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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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30 maggio 2013

Casa per Casa, Strada per Strada, il libro di Pierpaolo Farina su Enrico Berlinguer

"Casa per Casa, Strada per Strada - la passione, il coraggio, le idee", E. Berlinguer - P. Farina (a cura di), Melampo Editore, 400 pp, 17,50 euro. Prefazione di Eugenio Scalfari.

Non l'abbiamo fatto apposta, ma il caso ha voluto che uscisse proprio nel 29° anniversario dell'ultimo comizio di Enrico, quello in cui pronunciava quel "Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando..." che ha ispirato questo libro. Sono 400 pagine, non è un normali libro "a cura di", con una mia introduzione e una carrellata di scritti di Berlinguer messi là a casaccio. E' diviso in due parti: nel primo c'è il Berlinguer privato, di cui così poco si sa, nel secondo c'è il Berlinguer pubblico. Ogni scritto è introdotto con una breve contestualizzazione del periodo e l'occasione in cui quelle parole sono state dette.

Ma di come sarà fatto il libro, nei dettagli, ne parlerà qualcun altro. Dico solo che l'ho pensato e costruito per quelli che, come noi di enricoberlinguer.it, Enrico Berlinguer non l'abbiamo mai conosciuto, perché siamo nati dopo la caduta del Muro di Berlino. E' un libro per una generazione in particolare, la mia. Ma chiaramente va bene anche per tutte le altre.

La prima presentazione sarà a Milano, venerdì 14 giugno, alle 19:00, alla Libreria del Mondo Offeso (via Cesariano 7, una traversa di Via Canonica, dietro l'arco della Pace). Con me, per ora, ci saranno Bianca Berlinguer, che è stata la prima sponsor del libro, Marina Rubini, giovane giornalista di gran talento, mentre chiuderà la serata Federico Cimini, cantautore bolognese e blogger di QdS, che è uscito da qualche giorno con il suo album (l'anteprima qui su l'Unità).

La copertina del libro "Casa per Casa, Strada per Strada" 




19 febbraio 2011

L'eterna attualità della Questione Morale

Diciotto anni fa, quando Mani Pulite cominciava a muovere i primi passi, la corruzione aveva un giro di affari di 10.000 miliardi di lire (5 miliardi di euro) e produceva un indebitamento pubblico tra i 150.000 e i 250.000 miliardi di lire, più 15/25.000 miliardi di interessi passivi.

La fotografia di quel 1992 mostra un Paese sull’orlo della bancarotta, completamente fuori dai parametri di Maastricht: debito al 118% del PIL (anziché al 60); tasso di inflazione al 6,9% (invece del 3); deficit di bilancio all’11% (anziché al 3). Il 16 settembre passa alla storia come “il mercoledì nero” della lira, il cui valore negli scambi con le altre monete crolla a tal punto da costringerla ad uscire dal Sistema Monetario Europeo.

La conseguenza di tutto ciò, in termini economici, portò il Governo Amato a varare una Finanziaria lacrime e sangue da 30.000 miliardi di lire, che avviò le famose privatizzazioni e introdusse una valanga di tasse e balzelli vari che tutt’oggi gravano sulle tasche dei cittadini onesti che le tasse le pagano. Diciotto anni fa la crisi economica scardinò la Prima Repubblica e distrusse i grandi partiti di massa, portando sulla scena politica italiana homines novi che poi tanto novi non erano: ma ieri come oggi la crisi economica è figlia della Crisi Morale.

Continua a leggere su:

http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=1431




16 febbraio 2011

Per Enrico, Per Esempio

25 gennaio 2009. Poco meno di sei mesi al 25° anniversario della morte di Enrico Berlinguer.

Avevo preparato con cura il lancio di EB.IT – il primo sito web su Enrico Berlinguer (http://www.enricoberlinguer.it), perché ero oramai stanco che non ci fosse nemmeno un sito dedicato alla figura politica e ideale più importante della Sinistra del Novecento, assieme a quella di Antonio Gramsci. Nessun luogo dove raccogliere discorsi, memorie, foto, interviste. Solo wikipedia e qualche altra pagina amatoriale.

Ero pronto. Almeno per quanto riguardava il materiale, lo ero. Sei mesi prima avevo raccolto abbastanza materiale su Berlinguer, per la mia tesina di maturità sulla Questione Morale. Berlinguer, la sua tensione ideale, la sua capacità di vedere lontano, il suo essere così umanamente diverso dai politici che vedevo ogni giorno in tv, tutto questo mi portò a impegnarmi nella politica attiva, se così si può chiamare l’iscrizione ad un partito e, paradossalmente, oggi è la causa per cui non sono iscritto a nessun partito.

Il mio primo vero incontro con Enrico fu però a 18 anni, quando mi capitò tra le mani il libro di Chiara Valentini “Berlinguer, l’Eredità difficile”. Era luglio, faceva caldo. Forse il fatto che quella biografia fosse a metà prezzo influì positivamente sulla mia scelta di comprarla. Nulla accade per caso. E se mi finì quel libro tra le mani, sono tutt’ora convinto che si sia trattato di un segno del destino.

Dopo 3 giorni chiusi quel libro e avevo voglia di conoscere, di sapere, di leggere direttamente cosa diceva e cosa pensava Enrico Berlinguer, senza i filtri delle interpretazioni altrui. Volevo farmi una mia idea, senza passare delle idee altrui. Volevo leggere Enrico per come era.

Ma la mia sete di conoscenza non fu placata, né da internet, né dalla saggistica, né tanto meno dalle biblioteche: per reperire materiale su Berlinguer dovetti fare i salti mortali tra improbabili librerie e gli archivi storici del corriere della sera, qui a Milano.

Più scoprivo cose su di lui, più mi chiedevo come mai fosse stato abbandonato nella pratica quotidiana da quelli che si definivano i suoi eredi e ai quali mi ero iscritto proprio per quel motivo: i Democratici di Sinistra. Scoprii a mie spese perché Berlinguer era un ricordo troppo scomodo.

E la mia battaglia per la Questione Morale, nel momento di costituzione del Partito Democratico, trovò molta poca eco negli ambienti ufficiali e di partito (anche se sulla rete il mio piccolo blog sulla questione morale si avviava a diventare uno dei 200 blog più letti d’Italia). Come ogni Cassandra che si rispetti, a quei tempi fui sbeffeggiato dai vari satrapi di turno (che oggi si leccano le ferite), quindi decisi di dedicarmi alla costruzione del più grande sito web su Enrico Berlinguer.

È strana la vita: il primo nucleo di quello che oggi è uno dei siti web più visitati in Italia (con un blog, Qualcosa di Sinistra, che in 3 mesi è diventato il 42° blog di politica più letto in Italia) non è stato altro che un mero esercizio per l’esame di informatica che dovevo dare il 16 febbraio 2009.

Giorno in cui vide la luce EB.IT – il primo sito web su Enrico Berlinguer. A quell’esame fui bocciato e a settembre cambiai anche facoltà, per approdare a scienze politiche (sono passato da quello che avrei dovuto fare per trovare lavoro a quello che mi piaceva fare, fregandomene delle aspettative di lavoro). Ma se tornassi indietro, rifarei tutto, anche l’anno di ingegneria, e non solo per le fantastiche persone che ho conosciuto e quello che comunque ho imparato, ma soprattutto perché mi ha dato quel minimo di conoscenze per creare questo sito web.

Senza il quale, oggi non esisterebbe l’Associazione Nazionale Enrico Berlinguer, Qualcosa di Sinistra e quell’enorme network di oltre 123.000 persone che in poco meno di 2 anni siamo riusciti a far incontrare su facebook.

Oggi, 16 febbraio 2011, il popolo della Sinistra ha un sito web su Enrico Berlinguer dove poter leggere direttamente quello che Enrico scriveva e diceva (il nuovo DataBerlinguer), esprimere la propria opinione (EB.IT Forum), fare politica nel nome di Enrico fuori e tra i partiti (l’Associazione), tornare a dire Qualcosa di Sinistra ad una platea di oltre 123.000 compagni.

Il tutto con pochi soldi, tanta passione, molto coraggio, ma soprattutto grazie anche all’esempio di persone come Enrico Berlinguer. Perché tutto quello che ho messo in piedi, tutto quello che io e quelli che hanno deciso di dare una mano stiamo facendo, non è qualcosa per avere successo o reclamare poltrone o rendite di posizione in questo o quel partito.

Tutto quello che abbiamo fatto e facciamo lo facciamo per ringraziare Enrico, che è morto a Padova, come un eroe, e che ha dato tanto: alla Sinistra, all’Italia, ma soprattutto a noi giovani nati dopo il Crollo del Muro di Berlino, a cui mancano riferimenti ideali puri ed esempi sani per ispirare la nostra lotta contro le ingiustizie e i privilegi.

Diceva Sandro Pertini, un’altra stella nel firmamento dei grandi esempi che ci rimangono, nel suo famoso appello ai giovani: “Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo; se c’è qualcuno che dà scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato.”

E questa ci pare una missione più che gratificante, affinché tutto il sangue versato da tanti giovani italiani, morti per darci la possibilità di scrivere oggi su questo blog e di manifestare il nostro pensiero, non sia scorso invano.

Grazie, a chi ha creduto, a chi ci crede e a chi ci crederà. A chi resiste, e non se ne vergogna. Saremo sempre di più, passate parola.




29 novembre 2010

Berlinguer e la Questione Morale

Questo blog nacque l'8 luglio 2007 come piccolo esperimento personale per provare a ritornare a parlare di Berlinguer e di Questione Morale. Un piccolo embrione di quello che ora è l'Associazione Nazionale Enrico Berlinguer e il sito web EB.IT (http://www.enricoberlinguer.it).

In tempi bui come questi, ogni volta che rileggo Berlinguer penso che se anche solo il più sfigato dei leader che abbiamo a Sinistra riprendesse a parlare di Questione Morale e riconoscesse a Berlinguer il merito di averci visto giusto su tante cose, forse il popolo della Sinistra non si rifugerebbe nel non-voto o, peggio, nel voto a Destra.

Perché alla fine, se gli esempi come Sandro Pertini ed Enrico Berlinguer, sono lasciati alla pubblica rivendicazione mediatica e televisiva (che sono le uniche che contano oramai al giorno d'oggi) di Gianfranco Fini, erede di quella tradizione che i Pertini e Berlinguer li ammazzava, bhé, non ci si lamenti che il PD è un morto che cammina e viene cannibalizzato da Vendola e Di Pietro.

Ripropongo qui alcuni estratti da quella famosa intervista del 28 luglio 1981, dove Berlinguer pone in termini più forti e duri la Questione Morale (sempre presente nei suoi discorsi). La domanda è: chi avrebbe oggi l'autorità e la credibilità per parlare così?

(potete leggere tutta l'intervista qui:http://www.enricoberlinguer.it/databerlinguer/index.php?title=I_Partiti_sono_diventati_macchine_di_potere)

Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.

[...]

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

[...]

Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.

[...]

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

[...]

Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche (e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC) non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?

[...]

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche.




17 novembre 2010

Mutatis mutandis: il ritorno di Albertini

Quando ho letto che Maria Pia Garavaglia, già vicesindaco di Roma, già ministro ombra dell'istruzione sotto Veltroni (famosa per aver proposto un aumento di 200 milioni di euro ai fondi incostituzionali per le scuole private cattoliche a fronte di miliardi di tagli per quelle pubbliche), invitava il PD a sostenere la candidatura di Gabriele Albertini, già sindaco di Milano, ora eurodeputato del Pdl, ho avuto un'esclamazione che la decenza e la buona creanza mi impediscono di ripetere su questo blog.

Sta di fatto, però, che l'assurdità della proposta di questa signora, definita (e a ragione) una "veltroniana doc", contrasta sia con l'idea stessa veltroniana del PD sia con le primarie per cui i veltroniani si sono battuti fino all'ultimo secondo. Perchè proporre di togliere il sostegno a Pisapia, convergendo assieme a Fli, Udc e pezzi del Pdl su Albertini non è solo una proposta indecente, ma la dice lunga sul perchè certa gente militi ancora nel PD: solo per la poltrona.

Nella sua canzone "Qualcuno era Comunista", Gaber affermava: "Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché era solo una forza, un sogno, un volo, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita."

Ecco, una spinta verso qualcosa di nuovo, per una nuova morale, per un sogno. Se oggi fosse ancora in vita e dovesse scrivere un'altra canzone, forse userebbe le parole di Silvio Orlando a Vieni Via Con Me:

"cose che non avevamo previsto e invece sono accadute: che la Democrazia cristiana e il Partito comunista si unissero in un solo partito e che, uniti, perdessero tutte le elezioni."

Perchè se una parte del PD decide di appoggiare Albertini significa allora che non c'è nessuna alternativa nè volontà di cambiare: c'è solo volontà di andare al governo per galleggiare, ovvero per gestire potere, soldi e persone. Per fregarsene degli elettori, ma soprattutto dell'ideale e della morale.

Perchè se Pisapia viene sconfessato, ad essere sconfessate non sono le primarie: ma il PD stesso, che si fonda su di esse. E quindi non ci sarebbero scuse nè machiavelliche strategie che potrebbero giustificare questo tradimento.

E allora gli elettori che si sono messi pazientemente in fila domenica, sfidando la pioggia e maltempo, avrebbero ragione a chiedere indietro i 2 euro versati, a stracciare qualsiasi tessera democratica (qualora l'avessero), ma soprattutto a decretare la fine anche elettorale di un partito che da 3 anni è nato morto ed è culturalmente e politicamente messo peggio (non è mai esistito).

Perchè anche al PD oggi potrebbe essere applicata quel famoso incipit di Berlinguer nell'intervista ad Eugenio Scalfari del 28 luglio 1981:

 I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss".

Se così non fosse, non si spiegherebbe allora come il PD, che ha impiegato mezzi, forze e uomini per 10 anni contro Gabriele Albertini, adesso dovrebbe farlo suo candidato contro la Moratti. Perchè Albertini non è solo "er mutanda", è anche il sindaco che ha voluto quella porcata di City Life, del casino dei parcheggi, dei disastri finanziari legati ai derivati, della commemorazione di Salò, della prima proposta a intestare una via a Milano a Craxi.

No, Albertini non sarà mai il mio candidato sindaco. E se lo sarà di una certa parte del PD... bhè, allora quello sarà il giorno in cui potremo dire: "Il PD è morto. W la Sinistra."




7 novembre 2010

Dare l'Esempio: così si risolve la Questione Morale

''Ho rimpianto del rigore e dello stile di comportamento di personaggi quali Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa, queste personalità non si sarebbero mai permesse di trovare giustificazioni a ciò che non può essere giustificato''
(Gianfranco Fini)

Che queste cose le debba sentire da Gianfranco Fini, che per 16 anni è stato alleato e per 8 ha governato con Berlusconi, mi fa sinceramente cadere dalla sedia. Il solo fatto che qualcuno lo dica, mi fa cadere dalla sedia: perchè sono 3 anni che il sottoscritto è oramai afono nel dire le stesse cose, ma nella migliore delle ipotesi da certa sinistra ben pensante vengo accusato di tutto, finanche di tradimento.

Quando ho fondato questo blog "per la Questione Morale", mi hanno dato del moralista, grillino e anti-politico.

Quando ho fondato http://www.enricoberlinguer.it e l'ho trasformato in uno dei siti più visitati del web, mi hanno dato del nostalgico e del passatista.

Quando a luglio ho fondato l'Associazione Nazionale Enrico Berlinguer (che sfiora i 1000 iscritti e conta quasi 100.000 simpatizzanti su fb), qualche maligno ha affermato che lo avrei fatto per esercitare un presunto diritto di veto (non si capisce nei confronti di chi) e per chiedere poltrone (chissà quali, visto che non sono iscritto a nessun partito).

Per certa gente passione ideale e coscienza civile sono parole sconosciute, nella teoria e nella prassi: buon per noi, male per loro. Anzi, male per quelli che li seguono.

Fini ha detto cose che io aspetto di sentire da 3 anni dai leader del PD (e che non ho sentito nemmeno alla conventio ad excludendum dei rottamatori): e del resto, se a Sinistra promuovono a compagno (di merende), alleato (o magari generale) chiunque si smarchi da Berlusconi, non si lamentino del fatto che non riescono nemmeno a intercettare uno dei voti dei disillusi e degli arrabbiati che seguono Fini, Grillo, Di Pietro, Vendola.

Se lasciamo la memoria di Berlinguer e Pasolini (sì, perchè adesso nel pantheon di FLI c'è anche lui), la Sinistra è morta, non esiste più. E se gli lasciamo anche quella di Moro e La Malfa, allora il PD cali il sipario su se stesso: ha fallito. Ringraziatevi da soli per il fallimento: io posso solo dire "ve l'avevo detto".

Ma come al solito, sono sempre il solito "rompiballe".




9 settembre 2010

L’economia della corruzione

C’era una volta la Questione Morale. E c’è tutt’ora. C’era una volta il partito della Questione Morale, il PCI, che però non c’è più. E il vuoto di un partito che si preoccupi di stabilire un equilibrio tra morale e potere, che è l’elemento fondante di ogni democrazia, si fa sentire.

 

Soprattutto in tempi bui come questi dove la democrazia e le sue istituzioni vengono minate alla base attraverso inefficienze, sprechi e crisi economiche che si traducono in sacrifici per molti (anzi, i soliti, cioè i cittadini) e privilegi per pochi (i soliti, ovvero le classi dirigenti). Crisi economiche che poi sono figlie della Crisi Morale di un mercato senza regole e senza ritegno che oltre a distruggere se stesso, ha distrutto anche milioni di famiglie.

 

Per carità: la Questione Morale è un fenomeno che, con nomi diversi, ha afflitto tutte le società dall’inizio dei tempi (ne parlavano i tragediografi greci e ne parlava Cicerone).

 

Ma in Italia soprattutto, dove il problema non è mai stato veramente affrontato, succede che quel vuoto politico lasciato scoperto a sinistra, viene adesso occupato dal signor Fini, che sventola la bandiera della questione morale e si candida a rappresentare i cittadini onesti e i politici “intransigenti”, salvo poi smentire se stesso attraverso la sua esperienza politica degli ultimi quindici anni.

 

È vero che già ai tempi di Berlinguer, il gruppo dirigente del Pci fu tutt’altro che entusiasta del tentativo del segretario di fare della “differenza morale” l’elemento più riconoscibile dell’identità del partito (e non dall’81, come molti pensano, ma già dal ’74, quando indicava la via maestra per moralizzare la vita pubblica italiana). Ma questa non è una scusa, è semmai un’aggravante: per i suoi presunti eredi, che si sono dimostrati meri successori temporali, e per tutti quelli che ancora oggi insistono a dire che c’è ben altro di cui occuparsi.

 

Fingendo di non capire (o forse non capiscono davvero) che la Questione Morale, se davvero affrontata, affronta e risolve anche tutti quei problemi legati all’ingiustizia sociale e al malessere collettivo che minacciano l’integrità dello Stato e della società civile. A favore dei soliti potenti.

 

A tal proposito, l’economista Susan Rose-Akerman coniò negli anni ’60 il termine “economia della corruzione” per indicare quell’elemento degenerativo presente, in forma più o meno diffusa, in tutte le democrazie rappresentative: esiste sempre infatti un fisiologico elemento corruttivo che permette al sistema di andare avanti, ma più di tanto non lo logora; i corrotti si scovano e si mettono in galera, e la democrazia è salva.

 

In Italia, però, dove la corruzione non è più fisiologica, ma patologica, è a rischio la stessa tenuta delle istituzioni.

 

Perché, mentre sul fronte politico altera la competizione tra partiti, distorce gli equilibri tra i poteri dello Stato e fa carta straccia della Costituzione, sul fronte economico sovverte le regole del mercato e della libera concorrenza. Portando i cittadini all’esasperazione e pensando a improbabili “uomini della Provvidenza” che mettano fine una volta per tutte alla corruzione e risolvano i propri problemi. A discapito della libertà e della democrazia.

 

Perché come diceva Berlinguer:

 

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche.




28 agosto 2010

Ma Perchè Stefania Craxi attacca Berlinguer?

Lettera aperta al Direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli.

 Gentile Direttore,

sul Corriere della Sera del 27 agosto è apparsa una lettera del sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi dal titolo “Ma perché Tremonti cita Berlinguer?”, il cui contenuto sinceramente non mi sembra all’altezza di un quotidiano nazionale com’è quello che lei dirige, se non altro per i toni e gli argomenti che la figlia di Bettino Craxi ha usato per l’ennesimo isterico attacco contro Enrico Berlinguer.

La vera domanda non è perché Tremonti cita Berlinguer, ma perché Stefania Craxi continui ad attaccare Enrico Berlinguer. E non è difficile da immaginare: massacrando a reti ed edicole unificate l’ex-segretario del Pci, forse, nel Paese dalla memoria corta, si riuscirà prima o poi a riabilitare a furor di popolo un uomo che per la giustizia italiana è e rimane un latitante. E un politico corrotto. Cosa che, malgrado tutte le cattiverie e le falsità dei sostenitori ed eredi del fu Bettino, Enrico Berlinguer non fu mai.

Ma andiamo con ordine. Nella sua lettera, Stefania Craxi dice che, per quanto riguarda l’austerità, Berlinguer non ha mai creduto a quello che diceva e che: “Il Pci, ed anche Berlinguer, ha sempre rappresentato il «partito della spesa». Messo «ko» da Craxi, Berlinguer ha inventato l’austerità ed il moralismo per nascondere l’isolamento in cui la sua fobia verso i socialisti aveva condotto il Partito comunista.

A parte che la coerenza dei comportamenti dell’ex-leader del Pci sono sotto gli occhi di tutti, ma la verità è che quando Enrico Berlinguer propone l’austerità è all’apice del suo successo personale ed elettorale ed è la storia a dirci come in realtà fu il Partito Socialista del padre del sottosegretario ad essere stato messo KO.

L’anno prima, infatti, mentre il Partito Comunista raggiungeva il suo massimo storico (34,4%), il Partito Socialista raggiungeva appena il 9,65% dei voti, ovvero il suo minimo storico. Ed anche sotto la segreteria Craxi le cose non migliorarono molto, se è vero che il massimo a cui Craxi riuscì a portare il suo partito fu il 14,2% (nel 1987).

Ed è anche vero che fu il Psi di Craxi ad adottare una politica anticomunista, unicamente volta alla conquista del potere, sancendo una rottura profonda a sinistra, e non Berlinguer ad adottare una politica antisocialista. Perché ricordo al sottosegretario che mentre il compromesso storico si configurava come una strategia per evitare che il Paese subisse un colpo di stato come quello cileno, la politica della modernità di Craxi si configurò semplicemente come la fine del Manuale Cencelli in favore di un nuovo 50-50 tra Psi e Democrazia Cristiana nella gestione del potere.

Una domanda poi al sottosegretario: per caso Enrico Berlinguer, a capo del partito della spesa, è responsabile dell’attuale terzo debito pubblico che pesa come un macigno sulla ripresa e sulla competitività in questo Paese? No, dobbiamo ringraziare Bettino Craxi e i suoi governi.

Infatti, sotto i governi Craxi (1983-87) il debito pubblico balza da 400mila a 1 milione di miliardi di lire e il rapporto debito-Pil dal 70 al 92%. Non male per uno, che a dire della figlia, contrastava il partito della spesa dei comunisti.

In un Paese serio, a chiudere la questione basterebbero le 3 sentenze definitive emesse dalla Corte di Cassazione (10 anni per le tangenti Eni-Sai e la Metropolitana Milanese; prescrizione per le mazzette dalla berlusconiana All Iberian). O i 40 miliardi giacenti sui suoi 3 conti svizzeri personali, gestiti non da tesorieri PSI, ma dall’ex compagno di scuola Giorgio Tradati e poi dall’ex-barista Maurizio Raggio, destinati agli “interessi economici anzitutto propri di Craxi” (Sentenza All Iberian).

Per quanto riguarda il moralismo, gli effetti della Questione Morale sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto dal punto di vista economico. Del resto, anche gli strali contro il moralismo non sono cosa nuova in casa Craxi: l’ex-segretario socialista una volta accusò perfino Enzo Biagi, una delle più prestigiose firme del Corriere, di “fare moralismo un tanto al chilo”. Glaciale fu la risposta: “Visti i risultati, mi sarei dovuto regolare al quintale.

La verità è che Stefania Craxi continua ad attaccare Berlinguer perché, a differenza del padre, agli inizi degli anni ’80 era riuscito a mettere a fuoco i grandi temi di una politica di sinistra che andasse oltre la tradizione comunista, abbracciando il pacifismo, l’ambientalismo e la democrazia.

Tutte cose che Bettino Craxi non riuscì mai a fare.

La ringrazio per l’attenzione,

Pierpaolo Farina
Presidente di “Enrico Berlinguer – Associazione Nazionale”




27 agosto 2010

Tremonti e l'elogio di Berlinguer

Mi fa piacere che Giulio Tremonti, quel genio della Finanza Internazionale che aveva previsto la crisi già nel 1995, ma non ha fatto nulla per fermarla, adesso riscopra il valore della proposta dell'austerità di Enrico Berlinguer del 1977, ma non posso che sorridere al fatto che già un anno fa il sottoscritto ne sottolineava l'importanza e si è visto rispondere dai "riformisti" che Enrico non era moderno perchè era comunista. Il fatto che serva Tremonti per dare ad Enrico ciò che è di Enrico è il segno dei tempi (e spiega molte cose sul perchè a sinistra ci ritroviamo in questa situazione).

Ripubblico qui l'articolo "Il consumismo Frugale", pubblicato il 7 settembre 2009: a futura memoria per trasformisti e pidiellini vari, che forse potrebbero cominciare ad imparare qualcosa. Ma ne dubito.

http://orgogliodemocratico.ilcannocchiale.it/2009/09/07/il_consumismo_frugale.html




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11 giugno 2010

Le Idee di Berlinguer ci servono ancora

“Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che alettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede di cui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese."

(Indro Montanelli)

 

 

È già passato un anno. E adesso sono 26 anni che Enrico non c’è più. Eppure a rileggerlo adesso, sembra sempre più attuale e sempre più moderno, nonostante il facile gioco al massacro che stanno conducendo certi presunti intellettuali progressisti, impegnati non a contrastare culturalmente il Berlusconismo, ma ad ammazzare l’unico esempio di modello alternativo ad esso che rimane oggi a Sinistra. E forse è il caso di domandarsi perché sia rimasto l’unico, a distanza di 26 anni.

 

Enrico Berlinguer moriva l’11 giugno 1984, verso la fine dell’altro secolo, aveva 62 anni, era padre di quattro figli ed era segretario del Partito Comunista Italiano da più di dodici. Come dice Gaber in una sua celebre canzone, “qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.”

 

Ed è proprio questo che ha fatto di Berlinguer un uomo irripetibile sulla scena politica italiana, verso la quale la maggioranza del popolo italiano non riesce a non provare un profondo affetto e un’inesauribile stima, ancora oggi: la sua convinzione per la quale dietro ogni scelta politica ci dovesse essere anche una precisa scelta morale, coerente con i propri ideali, è uno degli elementi che rendono Enrico Berlinguer tutt’oggi il leader più amato della Prima Repubblica.

 

Scrisse Norberto Bobbio, “Caratteristica fondamentale di Enrico Berlinguer è stata, a mio avviso, quella di non avere i tratti negativi che contraddistinguono tanta parte della classe politica italiana. Penso alla vanità, all'esibizionismo, all'arroganza, al desiderio di primeggiare che purtroppo fanno parte del 'mestiere', della professione del politico.”

 

Sulla fanpage di Enrico su Facebook, il commento più frequente è questo: “Dopo di te, il Nulla”. A riprova che le vere Svolte, a Sinistra, le ha fatte Berlinguer e che tutte le altre hanno inciso così poco sull’immaginario collettivo, che sono state archiviate in tutta fretta dal gruppo dirigente che domina da 20 anni. Si dice che siamo nani sulle spalle dei giganti: non penso sia stato molto utile ammazzare i giganti, visto che alla fine siamo rimasti solamente noi nani e non riusciamo a vedere al di là del nostro giardino.

 

Eppure quante volte, in questi anni, vedendo scorrere sotto i nostri occhi fiumi di scandali e di maleodoranti liquami, ci siamo chiesti che cosa avrebbe detto Berlinguer, se quella maledetta sera del 7 giugno 1984, su quel palco a Padova, un ictus non ce l’avesse portato via. Penso sia un esercizio inutile. Non tanto per la sua meravigliosa imprevedibilità, quanto perché, a cercare nei suoi innumerevoli scritti, discorsi parlamentari, interviste, Enrico aveva già detto tutto su tutto. Anche su ciò che non ha fatto in tempo a vedere.

 

Con una capacità di anticipazione che oggi lascia stupiti, aveva intuito la degenerazione che stavano vivendo i partiti, la loro trasformazione in macchine di potere e di corruzione. Aveva capito che il mondo stava cambiando e che la sinistra, se voleva continuare ad esistere e a non rinunciare a se stessa, doveva rinnovare il suo bagaglio, "trovare strade nuove per i vecchi ideali".

 

Nei primi anni Ottanta Berlinguer era riuscito a mettere a fuoco i grandi temi di una nuova politica di sinistra, al di là della tradizione comunista, che abbracciava il pacifismo, l’ambientalismo e, soprattutto, quell’idealismo che la tradizione comunista ha sempre rifiutato per un materialismo storico che non poco ha contribuito alla sua disfatta: l’impiego dell’energia solare, invocato nel 1983, per ridurre la dipendenza energetica del nostro paese; l’attenzione posta alla rivoluzione elettronica, con l’auspicio che la politica non si riducesse solo a sondaggi ed elezioni; la strategia del compromesso storico, per creare un unico orizzonte delle forze anti-fasciste e superare la crisi economica, sociale e morale del nostro Paese; la rottura con l’URSS, quando il socialismo sovietico era un punto di riferimento internazionale per tutti i comunisti; la battaglia per la dissoluzione del divario crescente tra nord e sud del mondo, quando la globalizzazione non era ancora nemmeno inclusa nel dizionario; l’importanza del ruolo dell’Europa, da contrapporre sia al decrepito comunismo reale sia al neoliberismo portatore di ricchezze per pochi e di ingiustizie per molti; per non parlare del progetto di un’economia mondiale con Olof Palme, della valorizzazione della diplomazia dei popoli, dei movimenti della pace e delle donne.

 

Ma è proprio nella Questione Morale che si comprende appieno la grandezza e la lungimiranza di Enrico Berlinguer, il suo andare oltre la tradizione comunista, rinnovandola e portandola verso nuovi orizzonti come mai nessun altro era riuscito a fare: prima di tutti, infatti, aveva capito il rischio a cui andavano incontro i grandi partiti di massa, se non avessero aggredito appieno la cause della Questione Morale, punto fondamentale per la ripresa di fiducia dei cittadini nelle istituzioni e quindi della tutela della democrazia.

 

Berlinguer non era un moralista, ma un uomo profondamente morale, nell’accezione kantiana del termine: al di là della denuncia morale, della lotta politica, agiva perché pensava fosse giusto farlo.

 

Fu inascoltato e, in quegli anni, anche schernito da alcuni compagni di partito. Poi arrivò Tangentopoli, che travolse i partiti della Prima Repubblica: fu Romiti, davanti ai giudici di Milano, a riconoscere la giustezza della denuncia di Berlinguer, a rammaricarsi per non averlo ascoltato.

 

E aveva ragione anche quando denunciava la pericolosa mutazione genetica impressa da Craxi al PSI, con una durezza forse insolita per lui, ma che nascondeva l’amarezza per le divisioni della Sinistra, per le occasioni perse, per l’alternativa rifiutata, convinto che la legittima ripresa di autonomia politica del PSI non fosse volta alla costruzione di uno schieramento progressista senza egemonie, ma semplicemente per spartirsi a metà il potere con la Dc. E così fu.

 

E quei fischi al 43° Congresso del PSI, provenienti da galantuomini seduti in platea come Sacconi, Brunetta, Tremonti, Frattini, De Michelis e tutta la marmaglia di socialisti passati armi e bagagli a Forza Italia, (a dimostrazione che il craxismo ha contribuito non poco alla nascita di quella Destra populista, piduista e neo-fascista che campa sotto Berlusconi), sono il momento storico in cui viene uccisa la gloriosa tradizione socialista italiana e il motivo per cui, morta nel 1992, non riesce più a rinascere.

 

Del resto, piaceva allora come piace oggi il decisionismo, il potere ostentato, l’irrisione, la demonizzazione dell’avversario, tutti tratti che qualcuno osa pure spacciare per modernità e che a Sinistra si tenta di seguire, non capendo che tutto ciò porta solo ad una morte prematura. Da un eccesso all’altro: c’è ancora chi è convinto che Berlusconi si combatta snaturando se stessi e abbandonandosi ad un indistinto moderatismo da operetta. L’unione di questi due fattori ha portato il Berlusconismo ad essere maggioranza culturale in questo Paese.

 

Basta leggere qualche passo della famosa intervista a Eugenio Scalfari, pubblicata su “La Repubblica” il 28 luglio 1981 (e che qualche suo presunto erede dovrebbe rileggersi), per capire quanto le idee di Berlinguer ci servano ancora:

 

I partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune […], sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss".

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente. […] Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti. […]

Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. […]

I partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. […]

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. […]

Quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire. […]

Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia cerca di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

 

Quale politico oggi avrebbe l’autorità, la credibilità e la capacità di parlare in questo modo?

 

Per questo oggi siamo qui, per ricordare non solo il politico, ma anche l’uomo e l’idea: il dolore e il rimpianto per la perdita di quel grande uomo che è stato Enrico Berlinguer non deve esaurirsi in sterili dibattiti, ma deve tradursi nella voglia di immaginare, progettare e proporre quell’idea alta della politica che Enrico Berlinguer ha testimoniato con la sua vita e con la sua morte, rimanendo fino all’ultimo su quel palco, a Padova, come un eroe.

 

Perché Enrico non è morto: le sue idee camminano sulle nostre gambe. E servono ancora, nonostante tutto, ad una Sinistra che a smarrito se stessa e il suo ruolo nel mondo.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)