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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

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31 marzo 2010

Intervista a Sartori: “Vedo nero, nerissimo Ma il giocattolo del capo si è sfasciato”

Vi pubblico l'intervista rilasciata su "Il Fatto Quotidiano" da Sartori, attualmente uno dei più grandi politologi italiani di fama internazionale, sul voto regionale. Avvertenze per l'uso: Sartori è nato conservatore e morirà tale, quindi nessuno si aspetti grandi sconti o riconoscimenti alla Sinistra. Non ne ha mai fatti, come non ne ha mai fatti nemmeno a Berlusconi. Forse è per questo che mi sono formato anche sui suoi libri, aldilà di alcune cose di principio che non possiamo condividere. Buona lettura.

 

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di Beatrice Borromeo

    

È andata malissimo. Sono depresso. Mi sento una specie di Abatino Galiani: vedo tutto nero, noir, noir”. Parole pesanti per chi conosce il professor Giovanni Sartori, politologo ed editorialista del Corriere della Sera, che di solito si limita a esorcizzare con l’ironia anche le situazioni più gravi.

  

Professore, è nata la Padania.

   Sì, e questo divide il paese: ora al nord faranno il federalismo fiscale e il Pdl diventa un partito meridionale. Si sgretola il giocattolo di Berlusconi.

  

Cioè l’alleanza con Fini e Bossi?

   Certo, perché al nord prevale la Lega e il presidio di Berlusconi si confina al sud. Questo implica un partito molto clientelare e condizionato dalle varie mafie. Il Pdl è un partito di plastica, di cartapesta. Regge perché gli uomini di Berlusconi devono tutti il posto a lui. Soltanto al centro rimane qualche   isola rossa resistente.

  

Quindi secondo lei Berlusconi, personalmente, ha perso nonostante il buon risultato elettorale?

   Sì, e io l’avevo previsto. Il problema di Berlusconi non sono i voti, ma la distribuzione del potere sul territorio. Il Pdl è incentrato solo su Berlusconi che concede tutto a tutti perché a lui interessa soltanto preservare il suo potere.

  

La Lega è l’unico partito radicato che non si affida solo al carisma del leader. Il Pd dovrebbe ispirarsi a questo modello?

   La Lega rappresenta interessi concreti, quelli della piccola borghesia, di un elettorato del nord che vuole tenersi i soldi. Al sud il discorso è diverso: i soldi non si producono, si rubano e si spendono per mantenere le clientele.  

  

Quindi la sinistra non si radica perché non rappresenta più nessuno?

   Al nord il centrosinistra ha commesso un grave errore a parlare di “immigrazione facile”, perché poi succede che l’operaio disoccupato vota Lega. Pensa al suo interesse. C’è una crisi economica globale che mette in pericolo l’occupazione e il lavoro, in particolare in Italia. La sinistra non lo capisce, non usa alcuna lungimiranza proprio su temi e problemi riguardo cui doveva essere ghiotta e propositiva. Invece nulla.

  

Salva almeno Di Pietro o Nichi Vendola, l’unica opposizione che non è stata sconfitta?

   Io non ho nessuna stima per Di Pietro, demagogo di sinistra. E la vittoria di Vendola è un problema per Bersani, perché tira il partito a sinistra. L’idea del Pd riformista era invece di cercare voti al centro.  

  

Perché il Pd perde? Qual è il problema?

   Tra gli altri, c’è che sono stupidi: Bersani chiede il ritorno al Mattarellum per avere un centrino-ino-ino che a malapena passa la soglia di sbarramento. Il segretario del Pd si preoccupa di questo e non di una legge elettorale come il Porcellum che lo stritola. È chiaro che l’unione Bossi-Berlusconi si prepara a vincere le prossime elezioni, e con la vittoria otterrà automaticamente   il 55 per cento dei seggi. Ma di questo Bersani non si preoccupa.

 

La sinistra ha cancellato dall’agenda anche la legge sul conflitto di interessi.

Quello è stato il bacio della morte. Tutto è cominciato dalla rinuncia a quella legge.

 

Secondo lei il segretario Bersani è in bilico dopo questo voto?

Per adesso non vedo di molto meglio in giro. E poi non ha subito una sconfitta indecorosa. È andata male ma, poveraccio, neanche per colpa sua. Questo partito soffre l’eredità dell’ultimo governo Prodi.  

 

E degli ultimi scandali: Delbono a Bologna, Marrazzo nel Lazio.

Gli scandali più che altro hanno generato disincanto. Siamo un Paese marcio nel midollo e chi vota Berlusconi non si è fatto molto influenzare: quell’elettorato segue una tivù sotto controllo quindi – a parte i lettori del Fatto e di qualche altro giornale ancora libero di parlare – il cittadino dice: “E vabbè”. Non ha anticorpi, non è reattivo.

 

Cosa può fare un cittadino onesto che vuole contribuire, sperare ?

E’ abbastanza impotente. Finché ci sono Berlusconi, il suo sistema di potere e il controllo dei media, non vedo nessuna speranza.

 

Però è cresciuta l’astensione: una protesta contro questo sistema?

Era astensione equidistribuita, non ha colpito solo il centrodestra ma anche il Pd. È disaffezione, antipolitica, disgusto e indifferenza della politica tutta.  

 

Anche le nostre elezioni, come quelle americane di mid-term, sono un giudizio sull’operato del governo più che un voto locale?

Berlusconi ha impostato la campagna elettorale su di lui e quindi il risultato si può solo leggere come una conferma del governo.

 

Quanto ha influito l’opposizione della Cei alle candidate abortiste, Bonino e Bresso?

Si potrebbe frenare questo eccesso di invasione ecclesiastica della politica, perché l’elettorato cattolico duro e puro non supera il 4 per cento. Ma sia il governo che il centrosinistra si arrendono subito, senza combattere, a una Chiesa che è tornata alla riscossa.

 

Nessun cambiamento in vista?

Oggi no, lo escludo. Comunque ci siete voi sulle barricate, io sto nelle retrovie.




30 marzo 2010

Il Vento dell’Uomo della Provvidenza

"In Italia spira un gran brutto vento, il vento dell'uomo della Provvidenza. E' questo il vento che cavalca Berlusconi. [...] Non so per chi dovete votare. So soltanto contro chi."

(Indro Montanelli, Firenze, 22 febbraio 1994)

 

 

Quando si dice che i classici non muoiono mai. E in effetti, non sarebbe bastato molto, se non seguire alla lettera quello che già una quindicina d’anni fa dicevano i vari Montanelli, Bobbio, Biagi, Sylos Labini, Foa… e ancora prima i Berlinguer, i Pertini…

 

Bersani un paio di giorni ha disse che era cambiato il vento: errore, il vento è sempre lo stesso. Quello dell’uomo della provvidenza, che purtroppo in Italia si impone ciclicamente e porta con sé il peggio di quella feccia che risale il pozzo, per dirla sempre alla Montanelli: rigurgiti di fascismo e peggio vengono rovesciati su una società sempre più nullificata e deteriorata moralmente dal cattivo esempio di chi dovrebbe governarla (e non lo fa).

 

Perché come disse giustamente una volta Edwin Sutherland, famoso criminologo americano, come si può pretendere che in un quartiere gli abitanti si comportino secondo la legge, se chi li governa non fa altrettanto? È ovvio che siano portati al malcostume e percepiscano le leggi come un’assurda imposizione di chi va al potere solo per fare i fatti propri.

 

E in particolare questa tornata elettorale è stata l’ennesima occasione sprecata, che va a favore del partito trasversale del casino che non vedeva l’ora di un ulteriore indebolimento dell’opposizione e del sostanziale equilibrio della maggioranza per rilanciare “le riforme”, che ovviamente vanno fatte “insieme”, in modo da distribuire le colpe tutte sulla Sinistra, come nel caso dell’Indulto o di altre celebri riforme tutte a favore non di chi i reati li persegue, ma di chi li compie.

 

Ed è ovvio che il principale obiettivo del bombardamento mediatico che da sedici anni cancella coscienze e rincitrullisce cervelli siano quelli che vanno contro il pensiero unico, contro l’uomo della Provvidenza, contro i buoni propositi di cambiare il Paese: i nemici da abbattere sono Santoro, Travaglio, Di Pietro, Grillo, quelli che regalano i voti alla Destra. Eppure non si spiega perché Berlusconi si affanni a violare le leggi per non averli più in video, mentre non disdegna i sedicenti riformisti de noantri.

 

Tutti in particolare se la prendono con Grillo che in Piemonte toglie i voti alla Bresso, ma ad un’analisi più approfondita vediamo che le liste di Grillo hanno preso 90.000 voti, l’ex-governatrice ne ha persi 190.000 rispetto a cinque anni fa, quindi dove sono finiti quei 100.000 voti persi? Sono talmente democratici che si lamentano che una lista con un suo programma prenda dei voti al centro-sinistra: non fanno autocritica, non si chiedono perché mai 90.000 ex-elettori abbiano scelto quella lista anziché loro, semplicemente si procede sempre nel solito modo, “abbiamo vinto tutti, tutti a casa”.

 

Il PD nasce per governare, ci continuano a ripetere, ma da quando è nato nemmeno più l’elezioni del condominio riusciamo a vincere (sebbene i risultati delle comunali siano più incoraggianti di quelle di regionali e provinciali). Va preso atto che il nulla coniugato al nulla, l’etichetta con solo marketing alle spalle, non funziona: è fallito il Pd di Veltroni, era inesistente quello di Franceschini, non vince quello di Bersani. Se ne rendano conto.

 

Perché se a tutto ciò si evita di dare continuità e sostanza; se la militanza diventa un mero sfogo di ambizioni personali e il tesseramento una vecchia bardatura del potere democristiano; se la passione viene continuamente uccisa da dosi letali di realpolitik, ma soprattutto, se dei legami e dei simboli, oltreché della memoria, ci si ricorda solo al momento di chiedere il voto e le sezioni diventano luoghi di apparato; se le primarie vengono considerate una fastidiosa perdita di tempo e la scelta dei candidati si trasforma in una guerra tra satrapi e capibastone; se l’ideale diventa obsoleto e la coerenza morale si trasforma in dialogo basato sul nulla e con nessuno; se insomma, non esiste più una leadership e un partito che si occupino dei problemi della società, senza dimenticare da dove vengono e ben spiegando dove vogliono andare, CHI può biasimare quello storico elettore di sinistra che sceglie di non andare a votare, nauseato da ciò che lo circonda, oppure prende in considerazione di votare Grillo?

 

Diceva otto anni fa a Piazza Navona Nanni Moretti, che sarà poi il responsabile della rivitalizzazione con i girotondi del centro-sinistra: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”.

 

Chi aveva ragione?




29 marzo 2010

Riflessioni in corso d'opera

Allora, cominciamo a dare i dati parziali delle regioni più importanti e ragioniamoci sopra, anche contando l'astensionismo aumentato dell'8% rispetto a 5 anni fa.

Lombardia: Formigoni 56% - Penati 32% (sez. 4.023/9.213)

Piemonte: Bresso: 47,5% - Cota: 47,2%  (sez. 1.788/4.835)

Lazio: Bonino 50,5% - Polverini: 48,5% (sez. 2.235/5.266)

Campania: Caldoro 52,5% - De Luca 44,5% (sez. 683/5.802)

Voglio (per ora) concentrarmi su queste quattro, facendo notare che non solo in Campania, ma nelle Regioni del Sud in generale lo spoglio vada sempre troppo a rilento e i dati affluiscano con il contagocce (dalla Calabria sono fermi a 370 sezioni su 2405, in Puglia stessa proporzione); in secundis, laddove la Sinistra si è presentata come fotocopia della Destra, ha subito una debacle paurosa (Campagnia, Lombardia, giusto per citare un paio d'esempi).

Penati, calato dall'alto della dirigenza democratica, si contraddistingue da un paio d'anni a questa parte per quella che l'ex-ministro Barbara Pollastrini definisce "leghismo di sinistra", una fotocopia per l'appunto della Lega originale, che però non paga elettoralmente: tant'è che il centrosinistra, rispetto a 5 anni fa, prende il 10% in meno.

De Luca, idem, caratterizzato da un'arroganza senza precedenti, da grande avversario interno di Bassolino pensava di emularne il successo, peccato che non abbia nè il carisma nè la simpatia dell'ex-governatore della Campania per tentare operazioni del genere.

Nel Lazio guardiamo con attesa e un po' di sano ottimismo al lieve vantaggio della Bonino, mentre in Piemonte il fattore Grillo (che in Emilia ha sottratto quasi l'8% ad Errani) rischia di mandare a casa la Bresso (che a questo punto un po' se lo meriterebbe, visto che anche lei ha preferito usare i bilancini elettorali imbarcando anche l'UDC per vincere).

Oltre all'astensione, che pare aver colpito per la prima volta nella storia repubblicana il centro-sinistra, c'è un dato drammatico: nel Nord la Lega avanza, mentre tutto il centro-sinistra indietreggia. E non per colpa di Di Pietro (che in Lombardia cresce di 3 punti, per esempio, anche se sono dati parziali), ma per colpa della solita indeterminatezza culturale e la contradditorietà a livello nazionale di una politica fatta di idee e ideali.

Chissà che dopo queste elezioni si capisca una volta per tutte che con l'UDC non ci si deve alleare, mentre che di quei presunti riformisti al secolo trasformisti non solo non ce ne facciamo nulla, ma fanno venire i conati di vomito a quello che una volta si chiamava popolo. Ma siamo sicuri che anche questa volta l'idiozia prevarrà sul buon senso. A domani per un'analisi complessiva.

 




26 marzo 2010

Il Discorso di Pericle

37, I. Abbiamo un sistema di governo che non emula le leggi dei vicini, ma siamo noi stessi un modello piuttosto che gli imitatori di altri. E quanto al nome, per il fatto che non si amministra lo stato nell’interesse di pochi, ma di una maggioranza, si chiama democrazia: secondo le leggi vi è per tutti l’eguaglianza per ciò che riguarda gli interessi privati; e quanto alla considerazione di cui gode, ciascuno è preferito per le cariche pubbliche a seconda del campo nel quale si distingue, e non per la classe da cui proviene più che per il merito; d’altra parte, quanto alla povertà, se uno è in grado di far del bene alla città, non è impedito dall’oscurità della sua posizione sociale.

 

III. Mentre ci regoliamo nei nostri rapporti privati senza offendere, nella vita pubblica non ci comportiamo in modo illegale, soprattutto a causa del rispetto, perché diamo ascolto a coloro che di volta in volta sono in carica e alle leggi, specialmente quelle che sono stabilite per aiutare le vittime di ingiustizia e quelle che, senza essere scritte, portano a chi le viola una vergogna comunemente riconosciuta.

 

40, II. Vi è nelle stesse persone la cura dedicata agli affari privati insieme a quella per gli affari politici; e anche se ciascuno si dedica ad attività diverse, vi è la caratteristica di formare giudizi sugli affari pubblici in modo non inadeguato: noi infatti siamo i soli a considerare un cittadino che non prende parte agli affari pubblici, più che inattivo, inutile; e noi stessi almeno esprimiamo un giudizio, o riflettiamo correttamente, nelle varie questioni, senza considerare le parole danno all’azione, ma considerando piuttosto un danno il non essere informati con le parole, prima di procedere con l’azione a ciò che è necessario compiere.

 

III. Infatti, a differenza degli altri, abbiamo questa qualità: mostriamo un grandissimo ardimento e contemporaneamente riflettiamo su ciò che stiamo per intraprendere: per gli altri invece è l’ignoranza che dà coraggio, mentre la riflessione causa timore. […]

 

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Questo diceva Pericle, secondo quanto riportato da Tucidide, nel 431 a.C., durante le esequie per i caduti della patria. Sono passati 2441 anni, eppure qualcuno oggi avrebbe proprio bisogno, soprattutto tra quelli che si effigiano dell’aggettivo “democratico”, di rileggersi queste parole: pensare, prima di agire; formarsi giudizi in modo non inadeguato; considerare un danno il non essere informati.

 

Sull’ultimo punto invece c’è qualcuno che vive con fastidio i momenti collettivi, le piazze, che vorrebbe continuare nella folle corsa verso il centro, e quindi verso destra, che negli ultimi 15 anni ha consegnato l’egemonia culturale ad una Destra razzista, neofascista, illiberale, ignorante e cafona, sacrificando sull’altare del c.d. riformismo i propri ideali e la propria ragione sociale. Qualcuno che accusa Santoro e noi altri di portare voti a Berlusconi: non si spiega però perchè il Cavaliere non voglia vedere in schermo Santoro, mentre non si oppone ai vari riformisti dell'armata brancaleone.

 

Ebbene, a questi sedicenti riformisti, al secolo trasformisti, giornalisticamente parlando diversamente berlusconiani, cioè non di diretta proprietà del nano, ma culturalmente tali, consiglio, anziché pontificare su come si fa opposizione (visto che sono manifestamente incapaci di farla), di cominciare magari a pensare anche a come governare, possibilmente navigando e non galleggiando, visto che pure in quello non hanno dato granché prova di intelligenza e coerenza.

 

Ai trinariciuti che li seguono, invece, a quella folta schiera di aspiranti politicanti senza arte né parte che per farsi belli ne copiano i (non) pensieri, vorrei loro ricordare una massima di Max Weber, posta sul finale della Nota Preliminare de “L’etica protestante e lo Spirito del Capitalismo”:

 

Moda o ambizione letteraria inducono oggi a credere di poter fare a meno dello specialista, o di poterlo ridurre ad un ruolo subalterno al servizio di chi “guarda, vede, intuisce”. Quasi tutte le scienze devono ai dilettanti qualcosa, magari punti di vista assai pregevoli. Ma il dilettantismo non può essere il principio della scienza: ne sarebbe la fine. Chi desidera “guardare” vada al cimenatografo, dove gli è offerta una grande quantità di visioni sui problemi. E chi desidera la predica, vada nella conventicola.”

 

E la politica non fa eccezione.




23 marzo 2010

Libertè, Egalitè, Fraternitè… Unitè

Adesso comincia la parte più difficile”, ha detto Daniel Cohn Bendit, leader dei Verdi francesi, forse memore di come un’altra sinistra, quella Oltralpe nostrana, abbia dilapidato un vantaggio di 13 punti percentuali a distanza di pochi mesi, dopo la vittoria alle Regionali del 2005.

 

Eh, sì, perché aver vinto le Regionali è una cosa, riconquistare l’Eliseo fra due anni, dopo 17 anni di dominio neo-gollista, è tutta un’altra partita. Sicuramente il Partito Socialista ha vinto, ma il vero vincitore è l’Unità delle opposizioni.

 

Il coro che domenica sera risuonava per Rue Solferino, nella sede del PS presa d’assalto dai militanti, era “Unitè, Unitè”, e la strada per una possibile riconquista socialista all’Eliseo sembra tracciata dall’alleanza tripartitica PS-Europe Ecologie-Front de Gauche, un trio vincente, almeno sulla carta.

 

La Sinistra francese, astensionismo a parte, rischia però di perdersi per strada un po’ come ha fatto il centro-sinistra italiano: non tanto per dissidi programmatici o ideali, quanto su protagonismi e patriottismi di partito che rischiano di indebolire a priori la coalizione e spianare la strada a Sarkozy, che tra i due litiganti diventerebbe il terzo che gode.

 

Il grande sconfitto, a tal proposito, non ha trovato niente di meglio da fare che annunciare la fondazione di un suo partito personale in vista delle presidenziali 2012, varare un mini-rimpasto di governo e fare come se nulla fosse (l’Italia fa scuola). Eppure i sondaggi parlano chiaro: il 58% dei francesi non gli confermerebbe il secondo mandato, oggi come oggi.

 

Il rischio è che in questi due anni si consumi una faida interna al Partito Socialista, con la Royal (riconfermata alla guida del Poitou-Charente con il 63% dei voti) pronta a non fare sconti a nessuno, soprattutto per come è stata trattata dagli avversari interni, la segretaria socialista Aubry in testa. Le ambizioni dei leader socialisti, sempre troppo desiderosi di far fuori la Royal, non sono svanite, anzi, la conquista di 22 regioni su 23 le ha rinfocolate.

 

I Francesi non gradirebbero l’ennesima guerra intestina in casa socialista tra la Royal e i vari Fabius, Holland, Strauss-Kahn, tutti in corsa per diventare i prossimi avversari di Sarkozy, non hanno certo intenzione di passare alla storia come gli affossatori di una squadra che vince.

 

Molto di questo successo si deve però anche al senso di responsabilità del Front de Gauche, nato sulle ceneri dei soliti comunisti più o meno rifondati, socialisti dissidenti, cani sciolti, che ha eliminato ogni simbolo e si è preso la briga di guarire i vari radicalismi dalla propria sterilità, trasformando l’inconcludenza politica in una piattaforma programmatica.

 

Un’Alleanza tripartita andrebbe bene anche in Italia: ci vuole tanto però a lavorare per l’Alternativa?




16 gennaio 2010

Squadra che Perde, non si Cambia

Per una volta tanto lasciamo perdere la partita politica nazionale (anche perché non si può certo stare tutto il tempo in bagno a vomitare) e concentriamoci un attimo sulla Lombardia, la regione nella quale per fortuna (o purtroppo, come direbbe Gaber) vivo e studio.

 

Alle Regionali di marzo si è candidato per il PDL il ciellino Roberto Formigoni, l’unico presidente di regione che è riuscito a spendere 5,2 milioni di euro per ristrutturare il suo ufficio, il “Formigoni Lounge”, che dal nome qualcuno può pensare sia una sorta di loft con campo da bowling incorporato, e invece è un piccolo ufficio di 50 metri quadri situato al 31° piano del Pirellone.

 

Quello con qualche assessore indagato nella sanità e che impera da quindici anni da queste parti solo grazie alla famosa Comunione e Liberazione, con la quale il governatore è molto generoso, soprattutto con il braccio armato dell’organizzazione, la Compagnia delle Opere. Ma tralasciamo questi particolari (ci sarà tempo per approfondirli).

 

C’è una questione all’ordine del giorno, posta ovviamente non dal suo presunto avversario (l’ex-presidente della Provincia di Milano Filippo Penati), bensì da un consigliere regionale, Pippo Civati: quella dell’ineleggibilità del governatore uscente ad un terzo mandato.

 

Sino dal 2004, infatti, quando ancora non era concluso il primo mandato dei Presidenti eletti a suffragio universale e diretto, la legge statale (n. 165) ha stabilito, con precetto preciso e vincolante per le regioni, il divieto di tre mandati consecutivi, per impedire il formarsi di rendite politiche e l’accumulo di potere personale da parte dei Presidenti di Regione (che rispetto al vecchio sistema e con la riforma del Titolo V della Costituzione, godono di moltissimi poteri in più). Essendo stato eletto già nel 2000 e nel 2005, Roberto Formigoni non è dunque più rieleggibile.

 

Il fatto che la discussione sorta tra i costituzionalisti sull’inclusione nel conteggio dei mandati anche del primo successivo alla riforma del 2001, sia stata completamente ignorata dai grandi giornali nazionali (vuoi per opportunità, vuoi perché hanno altro con cui imbrattare le proprie pagine), la dice lunga sullo stato dell’informazione in Italia.

 

E non lo dico perché è un fatto che riguarda solo la destra, anzi, riguarda anche la Sinistra, che ricandida per la terza volta Vasco Errani in Emilia, bensì perché è così che nascono le dittature, nel sonno della pubblica coscienza.

 

Un’opposizione decente e un avversario normale farebbero subito leva su questo aspetto: in fondo, cosa lo eleggiamo a fare Formigoni, se poi una sentenza della Corte Costituzionale dovesse costringerlo a dimettersi?

 

Il problema però è che in Lombardia, come nel resto d’Italia, l’opposizione targata PD non è né decente né ci sono avversari alla destra normali (non dico diversi, per carità, potrebbe sembrare un insulto per qualcuno): senza primarie e senza discussione politica interna, si è di fatto dato il via libera a Penati di correre contro Formigoni.

 

Sì, avete capito bene: lo stesso Penati che, inaugurando la strategia del leghismo di sinistra, ha regalato la Provincia di Milano ad un ex-dipendente di Silvio Berlusconi, sconosciuto ai più. Lo stesso Penati che, per attrarre i voti che non ha attratto dell’UDC, ha passato le due settimane del ballottaggio ad attaccare l’ala sinistra della sua ex-coalizione, con l’unico risultato di perdere 90.000 dei voti che aveva preso al primo turno tra i suoi e tutti quelli di Rifondazione, che erano 60.000 (senza recuperarne manco uno dall’UDC).

 

Il perché sia lui il candidato e non qualcun altro è presto detto: era il coordinatore della mozione Bersani ed è tra gli uomini di fiducia del segretario. In giro per Milano potete ammirare la geniale campagna elettorale di un cambio marce dell’auto con, al posto della 6°, il nome “Penati” in rosso.

 

Peccato che il suo primo passo da candidato “ufficioso” (perché l’ufficialità non c’è ancora, sebbene lui metta manifesti in giro per la regione) sia stato quello di definire Bettino Craxi uno “statista”. Ovvio, figuratevi se mai avesse tirato fuori la questione dell’ineleggibilità di Formigoni, avrebbe dovuto anche criticare la ricandidatura di Errani (anche lui bersaniano convinto, o meglio dire, dalemiano).

 

Della serie: squadra che perde, non si cambia.

 

Posso dire una cosa? Datemi la possibilità di votare una volta sola nella mia vita qualcuno per il quale non mi debba turare il naso. Fatemi votare Civati, l’unica persona tra i tanti grulli del PD, ad aver detto che “l’anti-politica se la sono inventati i politici”, e non perché sia giovane, ma perché è bravo. È  intelligente. E fa politica ancora con il cuore, oltreché con la testa.




16 febbraio 2009

The Importance of Being... Ugo.

                             

Come diceva Troisi, nell'indimenticabile "Ricomincio da Tre", il nome Ugo offre molti vantaggi per chi lo porta, ma soprattutto per chi lo pronuncia: è breve e non fa crescere il ragazzo "scostumato", cioè maleducato. Insomma, è simbolo di uno che sa prendere gli ordini, che rispetta il capo, che farebbe di tutto per compiacerlo.

Ovvio che fosse anche il nome del figlio del commercialista di Berlusconi, candidato del PDL, e da quel che si evince futuro governatore della Sardegna: se poi questo si chiama Cappellacci, è sinonimo lampante di prestanome.

Nei giorni scorsi si faceva fatica a distinguere tra Ugo Berlusconi e Silvio Cappellacci: praticamente la campagna elettorale, a spese dello Stato, l'ha fatta Berlusconi per lo sconosciuto coordinatore regionale di Forza Italia, il cui nome, Ugo, è per l'appunto una garanzia.

Chi meglio di lui può fare la marionetta? Cappellacci è un feticcio, un pupazzo, piazzato come si fa con le pentole vecchie e sconosciute sul mercato da un abile venditore: sicuramente nè Berlusconi nè i suoi amici avranno più problemi edilizi in Sardegna se vincerà Ugo, le colate di cemento si moltiplicheranno in virtù del maggior turismo.

Il povero Ugo è trattato del resto come uno zerbino, come raccontano i giornali: a Cagliari, durante un comizio, Berlusconi
lo ha persino sgridato: "Ugo... non darti troppe arie, perché qui ti abbiamo portato noi!" Si è pure dimostrato sorpreso che il povero Ugo volesse parlare, così, da buon padrone, ha detto: "Quante volte ti devo dire che quando io sono qui, tu devi stare giù?"

In uno dei suoi tanti deliri, Berlusconi ha promesso persino opere pubbliche "finanziabili già ora" per ottenere i voti dei Sardi, che pare gli abbiano pure credute: quest'uomo promette risorse dello Stato per fini elettorali, ma nessuno pare indispettirsi della cosa: che importa se questo si chiama voto di scambio, tanto c'è il Lodo Alfano che lo protegge.

Così come lo ha anche protetto dalle querele di Soru, che voleva fargli smentire la balla che Tiscali avesse perso 3,3 miliardi di euro: come ha detto il governatore, "Tiscali tanti soldi nemmeno li ha visti". Non certo come il fallito Berlusconi, che prima di entrare in politica aveva 5000 miliardi di debiti e rischiava il fallimento.

Berlusconi ovunque usa lo Stato per fare campagna elettorale: guardando quello che fa Chavez in Argentina, non si capisce chi stia copiando chi. Sicuramente entrambi hanno preso spunto dal piano di rinascita democratica della P2. In fondo, Berlusconi ne aveva la tessera 1812.

Chissà, forse anche Wilde avrebbe riscritto la sua commedia: The Importance of Being... Ugo, anzichè Ernest.




22 febbraio 2008

"Via la Preferenza anche a Regioni e Comuni"

           

"L'unico modo per risolvere i problemi in Campania, di cui per altro si sa già tutto, è quello di abolire la preferenza diretta anche alle elezioni amministrative e regionali, in quanto le preferenze sono la moneta con cui si comprano i favori dei cittadini."

Brunetta Dixit. E Brunetta, come si sa, è il più fidato consigliere economico di Berlusconi dopo il plenipotenziario Tremonti.

La puntata di ieri sera di Annozero ha offerto spunti di riflessione importanti su quella che è stata la più grande emergenza nel corso della storia d'Italia: dopo un inizio eccezionale affidato al solito preciso e tagliente Marco Travaglio, che ha sottolineato come anche la Destra ci abbia sguazzato in questa crisi, si è passati ad una lunga inchiesta che mi ha lasciato allibito e mi ha fatto vergognare di essere per metà milanese e per metà napoletano: le responsabilità sono di tutti, degli industriali del nord che hanno scaricato rifiuti tossici sotto le verdi pianure campane e della malagestione locale che, tra destra, sinistra e camorra ha speculato sulla vita dei cittadini per far prevalere interessi particolari.

Quello che non sapevo era che nel 2001, in pieno Governo Berlusconi, la clausola che imponeva all'Impregilo, l'impresa milanese che si era accaparrata l'appalto di smaltimento, lo smaltimento a proprie spese dei rifiuti non smaltiti fu cancellata, e contemporaneamente tutte le discariche esistenti in Campania venivano chiuse per affidarsi al fantomatico unico inceneritore di Acerra.
In pratica, se si fossero tenute aperte le discariche e l'Impregilo non si fosse vista "condonare" lo smaltimento a proprie spese per non aver costruito in tempo e secondo le norme di legge l'inceneritore, adesso non esisterebbe nessuna emergenza rifiuti.
Ed è falso dire che la gente non vuole l'inceneritore o la discarica: la gente chiede l'inceneritore e la discarica, ma chiede che siano realizzati a norma di legge, cosa che non è stata fatta fino ad oggi, come hanno rilevato gli esperti di De Gennaro.

Ma aldilà del drammatico problema che affilgge anche molti miei cari parenti, mi pare assurda e irricevibile la proposta da parte di Brunetta di cancellare la preferenza diretta anche a livello locale, cioè di amplificare la Legge Porcata in ogni ambito!!!

E' questa la proposta del Popolo della Libertà? Violare l'articolo 48 della Costituzione e negare la libertà al cittadino di scegliersi il candidato da votare? Questo mi pare non un Popolo della Libertà, bensì dell'Illibertà. 

Cittadini, votate pure Berlusconi, finchè sarà consigliato da quelli come Brunetta l'Italia ripartirà... non si sa bene con quale benzina, ma sicuramente ripartirà, tanto alla fine a pagare siete sempre voi, no?   



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
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"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
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