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Veronesi e l'inesistente sicurezza nucleare

Pensi "Veronesi" e ti viene in mente una sola cosa: lotta ai tumori. Ti viene naturale, come quando pensi "Muti" e lo associ alla Scala o Giò Ponti al Pirellone. Eppure la decisione dell'ottantenne senatore democratico e oncologo di fama internazionale di presiedere l'Agenzia per la Sicurezza Nucleare, questo fantomatico organo governativo che dovrebbe evitare rischi per la salute dei cittadini, mette in crisi le nostre certezze.

Principalmente perchè Veronesi non può prestare il suo nome e la sua storia ad uno scempio com'è quello del dannoso, anti-economico e soprattutto anti-energetico ritorno al nucleare in Italia. Che, come dimostrano svariati studi internazionali, può essere tutto, tranne che sicuro per la salute dei cittadini.

Intendiamoci: chi scrive non è nella maniera più assoluta contro il nucleare, MA, vivendo in un sistema capitalista, mi limito semplicemente a fare una semplice analisi costi/benefici, anche valutando i dati economici e scientifici attualmente a disposizione. Che dimostrano una sola cosa: stiamo buttando via una marea di soldi pubblici, sin dal giorno in cui decidemmo di rinunciare a questo benedetto nucleare.

 

Non accetto però lezioni di morale da nessuno: contro il Nucleare, dopo Cernobyl, in Italia c’erano tutti, dalla destra di Giorgio Almirante ai socialisti di Craxi e ai comunisti di Natta. Persino la Dc sui tre quesiti referendari invitò a votare due sì e un no. Ed eravamo davanti alla Francia e subito dopo USA e Germania nella classifica internazionale e potevamo contare su un capitale umano e scientifico di 2500 tra ingegneri e tecnici specializzati.

 

Dati alla mano, abbandonare il nucleare ci è costato 20 miliardi di euro, 340 ad italiano: una cifra enorme che, con un’inesistente politica energetica decente che riducesse il nostro peso dai
combustibili fossili, ci ha portato all’insostenibile situazione attuale.

 

Che non è delle più rosee nemmeno per la rinascita del nucleare in Italia, visto che le uniche due facoltà che sfornano col contagoccie ingegneri nucleari sono il Politecnico di Torino e quello di Milano (e per giunta come laurea specialistica).

 

Eppure, quando sento qualcuno come Veronesi dire che "i nuovi reattori sono bellissimi, potenti e non c'è alcun dubbio sulla loro sicurezza", mi chiedo se sia stupido o sia semplicemente in mala fede. Perchè i reattori che arriveranno in Italia sono gli stessi che l'americana CEG (Constellation Energy Group) ha rispedito alla francese EDF perchè troppo costosi e con poche garanzie sul loro funzionamento e la loro sicurezza. Le quotazioni della CEG, che poteva contare su un fondo statale di 7,5 miliardi di dollari, sono salite alle stelle, mentre quelle dell'EDF sono drammaticamente sotto terra, come tutta l'industria nucleare francese, che noi invece stiamo aiutando a tenere a galla.

 

Il fantomatico nucleare di quarta generazione o G4, quella che molti come Veronesi considerano la panacea di tutti i mali energetici del mondo, attualmente è oggetto di un protocollo di  collaborazione internazione fra 13 Stati e che impianti del genere potranno  essere eventualmente costruiti tra non meno di 25 anni. Oggi si sta lavorando a ben 6 progetti G4, la cui fattibilità  economica e tecnologica è ben lungi dall’essere dimostrata, che si propongono tutti sostanzialmente di:

1)      aumentare la resa di conversione elettrica degli impianti, che attualmente è sotto il 30%;

2)      aumentare la sicurezza degli impianti, evitando che vengano usati per scopi militari;

3)      rendere il ciclo economico competitivo in termini economici con le fonti tradizionali o rinnovabili;

Tre obiettivi ambiziosi, ma assolutamente difficili da coniugare, se non altro perché solo per realizzare il punto 1) gli impianti G4 dovrebbero lavorare a temperature tra i 500 e i 1000 °C (oggi siamo attorno ai 300), cosa che richiederebbe materiali resistentissimi alle alte temperature e alle radiazioni (quindi molto costosi, con impossibilità di soddisfare il punto 3); quattro di questi progetti stanno lavorando al “riprocessamento del combustibile esausto”, il quale è economicamente dispendioso e produce plutonio, che rischia però di compromettere i punti 2) e 3).

 

Uno dei fattori critici fondamentali poi dell’energia nucleare è la disponibilità di uranio, limitata a non più di 50 anni con le attuali tecnologie e livelli di consumo. Tra i primi 15 detentori di uranio non vi è un solo paese europeo e ciò smentisce oggettivamente ogni proclamata auto-sufficienza dall’estero, senza contare che dal 2002 al 2007 il prezzo dell’uranio è cresciuto di 7 volte. In più, la distribuzione nei consumi energetici finali europei è la seguente: 23% elettricità; 77% combustibili. Il che significa che anche a totale nuclearizzazione, riusciremmo a soddisfare solo un quarto del nostro fabbisogno energetico.

 

Sarà un caso, ma l’Australia (che è l’unica economia del mondo non in recessione) è il primo paese detentore di uranio al mondo, ma non ha centrali nucleari: preferisce rivendere all’estero e investire sulle energie alternative.

 

Il perchè è presto detto: il Sole invia sulla terra ogni ora 400 milioni di miliardi di joule, pari all’energia che l’intera umanità consuma in un anno. La posizione centrale dell’Italia, “paese del Sole”, consente inoltre a Roma di avere circa il 60% di energia solare in più rispetto a Londra. Per soddisfare il fabbisogno elettrico europeo con pannelli fotovoltaici sarebbe sufficiente coprire mediamente lo 0,6% della superficie dei vari Stati. Per l’Italia si tratterebbe di un’area estesa quanto la provincia di Piacenza (2400 km², 0,8% del territorio).

 

Immaginate voi se si continuasse su questa strada, quali e quanti scenari ad impatto zero potrebbero aprirsi; basta pensare che fino a 20 anni fa se aveste detto a qualcuno che in una scatolina ci sarebbero stati 1 TB di disco fisso, vi avrebbe riso in faccia. Ma oggi è realtà.

 

Bisogna capire ora perchè Veronesi, che ha combatutto i tumori per tutta la vita, si cimenti a fare da parafulmine al governo su una questione che ci rende di fatto schiavi energeticamente di chi detiene l'uranio e di chi detiene la tecnologia nucleare. E che soprattutto è scientificamente provato che non risolve il nostro problema di approvvigionamento energetico e provoca tumori anche quando funziona normalmente.

 

L'unica sicurezza, qui, è che Veronesi ha perso di vista quello che ha sempre fatto nella vita, ovvero curare tumori. Il perchè, chissà se un giorno vorrà VERAMENTE spiegarcelo.

Pubblicato il 16/10/2010 alle 23.56 nella rubrica Politica.

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