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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

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20 novembre 2012

La democrazia dell'applauso, da Craxi a Grillo

Articolo pubblicato su http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/2012/11/20/la-democrazia-dellapplauso-da-craxi-a-grillo/


È così che muore la libertà… sotto scroscianti applausi
(Padme Amidala, Star Wars – La Vendetta dei Sith)

Il 16 maggio 1984 su “La Stampa” apparve un articolo di Norberto Bobbio che stigmatizzava l’elezione congressuale di Bettino Craxi a Segretario generale del PSI per “acclamazione”, denunciandone il significato personalistico e autoritario, che sembrava reintrodurre sulla scena italiana il culto del “capo carismatico” e nel partito la pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole. Metteva in guardia dai rischi di una politica personalistica e spettacolare, che avrebbe finito per svuotare di significato la vita democratica dei partiti.

Scriveva Bobbio: “L’elezione per acclamazione non è democratica, è la più radicale antitesi dell’elezione democratica. È la maniera, che dopo Max Weber non dovrebbe avere più segreti, con cui i seguaci legittimano il capo carismatico; un capo che proprio per essere eletto per acclamazione non è responsabile davanti ai suoi elettori. L’acclamazione, in altre parole, non è un’elezione, è un’investitura. Il capo che ha ricevuto un’investitura, nel momento stesso che la riceve, è svincolato da ogni mandato e risponde soltanto di fronte a se stesso e alla sua emissione. Possibile che il congresso che ha compiuto un tale atto, e l’onorevole Craxi che l’ha accettato, non si siano resi conto dell’errore madornale che stavano compiendo, soprattutto nel momento in cui il partito socialista e il presidente del Consiglio che lo rappresenta sono accusati, a torto o a ragione, di tendenze autoritarie?

È questo uno dei motivi per cui Bobbio, insieme al meglio della tradizione socialista (Lombardi, Giolitti, Codignola, Enriquez, giusto per fare dei nomi), abbandonò il PSI di Craxi, che nella sua rovina finì per sacrificare l’intera tradizione socialista. Si è visto poi che molto dell’elettorato del leader socialista e numerosi dirigenti che a lui devono la carriera, si sono rifugiati in massa sotto le bandiere di Berlusconi, contribuendo alla nascita di una nuova destra che dal craxismo ha avuto molto da imparare.

Non è un caso, infatti, che Forza Italia sia nata con la benedizione di Craxi, prima che fuggisse in Tunisia e che Berlusconi sia stato per 16 anni l’unico leader politico ad aver riproposto la pratica autoritaria del “padrone del partito” e che sia stato sistematicamente eletto Presidente del partito per acclamazione (due volte, la prima nel 1994, la seconda nel 2009); e che in 15 anni di vita Forza Italia abbia avuto solo due congressi, quello di fondazione e quello di scioglimento.

La pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole è stata, però, efficientemente esportata anche a Sinistra, a cominciare dal partito di Antonio Di Pietro, caduto in disgrazia oggi proprio per questo.

Con una crescente personalizzazione e spettacolarizzazione della politica, intrisa dei valori tipicamente berlusconiani che a Sinistra si è ben guardati dall’allontanare negli ultimi 20 anni, anzi, si sono gradualmente fatti propri (ce li ricordiamo ancora i kit in stile Forza Italia della campagna elettorale di Veltroni nel 2008), il Partito, quello che Gramsci definiva lo strumento principale per la trasformazione della società, diventa una mera propaggine del capo, le cui sorti dipendono da lui e da lui soltanto.

Si pensi, in maniera meno estrema rispetto ai due casi precedenti, a Sinistra Ecologia e Libertà, costruito completamente attorno alla figura di Nichi Vendola: il governatore della Puglia ha dato una lezione di stile al berlusconismo militante aspettando con serenità il giudizio della magistratura, ma se questo non fosse stato positivo, il partito sarebbe letteralmente esploso, perché in quel partito non c’è alcuna figura della statura di Vendola che ne possa prendere il posto.

Il PD stesso ha rischiato l’estinzione dopo le dimissioni di Veltroni, con il quale tutto il partito si era identificato, a causa anche dei fallimenti della classe dirigente precedente. Solo dopo un congresso lacerante e una transizione deludente è riuscito difficilmente a riprendersi dalla sbornia vetero-berlusconiana con l’elezione di Bersani (tant’è che, in un periodo in cui tutti gli altri partiti crollano, quello di Bersani guadagna consensi, il che è un mezzo miracolo se contiamo il sostegno a Monti e le autentiche vaccate commesse, tra cui la recente la battaglia per i 223 milioni alle scuole private cattoliche).

Oggi siamo di fronte ad una nuova forma di democrazia dell’applauso: quella 2.0 rappresentata dal Movimento 5 Stelle e da Beppe Grillo. Mentre nei casi tipo di Berlusconi e Di Pietro questi hanno comunque dovuto garantire un minimo di democrazia interna (le cosiddette correnti) e prevedere dei dispositivi di garanzia (lo stesso Fini è stato espulso a seguito di un voto della direzione nazionale), nel caso del M5S abbiamo il capo carismatico, Grillo, che ottiene gli applausi sulla platea digitale attraverso una schiera imponente di fans, anzitutto suoi più che del movimento, i quali obbediscono al volere del capo in maniera acritica e, anche di fronte alle contraddizioni più evidenti, soffocano qualsiasi forma di dissenso e di critica attraverso la delegittimazione dell’eretico o dell’avversario.

Si mette in moto quindi una particolare macchina del fango digitale per cui se si osa mettere in discussione le parole del Capo, automaticamente sei servo e schiavo del sistema, sei pagato da qualcuno, non sei democratico, sei tutta una serie di appellativi che non è il caso qui di riprodurre e, infine, vieni esposto ad un fuoco di fila digitale senza precedenti. Che si amplifica quando il Capo usa il suo strumento, il blog, per fomentare ancora di più l’attacco contro la tua persona (si vedano i casi Favia e Salsi o Tavolazzi).

Questa politica personalistica spettacolare (o di spettacolo) provoca parecchi danni alle istituzioni democratiche e, in ultima analisi, amplifica i fenomeni degenerativi che pure si dice di voler contrastare.

Non è il caso di fermarsi un attimo e ricominciare a pensare a forme di democrazia diretta e rappresentativa che non implichino l’adesione totale e senza tentennamenti ad un Messia o, peggio, al solito “Uomo della Provvidenza”?

La butto lì, benché comprenda come il buon senso, di questi tempi, sia merce rara, soprattutto a Sinistra.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)