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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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4 aprile 2011

It Begins With Us

It Begins With Us: E' iniziato con noi. Il Cambiamento, si intende. Questo lo slogan che Barack Obama ha scelto per le presidenziali USA 2012, con un comunicato diramato dalla Casa Bianca e che dà ufficialmente il via alla campagna elettorale del primo presidente nero d'America.

Era ora che finalmente, dopo due anni con importanti successi alle spalle (nonostante il crollo di popolarità dovuto ai contraccolpi della crisi economica), Obama rispondesse colpo su colpo ad una destra sempre più clericale, conservatrice e razzista. In questi 2 anni ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori: che era musulmano, che non era americano, che era servo dei talebani, che era socialista, che era un incapace.

Nonostante non sia sempre d'accordo con quello che fa (sebbene lo sia sempre con quello che dice: Obama quando parla incanta, il problema è che deve fare i conti nei fatti con un esercito di conservatori anche trai i democratici, che guardano alle prossime elezioni e alla propria poltrona e non al bene della collettività, cfr la riforma sanitaria dimezzata), questo colpo di reni mi ridà la speranza e l'entusiasmo delle origini... quando quel 4 novembre 2008, fino a notte fonda, sono rimasto sveglio a guardare i risultati in diretta della sua elezione. E commentavo: "Il Sogno americano è appena iniziato, l'incubo italiano purtroppo continua."

Ora pare che il nostro incubo sia alle fase finali, da loro il sogno si è schiantato sulla dura prova della realpolitik e soprattutto con l'ottusità e l'individualismo dell'elettore americano medio, che guarda solo al proprio portafogli. Da questo punto di vista, forse la ripresa dell'economia neutralizzerà l'effetto portafogli... speriamo. Per il bene nostro, anche: se qualcuno a Sinistra si lamenta di Obama che ha in ballo 3 guerre, figuriamoci cosa potrà fare una Sarah Palin alla Presidenza... una stipendiata di Murdoch. Che è come dire, mandare Alfano a fare il presidente del consiglio.




16 marzo 2011

Se Wikio censura Berlinguer

Wikio, per chi non lo sapesse, è un servizio di condivisione delle notizie, che all’inizio di ogni mese (in base ad un loro algoritmo che esula da traffico e visitatori, a quanto pare) redige anche una classifica dei 100 blog più letti di ogni categoria (politica, economia, etc.).

Qualcosa di Sinistra, sin dalla sua nascita, è stato correttamente indicizzato su Wikio, senza essere sottoposto a censure e senza particolari problemi. In poco meno di 3 settimane, a dicembre, ci siamo piazzati tra i 5000 blog più letti d’Italia; a gennaio siamo arrivati alla posizione 2077, per poi arrivare agli inizi di febbraio nella top500, occupando la 414° posizione. Nella classifica di politica in 3 mesi siamo diventati il 42° blog più letto.

Fin qui tutto bene. Il nostro rating cresceva a livelli stratosferici, così come le nostre visite (con picchi di 4500 lettori ogni giorno, stando a wordpress.com e a google analytics). Continuiamo a macinare record del genere, pur essendo semisconosciuti ed essendo relativamente giovani.

Sarà un caso, ma proprio il primo articolo censurato su wikio è stato il mio “Per Enrico, Per Esempio”, in occasione dei 2 anni dalla nascita di EB.IT – Il Primo Sito Web su Enrico Berlinguer, il 16 febbraio. All’inizio ho pensato ad una piccolo errore in wikio e non me ne sono curato più di tanto, anche se l’articolo immediatamente successivo al mio era stato correttamente indicizzato.

Intanto, il nostro rating il 1° marzo, a 4 giorni dall’aggiornamento della classifica, arrivava a quota 19.177, un valore che ci avrebbe fatto entrare nella top30 dei blog più letti di politica e chissà quante posizioni ci avrebbe fatto prendere in quella generale (in fondo, sfido qualunque giovane blog ad avere una media di 2600 lettori al giorno a 4 mesi dalla nascita).

Ebbene, il 2 marzo il nostro rating viene “tagliato” a 5.0 (ovvero ai livelli che avevamo quando 2600 lettori li facevano in 2 settimane); anche in quel caso ho pensato ad un errore, tant’è che il 3 marzo siamo risaliti a quota 8.5, anche se un po’ mi scocciava, essendoci di lì a 3 giorni l’aggiornamento della classifica.

Arriva il 4 marzo, pubblico due articoli, uno in cui riporto il famoso scritto corsaro di Pasolini “Il Potere senza volto”, l’altro è sul vergognoso stipendio di Giuliano Ferrara e… puff, non vengono indicizzati su Wikio. Ohibò, tre articoli non indicizzati. C’è qualcosa che non va. Scrivo a info@wikio.it, chiedendo se sia un nostro problema o un loro. Nessuna risposta.

Arriva il 5 marzo. Altri articoli, altre “censure” su Wikio. Riscrivo sempre al solito indirizzo, senza successo. E continuo per tutta la settimana, scrivendo anche al responsabile italia di Wikio. Nulla.

Risultato: Qualcosa di Sinistra de facto è oscurato su Wikio, senza soluzione di ritorno. Ho provato così a re-inserire il blog come fonte e… magia, anziché darmi errore, dicendomi che la fonte era già presente su Wikio, mi arriva il messaggio automatico: “Grazie per la tua segnalazione! Valuteremo se il tuo blog ha i requisiti necessari etc. etc.”, e noto una piccola dicitura: “Wikio è aperto a tutti i blog, ma questi possono essere non accettati a discrezione assoluta di Wikio.

Morale, anche con la nuova iscrizione (che dimostra come ci abbiano cancellato proprio da Wikio, senza dirci nulla), Qualcosa di Sinistra continua a non essere indicizzato su Wikio. Cosa che alla fine ci può anche fare piacere, visto che, assodato che la classifica è palesemente truccata perché ci sono manine sante che la correggono, espellendo i blog scomodi, significa che facciamo paura.

A chi non lo sappiamo… in ogni caso, passate parola. E scrivete anche voi a info@wikio.it, non tanto per chiedere la nostra reintegrazione (a sto punto poco ci importa, rimaniamo comunque tra i 30 blog più letti di politica in Italia lo stesso), quanto per ESPRIMERE IL VOSTRO SDEGNO.

E chissà che forse, dalle parti di Wikio, le varie mani di forbice si diano una regolata la prossima volta.

Noi non ci arrenderemo mai. Loro nemmeno (ma gli conviene?)

Passate parola.

da: http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2098




21 febbraio 2011

Ma io Pisapia lo difendo

 Dell’uomo non ho mai avuto tanta simpatia. E dire che ero partito con le migliori intenzioni, a settembre dello scorso anno: stavolta scelgo un candidato e lo sostengo fino in fondo, mi ero detto.

 

Entra sempre in gioco l’eterogenesi di fini di hegeliana memoria, quindi sarà che nei suoi comitati circolava il peggio dei due partiti che oggi giocano a cannibalizzarsi l’un l’altro (PD e SEL), sarà anche che poi ho scoperto certe sue posizioni sulla giustizia più alla D’Alema che al buon senso, mettici pure che non abbia proprio questo carismatic appeal, ma alla fine tutto il mio entusiasmo iniziale si è ridotto ad un piccolo lumicino. Nonostante tutto, però, Pisapia alle primarie l’ho votato.

 

Il lumicino poi si è spento definitivamente quando il 14 dicembre ha cominciato a raccontare frottole sulla partecipazione alle primarie (che ha segnato un meno 15.000 partecipanti rispetto a 5 anni prima, mentre lui affermava esserci stato un più 3%). Contestato (e ho anche il video), ha reagito in maniera scomposta e feroce, dicendomi di tornare a studiare. A me, che ho la media del 30elode all’università. E lì mi ero ripromesso di non votarlo nemmeno sotto tortura.

 

Gli scimmiottamenti di Vendola al Palasharp e la pallida imitazione di Mitterrand, con quella foto orripilante apparsa sui maxi-manifesti sparsi per la città, mi avevano definitivamente convinto a votare per il mio compagno di università candidato alla Lista civica di Grillo. Anche perché, alla mia famosa lettera aperta che gli ho inviato e ho pubblicato (condivisa da più di 2000 persone su facebook), non ha mai risposto, ma ha fatto rispondere alcuni suoi galoppini con problemi di prostata che tra un “Basta giovani” e “lavori per la Moratti” si sono beccati un bel trattamento in dolce stil novo dal sottoscritto (sono sempre molto fine e irritante nel mandare a quel paese la gente, me ne do atto).

 

Ciononostante, nella vicenda di Affittopoli lo difendo. E non per spirito di coalizione (avevo già intenzione di votare un altro), quanto perché non si può mettere sullo stesso piano un contratto di affitto stipulato nel 1989 dalla sua compagna con i contratti di affitto a prezzi stracciati degli uomini organici alla Destra.

 

E per un semplice motivo: Milano è governata da 20 anni dal centrodestra. E si vede, aggiungo io. Quindi non regge l’accusa che Cinzia Sasso, la compagna di Pisapia, abbia avuto la casa in affitto perché godeva dell’appoggio del candidato sindaco. Anche perchè il contratto di affitto era scaduto nel 2008, Pisapia vive in un’altra casa e la Sasso doveva trasferirsi a novembre nella nuova casa (se non fosse che l’edilizia in Italia ha i tempi biblici che sappiamo), dove sarebbe andato a vivere anche Pisapia.

 

Dunque, qual è lo scandalo? Che milionari, star e assessori e consiglieri di centrodestra abbiano avuto case con affitti risibili proprio in virtù della loro appartenenza ai partiti della maggioranza che guida il comune da 20 anni oppure che la compagna di Pisapia, nel 1988, abbia avuto in affitto la casa dal Pio Albergo Trivulzio, quando Milano era ancora governata dal cognato di Craxi, Pillitteri (passato al centrodestra, il cui figlio è per altro in affitto anche lui in una casa del Pat)?

 

Pisapia lo si può attaccare su molti fronti, ma questo no. L’unica cosa che posso dire è che mai ho visto in vita mia una difesa così goffa e intempestiva da parte di un avvocato, che di certo ha una gran carriera anche da politico alle spalle. Ingenuità? Forse, ma se prima il centrosinistra era nella prima volta avanti nei sondaggi a Milano, ora dubito che lo sarà ancora.

 

A meno che, per la gioia del Pd, Pisapia non faccia un passo indietro. Ma questo sarebbe l’ennesimo colpo mortale all’immagine del centrosinistra milanese ed equivarrebbe a sconfitta certa.

E in un periodo come questo, non possiamo permettercelo. Quindi l’unica cosa che rimane da fare al candidato sindaco, se non vuole affogare nella palude in cui la sua goffa difesa lo ha infilato, deve abbandonare per strada un po’ di venefici compagni di viaggio. Deleteri per lui e, qualora vincesse, deleteri per Milano. I nomi si sanno già, inutile farli anche qui.

 

Speriamo solo che ora Pisapia si dia una mossa. Perché prediche moraliste da parte della Lega e del PDL (che sugli affari immobiliari hanno ben altri e ben più gravi scandali da fronteggiare) è veramente una vergogna.




7 febbraio 2011

A un bambino bisogna insegnare ad essere un rivoluzionario

A un bambino bisogna insegnare a essere un rivoluzionario, nel senso di cercare sempre il bene maggiore da donare agli altri per migliorarne l'esistenza. Lo scopo della vita non può essere accumulare denaro, ma creare rapporti d'amore.

Queste parole sono del Professor Giovanni Bollea, padre della neuropsichiatria italiana, che è morto ieri all'età di 98 anni. La trovo la miglior risposta alle polemiche sollevate da chi ha visto di cattivo gusto l'intervento del giovane Giovanni, di tredici anni, alla manifestazione di sabato al Palasharp. Perchè in fondo, quando noi da bambini ci chiediamo perchè esistano le ingiustizie, siamo in fondo un po' tutti rivoluzionari, volendo fare qualcosa per cambiarle. Se poi abbandoniamo questa vocazione, non è detto che sia un bene, anzi. Perchè lo scopo della vita di certo non può essere solo accumulare denaro.




1 febbraio 2011

Al PD? Io non ci credo - Massimo D'Alema, 1999

Quando pubblicai questo video, nel dicembre 2008, la prima volta su facebook, caricandolo tra i miei video personali, mi ricordo che fece il boom di visite: fu uno dei più condivisi. Addirittura venni pure contattato da Bobo Craxi che mi faceva i complimenti perché il video era straordinario, ed esprimeva il pensiero attuale di D'Alema. Poi forse deve essere risultato fastidioso a qualcuno e facebook me lo censurò in quanto "lesivo della dignità della persona" (cosa c'entrassi io, ancora mi è ignoto).

Lo ripropongo, quindi, a distanza di tempo... giudicate voi. Qui sotto la trascrizione.

"Ci mettiamo un po' di ambientalismo, perchè va di moda... poi siamo un po' di Sinistra, ma alla Blair... perchè è sufficientemente lontano, diciamo... poi siamo anche un po' eredi del cattolicesimo democratico... infine ci mettiamo un po' di giustizialismo che va di moda, abbiamo fatto un nuovo partito. Lo chiamiamo in un modo che non dispiace a nessuno, perchè verdi è duro, sinistra suona male... democratici siamo tutti! Ed è fatta! Chi potrebbe essere contro un prodotto così straordinariamente perfetto? C'è tutto dentro! Auguri... ma io NON CI CREDO!"




31 gennaio 2011

Milano merita un ventenne

 

BASTA GIOVANI! proseguendo con queste pippe, faremo vincere la Moratti. E' questo che volete? IO NO.”

 

Questo commento (il cui autore continuo dopotutto a stimare) è uno dei tanti che finirono in calce alla mia lettera aperta a Giuliano Pisapia del 17 dicembre scorso, in cui chiedevo conto del perché mentisse sulla partecipazione alle primarie e ponevo altre due o tre questioni che durante le primarie non si poteva porre nemmeno nei suoi comitati perché “l’obiettivo è vincere, al resto pensiamo dopo.”

 

A quel “resto” non ci ha pensato più nessuno, o meglio, qualcuno ci ha pensato dandomi del fascista, del non giovane, del tafazzista e così discorrendo nella lunga sequela di insulti pubblici e privati che mi sono arrivati con quella lettera (ma sarebbe affascinante farvi leggere la mia lunga corrispondenza con alcuni insigni membri dello Staff di Pisapia ancora durante le primarie, quando a brutto muso uno di loro tirò fuori la famosa frase “tu non sai chi sono io”).

 

E dire che da elettore di Pisapia alle primarie mi limitavo a fare delle domande semplici, per esempio se pensava ancora che il concorso esterno in associazione mafiosa fosse un’anomalia giuridica, come aveva dichiarato a Panorama il giorno della condanna di Marcello Dell’Utri a 7 anni in appello per quel reato “anomalo”. In fondo, si candidava a sindaco nella città che Dell’Utri, ai tempi del maggioritario, veniva eletto a furor di popolo.

 

Ai comitati di Pisapia, però, non si poteva discutere di politica, bisognava stare seduti ad ascoltare la maestrina di turno che ti diceva dove dovevi andare a distribuire volantini, in che giorno e a che ora: cose che non richiedevano un incontro fisico, dato che basta una mail (ma internet è una landa sconosciuta per costoro e quando mi permisi di fare qualche osservazione, visto che gestisco uno dei siti-blog più letti e visitati d’Italia, con oltre 120.000 utenti, ci mancava poco che mi deferissero ai probi viri).

 

Mi ero già rassegnato a dovermi turare il naso e a doverlo votare questa primavera, quando stasera mi arriva un messaggio da un mio amico che mi chiede se conoscevo Mattia Calise. Il nome non mi dice niente. Lo cerco su facebook e subito lo riconosco: è un mio compagno di corso, a Scienze Politiche. Lo conosco di vista, non ci ho mai parlato, ma a prima vista sembra una persona per bene, e raramente mi sbaglio.

 

Quindi ho deciso di sostenerlo. E che sia chiara una cosa: ad aver tradito speranze e aspettative non è il sottoscritto. Ma chi si è proposto come il nuovo e non lo era, come il cambiamento e invece si è circondato del peggio della vecchia guardia che il cambiamento non lo vuole.

 

Tanto, male che vada, sbaglierò a mandare persona in consiglio comunale. Di una cosa sono sempre andato fiero, però, nella mia breve vita: non ho mai fatto errori per conto terzi. Una cosa che altri trinariciuti radical-chic non possono vantare di aver fatto nella loro vita, che è più lunga di una quarantina d’anni della mia.




23 gennaio 2011

Antonio Gramsci, 22 gennaio 1891 – 27 aprile 1937

L'articolo che ho pubblicato ieri su Qualcosa Di Sinistra per il 120° anniversario dalla nascita di Antonio Gramsci.

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Oggi ricorre il 120° anniversario dalla nascita di Antonio Gramsci. Qualcosa Di Sinistra vuole ricordarlo con alcuni brani.

Il primo, scritto su “Passato e Presente”, è intitolato “I Costruttori di Soffitte”. Leggetelo. Vi lasciamo fare i dovuti paragoni con certe generazioni post-berlingueriane. E non ci riferiamo solo alla generazione dei D’Alema e dei Veltroni.

Una generazione può essere giudicata dallo stesso giudizio che essa dà della generazione precedente, un periodo storico dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto.

Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza. È il solito rapporto tra il grande uomo e il cameriere.

Fare il deserto per emergere e distinguersi.

Una generazione vitale e forte, che si propone di lavorare e di affermarsi, tende invece a sopravalutare la generazione precedente perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche più oltre; semplicemente vegetare è già superamento di ciò che è dipinto come morto. 

Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe più comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro… ma essi non l’hanno fatto e, quindi, noi non abbiamo fatto nulla di più.

Una soffitta su un pianterreno è meno soffitta di quella sul decimo o trentesimo piano? Una generazione che sa far solo soffitte si lamenta che i predecessori non abbiano già costruito palazzi di dieci o trenta piani. Dite di esser capaci di costruire cattedrali, ma non siete capaci che di costruire soffitte.”

Il secondo, invece, è datato 11 febbraio 1917, e parla degli Indifferenti:
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.”

Il terzo è tratto da una lettera di Gramsci alla madre, datata 10 maggio 1928
“Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.”

Infine, un bellissimo appello rivolto ai giovani del tempo, ma che vale anche per noi di oggi:

Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.

Antonio Gramsci viene scientificamente ucciso dai fascisti, e muore a Roma, il 27 aprile 1937. Fu il primo Segretario del Partito Comunista d’Italia.




18 gennaio 2011

Gli Uomini Giusti

 

Finirà che, fra qualche anno, Gramsci sarà solo il nome di una fondazione, Falcone e Borsellino il nome di un aeroporto, Pertini il nome di qualche scuola e monumento sparsi per l’Italia. Di Berlinguer si ricorderà solo la pessima riforma dell’università del cugino, o forse nemmeno quello. Quanto ad Ambrosoli, Siani e gli altri, al pronunciare il loro nome, la risposta più frequente forse sarà quella “Ambrosoli e Siani chi?”. E questo sarebbe già un successo.

 

È il prezzo dell’apatia e dell’indifferenza al culto della memoria, volgarmente scambiato per passatismo e nostalgia da certi moderni trasfo-riformisti, che porta un intero sistema politico, culturale ed economico-sociale già sull’orlo del baratro, a celebrare l’arroganza, la prepotenza, l’abuso perpetuo e l’inganno continuo, l’ingiustizia sociale e la furbizia a scapito del più debole. Condannando se stesso a morte certa.

 

Una celebrazione continua da parte di chi dovrebbe impegnarsi invece a dare l’esempio, affinché le istituzioni riacquistino credibilità e i cittadini, soprattutto, fiducia in esse, per salvaguardare la democrazia e la libertà.

 

Perché quello che fa rabbia è il capovolgimento della realtà e dei valori, in un Paese ridotto a Ruby e Noemi, mentre i veri problemi del Paese vengono affrontati con l’arroganza e la prepotenza dei Marchionne e con l’assenza colpevole della Politica (tutta), troppo impegnata ad assicurarsi l’impunità e il privilegio.

 

Ma che parliamo a fare? L’anno scorso un sistema politico corrotto e allo sbando, ridotto a prostitute fuori e dentro a un Parlamento che produce leggi ad personam, ha celebrato in pompa magna la figura di un latitante e di un corrotto, condannato in contumacia e in via definitiva a 10 anni di reclusione e che aveva accumulato circa una ventina d’anni di galera tra primo e secondo grado negli altri processi pendenti.

 

Nel silenzio (o meglio, nel plauso) di quelle opposizioni che dovrebbero garantire l’alternativa ad un sistema fondato sulla corruzione e sul privilegio. Con la complicità di un Capo dello Stato che ha inviato lunghi messaggi alla famiglia.

 

Perché non ricordiamo analoghi lunghi messaggi alla famiglia di Enrico Berlinguer, nei 25 anni dalla morte, da parte della Presidenza della Repubblica? Perché le uniche manifestazioni in giro per l’Italia sono state fatte dai cittadini e non organizzate dai partiti? Perché si permette che una mediocre Stefania Craxi, in preda ad isteria continua, pubblichi sul Corriere della Sera vibranti attacchi contro Enrico Berlinguer, senza che nessuno ne prenda le difese o che, soprattutto, il direttore di quel giornale garantisca il diritto di replica?

 

Forse perché Enrico Berlinguer è morto sul campo davanti al suo popolo, stroncato da un ictus, mentre Bettino Craxi veniva servito e riverito in una bianca villa tuinisina per sfuggire alla galera? O forse perché fu ripetutamente spiato da servizi segreti deviati al soldo di P2 e dello stesso Craxi, affinché si potesse ricoprirlo di fango e farlo fuori politicamente?  O forse perché, in seguito a quelle illegali intromissioni (quelle sì) nella vita privata di un uomo politico onesto e perbene non produssero niente, dimostrando che in Italia c’era veramente qualcuno che era diverso, oltre ad essere comunista?

 

Mai come oggi noi giovani abbiamo bisogno di riferimenti ideali solidi e che abbiano dato l’esempio, come Berlinguer, Pertini, Ambrosoli, Siani. Che per nostra fortuna/sfortuna non hanno bisogno di monumenti o simposi e nemmeno di apologie a mezzo stampa o tv, ma che necessariamente verranno dimenticati, se non siamo noi, NELLA PRATICA QUOTIDIANA, a ricordarli, a rendere vivo il loro esempio. La testimonianza della loro vita, da cittadini onesti e da servitori dello Stato e del popolo, è sufficiente per noi per qualificarli come uomini giusti. Ma per quanto ancora, se si continua su questa strada, la loro memoria sarà preservata?




16 gennaio 2011

Uomini in carne e ossa

 

 

 

Questo testo lo scrisse Antonio Grasci su Ordine Nuovo, l'8 maggio 1921, dopo la sconfitta del sindacato e il licenziamento di 3500 operai dalla Fiat. Si potrebbe ripubblicare oggi tale e quale. Tanto che Liberazione lo ha fatto.

 

Gli operai della Fiat sono ritornati al lavoro. Tradimento? Rinnegamento delle idealità rivoluzionarie? Gli operai della Fiat sono uomini in carne e ossa. Hanno resistito per un mese. Sapevano di lottare e resistere non solo per sé, non solo per la restante massa operaia torinese, ma per tutta la classe operaia italiana. 

Hanno resistito per un mese. Erano estenuati fisicamente perché da molte settimane e da molti mesi i loro salari erano ridotti e non erano più sufficienti al sostentamento familiare, eppure hanno resistito per un mese. Erano completamente isolati dalla nazione, immersi in un ambiente generale di stanchezza, di indifferenza, di ostilità, eppure hanno resistito per un mese. 

Sapevano di non poter sperare aiuto alcuno dal di fuori: sapevano che ormai alla classe operaia italiana erano stati recisi i tendini, sapevano di essere condannati alla sconfitta, eppure hanno resistito per un mese. Non c'è vergogna nella sconfitta degli operai della Fiat. Non si può domandare a una massa di uomini che è aggredita dalle più dure necessità dell'esistenza, che ha la responsabilità dell'esistenza di una popolazione di 40.000 persone, non si può domandare più di quanto hanno dato questi compagni che sono ritornati al lavoro, tristemente, accoratamente, consapevoli della immediata impossibilità di resistere più oltre o di reagire. 

Specialmente noi comunisti, che viviamo gomito a gomito con gli operai, che ne conosciamo i bisogni, che della situazione abbiamo una concezione realistica, dobbiamo comprendere il perché di questa conclusione della lotta torinese. 

Da troppi anni le masse lottano, da troppi anni esse si esauriscono in azioni di dettaglio, sperperando i loro mezzi e le loro energie. E' stato questo il rimprovero che fin dal maggio 1919 noi dell' "Ordine Nuovo" abbiamo incessantemente mosso alle centrali del movimento operaio e socialista: non abusate troppo della resistenza e della virtù di sacrificio del proletariato; si tratta di uomini comuni, uomini reali, sottoposti alle stesse debolezze di tutti gli uomini comuni che si vedono passare nelle strade, bere nelle taverne, discorrere a crocchi sulle piazze, che hanno frame e freddo, che si commuovono a sentir piangere i loro bambini e lamentarsi acremente le loro donne. 

Il nostro ottimismo rivoluzionario è stato sempre sostanziato da questa visione crudamente pessimistica della realtà umana, con cui inesorabilmente bisogna fare i conti. Già un anno fa noi avevamo previsto quale sbocco fatalmente avrebbe avuto la situazione italiana, se i dirigenti responsabili avessero continuato nella loro tattica di schiamazzo rivoluzionario e di pratica opportunistica. E abbiamo lottato disperatamente per richiamare questi responsabili a una visione più reale, a una pratica più congrua e più adeguata allo svolgersi degli avvenimenti. 

Oggi scontiamo il fio, anche noi, dell'inettitudine e della cecità altrui; oggi anche il proletariato torinese deve sostenere l'urto dell'avversario, rafforzato dalla non resistenza degli altri. Non c'è nessuna vergogna nella resa degli operai della Fiat. Ciò che doveva avvenire è avvenuto implacabilmente. La classe operaia italiana è livellata sotto il rullo compressore della reazione capitalistica. Per quanto tempo? Nulla è perduto se rimane intatta la coscienza e la fede, se i corpi si arrendono ma non gli animi. 

Gli operai della Fiat per anni e anni hanno lottato strenuamente, hanno bagnato del loro sangue le strade, hanno sofferto la fame e il freddo; essi rimangono, per questo loro passato glorioso, all'avanguardia del proletariato italiano, essi rimangono militi fedeli e devoti della rivoluzione. Hanno fatto quanto è dato fare a uomini di carne ed ossa; togliamoci il cappello dinanzi alla loro umiliazione, perché anche in essa è qualcosa di grande che si impone ai sinceri e agli onesti.




14 gennaio 2011

Il Grande Sogno dietro la parola compagno

Noi vogliamo dare una speranza ai ragazzi, ai quali questa società non offre sicurezza di vita, di lavoro… non offre ideali che non siano quelli dell’evasione, dell’individualismo… offre solo la prospettiva di essere la rotella di un ingranaggio che funziona soltanto per favorire la prepotenza, il privilegio e la corruzione.
(Enrico Berlinguer, 1972)

Nel giorno del referendum di Mirafiori, del day after della direzione del PD e della bocciatura del legittimo impedimento, ho sentito il bisogno, quasi il dovere, di fare una riflessione su quella parola che sembra oramai essere diventata un tabù, ma che in realtà non lo è: la parola compagno.

Mi ricordo ancora quando un ignaro Fabrizio Gifuni parlò ad una platea di democrats, dicendo a metà del discorso: “cari compagni e care compagne”, scatenando le ire dei popolari e le proteste dei cosiddetti “nativi” del PD (gente cioè riciclata da altri partiti diversi da DS e Margherita).

Dimostrando non solo demenza, ma anche ignoranza.

Perché appellativo (oramai ridotto da certi pseudo-politicanti in salsa dc ad un insulto per il genere umano) è in realtà la cosa meno marxista che ci possa essere a questo mondo: dal latino cum panis, indica quelle persone che sono pronte a condividere tutto con gli altri, persino il pane. Un motivo più da ultima cena che da materialismo storico, eppure per “i nativi” o, peggio, gli ex-comunisti riverniciati a nuovo, è addirittura offensiva, perché saprebbe di vecchio e di antico.

Non capendo (o facendo finta di non capire) quello che Norberto Bobbio, all’indomani del Crollo del Muro di Berlino, aveva capito fin troppo bene (non a caso fino all’ultimo ha donato ogni singolo neurone per la costruzione di una nuova Sinistra): “O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?”

La lotta alla parola “compagni” è qualcosa di più della lotta ad un antico aggeggio lessicale per definire un certo tipo di militanti: è l’ultimo fotogramma di quell’enorme rimozione culturale che ha iniziato a tagliare le radici della Quercia (fondendo in uno 13 partiti) nella vana speranza di guadagnare maggiori consensi, e che alla fine ha rimosso uno ad uno ogni ricordo, ogni simbolo, ogni memoria di quella tradizione, fino a trasformarsi in qualcosa di diverso, in un Partito Democratico che sulla carta era vincente e che invece è nato morto, ammazzato dagli apparati di partito e dal nuovismo senza capo né coda del suo primo segretario, che da salvatore della Sinistra ne è diventato, suo e nostro malgrado, il becchino. E che adesso riscopre un modo di agire e di fare che avrebbe dovuto usare quando era segretario, non ora che è ridotto all’opposizione nel suo partito (e là rimarrà, perché le clientele post-comuniste rimangono saldamente nelle mani di D’Alema).

Mentre negli altri paesi si rinnovano e al tempo stesso si consolidano le proprie identità, l’Italia è l’unico paese nel quale in vent’anni si è cambiato quattro volte simbolo, mantenendo sempre la stessa classe dirigente (salvo i deceduti).

Rinnegare i propri padri, nella speranza di trovare eredi, e inventare nuove identità per non dover fare i conti con quella che effettivamente avevano, ha portato i post-comunisti a produrre solo una cosa: una marea di orfani e figli unici, che con la disintegrazione della dimensione collettiva si sono rifugiati in un arido e desolato egoismo individualista. Anziché diventare padri di una nuova eredità, sono rimasti gli eterni giovani di quella vecchia.

Erano così preoccupati a dimostrare all’Italia intera che non erano più (e non erano mai stati in alcuni casi) comunisti, che non si sono minimamente preoccupati non solo di definire una volta per tutte cosa sono (e cosa vogliono diventare), ma soprattutto cosa pensano e vogliono fare per dare una voce alle speranze della moltitudine di poveri, sfruttati, diseredati e disgraziati che affollano le strade di questo Paese, ma che scompaiono dalla percezione generale perché non appaiono sulle televisioni (dominio incontrastato di Berlusconi).

Ma tutto ciò non si spiega solo con il DNA burocratico-comunista che tutt’ora anima le loro menti (e che era l’unica cosa che dovevano abbandonare 20 anni fa). In alcuni anche in modo inconsapevole (il che è ancora peggio). Bensì per il fatto che sentendosi liberali, cadendo nell’amnesia, hanno espresso il nuovo conformismo, adattando ad esso l’antica forma mentis e i vecchi comportamenti.

Ne deriva che non esiste alternativa, perché tutto viene reso uguale, tutto viene eguagliato e infilato nel tritacarne, tutto viene reso così semplicemente e totalitariamente comunista (nel senso più deteriore del termine), che alla fine vince il padre del conformismo, che è espressione di quelle forze reazionarie che non vogliono il Cambiamento, perché questo scalfisce i loro interessi e privilegi e li costringe a mollare anche solo un’oncia delle loro ricchezze.

Su Obama ognuno può pensarla come vuole, ma c’è un dato di fatto ineludibile: Obama è il sogno socialista fattosi uomo, perché aldilà delle ideologie, delle parole, delle opinioni e delle strategie, un nero, socialmente ai margini, povero, senza mezzi propri, è riuscito a scalare la vetta della società e a sbaragliare privilegi, pregiudizi, provocando un pericoloso precedente per le classi dominanti al potere.

Se la Sinistra in questo schifoso Paese non si riappropria di un grande Sogno, che è quello di una società più giusta, fondata sul diritto alla vita e non sul dovere alla sopravvivenza per accrescere ricchezze, privilegi e ingiustizie altrui, allora questa Sinistra è morta, è condannata all’oblio e alla mortificazione politica, culturale, sociale, ideale.

Diceva Enrico Berlinguer:

Quali furono infatti gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il socialismo? L’obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell’uomo sull’uomo, di una classe sulle altre, di una razza sull’altra, del sesso maschile su quello femminile, di una nazione su altre nazioni. E poi: la pace fra i popoli, il progressivo avvicinamento fra governanti e governati, la fine di ogni discriminazione nell’accesso al sapere e alla cultura. Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d’oggi chi potrebbe dire che questi obiettivi non sono più validi? Tante incrostazioni ideologiche (anche proprie del marxismo) noi le abbiamo superate. Ma i motivi, le ragioni profonde della nostra esistenza quelle no, quelle ci sono sempre e ci inducono ad una sempre più incisiva azione in Italia e nel mondo.

Abolite tutte le parole che volete, privatemi del lessico e dei simboli, ma c’è una cosa che non potrete mai togliermi: il sogno di una società più giusta. Che è poi quel sogno celato dietro la parola compagno.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)