strumenti di distruzione e formare soldati.

Se i miliardi di dollari al giorno che gli uomini spendono per gli armamenti fossero usati a fini pacifici, questi potrebbero contribuire a mutare il destino dell’umanità intera.

Sono certo, però, che come al solito, gli illuminati che ci governano ci arriveranno troppo tardi. O forse mai.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2407




10 ottobre 2010

Goebbels è vivo e lotta in mezzo a noi

Joseph Paul Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) fu uno dei più importanti gerarchi nazisti, Gauleiter di Berlino dal 1926 al 1945, Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945.

Della serie, la storia si ripete. Riguardo agli ultimi quindici anni non posso che notare analogie e sorprendenti verosimiglianze con gli anni più bui della storia dell'umanità. Non sono l'unico a quanto pare. Eppure, se rileggo oggi i famosi 11 principi della Propaganda di Goebbels, il dubbio mi viene: come abbiamo fatto ad essere così sciocchi e così ciechi?

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità




3 ottobre 2010

Se questo è un premier

Silvio Berlusconi ricomincia da sé. Nel senso che, messo con le spalle al muro, reagisce nella maniera che sa fare meglio: insultando e mentendo. Forte del fatto che chi lo sta ad ascoltare, raramente si va ad informare. Perché informarsi richiede tempo, e il tempo richiede fatica: meglio lasciare ad altri il compito, quindi, di pensare liberamente.

Vecchio copione, stesse battute: oramai il Cavaliere è diventato un replicante di se stesso. Ma il suo punto di forza è proprio questo: dire balle a reti ed edicole unificate a ruota libera, in
continuazione, perché, come direbbe Goebbels, se una bugia viene ripetuta all’infinito, diventa poi una verità.


Formidabile la balla della sovranità passata ai giudici, che oramai viene ripetuta da quando è stato bocciato il Lodo (incostituzionale) Alfano: “Se una legge non piace ad alcuni pm viene impugnata e presentata alla Corte Costituzionale formata, non faccio che fotografare la realtà, da giudici della sinistra che, su pressione dei giudici di sinistra, abrogano le leggi che questi non gradiscono. La sovranità non è del popolo ma è passata ai pm. Questo ci fa dubitare che nel nostro Paese ci sia una vera democrazia.”

Che detto da uno che, come Stalin, non ammette correnti nel suo partito, è veramente l’apoteosi della menzogna. Perché i casi sono due: o il Cavaliere la Costituzione su cui ha giurato non l’ha letta (e allora capirebbe che sono le sue leggi ad personam incostituzionali, e non la Costituzione) oppure è un bugiardo che pensa solo ai fatti suoi. Io propendo per la seconda, visto che si vanta dei suoi 30 presi a giurisprudenza (che ossimoro, Berlusconi e la legge, vero?)

Vogliamo passare alla storia come il governo che ha sconfitto la mafia”, ha anche affermato il Cavaliere, dimenticandosi però di aver avuto come braccio destro quel tale Marcello Dell’Utri,
attualmente condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, lo stesso che per anni gli portava in casa galantuomini come il pluriomicida mafioso Vittorio Mangano, assunto come stalliere in una villa senza cavalli, ma definito un eroe a reti ed edicole unificate per un semplice motivo: è stato omertoso fino alla fine.


E sui rifiuti di Napoli, dove si addossano colpe a Rosa Russo Iervolino (Bassolino è fuori dall’elenco, oramai), quando la gestione dei rifiuti è in mano al suo governo e al super-Bertolaso da due anni (senza parlare dei cinque anni del suo governo, dove non si è fatto niente). Come se
fosse colpa della Iervolino se l’Impregilo (non) ha costruito un inceneritore ad Acerra a norma di legge europea, ma soprattutto funzionante.


La Commissione d’Inchiesta sui magistrati è l’ennesimo colpo di teatro per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese: l’ennesima lepre a cui correranno dietro tutti i giornali e anche gli Italiani, senza preoccuparsi della profonda crisi economica e morale che affligge il Paese.

Anche perché, nel 1994, a far cadere il suo governo non furono i magistrati, ma quell’Umberto Bossi con cui amoreggia politicamente da una decina d’anni (dopo essersi preso del “mafioso di Arcore” e dopo le famose domande della Padania sulle origini delle fortune di Berlusconi).

Come Bersani un mese fa, anche Berlusconi ha annunciato mobilitazioni di massa per informare i cittadini dei complotti, dei presunti e falsi risultati del suo governo, di tante altre cose di cui lui dice di andare fiero (magari il patto con i libici, che ci sparano addosso con le motovedette che gli diamo noi per affondare i barconi di immigrati).

L’unica speranza è che i finiani stacchino la spina presto e si formi un governo di transizione per cambiare la legge elettorale e fare magari anche qualcosa sul conflitto di interessi e sull’informazione. Forse pure utopia, ma di una cosa sono certo: meglio per gli Italiani è che si faccia un bel repulisti generale.

E si ricominci… da Noi.




9 giugno 2010

Derive Autoritarie & Corto Circuito Democratico

“Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perchè non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno. Si impacchetta la Corte Costituzionale, si paralizza la magistratura… si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere transitivo che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo.”

(Giovanni Sartori, La Stampa, 12 giugno 2008)

 

Quando Giovanni Sartori, uno dei più grandi politologi viventi a livello internazionale che abbiamo in Italia, scriveva queste parole per La Stampa, il Parlamento italiano si stava come al solito preoccupando dei problemi del Presidente del Consiglio. Nello specifico, si apprestava a votare quel Lodo Alfano che è stato cassato dalla Corte Costituzionale per manifesta incostituzionalità (che in molti hanno fatto finta e continuano a far finta di non vedere), e che viene oggi riproposto in versione aggiornata come ddl costituzionale.

 

Che il Premier stia intensificando il fuoco televisivo, politico, mediatico contro la Costituzione, la Rai, il Parlamento, la Magistratura, dovrebbe per lo meno far riflettere tanti acuti osservatori politici che siamo arrivati ad un punto di non ritorno. E che se non ci si dà una mossa, si rischia di replicare la storia di nuovo.

 

Una cosa che il fascismo avrebbe dovuto insegnare a questo Paese è che la servitù non è tanto una costrizione del padrone, ma una tentazione dei servi. E di gente che preferisce delegare ad altri l’unica attività libera che hanno, quella di pensare liberamente, ce n’è parecchia.

 

Intendiamoci, Berlusconi non è Mussolini. Ma è proprio questo clima di facilismo, di esenzione non dai problemi, ma dalle angosce esistenziali che ci rendono recettivi ai grandi principi, che può spianare a Berlusconi la strada verso una “democrazia da balcone”, come la chiamava Montanelli.

 

Non quello di Palazzo Venezia, che gli starebbe troppo largo, e nemmeno quello della Casa Rosada, che consentiva ad un Peròn di arringare la folla come e quando voleva: il balcone di Berlusconi è la televisione.

 

Ce la farà, ce la sta già facendo, perché la gente è con lui, non con noi. E quando la gente si mette dietro a qualcuno, intellettuali e giornalisti finiscono per mettersi dietro la gente per vendere qualche copia in più del proprio giornaletto.

 

Perché in fondo, come ricordava Alexis da Tocqueville nel suo saggio “La Democrazia in America”, del 1840:

 

“Se un potere dispotico s'insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse dal passato: sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli. Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare. Vedo una folla immensa di uomini simili, che girano senza posa su se stessi per procurarsi i piaceri minuti e volgari di cui nutrono la propria anima. Ognuno di loro considerato in sè è come estraneo al destino di tutti gli altri... Quanto al resto dei concittadini, non li vede: li tocca, ma non li sente. E se ancora la famiglia ha qualche significato per lui, è la società a non averne alcuno.”

 

 

E la Sinistra? Bho, tu l’hai vista? A parte il populismo di Di Pietro, a parte i soliti commenti che non bucano lo schermo di Bersani, a parte le promesse di scendere in piazza… che fine ha fatto la Sinistra? Quando Sartori scriveva quelle parole, Veltroni, che pare esente da ogni colpa oggi, diceva “il dialogo è a rischio”. Cinque parole, seguite poi da “il dialogo è interrotto”. E quando ha capito anche lui troppo tardi che il dialogo era il solito monologo, ci ha rimesso la poltrona. E sul fatto ritorna alle origini (per fortuna), dicendo che la Questione Morale è il punto centrale, che questo è il governo dell’odio, che Santoro va difeso. Eppure la sensazione che qualcosa non va la denuncio da anni.

 

A che ora è iniziato il corto circuito di questa Sinistra? Le facce dei suoi leader (Veltroni, Fassino, D’Alema, Franceschini, Letta, Bersani) sembrano evaporare nel tubo catodico, un nugolo di ombre depresse e stravolte dall’immagine indistruttibile di un Berlusconi che è egemonico televisivamente, economicamente, politicamente, socialmente e pure culturalmente, reduce da 3 anni di continue vittorie nonostante la marea nera di scandali e fallimenti che lo investono e ne hanno scalfito lo smalto.

 

I nove punti di distacco alle politiche, il disastro delle europee e delle amministrative, nonché le ultime regionali, hanno fortificato il mito di Berlusconi e il suo predominio che non è più di sola immagine, ma proprio di adesione culturale. Un’adesione culturale che postula la normalità dello stravolgimento della Carta Costituzionale, dell’aggressione alle istituzioni di controllo come la Corte costituzionale, il Quirinale, la magistratura, della sottomissione del Parlamento (la cui sovranità è espropriata con quelle mazze chiodate dei voti di fiducia), del conflitto di interessi, della corruzione, dell’evasione fiscale, delle mafie.

 

La Sinistra, questa sinistra, quella nata dalle ceneri del Muro di Berlino, dimostra di non conoscere più il Paese, di non saper ascoltare, di non saper prevedere. Intrappolata nei riti romani, nei labirinti di vertice, negli equilibrismi, nell’eterna paura di apparire troppo di sinistra, la Sinistra ha perso non solo il potere delle sezioni (chiuse per debiti), dei simboli (venduti agli Angelucci come Botteghe Oscure), della cultura, ma anche i sensori sul territorio, quel modello vincente di dialogo continuo che il PCI aveva e che, dopo aver passato 20 anni a rimuovere, si è scoperto che lo si rivuole indietro, elogiando la Lega che non ha fatto altro che copiarlo pari pari.

 

Un’opposizione del genere, così impaurita di sé e del proprio passato, così ansiosa di apparire dialogante, conciliante, moderata, non è tipica delle democrazie: è poco britannica, ma anche poco francese, tedesca, americana. Perché nessuna opposizione di sinistra, progressista, teme di apparire per quel che è, ovvero qualcosa che di sua natura è portata a dire di no, a mostrare un’alternativa valida al governo in carica.

 

Di alternativa si parla, ma ancora non ne vediamo la faccia. Ogni giorno sui giornali leggiamo tutto e il contrario di tutto, uno dice una cosa, il giorno dopo la smentisce, dando l’impressione che in realtà si naviga a vista. Non c’è un progetto, né una sfida culturale all’orizzonte.

 

Hanno passato vent’anni a cancellare la vecchia identità, che non si sono minimamente preoccupati di darsene una nuova: non sono diventati i padri di una nuova identità. Semplicemente, sono rimasti gli eterni giovani di quella vecchia, di cui hanno mantenuto solo la mentalità.

 

Consegnando alla storia una marea di orfani e figli unici che chissà che forse un giorno questa nuova identità la partoriranno.




8 giugno 2010

Il Segreto è l'opposto della Democrazia

"Il Segreto è l'opposto della Democrazia"
(Norberto Bobbio)

Era l'estate del 2005. Bei tempi. Ero al mare, avevo 16 anni, gongolavo del fatto che le ultime regionali erano l'avviso di sfratto da Palazzo Chigi da Berlusconi. Contemporaneamente però leggevo delle scalate dei furbetti del quartierino e speravo tanto che Ricucci e company andassero in galera con una pena esemplare, stile USA. Ovviamente negli ultimi cinque anni non è successo nulla di tutto questo, anzi.

Mi ricordo anche le dichiarazioni di Berlusconi, che assicurava che dopo le vacanze avrebbe presentato un ddl sulle intercettazioni scritto di suo pugno per limitare quella barbarie sui giornali. Ovviamente aveva problemi più urgenti (i suoi) e fino al 2007 le intercettazioni non rientravano tra i suoi problemi, anzi, sono state fondamentali per fargli recuperare terreno sul centrosinistra che per 5 anni aveva vinto tutte le elezioni fino al 2006, perdendo di 25.000 voti. E quelle si che erano intercettazioni coperte da segreto, visto che nemmeno il magistrato le aveva ancora sentite, visto che da quel che è emerso in queste settimane, probabilmente il nastro transitò prima dalla scrivania del premier. (ma sarà la magistratura ad accertarlo, per ora è indagato Paolo Berlusconi).

La scusa che le intercettazioni costino troppo e che tutti gli Italiani sono intercettati è una balla che non regge per due motivi: secondo i dati del Ministero della Giustizia, su 3 milioni di processi penali, gli intercettati sono appena 20.000, ovvero lo 0,3% della popolazione italiana. E nel bilancio della giustizia, pari a 7.7 miliardi (dati 2007), la quota per le intercettazioni è di 224 milioni di euro, ovvero il 2,9% del totale. Ma attenzione: le intercettazioni si potrebbero avere gratis. Lo Stato è infatti proprietario della rete telefonica, che dà in concessione ai gestori telefonici, i quali però si fanno pagare 1,6 euro al giorno per le intercettazioni sui fissi, 2 per i cellulari, 12 per i satellitari. Un'altra follia, se consideriamo che lo stato potrebbe averle gratis (come in Francia), essendo proprietario della rete. Così come una banca è tenuta a consegnare alla magistratura documenti riservati, se è in corso un'indagine, così le compagnie telefoniche sarebbero tenute a concedere l'uso della rete gratis. Ma 224 milioni non sono bruscolini e fanno tanto comodo alle compagnie telefoniche. Così come alle agenzie private che fanno le intercettazioni, quando in realtà lo Stato potrebbe comprare i macchinari e farle fare direttamente alla polizia giudiziaria (così si eviterebbero casi come quelli di Favata che racconta di aver portato i nastri ad Arcore).

Sta di fatto che chissà cosa c'è dentro al pentolone, il cui coperchio rischia di saltare da un momento all'altro, se oggi Berlusconi è tornato a sparare a zero su magistratura e Rai, perseverando a dire balle amplificate dagli zelanti servi che ha messo in ogni dove del servizio pubblico radiotelevisivo, ma soprattutto è arrivato ad ordinare l'approvazione di un ddl che non è solo incostituzionale, ma è anche anti-democratico per natura, perchè pretende di multare gli editori, incarcerare i giornalisti, impedire ai magistrati di combattere crimine e malcostume.

Come diceva giustamente Norberto Bobbio 22 anni fa, nella sua relazione "Democrazia e Segreto", i due sono opposti l'uno all'altro. E nel Paese dei senza memoria, della corruzione perpetua e dei monopoli illiberali e incostituzionali, di segreti ce ne sono talmente tanti ancora da svelare che a ragione la nostra può essere definita semplicemente una Democrazia dell'Applauso (definizione di Bobbio), o del Balcone (stavolta di Montanelli) o solo Apparente.

Quanto sta emergendo dalla trattativa Stato-Mafia è l'ennesima prova: il Segreto è vitale per i c.d. innominabili. I quali, come direbbe Gaber, mi hanno tolto anche il gusto di essere incazzato personalmente. 




24 maggio 2010

La Crisi Psicologica

La Crisi è psicologica. O meglio, lo era  fino a un mese fa, quando il nostro ministro dell’Economia, quello che oramai viene definito il genio della Finanza internazionale, assicurava che i conti erano a posto, che noi stavamo meglio degli altri, che se le cose andavano male era perché c’era la stampa di sinistra che remava contro, perché i dipendenti pubblici non compravano la macchina nuova, nonostante ben 5 euro di aumento al mese, che il debito c’era, ma non era così alto etc.

 

Panzane per due anni ci hanno raccontato, ma come diceva un tale Goebbels, sicuramente il genio della propaganda del secolo scorso, “a furia di dire una bugia, questa diventa una verità.” Difatti.

 

Finite le balle del giorno prima, arrivano quelle del giorno dopo, come “l’Europa ha vissuto al di sopra delle sue possibilità” (che detto da chi ha vissuto al di sopra delle nostre possibilità è il colmo), “l’Europa ci impone la manovra”, insomma, la Destra ha scoperto che esiste l’Europa.

 

Peccato che non sia lei a chiedere la manovra, ma i mercati finanziari, altrimenti il nostro rating va giù, nessuno ci compra più il debito e fallirà lo Stato. Noi stiamo un po’ meglio dei Greci semplicemente perché abbiamo un debito privato minore di quello degli altri paesi, ma abbiamo il terzo debito pubblico al mondo, un rapporto deficit/Pil del 5,2% e uno debito/Pil che va verso il 119%. Avere il rapporto deficit/Pil più basso della media europea ci ha consentito di evitare (per ora) la speculazione finanziaria internazionale che ci avrebbe ridotti come la Grecia.

 

Ma non si campa d’aria e Tremonti lo sa: il genio della finanza ha infatti ammesso davanti a 60 deputati (su 630) la manovra, nell’indifferenza dei media, e tutte le peggiori previsioni si sono avverate. Infatti dicono che non metteranno le mani nelle tasche degli Italiani: e dove pensano di prenderli 24 miliardi di euro? Ce li mette Silvio?

 

Il Taglio molto semplicemente è una tassa che colpisce tutti indiscriminatamente, ricchi e poveri, con l’unico risultato di provocare la macelleria sociale che in televisione continuano a dire che non ci sarà, ma invece ci sarà eccome. Addirittura, con la scusa di colpire i falsi disabili, colpiscono quelli veri, bloccano gli stipendi, le pensioni e per far indorare la pillola si riducono del 10% lo stipendio. E introducono un altro bel condono edilizio, alla faccia della legalità e soprattutto per la gioia dell’abusivismo in mano a mafia, camorra e ‘ndrangheta.

 

Nel 1996, quando il rapporto debito/Pil era pressappoco agli stessi livelli, Alberto Alesina, uno dei maggiori economisti italiani (professore ad Harvard), calcolò che se tutti gli italiani avessero pagato le tasse, il rapporto debito/Pil sarebbe stato la metà. Non solo, senza i livelli di corruzione di Tangentopoli, l’Italia avrebbe potuto verosimilmente produrre un terzo miracolo economico. Ora siamo a 12 volte i livelli di corruzione di Tangentopoli (60 miliardi di euro) e ad una cifra spaventosa di evasione (sui 100 miliardi, ma è calcolata per difetto).

 

L’amico Tremonti, quello del rosso capitale, quello che era contro i condoni e pure contro Berlusconi nel 1994, ci faccia un favore: o i soldi li prende dai suoi amici che ci hanno ridotto così o si dimetta. Fa più bella figura. Lui e il suo capo di governo.




6 maggio 2010

Colpo di Stato? Abolito per legge.

Quando si processò la P2 e i suoi affiliati, nonchè Licio Gelli, quando cioè c'erano ministri che si dimettevano seduta stante se compariva il proprio nome vicino a quello di gente non troppo per bene, i magistrati che condussero le indagini e sgominarono la loggia massonica che voleva approvare il c.d. "Piano di Rinascita Democratica" (per maggiori informazioni consultare l'agenda degli ultimi 15 anni di entrambi gli schieramenti, dopo Tangentopoli) utilizzarono un articolo in particolare del Codice Penale, il 283.

Questo articolo (Attentato contro la Costituzione dello Stato) fu riformato in fretta e furia negli ultimi giorni della XIV Legislatura (2001-2006, ovvero quella dei due governi Berlusconi) tramite la legge 85 del 24 febbraio 2006 che recava "Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione", modifiche che entrarono in vigore il 13 marzo, data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Ebbene, il vecchio articolo 283 recitava: "Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni."

Il nuovo invece recita: "Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni."

Insomma, il colpo di stato non militare, cioè non portato avanti con atti violenti quali insurrezione armata e via discorrendo, è lecito. Se il nuovo articolo 283 fosse stato in vigore agli inizi degli anni '80, quando vennero fuori le liste e i piani eversivi della P2 per rovesciare lo stato democratico e imporre una nuova dittatura in Italia, Licio Gelli e tutti i membri dello Stato deviato suoi sodali avrebbero potuto fare quello che volevano dello Stato, visto che certamente non avrebbero usato pallottole e canne mozze per fare il loro golpe. Avevano proiettili ben più forti, tra cui generali della guardia di finanza, banchieri, imprenditori, affaristi, giornalisti, politici, tutta gente che succhiava miliardi dalle casse dello Stato non per servirlo, ma per servirsene e infine rovesciarlo.

Ebbene, ne avevo già parlato un paio d'anni fa, quando al Governo c'era ancora Romano Prodi. Ma come dicevano certi antenati, "Repetita Iuvant".




25 aprile 2010

La Nuova Resistenza

In cosa consiste la nuova Resistenza? Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vogliono due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà, l’onestà, l’onestà. E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo; se c’è qualcuno che dà scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato.”

(Sandro Pertini)

 

Basterebbero le parole di Sandro Pertini per celebrare degnamente il 65° anniversario della Liberazione dell’Italia dall’invasione nazi-tedesca e dai rimasugli nordici del fascismo. Basterebbe in fondo anche solo il nome di Sandro Pertini, visto che in questo nome e cognome sono riassunti i migliori ideali della tradizione democratica e repubblicana dell’Italia unita: socialismo, onestà, libertà, coraggio, anti-fascismo, lotta partigiana.

 

Eppure di questi tempi, con il solito revisionismo che oramai colpisce tristemente larghi strati giovanili di quella che ha anche il coraggio di chiamarsi “sinistra”, non solo emerge un fastidio nei confronti della data del 25 aprile, ma anche nei confronti di chi ebbe un peso determinante nella Liberazione del nostro Paese dalla dittatura.

 

E così magari capita di leggere sui giornali che tale Cirielli, un missino passato a ben più comoda vita berlusconiana, contemporaneamente parlamentare e presidente della provincia di Salerno, affigge manifesti dove non solo nega il ruolo dei partigiani nella Liberazione, ma addirittura elogia gli americani per averci difeso dalla “dittatura comunista” e averci liberato da quella che lui definisce “esperienza fascista”: insomma, il comunismo che non è mai andato al governo in Italia è una dittatura, mentre il fascismo che al governo c’è stato vent’anni è solo un’esperienza, una sorta di scampagnata nei campi a base di manganello e olio di ricino.

 

E cosa dire del discorso a reti pubbliche-private unificate del nostro Presidente del Consiglio, quello che almeno un giorno all’anno scompariva dalle tv e che l’anno scorso, incalzato da quel genio di Franceschini, si fiondò ad Onna a ribattezzare la Festa della Liberazione in “Festa della Libertà”, ossia lo stesso nome che si dà alle kermesse ferragostane del Pdl dove sfilano i big del predellino ad elogiare il loro capo carismatico.

 

Stupido sarebbe attribuire solo ai partigiani la Liberazione di questo Paese, ma ancora più stupido (e indecente) è negare il ruolo determinante che ebbero in essa: 280.000 ragazzi (senza contare i 6 milioni di soldati che decisero di non aderire alla Repubblica Sociale Italiana e che furono deportati dai nazisti) combatterono per la libertà e la democrazia di questo Paese, scrivendo una delle più belle pagine di coraggio civile e passione politica della nostra storia: certo, ci furono anche le ombre, ci furono i processi sommari e le fucilazioni.

 

Ma per 20 anni cosa hanno fatto passare ai dissidenti e al popolo italiano tutto i fascisti e il loro Duce? Vogliamo dimenticare le violenze, gli omicidi e i migliaia di giovani mandati a morire in Russia al freddo e al gelo con gli scarponi di cartone per combattere “il comunismo”?

 

Vogliamo dimenticare la X Mas di Junio Valerio Borghese, lo stesso che cercherà di compiere un golpe agli inizi degli anni ’70 per rovesciare la democrazia? O l’esercito di Graziani, che con le Brigate Nere e le Bande di Pietro Cock, rastrellava partigiani e italiani che li proteggevano, torturandoli fino alla morte? E che dire di tutti gli Ebrei sterminati?

E Boves, le Fosse Ardeatine e centinaia di altri episodi di violenza gratuita e di sanguinosa repressione da parte dei nazisti tedeschi con il tacito assenso o la diretta partecipazione dei “Ragazzi di Salò”, quelli per cui si dovrebbe provare rispetto?

 

No, nessun rispetto, né per i revisionisti né per chi si ostina a difendere l’indifendibile. E il compito di noi giovani oggi deve essere proprio quello che ci ha affidato Pertini quando pronunciava quelle parole, nel lontano 1985: difendere le conquiste dei nostri padri e dei nostri nonni. Questa è la nuova resistenza, questo è il miglior modo per ricordare tutti quelli che in questo paese, dai comunisti fino ai monarchici, sono morti per permettere a me che oggi scrivo e a voi di esprimere SEMPRE la vostra opinione.

 

E per fare questo, come diceva sempre Sandro Pertini: “Occorre che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli e umana con i deboli e i diseredati. Così la vollero coloro che la conquistarono dopo 20 anni di lotta contro il Fascismo e 2 anni di guerra di Liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronta a difenderla.”

 

Ed è evidente che noi giovani abbiamo molto lavoro da fare. Buona 25 aprile a tutti.




15 aprile 2010

Il Governo delle Tasse

È un problema di gerarchia: c’è chi trova anormale che in un Paese come il nostro ci siano 131 tipi di imposte, che in un anno 700.000 persone abbiano perso il lavoro, che il debito pubblico continua a crescere, nonostante i tagli, e c’è chi invece pensa che sia più importante discettare su forme di governo, stravolgimenti delle Costituzioni e trova addirittura immorale la divisione dei poteri teorizzata da Rousseau nel 1764.

 

Il bollettino economico di Bankitalia ha sentenziato: nel 2009 la pressione fiscale è salita dal 42,9 al 43,2%. E l’indebitamento delle famiglie è al 60% (che magra consolazione sapere che altrove è al 95%). Non parliamo del rapporto debito/pil e deficit/pil.

 

Insomma, la situazione economica dell’Italia non è affatto buona come paventa questo governo e il tanto elogiato Ministro dell’Economia, al secolo Giulio Tremonti, in arte il Profeta. Bisogna capire allora perché venga elogiato dal prestigioso Finacial Times e da Trichet. Lo spieghiamo subito: mercati internazionali e tutti gli altri guardano l’economia italiana con le lenti del Trattato di Maastricht, guardando ai saldi di bilancio in rapporto al Pil e non alle grandezze che quei saldi determinano (entrate e spesa pubblica in rapporto al Pil).

 

Dal punto di vista del disavanzo pubblico rispetto al Pil, l’Italia nel 2009 è andata effettivamente  meglio della media dell’area euro e si è tenuta molto distante dai valori di paesi in cui il deficit è esploso (Grecia, Irlanda, Spagna e, fuori dall’area euro, la Gran Bretagna). Il nostro deficit/Pil è infatti “solo” (si fa per dire) raddoppiato nel 2009 rispetto al 2008, passando dal 2,7 al 5,3%, mentre nell’intera area euro è più che triplicato, passando dal 2 al 6,2 per cento (magra consolazione, visto che noi non siamo cresciuti come i Paesi dell’area euro negli ultimi 20 anni).

 

Eppure è proprio questa differenza tra il nostro deficit/Pil e quello dell’area euro che ci sta proteggendo dalla speculazione internazionale, che ha per esempio colpito la Grecia: eppure l’Italia detiene, come anche Tremonti ha ricordato, il record del peggior rapporto europeo debito/Pil, battendo persino la Grecia.

 

La Spesa Pubblica è del resto impazzita come non era mai successo dal 1996, toccando quasi il 52% del Pil, +3 rispetto all’anno precedente. Se analizziamo però il 1996, scopriamo che se togliamo dalla spesa pubblica la voce degli interessi sul debito e guardiamo solo alla spesa pubblica primaria, questa si attesta comunque al 41% (il debito pesava 11,5 punti percentuali sul Pil). Se facciamo la stessa operazione nel 2009, arriviamo al 48%.

 

In un anno siamo riusciti inoltre a dilapidare quei 7 punti di Pil di spesa per interessi guadagnati grazie all’euro, derivanti dalla convergenza degli alti tassi di interesse che gravavano sul debito espresso in lire verso i bassi tassi del debito in euro. Cosa ne abbiamo fatto? Lo abbiamo integralmente utilizzato per spendere di più sull’insieme delle altre voci, anziché impiegarlo per portare il bilancio pubblico in attivo o in alternativa migliorare il disavanzo e ridurre le tasse.

 

Che oggi raggiungono appunto il loro massimo storico (cosa da far rimpiangere il Governo Prodi, per chi se ne lamentava e lo bollava come il Governo delle tasse).

 

Insomma, soffriamo per la crisi economica: eppur mi pare più grave quella morale. Ma di questo parliamo un’altra volta.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)