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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

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2 maggio 2013

Pierpaolo Farina

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26 dicembre 2011

Su Bocca, grande italiano non perfetto

Dispiaceun po' riprendere a scrivere su questo blog in occasione di un così tristeavvenimento, ovvero la scomparsa di Giorgio Bocca, proprio il giorno di Natale.

Mimancheranno i suoi articoli sull'Espresso, le sue analisi così spietate e duresull'Italia che gli hanno valso negli anni il soprannome di"anti-italiano", a cui aveva persino dato il nome della sua rubrica.

Avendochiuso proprio il 24 dicembre Qualcosa di Sinistra, non abbiamo potutodedicargli un epitaffio adeguato, visto che figurava tra i nostri punti diriferimento. Cerco di farlo qui, anche alla luce del diluvio di critiche chesono giunte da più parti per la decisione sulla fanpage di QdS e di EnricoBerlinguer di ricordarlo.

Razzista,antimeridionalista e omofobo, questo sarebbe stato Giorgio Bocca. Quale dunquela sua colpa? Aver odiato quel Sud delle clientele e del malaffare, quello delfamilismo amorale che tanti morti ha lasciato per strada (morti come PeppinoImpastato, Carlo Alberto Dalla Chiesa, i giudici Rocco Chinnici, Falcone,Borsellino e tanti altri che per brevità non sto qui a ricordare)?

Omofobo?Sì, si è dichiarato anche un po' tale una volta, parlando in termini nonproprio eleganti di Pier Paolo Pasolini, che non gli piaceva. Degustibus, dico io, a me Pasolini piace tantissimo, lo considero tutt'ora ungenio e in quanto tale non è paragonabile a Bocca, proprio perché Bocca facevail giornalista, tutt'altro mestiere da quello di Pasolini, che era un artista,nel senso più puro e completo della parola.

Noncondividevo a volte certe esternazioni di Bocca, come ad esempio quando dissein tv l'anno scorso che in Italia c'erano i comunisti perché qualcunogliel'aveva detto (una cosa che andò a smentire addirittura se stesso di unaventina d'anni prima, ma vabbè).

Questo però non significa dire che è un bene che sia morto, come ha fattoqualcuno sulla bacheca dei commenti della fanpage di Berlinguer. Anzi, commentidel genere mi fanno venire il voltastomaco. Da metà milanese e metà napoletano chesono, appenderei a testa in giù tutti quelli che a varie altitudini affermanoche "va tutto bene, madama la marchesa", salvo poi addossare le colpedei propri mali a chi abita qualche centinaio di chilometri più in su o più ingiù. 

Horibrezzo (e mi fanno anche un po' pena) quei compagni che smettono la casaccadell'internazionalismo per vestire i panni di improbabili leghisti del Sud,pronti a difendere l'orgoglio napoletano o quel che è. Un po' come dire che io,nato a Milano, debba difendere a tutti i costi le scempiaggini, a partire dallecolate di cemento, in nome di non si sa bene quale appartenenza. Buttareall'aria i miei ideali per un panzerotto di Luini, per dire.

Siamo sempre al solito punto, in quelli che chiamiamo"nemici" i più piccoli difetti diventano peccati mortali, mentre inquelli che definiamo "amici" quegli stessi difetti diventanoincredibili virtù. Mi dispiace, io non ho santini (ne ho da dire pure suBerlinguer e ne ho dette), soprattutto non mi piace sparare a zero su personeche hanno lottato per tutta una vita difendendo le proprie idee, anche setalvolta non le condividevo.

I detrattori di Bocca, come immersi in una sorta digesuitismo da tardo '600 (molto comune tra gli Italiani), si soffermano suidettagli, senza guardare al personaggio in generale: sono sempre ansiosi dietichettare qualcosa o qualcuno per il semplice gusto di dimostrare all'uomomedio di saperla conoscere meglio di lui. 

Chiudo, ricordando che nel 2003, quando cominciava aprendere piede con Fassino la triste moda del sostenere che "Craxi è più moderno di Berlinguer",Giorgio Bocca fu l'unico dalle colonne dell'Espresso a difenderel'ex-segretario del PCI. E pure quando fu in vita, lui, Biagi e Montanelliscrissero sul satrapo garofanato le pagine più dure e velenose della storia delgiornalismo italiano. 

In una recente intervista, al riguardo, Bocca rispondevaalla domanda sul perché Craxi fosse così amato da Destra a Sinistra in questomodo: "Craxi piace tanto aquesta destra e a questa sinistra per due motivi: intanto perché era uncorrotto, e poi perché, con l’idea della Repubblica presidenziale, ha datoun’ideologia alla democrazia autoritaria che questi selvaggi di oggi inseguonoma non riescono nemmeno a teorizzare. Questa democrazia malata la dobbiamo purea questa sinistra alla D’Alema che collabora da 15 anni con Berlusconi. Hannocapito che, se non partecipano in qualche modo alla sua greppia, non campanopiù."

Ecco, io non sono per natura un gesuita, quindi preferisco guardare all'uomo in generale. E in generale, Giorgio Bocca è stato un grande italiano, non perfetto per carità, ma grande. Giornalista e partigiano fino in fondo, mai servo di nessuno. Questo mi basta per commemorarlo.




8 luglio 2011

Quattro anni da blogger

Quattro anni fa, all'età di 18 anni, iniziavo a fare il "blogger". Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma a questo blog sono infinitamente affezionato. E' stato la mia "palestra" e continuerò ad aggiornarlo di tanto in tanto (come sapete oramai pubblico quasi tutto su Qualcosa di Sinistra: www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra). 

Qui sono nato e qui, limpido come uno specchio, c'è tutto quello che ho scritto in passato da quell'8 luglio 2007, quando fondai questo blog per riproporre la Questione Morale nel nascente Partito Democratico... della questione abbiamo visto quanto se ne sono sbattuti là dentro e quanto avessimo ragione noi ai tempi... del resto, dei se e dei ma sono piene le fosse. E si è visto.

Qui il mio ultimo articolo su QdS, proprio sulla Questione Morale: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=4669




22 giugno 2011

L'esame più bello

Sono passati tre anni da quando ho sostenuto la prima prova di maturità. Era il primo esordio da ministro della Gelmini e fu un fiasco totale: la traccia principale, quella del tema letterario, chiedeva di discutere il ruolo della donna in Montale in una poesia che era dedicata ad un uomo.

Forse già da lì si poteva capire di che pasta erano fatti quelli che, tra lodi e applausi, si apprestavano, a loro dire, a rialzare l'Italia (i risultati sono sotto gli occhi di tutti). Gli errori, tra l'altro, sono stati ripetuti di anno in anno (il giorno dopo, alla prova di greco, si dimenticarono di infilarci una congiunzione e proprio per quella congiunzione mancante non presi 15/15, ma 14).

L'esame di maturità è un esame estenuante, perchè psicologicamente sconti la consapevolezza di un'epoca che finisce e l'ansia di rovinarti cinque anni di buoni risultati per errori banali, dovuti magari all'eccessivo stress o alla stanchezza. A me, alla fine, andò anche bene: con una tesina sulla Questione Morale, dove discutevo come l'equilibrio tra Morale e Potere fosse l'elemento fondante di una democrazia, non solo riuscii a commuovere la Presidente della commissione d'esame, ma mi presi anche gli applausi e i complimenti degli esterni di italiano, fisica e scienze. E alla fine, come naturale conseguenza anche del fatto che feci un esame di un'ora e mezza (il più lungo), uscii con 100 (la lode me la giocai proprio per le negligenze della Gelmini).

Se devo essere sincero, rimpiango un po' quell'ansia. Quello stare insieme, quell'aiutarsi, quello studiare collettivo che all'università, seppur in tre anni di esami ne devi dare almeno una ventina, non riesci a ricreare, perché i legami sono meno profondi, rispetto a quelli che puoi aver sviluppato con persone che, nel bene o nel male, sono cresciute con te per cinque anni.

Sì, quando arrivi agli sgoccioli, non vedi l'ora di andartene, di diventare "grande". Poi tutto finisce in una settimana e ti senti più leggero, ma anche più triste. Perché ti rendi conto che vorresti tornare. E quando ci torni, nel tuo allora odiato liceo, non puoi fare a meno di amarlo con tutti i suoi problemi, con tutti i suoi difetti, con tutte le sue snervanti situazioni "da terzo Mondo", come le chiamavo quando ero rappresentante di classe.

Per quello che ho passato in quei giorni prima dell'esame, per quei gruppi di studio a ripassare di tutto e di più, per le emozioni forti che ti scatena non posso che definire la maturità l'esame più bello.

Forse proprio perché, come diceva il grande Eduardo de Filippo, "gli esami non finiscono mai".

P.S. Oramai scrivo tutti i giorni su Qualcosa di Sinistra e mi rimane poco tempo per seguire il mio primo storico blog, come molti di voi avranno capito. Tornerò qui qualche volta ogni tanto per riflessioni più personali, però se volete seguirmi "politicamente", seguite questo link! http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?cat=1 


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permalink | inviato da pierpaolofarina il 22/6/2011 alle 22:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



26 marzo 2011

C’era bisogno di Sanremo per pubblicare Antonio Gramsci a sette euro?

Eccoci qua. Per la serie “non c’è mai limite al peggio”, ecco l’ennesima prova che anche chi si riempie la bocca della parola cultura tutti i giorni, alla fine la produce solo se è sicuro di fare molti utili, indipendentemente dalla qualità.

In questo caso la qualità c’è tutta, perché stiamo parlando di Antonio Gramsci. E devo ammettere che, finalmente, Chiarelettere ha abbandonato, almeno per questa nuova serie di “instant book” (ma se hanno oltre 80 anni i testi di Gramsci?) quell’orrenda grafica che contraddistingue tutti i suoi libri, in favore di una più fresca e certamente più gradevole agli occhi copertina.

Ma il punto rimane un altro: c’era veramente bisogno di Luca e Paolo sul palco dell’Ariston per pubblicare Antonio Gramsci ad un prezzo accessibile (soprattutto per noi giovani, che fino a qualche anno fa potevamo solo ammirare i volumi della Fondazione Gramsci a prezzi da rapina)?

Evidentemente sì. E Chiarelettere, nata nel 2007 come editore dei libri di Travaglio, non si è dimostrata come casa editrice molto diversa dalle altre.

Del resto, non è piaciuto per nulla ai tanti lettori di Voglioscendere il fatto che, a dicembre, il blog dei record di Travaglio, Gomez e Corrias sia stato spazzato via per far posto al blog CadoinPiedi, molto bello e ricco di contenuti, per carità, ma che de facto ha espropriato iscritti, visite e posizioni in classifica allo storico blog per dare più visibilità a tutti gli autori di Chiarelettere (tra cui ci sono anche persone che pubblicamente hanno affermato di essere contenti della chiusura di Voglioscendere in quanto non ne condividevano i contenuti).

Dunque, bella l’idea di diffondere le parole dei Grandi del Passato (ma l’abbiamo avuta prima noi di Qualcosa di Sinistra, che Gli indifferenti di Gramsci lo pubblicavamo il 22 gennaio, così come le parole di Berlinguer, Pertini, Calamandrei e altri). Sinceramente, però, ci sembra un po’ troppo ipocrita lanciarla dopo la performance di Luca e Paolo.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2436




8 marzo 2011

8 marzo: auguri a tutte le donne!

Mentre auguro a tutte le donne un buon 8 marzo, annuncio anche che, essendo poco sviluppata la piattaforma de "il cannocchiale", mi sposterò su wordpress, che già uso da un paio d'anni per EB.IT con brillanti risultati.

Questo blog l'ho fondato che avevo 18 anni per portare avanti la Questione Morale. Ora ho fondato un altro blog, Qualcosa di Sinistra (http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra) che ha un obiettivo più ampio e che è, soprattutto, uno dei blog di politica più letti d'Italia (ogni giorno dalle 2500 alle 4000 visite).

Non è possibile esportare gli oltre 900 articoli che ho scritto in questi 3 anni e mezzo su questo blog, perché il cannocchiale non me lo consente. Non posso nemmeno più registrare orgogliodemocratico su wordpress perché, avendolo già fatto 3 anni e mezzo fa e avendolo poi cancellato, ho scoperto ora che non si può più ri-registrare (anche se a volerlo riaprire sono sempre io).

Quindi mi sono limitato a registrare un sobrio www.pierpaolofarina.wordpress.com, con il titolo "Storie di Ordinaria Indecenza". Chi mi legge e mi apprezza, può continuare a seguirmi lì e su Qualcosa di Sinistra.

Questo blog lo aggiornerò con gli articoli che scrivo su SOI e su QdS. Ancora auguri a tutte le donne.

Pier




20 febbraio 2011

Chiamiami ancora amore

Fiero di aver televotato per questa canzone...




14 febbraio 2011

Il tempo distrugge la bellezza

Dedicato a tutte quelle che ieri erano in piazza. (PF)

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La bellezza. Diceva Giacomo Leopardi: “Chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e questo vi risponderà che è la femmina del rospo". I latini, ancora più finemente, dicevano che “De gustibus non disputandum est” (i gusti non si discutono).

 

È dunque la bellezza solo un canone soggettivo oppure esiste anche la bellezza oggettiva? O il comune senso della bellezza non è altro che l’indottrinamento puro e crudo di multinazionali senza scrupoli del mondo del fitness, dei cosmetici, della moda, del settore alimentare, la cui sinergia porta alla costituzione di un modello di bellezza assoluto e totalizzante quasi mai raggiungibile, se non a costo di sacrificare se stessi?

 

Tutte e tre le cose insieme. Perché se è vero che il bello cambia da epoca ad epoca, è anche vero che all’interno di ogni epoca vi è un’infinita varietà di interpretazioni personali del bello che arricchiscono il modello comune e al tempo stesso lo portano alla sua evoluzione.

 

Se prima però i canoni della bellezza di un’epoca venivano cristallizzati in quadri d’autore, sculture e opere d’arte di immenso valore, la rivoluzione elettronica e culturale attuata nel XX secolo dai mezzi di comunicazione di massa ha completamente cambiato costumi e anche la stessa concezione del bello, che oramai segue i trends di mercato.

 

Se pensiamo che una come Marilyn Monroe, l’icona del cinema del 20° secolo, con gli attuali standard di bellezza imposti dalle case di moda sarebbe considerata grassa, abbiamo uno spaccato della società attuale e sulla sua concezione di bellezza. Una bellezza che crea un paradosso: mentre nel mondo ci sono miliardi di persone che muoiono di fame, nelle ricche, ma oramai in decadenza, città occidentali sempre più uomini e donne, influenzati dal modello dominante, spendono milioni di dollari per inseguire quella perfezione che poi, una volta raggiunta, si rivela essere un effimero quadro di Dorian Gray dipinto sulla sabbia.

 

L’apparire è diventato più importante dell’essere. La bellezza non passa più da quel che si è, bensì da quello che si ha. Cerchiamo di conformarci al modello di bellezza universale, forse anche inconsapevolmente: ma in fin dei conti, cosa mai può farsene la società di un guscio vuoto, dopo che nemmeno più moda, chirurgia plastica e cosmetica possono fare più nulla contro l’inesorabile trascorrere del tempo?

 

Lo dicevano gli antichi Greci: “il tempo distrugge la bellezza". Forse sarà il caso di ricordarcelo, prima o poi. Perché la bellezza più bella, in fin dei conti, è invecchiare bene e invecchiare belli, dentro.




10 gennaio 2011

Harry Potter, l’antifascismo insegnato ai bambini

Fu esattamente tre anni fa, giorno del mio diciannovesimo compleanno, quando mia sorella entrò in camera mia a dirmi che mi aveva regalato “Harry Potter e i Doni della Morte”. La prima reazione, per la poveretta, fu di indignazione (da cultore del Signore degli Anelli e di Star Wars, consideravo Harry Potter roba di seconda mano), e il libro rimase lì a prendere polvere per un paio di giorni.

 

Poi, con molto scetticismo, cominciai a leggere le prime pagine… ebbene, in un giorno divorai letteralmente le 700 pagine del libro. Non solo perché mi piace il genere fantasy, quanto perché c’era un messaggio chiaro sotto tutto quello svolazzare di bacchette e di giravolte su scope magiche: un messaggio contro il razzismo e, più nello specifico, contro il nazi-fascismo.

 

Rimasi talmente entusiasta del libro, che presi a dire a scuola (Liceo Classico) che si poteva benissimo, per quelli che trovavano la storia noiosa e un po’ ostica, consigliargli di leggere l’ultimo libro di Harry Potter, per capire cos’è stato il nazi-fascismo in Europa. Ovviamente, come ogni cosa che dico, all’inizio mi risero dietro e dissero che vedevo la politica anche nei libri per bambini.

 

Continuai a sostenere la mia tesi, dimostrando i chiari parallelismi che nel libro ci sono, ad esempio, tra Voldemort, sostenitore della purità della razza pur avendo il padre babbano (ovvero un non mago), e Hitler, che oltre a non essere tedesco e ariano, qualcuno dice avesse pure radici ebraiche; o tra i Mangiamorte e le SS; o, tanto per dirne una, i tatuaggi che questi ultimi infliggono alle loro vittime prima di ucciderle (mezzosangue) che ricordano tanto i numeri tatuati alle vittime nei campi di concentramento. Per non parlare di Salazar Serpeverde (fondatore della casa magica di Hogwarts dei “cattivi”, il cui nome è ispirato al Salazar portoghese il cui colore dei militanti era proprio il verde). Vado a memoria, ma il libro è pieno zeppo di riferimenti come questi.

 

Ebbene, non me ne curai più di tanto, finché un mesetto fa, con un amico, non ritornai sull’argomento. E mentre lui concordava con me, un altro disse che non era d’accordo e che sbagliavo tutto.

 

Così ho fatto delle ricerche. E ho scoperto che la Rowling ha detto di essersi chiaramente ispirata a Hitler per la figura di Voldemort e addirittura a quella di Churchill per quanto riguarda Silente; e che conferma le metafore politiche (che ovviamente non fanno riferimento alla sola Germania Nazista) come chiaro messaggio da veicolare ai bambini che la leggono.

 

L’argomento “politica in Harry Potter”, inoltre, è oggetto di numerosi studi e tesi di laurea (17 tesi di dottorato e 7 master, stando all’Inside Higher ED, la biblioteca del Congresso americano) e addirittura in alcune università si è arrivati ad un corso separato in scienze politiche dedicato al tema.

 

Insomma, qualcosa in più di semplici intuizioni. Visto quanto mi era piaciuto l’ultimo, ho deciso di comprare il primo. Che si è rivelato un semplice libro per bambini, qualche accenno, sì, ma nulla di quello che c’è nell’ultimo. E allora penso che la Rowling sia, dopotutto, un genio: perché ha cresciuto una generazione di milioni di bambini all’antifascismo, identificando con il male assoluto tutti i valori negativi che il nazi-fascismo ha portato nel mondo (Voldemort).

 

È partita con un piccolo libro di favole, ha concluso con un libro che io, se avessi un figlio, glielo farei leggere per fargli capire, sin da piccolo, cos’è stato l’antifascismo. Non basta ovviamente solo l’ultimo libro di Harry Potter, serve anche altro, la pratica quotidiana.

 

Ma è certamente un buon inizio, non vi pare?




7 dicembre 2010

Scene medievali

Gli affezionati si ricorderanno che due anni fa parlai dell'indecorosa sfilata di auto blu per la prima della Scala, durante la quale una folla di persone impedivano il passaggio a noi comuni mortali perché dovevano godersi lo spettacolo asserragliati alle transenne.

E si ricorderanno anche della risposta di una madre al figlio di 3-4 anni, il quale chiedeva conto della folla e del clamore: "E' gente a cui piace vedere altra gente che non fa nulla per guadagnarsi lo stipendio nella vita." Un'immagine talmente forte, che ancora oggi la ricordo perfettamente.

Così come ricordo, appunto, questa fiumana di gente asserragliata alle transenne che, come i mendicanti di epoca medievale intorno alle carrozze dei signori, ammiravano la loro maestosità e ricchezza, nella speranza di ricevere qualche soldo. La disperazione e l'ignoranza che portano all'umiliazione personale pur di sbarcare il lunario: sono cose che nel XXI secolo non dovrebbero accadere.

Se teniamo fede infatti alla definizione di Rousseau "La Democrazia esiste laddove non c'è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi". E da scene del genere ne deduciamo che sono bastati 20 anni di bombardamento mediatico a reti ed edicole unificate per spazzare via 2 secoli di lotte e conquiste sociali.

Ma rispetto a due anni fa qualcosa è cambiato. Se infatti le proteste erano relegate in un angolo remoto di piazza della Scala, rese innocue dalla folla adorante e dai poliziotti antisommossa, quest'anno non sono bastate né le transenne, né la folla adorante: gli studenti, i precari, quelli che la crisi la stanno pagando tutta, si sono presi la scena mediatica solitamente riservata a ministri, sottosegretari, alta borghesia e tutta quella pletora di signori mossi da quegli interessi economico-finanziari che hanno provocato la crisi, ma che non la sentono né la pagano.

Un buon segno, di riscossa etica e civile. Segno che forse qualcosa in questo Paese sta cambiando. Ed era anche ora.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)