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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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6 aprile 2011

Il Manifesto dei Responsabili? Tutta farina del sacco fascista di Gentile

Dopo la presentazione del ddl costituzionale per abolire la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione (il divieto della ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista), a firma dei deputati Cristano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin e Achille Totaro, ci mancava anche la notizia che il "Manifesto" politico dei Responsabili, di cui è diventato il segretario nazionale niente popò di meno che Domenico Scilipoti, è copiato pari pari da alcuni passi del Manifesto dei Giovani Intellettuali Fascisti redatto da Giovanni Gentile nel 1925.

A denunciarlo su facebook, tramite una nota che sta girando in questi giorni, è Antonio Scalari, che ha messo a confronto le frasi scelte dall'ex-Idv per il Manifesto del Movimento di Responsabilità Nazionale con quelle scritte quasi 90 anni fa dall'ideologo del PNF, sottoscritte da 250 intellettuali al Convegno per la Cultura fascista di Bologna.

Se Gentile scrive che “il Fascismo è un movimento recente ed antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana, ma non privo di significato e interesse per tutte le altre”, a Scilipoti basta sostituire il nome del partito e riscrivere la frase così: “Responsabilità Nazionale è il movimento recente ed antico dello spirito italiano, internamente connesso alla storia della Nazione Italiana”.

E il copia e incolla prosegue in tutto il manifesto. Scrive Scilipoti: “Responsabilità è politica morale. Una politica che sappia coinvolgere l’individuo a un’idea in cui esso possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà, il suo futuro e ogni suo diritto” mentre nel documento originale leggiamo "un’idea in cui l’individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto”.

Al Manifesto di Gentile, seguì quello di Benedetto Croce. Il "Manifesto degli Intellettuali antifascisti" fu il documento con cui il filosofo liberale rimproverava ai firmatari del manifesto di Gentile di aver posto la firma ad un documento "per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa”. Che è un po' la ragione sociale dei Responsabili (del magna magna e della compravendita parlamentare).

La domanda è d'obbligo: caro Tonino (Di Pietro), Scilipoti chi te l'ha presentato? Per De Gregorio hai detto pubblicamente che un militante te l'ha presentato come una brava persona e tu l'hai candidato, ma forse non hanno tutti i torti De Magistris, Giulio Cavalli e Sonia Alfano a denunciare una fin troppa leggerezza (e verticalizzazione) nelle scelte delle candidature dell'Idv.

Perché passino gli ex-democristiani, ma i fascisti, caro Tonino, proprio NO.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2665




27 febbraio 2011

Caro Berlusconi, la scuola pubblica educa, eccome.

Il mio articolo su Qualcosa di Sinistra a proposito di Berlusconi e del suo giudizio sulla scuola pubblica:

http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=1643




28 gennaio 2011

Piazza Craxi a Milano? NO, grazie!

Sabato scorso a Lissone è stata inaugurata Piazza Bettino Craxi, per la gioia dei cittadini (erano talmente felici che c’era la polizia antisommossa che doveva fermarli tanto l’entusiasmo) e soprattutto di tutti i disonesti d’Italia, che ora già inviano dettagliate lettere al sindaco della propria città per indicare la via che vogliono gli sia intestata non appena passeranno a miglior vita.

 

Sì, perché quel che viene meno quando si intesta una piazza ad un politico corrotto e latitante (condannato in contumacia a 10 anni di galera, senza contare tutti i processi fermi al secondo grado per un totale di una ventina d’anni) non è tanto la Morale (quella è roba per parrucconi, in fin dei conti), quanto lo Stato di Diritto.

 

Diceva Rousseau che la democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi. L’Italia 2011 del Bunga Bunga è dunque una democrazia?

 

Non c’è più lo Stato di Diritto, non c’è più una Morale (pubblica), quindi non c’è più (o forse non c’è mai stata) democrazia. E soprattutto non c’è un partito che riesca ad incarnare una visione della società e dello Stato diametralmente opposta a quella concepita dal Berlusconismo, che altro non è che la versione mediaticamente corretta del Craxismo.

 

Perché se anche dall’opposizione si incensa Bettino Craxi (da Fassino a Veltroni, da Vendola a D’Alema), come lamentarsi poi che milioni di persone smettono di andare a votare e, soprattutto, i giovani si allontanano sempre più dalla politica, considerata (e a ragione) una cosa sporca, inutile, una mera macchina di potere mangiasoldi che non risolve problemi, anzi, li crea?

 

Per fortuna, c’è ancora un’Italia che si indigna e l’inaugurazione della piazza si è trasformata in una riedizione delle proteste del ’92 contro l’allora leader socialista: monetine, pernacchie, fischi, un assordante coro “ladri, ladri” ha accolto Stefania Craxi, impedendole di tagliare il nastro della piazza nella città governata da 15 anni dalla Lega.

 

Molti i militanti dei partiti, ma ancora di più i cittadini comuni, che hanno deciso di sostituire la targa “Piazza Bettino Craxi – Statista” in “Piazza Sandro Pertini – Presidente di tutti gli Italiani”.  

 

Un atto talmente vile da far scatenare Bobo Craxi, che si trovava a Cagliari: “la gazzarra indegna di Lissone è stata organizzata dai giannizzeri di Di Pietro e dal consigliere regionale del Pd Civati, il cosiddetto "rinnovatore”. Essi avranno la risposta che meritano perchè non sono capaci di discutere di politica e di storia, ma di muovere primordiali risentimenti. La sinistra piaccia o no è stata guidata dal socialismo democratico in Italia e in Europa. Altre esperienze sono finite e fallite e questi epigoni superstiti verranno schiacciati anche in Italia."

 

Poveretto: oltre a non conoscere la Storia, se l’è presa pure con la persona sbagliata (Civati), colpevole semplicemente di aver appoggiato l’iniziativa di contro-intitolare la Piazza a Pertini (c’è ancora qualcuno che nel PD si indigna per certe cose).

 

Del resto, sappiamo bene che a Bobo, figlio d’arte, è sempre assai più piaciuto l’altro consigliere regionale del PD, Filippo Penati, ex-migliorista comunista ed ex-presidente della provincia di Milano, il quale si è sempre speso nel definire Craxi “uno statista” (e poi si chiede perché mai abbia perso due elezioni di fila, provinciali e regionali, un record che neanche Veltroni).

 

E visto che Penati, dimissionario a novembre dal ruolo di coordinatore della segreteria di Bersani, è tornato a Milano per “aiutare Pisapia a vincere”, la domanda è come si comporterà il candidato sindaco del centrosinistra di fronte all’annuncio di Stefania Craxi che in primavera ci sarà anche a Milano una nuova Piazza Craxi. (guarda che caso, dallo staff nessuno ha deciso di commentare la faccenda).

 

Della serie: dalla Milano da bere degli anni ’80 alla Milano da vomitare del 2011. Che potrebbe vedere una Piazza intestata al latitante anche grazie a quei settori del PD sempre pronti a indignarsi di fronte a Berlusconi per raccattare voti, ma sempre proni a 90° quando si tratta di incensare Bettino.

 

Lo stesso Pisapia ha un background poco felice: da ex-avvocato di Forlani, ha recentemente dichiarato che l’ex-segretario della Dc non aveva alcuna responsabilità politica, mentre da candidato alle primarie si è espresso contro il concorso esterno in associazione mafiosa, ovvero lo stesso reato per cui è stato condannato in secondo grado Marcello Dell’Utri, che viene eletto da 15 anni a Milano. Mentre sulla questione Piazza Craxi, ha sempre evitato di rilasciare dichiarazioni.

 

Dunque, fiduciosi che sia solo un abbaglio, speriamo veramente che in primavera a Milano si cambi qualcosa. A meno che non si voglia perdere per l’ennesima volta… ma questa è un’altra storia.




15 dicembre 2010

La Balena Berlusconiana

Eccoci di nuovo qua. Con lo spettro delle elezioni anticipate che si fa sempre più concreto e che minaccia di rigettare il Paese nell'ennesima campagna elettorale qualunquista e populista, condotta da un premier che, attraverso una legge elettorale definita una porcata dal suo stesso ideatore, porterà per la terza volta in 5 anni alla nomina di un Parlamento, anzichè alla sua elezione, sempre più sotto ricatto da un uomo solo (per quanto riguarda la Destra) e sempre più in mano alle segreterie dei partiti (per quanto riguarda centro e la Sinistra).

La Lega parla tanto di federalismo, ma la legge elettorale che porta il nome del suo esponente più in vista, ha definitivamente spezzato ogni rapporto tra Parlamento e territorio, tra cittadini ed istituzioni.

Gente come Calearo, Razzi, Scilipoti, Cesario, Villari, non sarebbero mai stati eletti, così come l'infinita schiera di trombati e servi zelanti (nella migliore delle ipotesi) che passano da destra a sinistra senza mantenere un minimo di coerenza tra ideali e comportamenti e tra parole e fatti. E poi dicono che c'è l'anti-politica.

Ma se un politico non dà l'esempio, che deve dire di fronte a questo indegno e indecoroso mercato delle vacche un giovane già di per sè disinteressato alla politica? E' ovvio che dica: "La politica fa schifo, sono tutti uguali."

Non è un caso, infatti, che Berlusconi, per far dimenticare quel disastro del predellino di 3 anni fa, oggi cerchi immediatamente di liquidarlo, affidando a Scajola (il ministro della casa a sua insaputa) la creazione di un nuovo soggetto politico: la vecchia DC.

La Balena Berlusconiana dovrebbe depotenziare il Terzo Polo e distruggere quel che resta del PD, ma c'è da interrogarsi sulle reali probabilità di successo di un soggetto neo-centrista e populista, in un sistema bipolare che Grandi Centri o Terzi Poli fa di tutto per scongiurarli.

L'ennesimo cambio di nome e simbolo probabilmente avrà successo, ma il passato recente dimostra che se dietro al partito non c'è l'idea e l'obiettivo (che non sia solo quello della difesa di interessi ad personam), questo partito fallisce, si spacca: il modello aziendale funziona quando c'è un capo e sotto di lui una schiera di servi e imbecilli che vivono politicamente solo grazie a lui, e di regola non è un partito democratico. Il PDL si è spezzato sotto il peso dell'autoritarismo e della poca democrazia interna, quindi è difficile credere che una nuova Balena Bianca, per natura e storia connotata da correntismo e clientelismo, possa nascere e crescere senza la nascita di correnti, cacicchi e satrapi di varia natura.

Il PD, dal canto suo, a parte tornare a dire e a fare Qualcosa Di Sinistra (ne va della sua sopravvivenza e della sopravvivenza stessa del buon senso a Sinistra), dovrebbe anche riuscire a mettere in campo la famosa alternativa, di cui i contorni fatico ancora a vederli chiari e tondi.

E per quel che mi riguarda, Vendola rimanga pure in Puglia: dire che il centrosinistra quando era al governo non ha governato, quando proprio lui è stato tra quelli che nel 1998 fecero cadere il Governo Prodi per un solo voto alla Camera, lo trovo offensivo e volgare. Altro che poeta.




14 dicembre 2010

La Camera Respinge

A Montecitorio finisce 314 a 311, con due astenuti. Decisivi i voti di Calearo, Scilipoti e Cesario, oltre alle due defezioni all'interno di Fli.

Dunque, a conti fatti, contro la sfiducia e quindi a favore della maggioranza hanno votato i 235 deputati del Pdl; i 59 della Lega, 11 di Noi Sud (non ha votato Antonio Gaglione); Francesco Nucara, Francesco Pionati, Maurizio Grassano , Gianpiero Catone, Maria Grazia Siliquini, Catia Polidori, Domenico Scilipoti, Bruno Cesario e Massimo Calearo.

 A favore della sfiducia si sono espressi i 206 deputati del Pd; i 22 dell’Idv; i 35 dell’Udc; 31 di Fli (non ha partecipato al voto Silvano Moffa e come detto all’ultimo momento Siliquini e Polidori si sono schierate con il centrodestra); i 6 di Api; i 2 Liberaldemocratici; i 5 Mpa e Giorgio La Malfa, Giuseppe Giulietti, il rappresentante della Valle d’Aosta Rolando Nicco e Paolo Guzzanti.

Astenuti infine i due esponenti della Svp.

Come da prassi istutizionale, non ha votato il presidente della Camera Gianfranco Fini.

Ora è da vedere se i transfughi dell'ultima ora sono a tariffa giornaliera o si vendono ad ogni singolo voto.




23 novembre 2010

La Tv la fa Silvio... ma va?

Con un governo che oramai decide anche gli ospiti dei programmi di RaiTre, era quanto meno insolito che non suonassero le trombe del golpe e di chissà cos'altro a Ballarò, di fronte alla realtà dei fatti, cioè che in due anni i rifiuti sono stati semplicemente nascosti sotto il tappeto, che la crisi non è psicologica, che il governo pensa solo ai problemi del premier, che gli Italiani sono stufi e stanchi di essere stanchi e stufi di un centrodestra che fa tutto, tranne che governare come da mandato elettorale. 

La telefonata a Ballarò del premier è l'ennesima dimostrazione che Berlusconi, a furia di circondarsi da yes-men, non è più abituato a fare un dibattito, perché ciò lo costringerebbe a seguire delle regole e lui è ontologicamente incompatibile con qualsiasi regola, che non sia una: fare quello che vuole, come vuole e quando vuole. Il semplice fatto che uno lo metta di fronte alla realtà dei fatti lo sconvolge, lo turba, lo fa saltare giù dalla sedia e lo fa sbraitare come un matto.

Ora la domanda è: stiamo meglio o stiamo peggio da quando questo signore è entrato di forza (e ora sappiamo anche con l'aiuto di chi, cfr sentenza Dell'Utri) nella vita politica italiana? Io dico che si stava meglio prima. E non perchè abbia particolari rimpianti, anche prima c'era l'asprezza del confronto e i problemi non si risolvevano, anzi si moltiplicavano, ma almeno il confronto era basato su fatti, su politica, sui problemi degli Italiani.

Ora l'agenda la fa lui e, guarda un po', Berlusconi afferma de facto, quando dice che la tv è pagata con i soldi di tutti gli Italiani (perchè, Emilio Fede no?) che, avendo ricevuto lui il mandato elettorale, allora deve fare anche la tv pubblica (quella privata, ottenuta grazie a Craxi e alla Sinistra inciucista, vale solo per curriculum).

Ve lo dico sinceramente: non se ne può più. Male ha fatto Napolitano a dargli un mese per tediarci ancora con le sue BALLE. Vuole fare come il '94: si poteva fare benissimo anche come nel '98, quando Prodi cadde proprio sulla Finanziaria (passata in questi giorni nel totale silenzio dei media, nessuno sa cosa sia stato approvato, nessun dibattito al riguardo).

Basta. Speriamo che lo dicano anche gli Italiani alla prossima tornata elettorale. Una volta per tutte.




5 novembre 2010

Regali Elettorali

Profumo di regali. No, non mi riferisco al Natale, né all’aria (poco) natalizia che si diffonde per le strade delle città italiane, bensì ad una tipologia ben precisa, che satura l’aria delle elezioni anticipate: i regali elettorali.

 

Ne abbiamo visti parecchi negli ultimi anni: per esempio, a fronte di 9 miliardi di tagli alla scuola, all’università e alla ricerca pubbliche, i privilegi e gli incostituzionali finanziamenti statali alle scuole private (perlopiù cattoliche) non solo non sono diminuiti di un euro, ma sono anzi aumentati.

 

A danno di chi? Ovviamente degli studenti più disagiati. Già le borse di studio in questo Paese sono una miseria (e vi accedono per reddito o i figli di evasori o chi a malapena riesce a sbarcare il lunario a fine mese), dall’anno prossimo 8 studenti su 10 se la vedranno negata, per mancanza di fondi.

 

Il taglio, pari a 50 milioni di euro per l’anno prossimo, è stato giustificato dal Ministero delle Finanze con la necessità di tenere in linea i conti pubblici. Ecco però che, su Libero di oggi, appare un articolo a firma del vicedirettore Franco Bechis di ripristino dei 200 milioni di euro di tagli previsti (in tre anni) alle scuole private cattoliche.

 

Reazioni? Proteste? Dall’opposizione tutto tace. Che fine hanno fatto i progressisti all’Obama del PD? E i Profeti dei Valori? E Vendola? Tutto tace. Probabilmente per lo stesso motivo per cui Tremonti ha ripristinato i fondi: c’è aria di elezioni anticipate e l’opposizione non vuole inimicarsi il Vaticano (come se il Vaticano fosse mai stato amico della Sinistra), peccato che così facendo ingrossa le fila del non voto o della tanto odiata e vituperata antipolitica altri strati del proprio elettorato (e finirà che il Pd e company lo voteranno solo i quadri dirigenti).

 

Del resto, di che cosa dobbiamo stupirci? Gli scandalosi finanziamenti alle scuole private cattoliche (perché di queste si tratta), vietati dalla Costituzione all’art. 33, III comma, e negati per mezzo secolo dalla tanto vituperata Democrazia Cristiana, sono stati inaugurati con la legge 62 del 10 marzo 2000, quando a Palazzo Chigi sedeva Massimo D'Alema e il Ministero dell'Istruzione era guidato da Luigi Berlinguer, cugino del più famoso Enrico: con il trucco dei bonus agli studenti per aggirare la Costituzione i finanziamenti alle scuole private sono arrivati in dieci anni alla cifra record di oltre il mezzo milione di euro.

Addirittura, quando nell'autunno 2008 si era parlato di ridurli di una 90tina di milioni (a fronte di 9 miliardi di tagli alla scuola pubblica) i vescovi italiani hanno annunciato che sarebbero scesi in piazza contro il governo (il quale ovviamente, alla faccia dei milioni di studenti che in piazza protestavano, ha re-integrato i 90 milioni in meno di 24 ore): l'allora Ministro Ombra dell'Istruzione, Garavaglia, addirittura presentò un ddl per aumentarli di un centinaio. Se è questa la Sinistra, che abbiamo da lamentarci della Destra?

Oltre a questo, arriva un’altra notizia degna di riempire i palinsesti tv: Maroni annuncia la liberalizzazione della rete wi-fi. Urrà, finalmente qualcuno che ci ascolta, hanno urlato migliaia di giovani come me, peccato che sia l’ennesima bufala. Perché è vero che il decreto Pisanu non verrà rinnovato, ma è anche vero che occorrerà comunque registrarsi, e quindi la liberalizzazione è solo sulla carta, ma non nei fatti (a tal proposito, segnalo l’articolo sul Fatto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/05/internet-libera-anche-in-italia-non-proprio/75417/)

 

È finita qui? Non preoccupatevi. Natale si avvicina e, a quanto pare, anche le elezioni. E la lista dei regali per guadagnare voti si allunga. Ne vedremo delle belle. Purtroppo.




10 ottobre 2010

Goebbels è vivo e lotta in mezzo a noi

Joseph Paul Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) fu uno dei più importanti gerarchi nazisti, Gauleiter di Berlino dal 1926 al 1945, Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945.

Della serie, la storia si ripete. Riguardo agli ultimi quindici anni non posso che notare analogie e sorprendenti verosimiglianze con gli anni più bui della storia dell'umanità. Non sono l'unico a quanto pare. Eppure, se rileggo oggi i famosi 11 principi della Propaganda di Goebbels, il dubbio mi viene: come abbiamo fatto ad essere così sciocchi e così ciechi?

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità




3 ottobre 2010

Se questo è un premier

Silvio Berlusconi ricomincia da sé. Nel senso che, messo con le spalle al muro, reagisce nella maniera che sa fare meglio: insultando e mentendo. Forte del fatto che chi lo sta ad ascoltare, raramente si va ad informare. Perché informarsi richiede tempo, e il tempo richiede fatica: meglio lasciare ad altri il compito, quindi, di pensare liberamente.

Vecchio copione, stesse battute: oramai il Cavaliere è diventato un replicante di se stesso. Ma il suo punto di forza è proprio questo: dire balle a reti ed edicole unificate a ruota libera, in
continuazione, perché, come direbbe Goebbels, se una bugia viene ripetuta all’infinito, diventa poi una verità.


Formidabile la balla della sovranità passata ai giudici, che oramai viene ripetuta da quando è stato bocciato il Lodo (incostituzionale) Alfano: “Se una legge non piace ad alcuni pm viene impugnata e presentata alla Corte Costituzionale formata, non faccio che fotografare la realtà, da giudici della sinistra che, su pressione dei giudici di sinistra, abrogano le leggi che questi non gradiscono. La sovranità non è del popolo ma è passata ai pm. Questo ci fa dubitare che nel nostro Paese ci sia una vera democrazia.”

Che detto da uno che, come Stalin, non ammette correnti nel suo partito, è veramente l’apoteosi della menzogna. Perché i casi sono due: o il Cavaliere la Costituzione su cui ha giurato non l’ha letta (e allora capirebbe che sono le sue leggi ad personam incostituzionali, e non la Costituzione) oppure è un bugiardo che pensa solo ai fatti suoi. Io propendo per la seconda, visto che si vanta dei suoi 30 presi a giurisprudenza (che ossimoro, Berlusconi e la legge, vero?)

Vogliamo passare alla storia come il governo che ha sconfitto la mafia”, ha anche affermato il Cavaliere, dimenticandosi però di aver avuto come braccio destro quel tale Marcello Dell’Utri,
attualmente condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, lo stesso che per anni gli portava in casa galantuomini come il pluriomicida mafioso Vittorio Mangano, assunto come stalliere in una villa senza cavalli, ma definito un eroe a reti ed edicole unificate per un semplice motivo: è stato omertoso fino alla fine.


E sui rifiuti di Napoli, dove si addossano colpe a Rosa Russo Iervolino (Bassolino è fuori dall’elenco, oramai), quando la gestione dei rifiuti è in mano al suo governo e al super-Bertolaso da due anni (senza parlare dei cinque anni del suo governo, dove non si è fatto niente). Come se
fosse colpa della Iervolino se l’Impregilo (non) ha costruito un inceneritore ad Acerra a norma di legge europea, ma soprattutto funzionante.


La Commissione d’Inchiesta sui magistrati è l’ennesimo colpo di teatro per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese: l’ennesima lepre a cui correranno dietro tutti i giornali e anche gli Italiani, senza preoccuparsi della profonda crisi economica e morale che affligge il Paese.

Anche perché, nel 1994, a far cadere il suo governo non furono i magistrati, ma quell’Umberto Bossi con cui amoreggia politicamente da una decina d’anni (dopo essersi preso del “mafioso di Arcore” e dopo le famose domande della Padania sulle origini delle fortune di Berlusconi).

Come Bersani un mese fa, anche Berlusconi ha annunciato mobilitazioni di massa per informare i cittadini dei complotti, dei presunti e falsi risultati del suo governo, di tante altre cose di cui lui dice di andare fiero (magari il patto con i libici, che ci sparano addosso con le motovedette che gli diamo noi per affondare i barconi di immigrati).

L’unica speranza è che i finiani stacchino la spina presto e si formi un governo di transizione per cambiare la legge elettorale e fare magari anche qualcosa sul conflitto di interessi e sull’informazione. Forse pure utopia, ma di una cosa sono certo: meglio per gli Italiani è che si faccia un bel repulisti generale.

E si ricominci… da Noi.




28 settembre 2010

I Magnifici Sette

Calogero Mannino, Saverio Romano, Giuseppe Drago, Giuseppe  Ruvolo, Michele Pisacane, Massimo Calearo e Bruno Cesario. I magnifici 7 del trasformismo italiano.

Come Mastella e De Gregorio prima di loro, come tutti i centristi del resto degni di questo nome, che fanno politica per fare i propri interessi e non quelli di tutti gli Italiani. Gente con cui non si dovrebbe prendere nemmeno un caffè, figuriamoci candidarli in Parlamento.

E il fatto che il più famoso tra i Sette, Calearo, adesso si proponga pure per la poltrona di ministro, la dice lunga su certe scelte passate che hanno contribuito ad azzoppare Veltroni (che in parte è stato azzoppato da altri, ma che ci ha messo pure del suo per farsi male).

Ricordate? Calearo che stringe la mano al sindacalista in Veneto, Calearo di qui, Calearo di là. Uno che non è di destra fino al midollo osseo, è proprio un untuoso capitalista da strapazzo, abituato a sgranocchiarsi i suoi operai.

Ebbene, si poteva immaginare l'epilogo della vicenda, ma una domanda rimane: valeva la pena perdere i voti degli operai di Calearo, in nome di una presunta e mai provata modernità? Per me no, ma si sa, sono fatto molto male.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)